14/02/2026
Chi ama, ha cura; e chi ha cura, ama.
L’amore non è solo un legame emotivo, né un sentimento da dichiarare.
L’amore, nella sua forma più autentica, è una responsabilità assunta verso qualcuno.
È la scelta di prendersi cura, anche quando richiede tempo, attenzione, energia ed emotività.
È la decisione di restare presenti, di accompagnare, di sostenere, di non voltarsi dall’altra parte quando l’altro è fragile, incerto o ha bisogno di aiuto. In questo senso, prendersi cura è amare.
Non importa se questa responsabilità nasce dal lavoro, dalla passione o dalla necessità. Conta il gesto, conta la dedizione, conta l’impegno quotidiano di chi opera perché la salute sia un diritto concreto e accessibile, non un’idea astratta.
Medici, infermieri, operatori sanitari, professionisti, volontari: persone diverse per ruolo e competenze, unite dalla stessa scelta silenziosa di mettere l’altro al centro.
E poi ci sono i caregiver, spesso invisibili, raramente celebrati, ma fondamentali. Persone che non sempre hanno scelto, ma che hanno risposto. Che non fanno rumore, ma tengono insieme le giornate, le terapie, le paure e le speranze. In loro l’amore si manifesta nella forma più alta e concreta: la cura costante, paziente, fedele.
Per questo, in Raimondi, parlare di amore è possibile.
Perché qui l’amore non si proclama: si pratica.
Si pratica nell’ascolto, nell’attenzione, nella continuità del consiglio, nel prendersi carico di un percorso di salute che riguarda la persona nella sua interezza.
La cura è un dono, perché non è mai scontata.
È un dono di tempo, di competenza e di responsabilità. Ed è anche il modo più vero che conosciamo per dire: non sei solo.
Chi ama, ha cura; e chi ha cura, ama.