20/02/2026
“Dottore, ma il fa male?”
È una domanda che sento spesso. Me la fanno i pazienti, me la fanno i genitori, me la fanno anche persone che mangiano sushi da anni senza essersi mai posti davvero il problema.
E la mia risposta è sempre la stessa:
👉 dipende dal contesto. 🍣
Perché il problema non è il sushi in sé.
Il problema è pensare che, siccome ormai è ovunque, alla moda e considerato “leggero”, sia automaticamente sicuro.
Partiamo da una curiosità fondamentale per capire davvero di cosa stiamo parlando.
Il salmone che troviamo più spesso nel sushi e nelle poke non è salmone selvaggio.
Nella grande maggioranza dei casi è salmone di allevamento, e questo fa una differenza importante dal punto di vista nutrizionale e biologico. Non perché uno sia “buono” e l’altro “cattivo”, ma perché stiamo parlando di due pesci diversi.
Il salmone selvaggio, soprattutto quello proveniente da alcune aree FAO come il 27 o il 37, cresce in mare aperto, segue ritmi naturali, si muove per lunghi tratti e si alimenta in modo completamente diverso. Tutto questo si riflette sulla struttura dei tessuti, sull’equilibrio dei grassi e, più in generale, sulla qualità dell’alimento.
Il salmone di allevamento cresce invece in ambienti controllati, con dinamiche di crescita e alimentazione decise dall’uomo. Il risultato finale è un prodotto diverso, con caratteristiche nutrizionali diverse, che non può essere considerato automaticamente sovrapponibile al salmone selvaggio di certi mari.
Ed è questo il punto chiave:
👉 quando diciamo “salmone”, in realtà stiamo parlando di alimenti diversi.
Metterli tutti sullo stesso piano è un errore concettuale. Non perché uno vada demonizzato, ma perché non sono la stessa cosa. E questa distinzione diventa ancora più importante quando quel salmone viene consumato crudo, come nel sushi o nelle poke. 🐟
Ma il tema centrale resta un altro.
Il crudo.
Negli ultimi mesi ha fatto molto riflettere il caso di un ragazzo di 15 anni, morto dopo aver consumato sushi. Ed è fondamentale dirlo con chiarezza e rispetto:
👉 questo caso non dimostra che il sushi uccide.
Dimostra però una cosa molto importante, che spesso viene sottovalutata:
se qualcosa va storto nella filiera del crudo – qualità della materia prima, conservazione, catena del freddo, carica microbica – le conseguenze possono essere molto serie, soprattutto nei giovani.
In quel caso si è parlato di una grave infezione alimentare che avrebbe innescato una risposta biologica intensa, arrivando a coinvolgere il cuore, con una miocardite.
E questo passaggio va capito bene.
Non è un evento immediato.
Non è “mangio sushi e sto male”.
È una catena biologica:
contaminazione → risposta immunitaria intensa → infiammazione sistemica → coinvolgimento di organi sensibili → organismo giovane che non riesce a compensare.
E qui entra in gioco un aspetto scientifico che pochi considerano.
Nei bambini e negli adolescenti il sistema immunitario e quello cardiovascolare sono ancora in maturazione.
Questo significa che ciò che un adulto può riuscire a gestire e superare, un ragazzo può non riuscire a compensarlo allo stesso modo. 🧬
Altro falso senso di sicurezza molto diffuso:
“tanto il pesce è abbattuto”.
L’abbattimento riduce il rischio parassitario,
ma non elimina il rischio microbiologico.
Batteri come Listeria, Salmonella o Vibrio non vengono neutralizzati automaticamente dal freddo.
Il crudo resta quindi un alimento che richiede una filiera impeccabile, controlli rigorosi e un livello di attenzione molto alto.
E allora il messaggio finale che lascio sempre, soprattutto ai genitori, è questo:
👉 il sushi non è “buono” o “cattivo” in assoluto
👉 il crudo non è un alimento qualunque
👉 non va demonizzato, ma nemmeno banalizzato
È un cibo che richiede qualità reale, filiera controllata e consapevolezza.
Perché quando parliamo di bambini e adolescenti, la domanda giusta non è:
“va di moda?”
ma:
“è davvero la scelta più sicura per il suo organismo, oggi?”
Mangiare bene non significa rinunciare.
Significa scegliere con responsabilità, sapendo che il cibo dialoga con il nostro sistema immunitario, con l’intestino e, in alcuni casi, anche con il cuore. ❤️
👨⚕️ Francesco Garritano
Biologo Nutrizionista
Laureato in Chimica e Tecnologia Farmaceutica e in Scienze della Nutrizione
Divulgatore scientifico e autore
📚 Bibliografia
– EFSA. Risk assessment of foodborne pathogens in raw fish
– FAO/WHO. Microbiological hazards associated with seafood
– Righi E. et al. Foodborne infections and systemic inflammatory response. Clinical Microbiology Reviews
– Caforio ALP et al. Infectious myocarditis: mechanisms and clinical implications. The Lancet
– Swanson D. et al. Fish consumption, contaminants and human health. Nutrition Reviews