18/02/2026
Aprire o chiudere in medicina?
Sono medico psicoterapeuta e sono stata (e sarò, come la statistica vuole) una paziente. Mi occupo di psicoterapia psicosomatica, e la mia esperienza, ormai lunga, riguarda anche un settore delicato come l'oncologia femminile.
Credo che sia l'ora giusta per una riflessione.
Esiste un motivo per il cambiamento del punto di vista sociale nei confronti dei medici (mi includo nella categoria professionale). Non si tratta solo di liste di attesa o di errori, che ci sono sempre stati e continueranno a esserci (fa parte dell'umano). Si tratta di una qualità sottile, impalpabile ma cruciale: la percezione della differenza tra autorevolezza e spocchia.
L'autorevolezza è necessaria, serve per la cura. Non è nemica dell'empatia, anzi: un'empatia autorevole è un braccio teso verso le/i pazienti, un sostegno preziosissimo. Come l'ascolto, quello vero, che non può consistere in una visita di dieci minuti.
La spocchia (perdonate il termine, potete sostituirlo con arroganza) è una forma di autodifesa medica che sta crescendo anche in chi non l'ha mai manifestata. Probabilmente il clima non aiuta ed è evidente che nei confronti dei medici non esista più fiducia a priori: bisogna dimostrare di valere qualcosa, scientificamente e umanamente. Lo trovo giusto. Ma difendersi dal calo della fiducia attraverso l'arroganza e l'assenza di disponibilità non è una soluzione: lo dico per me e per tutta la classe medica. Non si risolve così. Nella situazione di crisi bisogna aprire, non chiudere.
Aprire non è concedere tutto, né adottare comportamenti buonisti o irrealistici, né fingere di essere disponibile 24 ore su 24 con la medesima empatia: questo è mentire.
Aprire è concedersi di prendere punti di vista diversi, comprendere sul serio e stabilire un limite personale e di gruppo alla disponibilità e alle manifestazioni di autorevolezza. Sapere dove agire o parlare e dove fermarsi, in ogni singolo caso.
Aprire è ricordarsi il motivo per la scelta della CURA come professione.
Le richieste che sentiamo addosso dalle/dai pazienti a volte sono legittime, altre volte no: è normale. Chiediamo però il motivo per cui ormai troppa gente va a cercare altre soluzioni, manifesta scontento e impazienza: non sono solo aspettative troppo alte; sotto può esserci qualche verità.
Ricordare che i ruoli possono variare e provare davvero a distinguere i singoli elementi che compongono una situazione difficile può senz'altro aiutare.