07/10/2020
Quale futuro per il sistema sanitario italiano? Una breve analisi del sistema.
Isabella Ciardi
Il Covid ha messo sotto stress il sistema sanitario Italiano mettendo in evidenza le criticità e le qualità del sistema.
I flussi di finanziamento messi a disposizione dai piani economici del Recovery Fund, potrebbero costituire un importante risorsa per l’aggiornamento della rete ospedaliera italiana.
L’innovazione tecnologica nel campo ospedaliero, ha comportato la progressiva specializzazione delle strutture sanitarie, infatti ad oggi è impossibile ricondurre l’edificio ospedaliero al “tipo” o al modello. Le caratteristiche sociali e soprattutto morfologiche delle Regioni, hanno fortemente limitato la definizione del modello di riferimento degli ospedali, ponendo l’attenzione sui parametri definiti dai requisiti minimi delle strutture sanitarie o ai requisiti dettati dalle norme di accreditamento.
Negli anni passati soprattutto la riforma dettata dal D.P.R. 14 gennaio 1997 aveva contribuito all’adeguamento delle strutture sanitarie, offrendo la possibilità di condurre alcune statistiche sugli standard strutturali ed economici derivati dai numerosi interventi eseguiti nel breve periodo.
Quanto costa costruire un nuovo ospedale in termini di euro a posto letto? Il costo per la realizzazione delle strutture e degli impianti può variare tra i 200.000 € e i 300.000 € a posto letto, al costo indicato va sommato un valore medio di 90.000 € per le tecnologie sanitarie ed un costo medio di 25.000 € per gli arredi e i complementi di arredo. Questi costi sono da rideterminare in un valore medio di 490.000 € a posto letto considerando le somme a disposizione dell’amministrazione pubblica. In termini dimensionali potremmo considerare circa 130 mq. per posto letto.
Partendo dai parametri precedenti è possibile stimare che nel lungo periodo oltre i 30 anni, sarà necessario investire circa 30 miliardi di euro per adeguare o ricostruire gli ospedali italiani. Considerando la periodicità dell’adeguamento dei reparti complessi è di circa 10 anni, possiamo prevedere che l’investimento previsto nell’arco dei prossimi 10 anni sia di circa 8-10 miliardi di euro.
La sanità italiana può contare su una rete di oltre 1000 strutture sanitarie per acuti e lungodegenti, delle quali il 52% è costituito da strutture pubbliche e il 48% è costituito da strutture private accreditate. I posti di degenza ordinaria sono 190.000, i posti in day surgery sono 8.500, e 13.000 posti in day hospital per un totale di circa 210.000 posti letto che corrispondono a 3.5 posti letto ogni mille abitanti. Questi dati sono allineati alla media Europea, ponendo il nostro Paese nella media dell’Inghilterra e della Spagna ma in posizione inferiore alla Francia e alla Germania. Se prendiamo in considerazione i posti per acuti, il valore scende a 3 posti letto ogni mille abitanti mentre i posti per i lungodegenti sono circa 0,6 posti letto ogni mille abitanti.
Il confronto con gli altri paesi potrebbe costituire un dato non significativo se la rete sanitaria prevedesse un sistema di cure preventive o l’assistenza domiciliare per i lungodegenti e la riabilitazione, con lo scopo di ridurre la necessità dei posti per acuti.
Nella valutazione della rete sanitaria bisogna anche considerare le differenze strutturali e socioeconomiche del territorio italiano, che rendono disomogenea la rete assistenziale.
l’Istat ha diffuso le stime sul sistema dei conti della sanità nel nostro Paese, riferite al periodo 2012-2016 utilizzando una metodologia in linea con le regole dettate dal Sistema europeo.
Secondo il report Istat, nel 2016 la spesa sanitaria corrente è stata di 149 miliardi e mezzo di euro e ha inciso sul Pil nella misura dell’8,9%, ed è sostenuta per il 75% dal settore pubblico e per la restante parte dal settore privato. La spesa sanitaria privata (per il novanta per cento a carico delle famiglie), è stata, nel corso dell’ultimo anno, pari a 37 miliardi e 318 milioni di euro, incidendo sul Pil per il 2,2%. Ogni italiano ha speso, mediamente, in assistenza sanitaria 2.466 euro, registrando un aumento medio annuo, rispetto al 2012, dello 0,7%.
La prima componente di spesa, secondo l’Istat, è da imputare all’assistenza per cura e riabilitazione che incide per oltre 82 miliardi sul totale e grava sul Pil per il 5%. La seconda è quella per i prodotti farmaceutici e altri apparecchi terapeutici per un importo di 31 miliardi e una quota del 21% del totale. Gli ospedali sono i principali erogatori di assistenza nel sistema sanitario italiano e incidono per il 45,5% sul totale della spesa sanitaria corrente. Gli investimenti per l’adeguamento delle strutture sanitarie costituiscono circa il 5% della spesa sanitaria corrente.
In termini di efficienza delle strutture sanitarie, possiamo dire che il costo energetico incide mediamente per il 5% del bilancio delle aziende sanitarie e il 65% dei consumi è determinato dalle spese di riscaldamento e raffrescamento.
Nel sistema sanitario hanno un peso importante non secondario rispetto agli ospedali, le residenze socio assistenziali (RSA) le quali coprono solo in parte la domanda di posti letto causata anche dall’esponenziale e progressivo aumento dell’invecchiamento della popolazione italiana. Su questo punto possiamo dire che la rete assistenziale ha visto la nascita di modelli strutturali piuttosto recenti risalenti al 2004 e che gli operatori, stanno ricercando e proponendo soluzioni assistenziali alternative e complementari.
Un dato interessante, rilevato e reso noto dall’Istat, riguarda il raffronto con altri importanti paesi dell’Unione Europea. La spesa sanitaria dell’Italia è significativamente inferiore, sia in termini di valore pro-capite che in rapporto al Pil: infatti, a fronte dei circa 2400 euro per abitante spesi in Italia, Regno Unito Francia e Germania spendono tra i 3.000 e 4.000 euro. L’incidenza sul Pil in questi stessi paesi è attorno all’11%, rispetto al 9% di Italia e Spagna. In altre parole nel nostro Paese si spende meno. Non a caso tutti i dati riguardanti la prevenzione sono in calo, i tumori e le malattie cardiocircolatorie si confermano tra le principali cause di ricovero ospedaliero senza variazioni espressive a livello regionale.
Tali malattie rappresentano la principale causa di morte in quasi tutti i paesi europei. In Italia, il tasso standardizzato di mortalità per queste cause è pari al 31,2 decessi ogni diecimila abitanti, quello relativo ai tumori è pari a 26 decessi su diecimila abitanti, con valori maggiori degli uomini (35,7) rispetto alle donne (19,4). I tumori sono la seconda causa di morte dopo le malattie del sistema cardiocircolatorio sia in Italia sia nel gruppo dei 27 paesi UE.
Un dato positivo riguarda il tasso di mortalità infantile pari a 3,4 decessi per mille nati vivi. Il valore di questo indicatore ha continuato a diminuire nel corso degli ultimi anni, attestandosi tra i più bassi in Europa.
Appare evidente che essendo l’assistenza sanitaria un settore fortemente strategico, sarà necessario prevedere un piano di investimenti, che dovrà tener conto anche del fatto che più della metà degli edifici ospedalieri in Italia ha oltre 60 anni e che il 25% dei posti letto disponibili, sono costituiti da strutture ormai vetuste e antieconomiche.
Gli investimenti attuali e futuri potrebbero essere dedicati a soluzioni concentrate nel rendimento strutturale ed energetico degli edifici con lo scopo di ridurre i costi di gestione, nella implementazione della diagnostica e della prevenzione per limitare le cure intensive, concentrando gli sforzi per creare strutture modulari ed efficienti in grado di rispondere ai repentini cambiamenti dell’esigenza di prevenzione e cure sanitarie.
“purtroppo il Covid ha rivelato ciò che sostengo da anni, che la rete sanitaria deve essere aggiornata e adeguata – spiega Stefano Menotti Colucci fondatore dello studio da sempre impegnato nella progettazione sanitaria, le strutture devono essere modulari e divise in settori anche per rispondere a diversi gradi di malattia e ai fattori di riempimento, nelle quali l’impatto tecnologico costituisca il cuore del sistema e l’assistenza umana sia il cervello”.
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