03/04/2026
Oggi lo ricordiamo non solo per ciò che ha pensato e costruito, ma per il modo in cui ha saputo incontrare le persone, abitare la cura e trasmettere un’etica della relazione che continua ancora a parlarci.
La sua eredità non vive soltanto nella memoria, ma nel lavoro quotidiano, nei gesti clinici, nelle domande che restano aperte, nella responsabilità di chi continua a pensare la terapia come presenza, incontro e umanità.
Queste parole cercano di tratteggiare la sua figura e la sua storia, che è quella del Ruolo Terapeutico. Sono dedicate al suo pensiero, al suo modo di occuparsi delle persone e del mondo e a ciò che, a dieci anni dalla sua scomparsa, continua a generare.
Per ricordarlo.
Per ringraziarlo.
Per continuare a custodirne e coltivarne il lascito.