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AIED Milano L’Aied, associazione italiana per l’educazione demografica, è un consultorio familiare accredit

La luce degli incendi a Dicembre — Matteo BussolaIl romanzo racconta un incontro casuale tra due adulti, Margherita e Ma...
19/02/2026

La luce degli incendi a Dicembre — Matteo Bussola

Il romanzo racconta un incontro casuale tra due adulti, Margherita e Marcello, che si ritrovano seduti sullo stesso treno. L’una fugge dalla propria vita, mentre l’altro vi fa ritorno. In mezzo nasce una conversazione che diventa un atto di verità reciproca. Un romanzo che esplora ciò che resta quando le maschere della quotidianità si sgretolano e il malessere, a lungo trattenuto, emerge.

Nessuno dei due protagonisti è in cerca di soluzioni, bensì di ascolto. Ed è proprio nel tempo sospeso del viaggio che il dialogo tra sconosciuti diventa uno spazio protetto, in cui è possibile dire la verità senza il peso dei ruoli familiari o sociali, abbassando le proprie difese e mettendo a n**o le ferite emotive.

Bussola racconta, attraverso un linguaggio semplice, una sofferenza adulta fatta non di traumi eclatanti, ma di logoramenti emotivi: il peso delle scelte, delle responsabilità e dei ruoli che, col tempo, smettono di somigliare a chi li indossa. Marcello e Margherita, durante il loro dialogo, non cercano risposte o salvezza, ma qualcuno che li veda, almeno per la durata del viaggio.

L’autore esplora con sensibilità la vulnerabilità adulta, il bisogno di essere riconosciuti e ascoltati e il potere trasformativo dell’incontro umano. Non offre risposte, ma apre domande profonde — ed è proprio in questo spazio aperto che risiede la sua forza.

☑ Perché lo consigliamo?

Bussola riesce, attraverso la scrittura, a raccontare una sofferenza sottile ma molto riconoscibile — e non solo adulta: quella di chi si sente bloccato tra ciò che è stato e ciò che avrebbe voluto essere. Non ci sono colpi di scena, ma piccole rivelazioni interiori che lasciano il segno e costruiscono un legame che dura il tempo del viaggio, ma che continua a risuonare a lungo.

L’utilizzo dei filtri di bellezza basati sull’intelligenza artificiale è ormai un fenomeno diffuso in modo capillare, tr...
13/02/2026

L’utilizzo dei filtri di bellezza basati sull’intelligenza artificiale è ormai un fenomeno diffuso in modo capillare, tra i più giovani e non. Un fenomeno capace di trasformare profondamente l’esperienza dell’immagine di sé.
Volti levigati, proporzioni simmetriche e corpi conformi a standard estetici dominanti, spesso irreali e passeggeri, non sono più eccezioni ma rappresentazioni abituali. Queste immagini vengono facilmente interiorizzate come “versioni migliorate” del proprio aspetto.
Il punto critico non risiede tanto nello strumento in sé, quanto nel modo in cui interviene sulla percezione corporea e sull’autostima. I filtri basati sull’AI, infatti, non si limitano ad abbellire: costruiscono un modello estetico standardizzato e difficilmente raggiungibile, favorendo un confronto non solo con gli altri, ma con una versione artificiale e irraggiungibile di sé, che rischia di diventare il nuovo parametro di riferimento.
Questo processo può alimentare una distanza crescente tra corpo reale e corpo percepito, generando sentimenti di inadeguatezza, insoddisfazione e vergogna. In particolare, nelle fasi evolutive più sensibili, come l’adolescenza e la giovane età adulta, l’esposizione costante a immagini filtrate può incidere sulla costruzione dell’identità corporea, rinforzando l’idea che il valore personale dipenda dall’aderenza a uno standard estetico.
È importante sottolineare che l’intelligenza artificiale non è neutra: riproduce e amplifica modelli culturali già esistenti, spesso escludenti, che privilegiano alcuni tratti fisici a scapito della diversità dei corpi reali. Il rischio è una normalizzazione dell’artificiale, in cui ciò che è naturale appare difettoso e da correggere.
Promuovere consapevolezza sull’uso dei filtri e aprire uno spazio critico sul rapporto con l’immagine di sé diventa quindi fondamentale per tutelare il benessere psicologico e favorire una relazione più autentica e rispettosa con il proprio corpo.

“Non è lo stress che ci uccide, ma la nostra reazione ad esso.” – Hans SelyeQuando parliamo di stress, spesso lo conside...
11/02/2026

“Non è lo stress che ci uccide, ma la nostra reazione ad esso.” – Hans Selye
Quando parliamo di stress, spesso lo consideriamo qualcosa di negativo, da eliminare. In realtà, secondo Hans Selye – padre della ricerca sullo stress – lo stress è una risposta biologica naturale ed è “il sale della vita”. Vivere significa adattarsi continuamente alle richieste dell’ambiente. La risposta allo stress è aspecifica e conservata: indipendentemente dalla natura dello stressor fisico, biologico, psicologico o sociale l’organismo attiva sempre le stesse vie fisiologiche.
Al centro di questa risposta c’è il cortisolo, spesso etichettato come “ormone dello stress”, ma fondamentale per l’adattamento. Il cortisolo mobilita energia, regola il metabolismo, modula l’infiammazione e coordina la risposta dell’organismo alle richieste ambientali. Nello stress acuto è un alleato: il sistema si attiva, risponde e poi si spegne, tornando alla baseline. Da qui nasce la distinzione fondamentale tra eustress e distress.
Nell’eustress, l’attivazione del cortisolo è temporanea e ben regolata: sostiene concentrazione, motivazione, apprendimento ed energia. Il distress emerge quando l’attivazione supera la capacità di regolazione individuale. Non è l’intensità dello stress a fare la differenza, ma la sua durata e l’assenza di recupero. Il cortisolo resta elevato troppo a lungo e i meccanismi di feedback si indeboliscono. Quando il distress diventa cronico, il cortisolo produce effetti di disadattamento: affaticamento persistente, alterazioni del sonno, difficoltà di concentrazione, calo della motivazione. Il corpo resta così in uno stato di allerta prolungata.
Per descrivere questo processo, Selye introdusse nel 1936 la Sindrome Generale di Adattamento (GAS), ovvero la risposta dell’organismo all’esposizione prolungata a molteplici stressor, articolata in tre fasi allarme, resistenza ed esaurimento scandite dai livelli del cortisolo.
Comprendere lo stress significa allora imparare ad auto-regolarci: la salute nasce da un equilibrio dinamico che richiede di riconoscere e rispettare il proprio ritmo di marcia.

07/02/2026 – Giornata Mondiale contro il bullismo e il cyberbullismoIn occasione di questa giornata, vogliamo riflettere...
07/02/2026

07/02/2026 – Giornata Mondiale contro il bullismo e il cyberbullismo
In occasione di questa giornata, vogliamo riflettere sull’importanza del rispetto, dell’ascolto e dell’inclusione, ricordando che il bullismo non è mai un gioco, ma una forma di violenza che lascia segni profondi. Attraverso film, libri, serie TV e podcast, questi contenuti ci aiutano a comprendere le conseguenze delle parole e dei comportamenti, promuovendo empatia e responsabilità per costruire una comunità più consapevole e accogliente.
🎬Film: Il ragazzo dai pantaloni rosa di Margherita Ferri
Racconta la storia vera di un adolescente vittima di bullismo omofobo, denunciando la violenza delle parole e promuovendo rispetto e inclusione.
📚Libro: Wonder di R. J. Palacio
Racconta di un bambino con una malformazione facciale che affronta la scuola, invitando all’empatia e all’accettazione della diversità.
📺Serie Tv: 13 Reasons Why di Brian Yorkey
La storia di un’adolescente che si suicida mette in luce gli effetti devastanti del bullismo e dell’indifferenza.
️️🎙️️Podcast: Mai più bullismo di Pablo Trincia
Testimonianze reali di ragazzi vittime di bullismo per sensibilizzare e promuovere un clima scolastico più sano.

In Italia la gravidanza si accompagna a molti “miti” e credenze popolari che risultano molto difficili da sfatare: mangi...
02/02/2026

In Italia la gravidanza si accompagna a molti “miti” e credenze popolari che risultano molto difficili da sfatare: mangiare per due, stare a riposo, non fare questo, non fare quello.
.
Se si è sane e la gravidanza procede in modo regolare, si possono trarre numerosi benefici dal condurre uno stile di vita attivo. L’attività fisica regolare aiuta a mantenere il controllo del peso, una regolare funzione intestinale e favorisce il buonumore.
È opportuno chiedere consiglio alla propria ginecologa per stabilire quale sport risulti più indicato.
La maternità è un viaggio unico, fatto di emozioni, domande e scoperte: presso il Consultorio AIED Milano troverai ascolto, supporto e risorse per affrontare questo percorso con serenità.
Con un approccio accogliente e competente, il nostro obiettivo è fornirti informazioni, sostegno e strumenti per vivere la maternità con consapevolezza e tranquillità.
Chiamaci allo 02 6671 4156
oppure scrivici a areasanitaria@aiedmilano.com

Beautiful boy - Felix Van Groeningen“Ci sono momenti in cui lo guardo, il ragazzo che ho cresciuto e che credevo di cono...
30/01/2026

Beautiful boy - Felix Van Groeningen
“Ci sono momenti in cui lo guardo, il ragazzo che ho cresciuto e che credevo di conoscere a memoria, e mi chiedo chi sia”. Così inizia Beautiful Boy, un film che racconta la faticosa storia di David Sheff, giornalista e padre di Nic (tossicodipendente).
David sognava che Nic andasse al college, sperava il meglio per suo figlio ma, al contrario, Nic continua ad entrare ed uscire dai centri di riabilitazione per le tossicodipendenze. Come tanti genitori di tossicodipendenti, David non riconosce più suo figlio e cerca di fare di tutto per aiutarlo, per farlo tornare quello di prima: si informa sulle sostanze che assume, si rivolge a centri specializzati che lo possano curare, cerca di comprendere il suo mondo interiore e quali sofferenze Nic cerca di soffocare attraverso l’uso di sostanze. Gli viene detto che “la ricaduta fa parte della guarigione” ma ad ogni ricaduta le speranze di David per una guarigione di Nic diventano sempre più deboli.
Ad un certo punto però capisce: non può salvare suo figlio. Solo Nic stesso può farlo ammettendo, in
primis, di avere un problema e affidandosi alle cure e all’aiuto di professionisti.
☑ Perché lo consigliamo?
Beautiful Boy è un ottimo film per comprendere meglio il senso di impotenza spesso sperimentato dai genitori di tossicodipendenti, oltre alla fatica che spesso questi genitori sperimentato nello stare al fianco dei loro figli, cercando faticosamente di trovare un equilibrio tra comprensione-affetto (verso il/la proprio/a figlio/a sofferente) e disapprovazione-distacco (verso la dipendenza e l’abuso di sostanze, ovvero la modalità con cui il/la figlio/a affronta le proprie fragilità). Allo stesso tempo Beautiful Boy mostra come può instaurarsi una dipendenza da sostanze e il tortuoso viaggio che una persona tossicodipendente deve affrontare per ritrovare la serenità quando le sostanze sembrano l’unico modo per poter sopportare il dolore della vita quotidiana.

Quando si parla di mental load non si fa riferimento solo ad “avere tante cose da fare”. Significa anche e soprattutto a...
28/01/2026

Quando si parla di mental load non si fa riferimento solo ad “avere tante cose da fare”. Significa anche e soprattutto avere tante cose a cui pensare, continuamente. È quella stanza nella mente con la luce sempre accesa perché le incombenze sono molteplici: organizzare, prevedere, ricordare, prendersi cura.
Nell’incontro clinico si presenta spesso come una stanchezza profonda, che il riposo non è sufficiente a ristorare. Si tratta piuttosto di una fatica mentale che rallenta, distrae, corrode. Nella nostra società e nella struttura dei nuclei familiari questo peso ricade in misura molto maggiore sulle donne. Sono loro, infatti, le custodi della responsabilità emotiva e organizzativa della vita quotidiana, evidenziando come l’imparità di genere nasca in primo luogo nella sfera privata.
Il mental load è un vero e proprio lavoro che però è invisibile, non retribuito e silente. Queste caratteristiche lo rendono difficile da individuare, problematizzare e smantellare. Si fonda un’erronea assunzione di colpa, ben distinta dalla responsabilità che, in quanto tale, può essere condivisa all’interno di una famiglia. Questa colpa invisibile ma ingombrante genera facilmente frustrazione, insoddisfazione, sofferenza e nei casi più estremi, burnout.
Parlare di parità di genere significa allora guardare anche a ciò che accade fuori dai luoghi di lavoro: alla divisione dei compiti, ma soprattutto alla divisione delle responsabilità mentali. Perché non basta “aiutare”, se il peso dell’organizzazione resta sulle spalle di una sola persona.
Come professionisti della salute sappiamo che non esiste una soluzione unica. Ma esiste un primo passo fondamentale: rendere visibile ciò che oggi è dato per scontato. Dare un nome al sovraccarico mentale significa iniziare a prendersene cura, insieme.

Nel contesto educativo contemporaneo, parlare di neurodivergenza significa riconoscere la varietà con cui la mente umana...
26/01/2026

Nel contesto educativo contemporaneo, parlare di neurodivergenza significa riconoscere la varietà con cui la mente umana può funzionare. Autismo, ADHD, dislessia, plusdotazione, e molte altre condizioni rappresentano modi differenti di apprendere, percepire, elaborare informazioni, e relazionarsi.
La scuola, come luogo cardine di crescita e formazione, ha la responsabilità di accogliere questa pluralità, trasformandola in occasione di arricchimento per l’intera comunità scolastica.
Un approccio inclusivo consiste nell’adottare una prospettiva capace di considerare la diversità come un valore. Ciò implica un cambiamento culturale: passare dall’idea che l’alunno “non si adatti” al modello scolastico, alla consapevolezza che è la scuola a dover essere flessibile. La centralità della persona, con le sue risorse e le sue fragilità, diventa il punto di partenza per la progettazione educativa.
Fondamentale è anche la formazione degli insegnanti. Riconoscere i segnali della neurodivergenza, conoscere le strategie più efficaci e comprendere l’importanza di un linguaggio rispettoso permette di costruire relazioni più autentiche e supportive. Inoltre, la collaborazione tra docenti curricolari, insegnanti di sostegno, famiglie e specialisti costituisce una rete preziosa per l’evoluzione positiva del percorso scolastico.
Sul piano emotivo e sociale, la scuola inclusiva favorisce un clima in cui tutti gli studenti possano sentirsi visti e riconosciuti. Lavorare sulla consapevolezza delle differenze, sulla prevenzione dello stigma e sullo sviluppo dell’empatia permette di costruire classi più rispettose e solidali. In conclusione, affrontare il tema della neurodivergenza nell’ambito scolastico significa abbracciare una visione dell’educazione che valorizza la complessità umana.
Investire nell’inclusione oggi significa costruire adulti capaci domani di riconoscere e rispettare la diversità come una risorsa imprescindibile.

L’uomo che scambiò sua moglie per un cappello - Oliver Sacks“L’uomo che scambiò sua moglie per un cappello” è un saggio ...
19/01/2026

L’uomo che scambiò sua moglie per un cappello - Oliver Sacks
“L’uomo che scambiò sua moglie per un cappello” è un saggio narrativo che intreccia neurologia, psicologia e filosofia, trasformando la medicina in una profonda riflessione sull’essere umano. Attraverso una serie di casi incontrati nella sua pratica clinica – spesso rari e sorprendenti – Oliver Sacks esplora il legame tra cervello, mente, memoria e identità, dando vita a quelle che lui stesso considera una sorta di “Mille e una notte” della neurologia.
Il celebre caso che dà il titolo al libro racconta di un uomo affetto da agnosia visiva, capace di vedere ma non di riconoscere, fino a scambiare la testa della moglie per un cappello. Accanto a lui incontriamo pazienti colpiti da gravi amnesie, persone intrappolate in tic e compulsioni. Come i gemelli autistici che vivono in un mondo perfettamente ordinato di numeri primi, la cui “guarigione” rischia di cancellarne l’essenza più autentica.
Ciò che rende questo testo una pietra miliare dello studio della mente umana è il viaggio oltre la descrizione clinica: Sacks non riduce mai i suoi pazienti a una diagnosi, ma li racconta come individui unici, con una biografia, un mondo interiore e un modo singolare di abitare la realtà. La perdita di una funzione neurologica diventa così una frattura nell’identità, ma non la cancella assolutamente dando origine ad adattamenti, risorse e nuovi equilibri.
☑ Perché lo consigliamo?
A chi lavora nella relazione d’aiuto insegna uno sguardo etico e relazionale: Sacks non è un semplice risolutore di problemi, non guarda al sintomo come indicatore di patologia, ma abbraccia l’interezza umana. È un accompagnatore empatico, che ascolta, osserva e restituisce dignità ai “misteri” della mente umana.

Il dolore prende forma nell’incontro tra sensazioni fisiologiche, vissuti emotivi e significati psicologici che ciascuno...
16/01/2026

Il dolore prende forma nell’incontro tra sensazioni fisiologiche, vissuti emotivi e significati psicologici che ciascuno attribuisce alla propria esperienza.
La componente fisica è la parte forse più immediata e riconoscibile ad uno stimolo doloroso interno o esterno (un lutto, un pensiero, come una ferita): il corpo risponde ad uno stress attivando meccanismi neurofisiologici che ci fanno percepire sensazioni fisiche, come un mal di pancia o un bruciore. In questo processo biologico, interpretiamo ciò che accade anche alla lue della storia personale, delle memorie, aspettative, difese, sicurezze e vulnerabilità, che possono amplificare o prolungare l’esperienza, oppure attenuarla o negarla. Se la persona sente di non avere margine d’azione, se teme che il dolore non passerà o si percepisce isolata nel gestirlo, può instaurarsi un circolo che alimenta ansia e ipervigilanza, rendendo il dolore più persistente e opprimente. Al contrario, la fiducia nella propria capacità di attraversare ciò che accade, la percezione di supporto e contenimento emotivo, possono riequilibrare la risposta psicofisica, riducendo la sensazione di smarrimento e restituendo una dimensione di maggiore abitabilità all’esperienza.
Sul piano emotivo, il dolore apre spazi intensi e complessi: può evocare frustrazione, rabbia, vergogna, senso di ingiustizia o solitudine profonda. Le emozioni non si limitano ad accompagnare ciò che fa male, ma lo modellano, lo rendono più denso e aggiungono quindi complessità ad un’esperienza già intensa.
Accogliere il dolore nella complessità delle sue dimensioni (psicologica, fisica, emotiva, esistenziale) può ampliare e completare un’esperienza di vita, aprendo nuove possibilità di consapevolezza. Accoglierlo senza negare qualcuna delle sue parti, restando presenti a ciò che accade nel complesso, per quanto difficile, può permettere di recuperare un senso di autenticità con sé stessi e con l’esperienza di vita che ciascuno fa.

Il puerperio è il periodo che inizia subito dopo il parto e che termina con la ripresa dell’attività ciclica delle ovaie...
13/01/2026

Il puerperio è il periodo che inizia subito dopo il parto e che termina con la ripresa dell’attività ciclica delle ovaie. Ha una durata compresa tra le 4 e le 8 settimane.
Le prime 2 ore del puerperio, vengono invece definite “post partum” e sono caratterizzate da cambiamenti drastici, che segnano il passaggio dallo stato gravidico a quello puerperale.
La maternità è un viaggio unico, fatto di emozioni, domande e scoperte: presso il Consultorio AIED Milano troverai ascolto, supporto e risorse per affrontare questo percorso con serenità.
Con un approccio accogliente e competente, il nostro obiettivo è fornirti informazioni, sostegno e strumenti per vivere la maternità con consapevolezza e tranquillità.
Chiamaci allo 02 6671 4156
oppure scrivici a areasanitaria@aiedmilano.com

AIED Milano, attraverso la competenza della sua equipe, propone servizi di qualità per aiutare le persone ad affrontare ...
09/01/2026

AIED Milano, attraverso la competenza della sua equipe, propone servizi di qualità per aiutare le persone ad affrontare momenti di vita o situazioni difficili da gestire per cui possono aver bisogno di un aiuto professionale, ma allo stesso tempo attento all'unicità della persona e alle sue esigenze.
Per avere maggiori informazioni sui nostri servizi e su come accedervi puoi:
🔴 visitare il nostro sito web www.aiedmilano.com
🔴 contattarci allo 02 6671 4156
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Martedì 09:30 - 17:00
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