Fabio Lodo

Fabio Lodo Agopuntura e Medicina Tradizionale Cinese. Promuovere, diffondere, trasmettere la conoscenza della cultura tradizionale cinese.

Questa pagina è nata per assecondare un preciso desiderio: diffondere il più possibile la conoscenza della Cultura Tradizionale Cinese nella sua totalità, medica e umanistica. Ogni persona che decida di avventurarsi nella profondità della cultura cinese raggiunge un momento in cui necessita di persone più avanti nel percorso, di maestri, che sappiano mostrare la via da seguire. La conoscenza è pre

ziosa ma può estinguersi se non viene trasmessa. Il livello di comprensione che possiedo oggi nella Medicina Cinese e nella cultura che l’ha generata è potuto arrivare sino a me attraverso un tortuoso cammino iniziato molti anni fa in Cina e che passando attraverso gli Stati Uniti è giunto oggi anche in Italia. Far parte di un lignaggio mostra l'indiscusso vantaggio di poter contare sull’esperienza dei predecessori, ma al tempo stesso richiede che ciò che si è appreso venga trasmesso per mantenere vivo il flusso di conoscenza attraverso i secoli. In omaggio verso i maestri che mi hanno preceduto e che non posso aspirare ad eguagliare ho deciso di divulgare quello che ho imparato a tutte le persone che decideranno di condividere con me questo cammino.

Intrappolati in gabbie di cemento, viviamo separati dagli stimoli del mondo naturale e i nostri sensi si impoveriscono o...
14/04/2026

Intrappolati in gabbie di cemento, viviamo separati dagli stimoli del mondo naturale e i nostri sensi si impoveriscono ogni giorno.

Nel verde di una rigogliosa Irlanda di fine Ottocento se ne doveva essere già accorto Sir William Butler Yeats: “il mondo è colmo di cose magiche, in paziente attesa che il nostro sentire si faccia più sottile”.

Il problema, allora, non è ciò che manca fuori, ma ciò che si è spento dentro.

Una persona che ha perso la vista non può vedere la bellezza di un’alba.
Chi non ha più l’udito non può sentire il fruscio del vento tra le fronde dei pini.

Ma se fossimo noi i ciechi e i sordi?
Privati del pieno potenziale dei nostri sensi da una vita limitata, urbana.
Da costrizioni fisiche e sociali che ci impediscono un sentire pieno, umano, naturale.

L’uomo può essere moderno, ma la sua biologia è antica, e trova nel cospetto della natura una risposta ai propri squilibri.
Se le lasciamo spazio, se torniamo a rivolgere l’attenzione ai nostri sensi, la natura si versa dentro di noi, nutrendoli e rendendoli più acuti.

L’aria umida del bosco.
Il profumo dei tronchi coperti di muschio, che nella radura lascia spazio all’odore caldo dell’erba secca.
Lo scintillio dei raggi del sole tra i rami.
Il verde vivo e intenso che calma i pensieri.
Il suono dell’acqua che scorre nei torrenti, dove le rocce si fanno morbide, ricordandoci con quanta pazienza e quanto tempo è stato compiuto quel lavoro.

Il giorno seguente ci si sveglia in città.
E mentre il caffè prova a strapparci dal torpore di una notte di sonno profondo, ci si accorge che qualcosa è cambiato.

Siamo più attenti ai profumi.
Notiamo piante che prima non vedevamo.
Una brezza improvvisa, che scende da nord, ci riporta per un istante alla montagna.

Torniamo a stupirci delle piccole cose, magiche, che sono sempre state lì, in attesa che le scoprissimo.

La vita riprende in città,
ma la notte l’uomo sogna la natura.

Esiste tra le cose un senso di circolarità difficile da spiegare. Certe idee sembrano volersi ripresentare guidate da ch...
28/03/2026

Esiste tra le cose un senso di circolarità difficile da spiegare.

Certe idee sembrano volersi ripresentare guidate da chissà quali leggi, volontà o forse siamo solo noi ad avere bisogno di dare un senso al caso.

Una sera in cui i colori del tramonto sulla città venivano sferzati da un vento freddo proveniente dalle Alpi mi son ritrovato attratto da un angolo di libreria dove un libretto giallo sembrava cercare la mia attenzione.

Il giorno seguente, mentre l’acqua del tè mormorando si preparava al nostro rituale mattutino, mi son trovato in mano un’antologia poetica cinese. Chissà come era finita lì, ricordo appena di averla sfogliata molti anni prima. Un segnalibro ha attirato la mia attenzione sul capitolo che doveva sembrarmi interessante allora, una quartina di Tao Yuanming. Ai tempi non potevo saperlo, ma negli anni a ve**re avrei sviluppato una viscerale simpatia per questo poeta, uno spirito libero del V secolo.

山氣日夕佳
飛鳥相與還
此中有真意
欲辯已忘言

“L’energia della montagna, al calare del giorno, è meravigliosa.
Gli uccelli in volo, insieme, fanno ritorno.
In tutto questo c’è un significato autentico.
Vorrei spiegarlo, ma ho già perso le parole.”

Oltre le parole sembra di scorgere le immagini. Un mondo che non esiste più, ma che in fondo c’è ancora. Nella sostanza invariato. Continuiamo dopo centinaia di anni ad innamorarci delle stesse cose.

Ho riscritto le sue parole per memorizzarle. Sono diverse mani che ripercorrono lo stesso gesto. La montagna è ancora là, il tramonto ci saluta ancora.

La poesia si interrompe, il gesto continua.

La montagna al tramonto non è cambiata. Così come non lo è il nostro modo di sentirla. Riconoscendoci in questo sentire che va oltre il tempo siamo tutti figli del medesimo istante.

Un amico, un giorno, mi disse: “la mente mente.”Mi è rimasta addosso questa frase, perché siamo profondamente affezionat...
04/03/2026

Un amico, un giorno, mi disse: “la mente mente.”

Mi è rimasta addosso questa frase, perché siamo profondamente affezionati all’idea che conoscere noi stessi sia il punto di arrivo della saggezza.

Proprio in questi giorni mi è capitato tra le mani un libro di Lawrence. Le sue parole mi sembrano sorprendentemente vicine alla tradizione taoista:
“Dobbiamo distruggere il concetto che abbiamo di noi stessi per poter essere interi. L’uomo che conosco come me stesso deve essere distrutto prima che l’uomo che davvero posso essere esista. Il vecchio io deve morire ed essere messo da parte.”

Non fatico ad immaginare queste parole nella bocca di Zhuangzi. L’uomo che pensiamo di essere è spesso una costruzione: ricordi, abitudini, ruoli sociali, aspettative ripetute fino a diventare identità. Un’immagine che ci seduce e finisce per imprigionarci.

Il nostro ego, del resto, ama la stabilità: vuole continuità e coerenza, difende ciò che già conosce. Perché lasciare andare quell’idea significa attraversare un vuoto.

Lawrence non invita all’autodistruzione, ma alla trasformazione. Sta qui il paradosso: per essere interi dobbiamo smettere di difendere l’immagine che abbiamo di noi.

Forse l’ego è una maschera necessaria, ma provvisoria. Finché la scambiamo per il volto, non possiamo davvero crescere.

27/02/2026

La medicina cinese non è una tecnica, è un modo di guardare.

Le città non lasciano ai sensi umani spazio sufficiente. Ogni uomo sente la necessità di nutrire gli occhi in un orizzon...
01/02/2026

Le città non lasciano ai sensi umani spazio sufficiente.

Ogni uomo sente la necessità di nutrire gli occhi in un orizzonte lontano, un luogo aperto e vasto dove abbandonare lo sguardo e la mente così come ha bisogno di cibo per sfamare il corpo e altezze per soddisfare la sua anima.

La luce di questi posti conquista lentamente. Gli alberi ci persuadono a vivere al loro ritmo ed abbondanare la nostra vita urbana fatta di solenni inezie.

Sui sentieri una luce metallica che sembra un mattino perpetuo aiuta a liberare chi si avventura su queste creste dal peso delle abitudini cittadine, l’utile e l’inutile, l’opportuno e il fuori luogo.

Non sono mai stato un grande frequentatore di chiese o luoghi sacri.

Ma nel silenzio di questi posti si può trovare una santità che fa impallidire le religioni.

29/01/2026

Tanto per capire di cosa stiamo parlando.

Pochi sanno che in certe mattine d’inverno il mare è più grande e sembra voler inghiottire ogni pensiero.Su quel confine...
09/01/2026

Pochi sanno che in certe mattine d’inverno il mare è più grande e sembra voler inghiottire ogni pensiero.

Su quel confine incerto che non sa se è ancora mare o già terra, è facile accorgersi di come la mente si ritrae per lasciar spazio all’intuizione.

Una saggezza primordiale che già esisteva prima di spiegazioni e istruzioni. Quella sensazione che nasce nel punto dove l’analisi si arresta e dove tutte le cose sembrano condividere la medesima origine.

Le onde che distinguiamo sulla superficie del mare non sono poi così diverse da quelle altre, elettriche, che si propagano sulla nostra superficie cerebrale.
Con lo sguardo le uniamo ed è forse per questo che, sulla riva, è facile riscoprirci assorti in una forma di contemplazione.

È quel senso di presente che nelle ore di quiete sorge.

In quegli istanti lo sguardo si allarga.
Il velo dell’abitudine si solleva e torniamo a meravigliarci della bellezza nascosta nelle piccole cose.

Se la vita che ci circonda appare spesso banale, più saggio e forse più felice è chi sa ancora goderne.

Si alza il vento e il grido di un gabbiano riporta con forza al presente e alle sue parzialità. Ma si ha l’impressione di aver messo a fuoco qualcosa.
Magari è solo suggestione.

Il mare, però, non sembra preoccuparsene.

Così, silenziosamente giunge quel momento dell’anno in cui la natura sembra ricordarci che anche per noi è tempo di rall...
21/12/2025

Così, silenziosamente giunge quel momento dell’anno in cui la natura sembra ricordarci che anche per noi è tempo di rallentare.

Le notti si dilatano mentre di giorno le ombre si allungano.
Nei boschi immobili ogni suono emerge distante attutito da foglie, neve e gelo.
L’umidità si cristallizza, il cielo si fa terso.
Solo nubi lontane graffiate dal vento mentre nello scintillio dell’aria sembrano galleggiare cristalli di ghiaccio.

Il Libro dei Mutamenti racchiude questa immagine in un esagramma: ䷗ Fu 復“Il Ritorno”.

Una lunga serie di linee Yin interrotte da una prima timida linea Yang.

Quando lo Yin è al massimo, lo Yang inizia a crescere.
Le notti smettono di allungarsi:
è un principio nascosto, una promessa d’estate, un nuovo inizio.

Il solstizio d’inverno non è una fine, ma un ritorno: il momento in cui lo Yin più profondo genera il primo movimento dello Yang.

Ci troviamo su un nodo energetico che testimonia un cambio di direzione.

Non è il momento di fare, ma di custodire.

Non di iniziare, ma di preparare.

In una società totalmente focalizzata sulla prestazione rischiamo di perderci il dono nascosto di questa stagione.

“Per raggiungere la perfezione, coltivo la più profonda tranquillità. Nel farlo osservo il ciclico ritorno dei diecimila esseri” - Laozi XVI

Ma forse non serve l’insegnamento di questo antico maestro per sentire l’importanza dell’inverno.

Esistono maestri capaci di parlarci dello stesso principio con parole più vicine alla nostra tradizione.

“Come un seme anche la mia anima ha bisogno del
dissodamento nascosto di questa stagione.”
-Giuseppe Ungaretti

Osservare senza forzare.

Non fare, ma permettere.

Creare un vuoto fecondo, pronto a essere colmato da ciò che diventeremo nella prossima stagione.

Senza eccessiva ansia per il futuro: in fondo, neppure il seme sa quale pianta diventerà.

#復 ❄️

04/12/2025

Lo hai sempre saputo. 🤫

Viviamo in un tempo in cui la felicità sembra nascere solo alla fine: alla fine di un percorso, alla fine di un obiettiv...
29/11/2025

Viviamo in un tempo in cui la felicità sembra nascere solo alla fine:
alla fine di un percorso, alla fine di un obiettivo, alla fine di una corsa che non sappiamo nemmeno chi ha iniziato per noi.

Così camminiamo con il fiato corto, convinti che la gioia sia sempre un po’ più in là, sempre un passo dopo.

Poi ci sorprendiamo tristi:
tristi quando non arriviamo,
tristi quando arriviamo troppo presto,
tristi quando, raggiunta una meta, ne inventiamo subito un’altra.

È curioso come sappiamo cedere la nostra felicità ad altri, ma ancora più curioso quando siamo noi stessi — con ambizioni prese in prestito e desideri che non ci appartengono — a costruire la nostra infelicità con le nostre mani.

La vita non è un traguardo, ma un percorso.
Non è una meta, ma un viaggio.

Esiste una gioia che si trova solo percorrendo questa strada: imparando, fallendo o riuscendo in quel modo che non ha nulla a che fare con gli obiettivi, ma che ci parla di esperienza.

È la gioia del principiante, del bambino che scopre, di chi rimane curioso e attento e, in ogni piccola rivelazione, si apre alla meraviglia.

Non vi auguro la fama.
Non vi auguro il successo.
Non vi auguro la saggezza — soprattutto quella polverosa che sa un po’ troppo di vecchiaia.

Vi auguro qualcosa di più raro:
che possiate sentirvi sempre come principianti e conservare in voi l’emozione di chi cerca sempre qualcosa da scoprire.

20/11/2025

Ogni traduzione è un atto di fede.

Non nel testo, ma nel significato che scegliamo di salvare.

Tradurre dal cinese è camminare su un ponte di ombre: ogni passo illumina qualcosa… e lascia un’altra parte nel buio.

La perfezione non esiste, perché ogni parola tradotta ne uccide altre cento possibili.

Ma forse è proprio nel limite che la lingua diventa umana.

06/11/2025

Non è meditazione.
Non è stretching.
È ascoltare come la terra ti sostiene.
Il grounding è un ritorno:
dal pensiero al corpo,
dalla testa ai piedi,
dal cielo alla terra.

E a volte basta questo per sentirsi meglio.
(Anche se i vicini pensano che tu stia cercando il Wi-Fi.) 😌📡

Indirizzo

Via Giovanni Pascoli 37
Milan
20133

Orario di apertura

Lunedì 09:30 - 18:30
Martedì 09:30 - 18:30
Mercoledì 09:30 - 18:30
Giovedì 09:30 - 18:30
Venerdì 09:30 - 18:30

Telefono

+393519010927

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