Francesco Garritano - Biologo Nutrizionista

Francesco Garritano - Biologo Nutrizionista Dott. Francesco Garritano, Biologo Nutrizionista, laureato in Scienze della Nutrizione, in Chimica e Il dott. Dell'Aglio - Ingresso lato Coop. Russo.
(304)

Nel 2003 conseguo la mia prima laurea in Chimica e tecnologia farmaceutiche ad indirizzo biochimico, voto 110 su 110 e lode, con tesi di laurea in Biochimica Applicata che diventa pertanto la prima importante esperienza in campo farmaceutico. Nel 2007 ritorno “sui libri” per conseguire nel 2009 la seconda laurea in Scienze della Nutrizione con voto 110 su 110 e lode. Il passo seguente è l’abilitazione per avviarmi da subito alla professione di biologo nutrizionista. L’inizio di questa nuova avventura coincide con la seconda professione di docente e relatore in vari convegni su tutto il territorio nazionale, in quanto responsabile scientifico della NutriForm, società di formazione ed eventi; nonché direttore scientifico della sezione di nutrizione del “IlCentroTirreno.it”. Dal 2019 collaboro con la rivista italiana “La Compagnia dei Fibromialgici” in qualità di Editor scientifico. Dal 2020 docente a contratto presso l'università Niccolò Cusano per il Master in Nutrizione Clinica. Docente presso U.P.A.I.Nu.C (universita’ popolare accademia internazionale nutrizione clinica). Professionista e Responsabile Gift
Solo con la conoscenza del Dott. Luca Speciani e del suo metodo Gift, prende corpo tutto il percorso specialistico, diventando professionista Gift abilitato e responsabile Gift per il Sud Italia, grazie alla fiducia del mio mentore. La mia formazione è costante, perché ho anche conseguito un’abilitazione come Food Tutor e come Sport Coach. Dal 2019 conseguo la carica di componente della Consulta Sanità del comune di Castrolibero di Cosenza, permettendomi di supportare al meglio la tematica sulla nutrizione e di avere una voce in più riguardo la propaganda salutistica. Come Biologo Nutrizionista lavoro in diverse città d’Italia: Milano, Roma, Napoli, Bari, Taranto, Cosenza, Vibo Valentia, Reggio Calabria e Catania. Di recente ho acquisito il titolo di Esperto in Bio-endocrinologia e medicina di segnale presso l’Università Lumsa di Roma e di Esperto in nutrizione clinica per l’asse intestino-cervello (Protocol Zero). Di recente ho messo in atto il Metodo Anti-infiammatorio, un metodo che si basa sull’abbassamento dell’infiammazione nell’organismo per favorire lo stato di salute e di benessere del soggetto che la pratica. Francesco Garritano riceve presso i seguenti studi:

A Milano in Piazzale Principessa Clotilde, 6 presso i Medici di Porta Nuova. A Roma in Viale Marco Polo, 86 presso Studio Medico Terzo Spazio. A Napoli in via Giulio Palermo 52, presso Karis Studio Medico Polispecialistico. A Bari in via Salvatore Matarrese, 30, presso Studio medico dott. A Taranto via Pacuvio 24, presso studio medico polispecialistico. A Cosenza in Piazza Maurizio Quintieri 14, presso studio Nutrilab. Tropea via Tocco presso studio medico dott. A Taurianova via cinconvallazione 92, presso Parafarmacia Punto Salute. A Catania in via Padova 83, presso studio medico polispecialistico Ce.Si.D.Ea
A Palermo piazza Castelnuovo 50 interno 8. Potete trovare tutte le relativi sedi in cui il dott. Francesco Garritano riceve sul suo sito al seguente link: https://www.francescogarritano.it/nutrizionista/

💉“Dottore ho l’omocisteina a 32… devo preoccuparmi?”Quando mi portano un valore del genere in studio non sto guardando s...
11/03/2026

💉“Dottore ho l’omocisteina a 32… devo preoccuparmi?”

Quando mi portano un valore del genere in studio non sto guardando semplicemente un parametro fuori range.
32 µmol/L non è un aumento lieve, è un segnale metabolico importante, e la cosa più interessante è che questo numero racconta quasi sempre una storia che parte dall’intestino, passa per la metilazione e arriva al sistema immunitario.

Per anni l’omocisteina è stata considerata solo un indicatore di rischio cardiovascolare.
Oggi sappiamo che è una molecola pro-ossidante e pro-infiammatoria capace di agire direttamente sugli epiteli, compreso quello intestinale.

Ed è qui che la letteratura diventa affascinante.

Studi su modelli cellulari hanno dimostrato che livelli elevati di omocisteina:

🧬 aumentano lo stress ossidativo negli enterociti
🔥 attivano NF-κB e le citochine pro-infiammatorie
🔗 riducono l’espressione delle tight junctions (occludina, claudina, ZO-1)

cioè le strutture che tengono chiusa la barriera intestinale.

In altre parole:
l’omocisteina alta può contribuire direttamente al leaky gut.

E da qui nasce il circolo vizioso.

Una barriera intestinale più permeabile significa:

➡ maggiore passaggio di LPS nel sangue
➡ attivazione immunitaria cronica
➡ aumento del consumo di folati, B12 e B6
➡ ulteriore aumento dell’omocisteina

Non è più solo intestino infiammato che fa salire l’omocisteina.
È anche l’omocisteina alta che mantiene infiammato l’intestino.

🔬 Curiosità scientifica
L’omocisteina riduce la biodisponibilità del monossido di azoto (NO), peggiorando il microcircolo della mucosa intestinale.
Una mucosa meno perfusa è una mucosa più fragile, che si ripara peggio e diventa più permeabile.

Ed è per questo che troviamo valori elevati in molte condizioni autoimmuni:

– tiroidite di Hashimoto
– artrite reumatoide
– lupus
– celiachia

non solo come conseguenza, ma come amplificatore del danno infiammatorio.

Perché quando la metilazione rallenta succedono tre cose:

🧬 si altera la regolazione epigenetica del sistema immunitario
🔥 aumenta lo stress ossidativo
🦠 si perde la tolleranza immunologica intestinale

E il sistema immunitario entra in modalità “allerta continua”.

Ecco perché quando vedo un’omocisteina a 32 non penso mai:
“mancano le vitamine del gruppo B”.

Penso:

👉 quell’intestino sta assorbendo davvero?
👉 c’è infiammazione mucosale?
👉 la metilazione è bloccata?
👉 c’è un problema tiroideo, gastrico o di disbiosi?

Perché se non lavori lì, l’omocisteina può scendere per qualche mese… e poi risalire.

Il punto non è abbassare un numero.
Il punto è spegnere il meccanismo biologico che lo sta alzando.

E in tantissimi casi quel meccanismo parte proprio dalla barriera intestinale e dal dialogo con il sistema immunitario.

L’omocisteina, vista così, smette di essere un semplice parametro di laboratorio
e diventa uno dei marker più potenti per leggere:

🦠 integrità intestinale
🧬 efficienza della metilazione
🔥 infiammazione di basso grado
🛡 rischio autoimmune

E un valore di 32 non è solo un dato da correggere.
È un messaggio metabolico che chiede di essere ascoltato.

✍️ Dott. Francesco Garritano
Biologo Nutrizionista
Laureato in Chimica e Tecnologia Farmaceutiche
Laureato in Scienze della Nutrizione Umana
Divulgatore scientifico e autore

📚 Riferimenti scientifici essenziali

Selhub J. Homocysteine metabolism. Annu Rev Nutr.
Olas B. Homocysteine and oxidative stress. Clin Chim Acta.
Fasano A. Intestinal permeability and autoimmune diseases. Physiol Rev.
Deol P. et al. Gut microbiota and B-vitamin metabolism. Nutrients.
Miller JW. Homocysteine and inflammation. Nutr Rev.

11/03/2026

✴️Oggi parliamo della relazione tra vitamina C e allergie.
Racconta la tua esperienza nei commenti.

10/03/2026

🤔 Sapete che il nervo vago si attiva anche con frequenze musicali❓️ Quali❓️

🎶 La musica può stimolare il nervo vago in diversi modi:
1️⃣ Riduzione dello stress: la musica calma l'amigdala (il centro della paura nel cervello)
2️⃣ Rilassamento fisico: le frequenze musicali influenzano il sistema nervoso parasimpatico
3️⃣ Produzione di ossitocina: la "musica giusta" aumenta l'ormone del benessere

Esempi di frequenze musicali che agiscono sul nervo vago:
- 432 Hz: frequenza della natura, per l'equilibrio
- 528 Hz: frequenza della riparazione, per la calma

In sintesi, la musica è un potente alleato per il nostro benessere emotivo e fisico.
🤔Tu quale frequenza scegli per rilassarti❓️

Dott. Francesco Garritano

10/03/2026

📘Ringrazio il dottore e amico Mauro Miceli per questa preziosa testimonianza sul libro il “Potere del Sonno”, scritto insieme alla dott.ssa Carpinelli, che ormai è diventato un bestseller e un testo di riferimento nel settore.
Invito tutti voi a leggerlo per migliorare davvero il vostro benessere.
Scopri tuto qui 👉 https://www.francescogarritano.it/prodotto/il-potere-del-sonno/

🧠Negli ultimi anni, nel mio lavoro quotidiano, mi capita sempre più spesso di seguire bambini nello spettro autistico. E...
09/03/2026

🧠Negli ultimi anni, nel mio lavoro quotidiano, mi capita sempre più spesso di seguire bambini nello spettro autistico. E ogni volta, parlando con i genitori, emerge la stessa sensazione:
“Dottore, ma perché sono aumentati così tanto?”

I numeri, purtroppo, confermano questa percezione.
Negli anni ’70 si parlava di circa 1 caso su 10.000 bambini.
All’inizio degli anni 2000 eravamo a 1 su 150.
Oggi i dati più aggiornati del CDC ci dicono 1 bambino su 31 negli Stati Uniti, mentre in Italia siamo intorno a 1 su 77, con una prevalenza nettamente maggiore nei maschi.

Una parte di questa crescita è sicuramente legata a diagnosi più precoci e a criteri diagnostici più raffinati, ma la comunità scientifica è sempre più concorde su un punto: non possiamo spiegare tutto solo con la diagnosi.
Stiamo osservando un cambiamento reale che coinvolge ambiente, immunità, metabolismo ed epigenetica.

Ed è proprio qui che entra in gioco il metabolismo dei folati.

Quando parliamo di acido folico, molti pensano subito alla gravidanza e alla prevenzione della spina bifida. Ed è corretto.
Ma in realtà il folato è una delle molecole più importanti per lo sviluppo del cervello perché regola un sistema biochimico fondamentale: la metilazione.

In parole semplici, è quel processo che decide quali geni devono accendersi e quali devono spegnersi durante la crescita del sistema nervoso.

Durante le prime settimane di gravidanza — quando spesso una donna non sa ancora di essere incinta — avvengono eventi straordinari:

🧠 si forma il tubo neurale
🧬 si impostano i pattern epigenetici
🔗 nascono le prime connessioni sinaptiche

Ed è in questa finestra temporale che il folato diventa determinante.

Grandi studi prospettici, come la coorte norvegese pubblicata su JAMA, hanno mostrato che l’assunzione di acido folico nel periodo pre-concezionale e nel primo trimestre è associata a una riduzione significativa del rischio di disturbi dello spettro autistico.

Ma la parte più interessante — quella che vedo anche nella pratica clinica con alcuni bambini — riguarda il fatto che non tutti metabolizzano i folati allo stesso modo.

Esiste un sottogruppo di bambini con autismo che presenta autoanticorpi contro il recettore del folato.
Cosa significa?
Che il folato nel sangue può essere anche normale… ma non riesce ad arrivare al cervello.

Questa condizione si chiama deficit cerebrale di folati.

Ed è qui che la letteratura si fa davvero affascinante: studi clinici randomizzati hanno dimostrato che in questi bambini l’utilizzo dell’acido folinico (che è una forma già attiva e che bypassa questo blocco) può migliorare in modo significativo il linguaggio e alcuni aspetti della comunicazione.

Capite quanto cambia la prospettiva?
Non stiamo parlando “dell’integratore per l’autismo”.
Stiamo parlando di biologia individuale.

Un’altra cosa che emerge chiaramente, e che osservo ogni giorno in studio, è che il metabolismo dei folati non lavora mai da solo.
È collegato a:

🦠 intestino e microbiota
🔥 infiammazione di basso grado
🧪 vitamina B12
🧬 assetto enzimatico della metilazione
⚙️ ciclo dell’omocisteina

Quando questo sistema rallenta:
• la metilazione si riduce
• aumenta lo stress ossidativo
• cambia la sintesi dei neurotrasmettitori
• si altera la comunicazione tra sistema immunitario e cervello

cioè esattamente quei meccanismi che oggi la ricerca sta studiando sempre di più nello spettro autistico.

E allora il punto non è chiedersi:
“L’acido folico serve o non serve?”

Il punto è capire:

In quella mamma com’era lo stato dei folati prima del concepimento?
In quel bambino il folato arriva davvero al sistema nervoso centrale?
Com’è la metilazione?
Com’è l’intestino?
Com’è lo stato infiammatorio?

Questo è un lavoro di precisione, un lavoro sartoriale.

E qui devo essere molto sincero — come lo sono ogni giorno con le famiglie che seguo — questo approccio richiede una visione multidisciplinare che oggi, troppo spesso, ancora non c’è.
Si lavora a compartimenti stagni, mentre questi bambini avrebbero bisogno di un dialogo reale tra:

neurologo
gastroenterologo
immunologo
nutrizionista
terapisti della riabilitazione

Perché lo spettro autistico non è solo una diagnosi comportamentale.
È una condizione neuro-immuno-metabolica complessa.

E quando iniziamo a leggerla in questo modo, cambia tutto.
Cambia il modo di accompagnare il bambino.
Cambia il modo di sostenere la famiglia.
Cambia la qualità della presa in carico.

Non esiste la molecola miracolosa.
Esiste la comprensione profonda della biologia di quel singolo bambino.

Ed è lì che inizia la vera medicina.

✍️ Dott. Francesco Garritano
Biologo Nutrizionista
Laureato in Chimica e Tecnologia Farmaceutiche
Laureato in Scienze della Nutrizione Umana
Divulgatore scientifico e autore

📚 Riferimenti scientifici essenziali

Surén P. et al. Maternal folic acid supplementation and risk of autism – JAMA
Frye RE et al. Folinic acid treatment in autism with language impairment – Molecular Psychiatry
Bjorklund G. et al. Cerebral folate deficiency in autism spectrum disorder
Smilowitz JT et al. Folate metabolism and neurodevelopment
CDC – Autism prevalence data 2025
Norwegian Mother and Child Cohort Study (MoBa)

09/03/2026

✴️Hai la pressione alta?
Tachicardia?
Hai mai pensato che il responsabile sia la ?

IL MICROBIOTA ORALE: UN'INFLUENZA NASCOSTA SULLA SALUTE CARDIACA? 🌎 Il microbiota orale, un mondo nascosto di batteri e ...
08/03/2026

IL MICROBIOTA ORALE: UN'INFLUENZA NASCOSTA SULLA SALUTE CARDIACA?

🌎 Il microbiota orale, un mondo nascosto di batteri e microorganismi, può avere un'influenza sorprendente sulla tua salute cardiaca. Scopriamo insieme come...

🫀 Ci sono sempre più prove che suggeriscono che il microbiota commensale svolge un ruolo cruciale nella salute umana e nello sviluppo delle malattie, tra cui le malattie cardiovascolari.

🔍Il microbiota orale è la seconda più grande comunità microbica presente nel corpo umano. Le nicchie ecologiche nella cavità orale sono divise in saliva, lingua, superficie dentale, gengiva, mucosa buccale, palato e siti sottogengivali/sopragengivali, con variazioni nelle specie e nell'attività del microbiota, nonché una diversa suscettibilità alle malattie nelle diverse nicchie. ..Il microbiota orale è dominato da Streptococcus , appartenente al phylum Firmicutes (36,7%), che produce un'abbondanza di metaboliti primari e secondari ed è associato all'insorgenza di malattie sistemiche.
Nuove prove suggeriscono che il microbiota orale è coinvolto nella digestione preliminare del cibo nella cavità orale e produce una varietà di metaboliti.

Il microbiota orale ha un potenziale e un valore per quanto riguarda la ricerca sulle malattie cardiovascolari, in particolare L'ATEROSCLEROSI. L'interazione bidirezionale tra malattie parodontali e microbiota orale, così come l'interazione tra malattie parodontali e malattie cardiovascolari, è stata a lungo studiata.

Tuttavia, gli effetti del microbiota orale sulla salute orale e cardiovascolare rimangono da approfondire. Una scoperta più conclusiva tra i numerosi studi è che Porphyromonas gingivalis e Porphyromonas endodontalis orali possono innescare infiammazioni orali e sistemiche nonché immunoreazioni nell'ospite. In condizioni di disbiosi orale, L'INFIAMMAZIONE CRONICA🔥 e l'infezione persistente possono causare un accumulo di memoria immunologica nelle cellule immunitarie, che provoca una reazione eccessiva del sistema immunitario ai segnali infiammatori e batterici, creando così un circolo vizioso che si rafforza a vicenda. Il microbiota orale provoca danni alla barriera locale e batteriemia, che sono stati precedentemente dimostrati nel microbiota intestinale.

Inoltre, il microbiota orale è coinvolto in varie forme di metabolismo energetico. I carboidrati e le proteine sono metabolizzati dal microbiota orale per produrre SCFA. Il microbiota orale interviene anche nell'elevazione dei lipidi nel sangue indotta da dieta ricca di grassi. Quindi, il microbiota orale è un catalizzatore per lo sviluppo di malattie cardiovascolari indotte da cattive abitudini alimentari.

Numerose domande rimangono senza risposta, in ogni caso porre attenzione all'igiene orale, all'equilibrio intestinale (dato che c'è un legame tra microbiota intestinale e orale) potrebbe essere da non trascurare per preservare anche la nostra salute cardiaca.

Dott. Francesco Garritano

Fonte bibliografica:
https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC9716288/

08/03/2026

✴️
Oggi parliamo di come lo stress può innalzare il tuo TSH.

07/03/2026

✴Nessuno te lo dice, ma il può influenzare anche la qualità del sonno.

Non è solo un numero nelle analisi: è una molecola segnale che racconta cosa sta succedendo nel nostro organismo.

Ne parleremo anche al Congresso di Medicina di Segnale, a Bologna dal 20 al 22 marzo.

Scopri di più 👉 https://www.laltramedicina.it/xxii-congresso-di-medicina-di-segnale-2026/

L'Altra Medicina Magazine

07/03/2026

✴️Come si innescano le patologie autoimmuni della tiroide?

🧠“Dottore, ma è vero che la vitamina D c’entra con la sclerosi multipla?”È una domanda che negli ultimi anni mi viene fa...
06/03/2026

🧠“Dottore, ma è vero che la vitamina D c’entra con la sclerosi multipla?”
È una domanda che negli ultimi anni mi viene fatta sempre più spesso, e la cosa affascinante è che oggi la risposta non nasce da ipotesi teoriche ma da una quantità crescente di lavori scientifici molto solidi.

La sclerosi multipla è una patologia autoimmune complessa in cui il sistema immunitario attacca la mielina, cioè la guaina che riveste le fibre nervose. Ma quello che per anni abbiamo considerato solo come un “errore” del sistema immunitario oggi sappiamo essere il risultato di un dialogo alterato tra genetica, ambiente, intestino, infezioni virali pregresse e stato nutrizionale.
Ed è proprio qui che entra in gioco la vitamina D.

La vitamina D non è una semplice vitamina: è un vero e proprio ormone immunomodulante. I suoi recettori (VDR) sono presenti sui linfociti T, sui linfociti B, sulle cellule dendritiche e perfino sulle cellule della microglia nel sistema nervoso centrale. Questo significa che può influenzare direttamente il modo in cui il sistema immunitario si attiva o si spegne.

Una delle sue azioni più importanti, documentata in numerosi studi, è la capacità di spostare la risposta immunitaria da un profilo pro-infiammatorio Th1 e Th17 verso un profilo più tollerante, aumentando i linfociti T regolatori.
Tradotto in parole semplici: aiuta il sistema immunitario a non attaccare il “self”.

Ed è qui la prima curiosità che spesso sorprende:
le aree del mondo con minore esposizione solare hanno una maggiore incidenza di sclerosi multipla. Questo gradiente latitudinale è stato osservato in modo costante in Europa, negli Stati Uniti e in Australia ed è uno dei primi indizi che ha acceso i riflettori sulla vitamina D.

Un altro dato estremamente interessante riguarda i livelli sierici.
Diversi studi prospettici hanno dimostrato che concentrazioni più alte di 25-OH vitamina D sono associate a:

✔ riduzione del rischio di sviluppare la malattia
✔ minore attività di malattia
✔ minor numero di nuove lesioni alla risonanza magnetica

Lo studio pubblicato su JAMA Neurology (Munger et al.) ha mostrato che livelli più elevati di vitamina D erano associati a una riduzione significativa del rischio di sclerosi multipla.
E studi più recenti su Neurology e Multiple Sclerosis Journal confermano il ruolo della vitamina D nel ridurre l’attività infiammatoria e il tasso di recidive.

Ma c’è un aspetto ancora più affascinante: la vitamina D dialoga con l’intestino.

Modula l’integrità della barriera intestinale, riduce la permeabilità e influenza la composizione del microbiota.
E oggi sappiamo che nei pazienti con sclerosi multipla è presente una disbiosi caratteristica, con riduzione dei batteri produttori di butirrato, molecola chiave per lo sviluppo della tolleranza immunologica.

Quindi non stiamo parlando solo di un livello ematico da correggere.
Stiamo parlando di un nodo centrale che collega sistema immunitario, sistema nervoso centrale e microbiota.

Un’altra curiosità straordinaria riguarda il virus di Epstein-Barr, oggi considerato uno dei principali fattori di rischio per la sclerosi multipla, e la vitamina D sembra modulare anche la risposta immunitaria nei confronti delle infezioni virali, migliorando il controllo dell’attivazione linfocitaria cronica.

E poi c’è il dato clinico: livelli bassi di vitamina D si associano più frequentemente a stanchezza marcata, dolore muscolare, peggior recupero e maggiore attività infiammatoria.

Ma il punto più importante, quello su cui oggi dobbiamo fare un salto culturale, è un altro.

Non possiamo pensare che basti “integrare la vitamina D” per cambiare il decorso di una patologia così complessa.

Il lavoro vero è a monte.
È un lavoro certosino, di precisione biologica, che deve andare a modulare contemporaneamente:

🧠 l’assetto immunitario
🦠 il microbiota intestinale
🔥 lo stato infiammatorio di basso grado
🛌 il ritmo sonno–veglia
🍽 lo stato nutrizionale cellulare
🧬 i fattori ambientali ed epigenetici

E questo tipo di approccio richiede tempo, personalizzazione e soprattutto una visione multidisciplinare.

Perché la sclerosi multipla non è solo “neurologica”, non è solo “immunologica”, non è solo “nutrizionale”.
È tutte queste cose insieme.

Eppure, ancora oggi, questo lavoro integrato raramente viene fatto in modo strutturato.

Si continua a lavorare a compartimenti stagni, mentre la fisiologia ci insegna che i sistemi biologici parlano tra loro continuamente.

La vera sfida dei prossimi anni non sarà scoprire una nuova molecola, ma iniziare a costruire percorsi condivisi in cui le diverse competenze dialoghino davvero, mettendo al centro la persona e non la singola branca.

Perché nelle patologie complesse non vince l’intervento più forte.
Vince la strategia più coordinata.

✍️ Dott. Francesco Garritano
Biologo Nutrizionista
Laureato in Chimica e Tecnologia Farmaceutiche
Laureato in Scienze della Nutrizione Umana
Divulgatore scientifico e autore

📚 Bibliografia essenziale e aggiornata

Munger KL et al. Serum 25-hydroxyvitamin D levels and risk of multiple sclerosis. JAMA Neurology.
Ascherio A. et al. Vitamin D as an early predictor of multiple sclerosis activity. Neurology.
Simpson S. et al. Higher 25-hydroxyvitamin D is associated with lower relapse risk in MS. Annals of Neurology.
Smolders J. et al. Vitamin D as an immune modulator in multiple sclerosis. Multiple Sclerosis Journal.
Lindsey JW et al. Vitamin D and disease activity in multiple sclerosis. Neurol Neuroimmunol Neuroinflamm.
Cantorna MT. Vitamin D and immune regulation in the context of multiple sclerosis. J Steroid Biochem Mol Biol.
Bjornevik K. et al. Longitudinal analysis reveals high prevalence of Epstein-Barr virus associated with multiple sclerosis. Science.

06/03/2026

✴️Hai mai sentito parla di SOD?
Si tratta della Super Ossido Dismutasi.

Indirizzo

Milan

Notifiche

Lasciando la tua email puoi essere il primo a sapere quando Francesco Garritano - Biologo Nutrizionista pubblica notizie e promozioni. Il tuo indirizzo email non verrà utilizzato per nessun altro scopo e potrai annullare l'iscrizione in qualsiasi momento.

Contatta Lo Studio

Invia un messaggio a Francesco Garritano - Biologo Nutrizionista:

Condividi

Share on Facebook Share on Twitter Share on LinkedIn
Share on Pinterest Share on Reddit Share via Email
Share on WhatsApp Share on Instagram Share on Telegram