14/12/2025
Antonio Dorigo si tiene distante dalle donne, riflette, si perde nelle raffigurazioni di cosa sia la donna, del suo agire, specie riguardo una donna che scelga o subisca la vendita del corpo. In pubblico copre le donne, le vela con gli abiti di scena, costruisce rappresentazioni teatrali, le dimentica. In privato, paga le donne affinché si spoglino, tentando di intuire qualcosa del femminile svelando il corpo. Una ripetizione che conoscerà un’eccezione: l’incontro con la sconosciuta nei vicoli, immagine che si fa corpo nel corpo di Laide. Laide scava il solco della mancanza, costringe a rivitalizzare l’esistenza, ad incontrare l’angoscia. Il pensiero di non aver lasciato in Laide alcun segno, consuma il protagonista, sente che lei non lo desidera, che ci siano antagonisti, giovani, maschi come lui ma con qualcosa in più: un’immagine speculare nemica. Si confronta con il non tutto della sessualità femminile, trovandosi incapace di decifrarla con le coordinate falliche. Nel passato, un altro amore per una prostituita. Luana e Laide, due nomi simili, due donne il cui corpo viene significato dal denaro, dove il simbolico si declina nel reale della pulsione per poi farlo inciampare nelsolco della mancanza.Tenta di dare significato al godimento femminile, di trovare un senso alla pulsione, spiegare, giustificare, incasellare l’inafferrabile. Cerca le parole per l’indicibile, per ciò che continuamente gli sfugge, che si pone costantemente al di là di ogni significazione. Laide possiede un sapere istintivo di fronte al quale nulla può Antonio con “Tutto il suo ridicolo armamentario letterario nella crapa”: panoplia culturale che si dimostra inutile di fronte al godimento femminile. Fantastica sul corpo di lei, ceduto ad altri uomini, avverte un compiacimento nel tormentarsi così, intuisce, senza dirlo, un punto di godimento: come la tortura dei topi di Ernst
La scrittura del suo mondo si compie a partire dall’amore, tutto fa segno dell’attesa, acquista un senso, la bellezza delle cose è tale in ragione della mancanza dell’altro, dell’arrivo, del ritorno. La certezza della presenza, spegne il piacere, lasciando il protagonista nell’enigma sul proprio modo di godere.