04/03/2026
Un amico, un giorno, mi disse: “la mente mente.”
Mi è rimasta addosso questa frase, perché siamo profondamente affezionati all’idea che conoscere noi stessi sia il punto di arrivo della saggezza.
Proprio in questi giorni mi è capitato tra le mani un libro di Lawrence. Le sue parole mi sembrano sorprendentemente vicine alla tradizione taoista:
“Dobbiamo distruggere il concetto che abbiamo di noi stessi per poter essere interi. L’uomo che conosco come me stesso deve essere distrutto prima che l’uomo che davvero posso essere esista. Il vecchio io deve morire ed essere messo da parte.”
Non fatico ad immaginare queste parole nella bocca di Zhuangzi. L’uomo che pensiamo di essere è spesso una costruzione: ricordi, abitudini, ruoli sociali, aspettative ripetute fino a diventare identità. Un’immagine che ci seduce e finisce per imprigionarci.
Il nostro ego, del resto, ama la stabilità: vuole continuità e coerenza, difende ciò che già conosce. Perché lasciare andare quell’idea significa attraversare un vuoto.
Lawrence non invita all’autodistruzione, ma alla trasformazione. Sta qui il paradosso: per essere interi dobbiamo smettere di difendere l’immagine che abbiamo di noi.
Forse l’ego è una maschera necessaria, ma provvisoria. Finché la scambiamo per il volto, non possiamo davvero crescere.