Laura Duranti - Psicologa

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Ho letto questa riflessione di Luca Paladini, che condivido totalmente. Non avrei saputo esprimere meglio quel che ho pr...
17/02/2026

Ho letto questa riflessione di Luca Paladini, che condivido totalmente.
Non avrei saputo esprimere meglio quel che ho provato e pensato vedendo quella scena e credo che sia una riflessione che debba essere letta e condivisa il più possibile per stimolare in ognuno di noi una riflessione profonda su che tipo di persone e soprattutto genitori, vogliamo e dobbiamo essere. 


“Passo le giornate, ma qualche ora, quando riesco, le gare delle Olimpiadi in tv le guardo interessato. Anche di discipline di cui capisco ben poco.

Certo nei giorni dove il calcio e chi lo segue, danno il peggio di sé, questi paiono dei marziani o meglio tutti figli di Pierre de Coubertin.

Ma ugualmente l'altra sera una scena l'ho trovata davvero sgradevole.
Molto sgradevole.
Di gran lunga la più br**ta di questi giorni tra Milano e Cortina.
Altro che spirito olimpico.

Il ragazzo statunitense nella foto è a detta di tutti un fenomeno.
Si chiama Ilia Malinin. Ha solo 21 anni ma da già da 3 è un assoluto dominatore nel pattinaggio artistico.

Cosa succede? Che in una gara dove qui a Milano non è favorito ma di più, dove il tema non è se vincerà, ma che distacco nel punteggio darà al secondo, sbaglia tutto.

Tutto.

Cade rovinosamente due volte sul ghiaccio del Forum durante la sua esibizione.

Addio oro. Clamorosamente addio oro.
Ma non é certo questa la scena sconcertante.

Arriva al box dove lo attende il padre che è anche il suo coach.
Ilia è visibilmente scosso, smarrito. Trattiene a stento le lacrime. Qui non c'è più il “predestinato”, il “dio dei quadrupli”, la copertina già scritta.
C'è solo un ragazzo di 21 anni.

Cerca disperatamente per minuti lo sguardo del padre che non si degna di corrisponderlo.
Ilia pare chiedere in silenzio “Ma mi vuoi bene lo stesso?”

Lo sport sa anche essere feroce.
È a certi livelli competizione selvaggia, selettivo, spietato, è una macchina che macina aspettative e le restituisce in numeri.

Ma almeno la famiglia dovrebbe essere il luogo dove il numero, il piazzamento, la gloria non contano o arrivano dopo molto altro
Dove il punteggio non entra. Dove l’errore non diventa giudizio.

Un genitore è un’altra cosa. Dovrebbe essere un'altra cosa.

Non è il primo a crollare per un punteggio.
Non è il giudice che conferma la sentenza del tabellone.
Non è lo spettatore che vive il sogno per interposta persona.

Un genitore può e deve essere l’ultimo argine. E la prima spalla dove appoggiarsi.

È quello che, mentre il mondo misura, smette di misurare.

È quello che, mentre tutti analizzano l’errore, si fa guscio e protegge.
È quello che distingue tra “hai sbagliato” e “sei sbagliato”.

La delusione è umana.
L’ambizione pure.
È legittimo aver sognato il podio.
È legittimo soffrire per averlo visto sfumare.

Ma c’è un ordine delle priorità.
Prima viene il fatto che è tuo figlio.
Dopo, molto dopo che è pure un atleta.

Perché un podio perso è un fatto sportivo.
Un amore percepito come condizionato è una crepa identitaria.

Noi non siamo modelli pedagogici. Sbagliamo tono, sbagliamo tempi, a volte confondiamo orgoglio e aspettativa. A volte ci facciamo trascinare dall’ansia di fare bene, di vedere riconosciuto il sacrificio, di non sprecare un’occasione che sembra irripetibile.

Però c’è una linea sottile ma decisiva: quella oltre la quale il figlio sente di dover meritare l’abbraccio.

E quell’abbraccio non si merita.
Si garantisce.

Quel ragazzo lì, in quella foto lì , potrebbe essere il figlio di tutti noi. Persino il mio che neanche ce l'ho.

Il giorno in cui non entra in quell’università.
Il giorno in cui sbaglia un esame.
Il giorno in cui perde una gara, un concorso, un amore.
Il giorno in cui il mondo gli si stringe addosso e lui cerca il nostro sguardo per capire se è ancora al sicuro.

In quel momento non serve una lezione.
Non serve un’analisi tecnica.
Non serve un bilancio dei sacrifici fatti.
Non serve soprattutto non ricambiare il suo sguardo sperso.

Servirebbe una certezza. Quella che anche con gli occhi potrebbe fargli capire che “tu sei molto più di questa gara.”

Perché poi le Olimpiadi finiscono.
Le classifiche cambiano.
Le carriere si riscrivono.

Ma uno sguardo smarrito che non trova un porto sicuro dove sentire meno freddo è una ferita difficilmente rimarginabile.

Viva Ilia, per un giorno non una macchina da medaglie.
Viva gli esseri umani imperfetti.”

- APPUNTI DI TERAPIA -   Questa frase ti risuona?
16/02/2026

- APPUNTI DI TERAPIA -

Questa frase ti risuona?

Che br**ta notizia.
02/02/2026

Che br**ta notizia.

Il Consiglio nazionale dell’Ordine degli Psicologi esprime profondo cordoglio per la scomparsa di Maria Rita Parsi, psicologa e psicoterapeuta di straordinario spessore umano e professionale, che ha dedicato l’intera sua vita alla tutela dei diritti dei bambini e degli adolescenti.

Con il suo lavoro clinico, scientifico e istituzionale ha rappresentato per decenni un punto di riferimento imprescindibile per la psicologia italiana e internazionale, contribuendo in modo decisivo alla diffusione di una cultura dell’ascolto, della protezione e della responsabilità verso l’infanzia.

Vogliamo ricordare con grande emozione il suo intervento intenso, generoso e appassionato all’ultima Giornata nazionale della Psicologia, lo scorso ottobre, testimonianza viva di un impegno continuo e di una voce capace di parlare al cuore e alla coscienza del Paese.

Alla sua famiglia, ai colleghi e a tutti coloro che hanno condiviso il suo percorso va l’abbraccio commosso della comunità professionale delle psicologhe e degli psicologi, che continuerà a custodire e a far vivere il suo insegnamento.

Una riflessione importante che mi sento di condividere, affinché la “memoria” non duri solo per un giorno all’anno.
28/01/2026

Una riflessione importante che mi sento di condividere, affinché la “memoria” non duri solo per un giorno all’anno.

03/01/2026

Io me lo ricordo quando avevo 16 anni e andavo in discoteca. Mi ricordo che passavo la settimana a decidere cosa mi sarei messa per essere carina.
Mi ricordo che ero felice perché quella sera lì era la sera più bella.
Mi ricordo che scoprivo il mondo ballando, bevendo, fumando e limonando col ragazzo che mi piaceva e che, ai tempi, era vittima di un turnover impressionante.
Mi ricordo che mi preparavo con cura, mi truccavo anche un po’ e che mi sentivo grande.
E mi sentivo forte, invincibile. Immortale.

E non lo so se, al netto di social e smartphone, avrei intuito il pericolo a cui ero esposta se avessi visto delle fiamme che iniziavano a rosicchiare il soffitto.

Perché essere ragazzini è questo: sentirsi invincibili e immortali. Ed è giusto così.

E se davanti a 40 ragazzini morti - alcuni dei quali forse ubriachi, forse strafatti, forse solo troppo impegnati a riprendere quello spettacolo assurdo a cui stavano assistendo - c’è chi trova il barbaro coraggio di giudicarli ricordando che ‘ai suoi tempi’ senza hype e hastag si sarebbe salvato… ecco a quel qualcuno suggerisco una visita geriatrica urgente perché, no, non c’entrano i social e i video e la gratificazione del like, c’entra solo quella favolosa certezza che si ha a 16 anni di essere immuni al male.

Che dio vi aiuti, a voi moralisti che vi sentite migliori di questi ragazzini che, in almeno 40 casi non diventeranno mai adulti, perché o avete avuto un’adolescenza demmerda o avete le sinapsi gravemente compromesse.

- BUON NATALE 🎄-  Come sta andando il vostro Natale? 😉
25/12/2025

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Come sta andando il vostro Natale? 😉

Da leggere bene! 👏
15/10/2025

Da leggere bene! 👏

“Quando ci vuole… ci vuole!

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“Non si tratta di picchiare i bambini ci mancherebbe! Siamo tutti d’accordo sul no alla violenza in tutte le sue forme, ma non esageriamo!”
“Uno scappellotto non è picchiarli e quando ci vuole ci vuole! Qualche volta è l’unico modo per ottenere un risultato!”

Giusto? Io penso proprio di no.

Certo, uno scapaccione funziona. Perché fa male e soprattutto fa paura. Per paura di “prenderle” si obbedisce!
Ma siamo sicuri che è bene indirizzare i comportamenti corretti con la paura?

“Se lo fai te le suono!” ?? Perchè... "Solo così capisce?"

Capisce? Che capisce? Quale è il nostro obiettivo?

Un risultato a breve termine, “ha obbedito!”, “Come sono stato bravo ad educarlo!” ??

Oppure un risultato a lungo termine, per la vita, che gli insegni a gestire le sue emozioni e l’autocontrollo in un contesto di autostima?

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La verità è che le botte sono inutili e confondono, lasciano una traccia profonda e fanno male alla persona, non al culetto!

Perché?

Perché quando dobbiamo censurare un comportamento dovremmo focalizzarci sul “fare” non “sull’essere” e facilmente i bambini confondono le due cose!

“Non si fa!”
“Ma resti sempre bello buono e bravo!”
“La tua mamma e il tuo papà continuano a stimarti, sempre!”.

Censura sul fare sbagliato; ma "l'essere" non si tocca!

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Servono "le botte" per far “capire meglio”? NO! Servono per non far capire niente!

Il dolore delle "botte" che si accompagnano sempre a minacce, facce brutte e toni di voce aggressivi, occupano infatti tutta la scena!

Il bambino spaventato, attraverso la paura attiva i suoi sistemi di difesa con una inondazione di cortisolo e adrenalina.

Questo blocca la sua azione per sfuggire al danno (“come siamo stati bravi a farci obbedire!”), ma blocca anche tutti i circuiti del suo pensiero!!

E allora… Le "botte" fanno “capire meglio”? No, ripetiamolo: non fanno capire niente!!

Il pensiero razionale, a due tre anni, è immaturo e in formazione, quindi fatica a comprendere il senso e il perché, ma travolto dallo tsunami degli ormoni della paura elabora convinzioni e comportamenti che diventeranno struttura della sua personalità.

Il bambino picchiato si sente cattivo e non riesce a comprende in realtà il senso della censura di un comportamento sbagliato.

“Ma obbedisce!” Certo. Per paura.

Ma la paura è paralizzante ed è uno zaino sulle spalle che diventerà insicurezza, rabbia repressa e incapacità a gestire problemi.

Diventerà percezione di un sé cattivo che sarà devastante.
Senza una buona autostima il bambino sarà infatti destinato ad essere un adulto insicuro e fragile.

Il bambino picchiato sarà probabilmente un adulto che picchierà perchè non saprà gestire il confronto diversamente.
Sarà un adulto che "non si vuol bene" e avrà difficoltà a controllare le sue emozioni negative.
In ogni situazione della vita dovrà fare i conti con la rabbia accumulata e repressa dentro di lui.

Sarà una condanna?
No. La vita è lunga e le capacità riparative del cervello sono grandi. Le carezze possono guarire anche le ferite più brutte.

Ma non avere ferite da guarire è meglio!

E i "cinque minuti" che scappano alle mamme e diventano complessi di colpa raccontati come confessioni?

Sappiamo che non vanno bene, ma le cadute servono per imparare a non cadere di nuovo ed evitare le buche davanti al cammino!
Non per fermarci impantanati in un processo su quanto sono siamo stati stupidi a non evitare quella buca e camminare voltati indietro a guardarla!

Il grande Winnicott lo insegna: viva le “mamme sufficientemente buone”, che nonostante qualche caduta restano sempre le migliori!

❤️
13/07/2025

❤️

🔴ULTIM'ORA - Il piccolo Allen è stato ritrovato vivo

- BUONA FESTA DELLA MAMMA ❤️ -  Ci sono infiniti modi di amare, accudire, proteggere. Oggi celebriamo tutte le forme di ...
11/05/2025

- BUONA FESTA DELLA MAMMA ❤️ -

Ci sono infiniti modi di amare, accudire, proteggere. Oggi celebriamo tutte le forme di maternità, anche quelle che non si vedono, ma che sanno lasciare il segno.
Perché ogni gesto d’amore che nutre, è una madre che vive.
Auguri a tutti! ❤️

❤️

- QUANDO L’AGGRESSIVITÀ DIVENTA SPETTACOLO -  Immagina di essere in un teatro. Sul palco, un uomo insulta pesantemente u...
16/03/2025

- QUANDO L’AGGRESSIVITÀ DIVENTA SPETTACOLO -

Immagina di essere in un teatro. Sul palco, un uomo insulta pesantemente una donna che non è lì per difendersi. La ridicolizza, la umilia, mima atti sessuali con la sua sagoma di cartone.
Il pubblico? Ride e applaude.

No, non è una scena di un film distopico. È successo davvero. E non è nemmeno un caso isolato.

Siamo circondati da AGGRESSIVITÀ esibita come intrattenimento.
Nei talk show vince chi urla di più. Nei social chi insulta meglio. Nelle serie TV chi domina sugli altri. In politica chi offende senza filtri.
E il pubblico? Guarda, ride, applaude.

Ma cosa succede quando la violenza – verbale o fisica – smette di indignarci? Quando diventa normalità? Succede che, piano piano, ci assuefiamo.
Cominciamo a vedere la SOPRAFFAZIONE come una STRATEGIA, la PREPOTENZA come un VALORE, l’EMPATIA come DEBOLEZZA.
E chi prova a dire che forse stiamo andando nella direzione sbagliata?
Viene zittito con un “sei uno sfigato, sei troppo sensibile”, “non capisci le battute… fatti una risata”.

Ma non è questione di sensibilità. È questione di UMANITÀ.

Se smettiamo di scandalizzarci davanti alla VIOLENZA, se smettiamo di chiederci dove sia il limite, se cominciamo a DIVERTIRCI guardando qualcuno che distrugge un altro essere umano… che mondo stiamo costruendo?

Forse è il momento di spegnere il riflettore su certi spettacoli. E accenderlo su di NOI.

- VOLEVO ESSERE UN DURO.. (MA ANCHE NO) -  Lucio Corsi all’Eurovision con “Volevo essere un duro”, in un mondo pieno di ...
22/02/2025

- VOLEVO ESSERE UN DURO.. (MA ANCHE NO) -

Lucio Corsi all’Eurovision con “Volevo essere un duro”, in un mondo pieno di maschere, è la cosa migliore che potesse capitarci. Perché io, con quelli che vorrebbero essere dei duri ma poi non lo sono, ci lavoro tutti i giorni.

Quelli “con poco amore intorno e troppo sole negli occhiali”. Quelli che hanno imparato a nascondere le emozioni perché “se piangi sei debole”, “se ti mostri fragile ti calpestano”. Quelli che “devi essere un vincente, devi performare, devi essere prepotente, devi guadagnare, devi mangiarti il mondo o il mondo si mangerà te e sarai totalmente invisibile, non varrai niente”. Quelli che si sentono sempre sbagliati, quelli che non hanno ancora trovato la loro strada, si guardano intorno e si sentono fallimento.

Ma sai qual è la verità?
Che proprio lì, in quella sensibilità, in quella vulnerabilità che cercano di soffocare, c’è la loro forza più grande.

Perché fare il duro è facile: basta alzare muri, mettere una corazza e non far entrare nessuno.
Il difficile è abbassare la guardia, permettersi di sentire, di farsi toccare dalle cose senza scappare, di mostrarsi imperfetti e vulnerabili. Di dire “non ce la faccio” o “ho bisogno di aiuto“. Di accettarsi davvero.
Quello sì che è vero coraggio.

Forse dovremmo smettere di inseguire la mentalità tossica di “essere duri” a tutti i costi e iniziare a valorizzare chi si mostra per come è e non per come il mondo si aspetta.
Perché essere se stessi, è vivere davvero.
E mostrarsi fallibili e vulnerabili è il più grande atto di coraggio che qualcuno possa fare. Un vero atto rivoluzionario. Con tutta la libertà di essere come si è davvero, mostrandosi al mondo con autenticità.

❤️Tu hai mai finto di essere “un duro”?

📸 credits

- ❤️ QUANTI DI NOI VOGLIONO SOLO “CUORICINI”? -   Sanremo è finito e mentre ovunque la gente dibatte sul vincitore, pero...
16/02/2025

- ❤️ QUANTI DI NOI VOGLIONO SOLO “CUORICINI”? -

Sanremo è finito e mentre ovunque la gente dibatte sul vincitore, perorando la sua causa o stupendosi per una vittoria inattesa, io vorrei fare una piccola riflessione su una canzone che mi ha colpita molto e di cui incomprensibilmente a mio avviso si parla poco.

Perché, diciamocelo, questo Sanremo, che riflette emozioni e pensieri del tempo che viviamo, salvo pochi sprazzi poetici e introspettivi, è apparso decisamente moscio in quanto a creatività di testi e musiche proposti.
Ma tra tutti, uno che ad un primo ascolto pare un banale tormentone, racchiude in realtà una aspra critica delle moderne relazioni, sulla quale tutti faremo bene a soffermarci a riflettere.

I Coma_Cose infatti, come al solito, trattano un tema forte riguardante le relazioni con una canzone che è già un tormentone, ma che se ci fermiamo ad ascoltare per bene, è tutto fuorché superficiale ed è dedicata a tutte quelle coppie per le quali condividere sui social e APPARIRE FELICI, è più importante dell’essere felici per davvero. Perché in fondo, in questo mondo in cui l’apparire sovrasta tutto, sono più importanti i “cuoricini“ (ovvero i like) sotto le foto e i video che si postano e che ci ritraggono felici e perfetti, della felicità che viviamo davvero. 

D’altronde quante coppie che sui social apparivano “perfette” e inossidabili, si sono rivelate tutt’altro che tali e si sono dissolte come neve al sole?
E allora, che senso ha concentrare la propria attenzione sull’apparire, solo per ricevere “cuoricini” da “altri” (spesso sconosciuti) che risollevano l’autostima, rappresentando una realtà di noi finta e edulcorata?

Perché invece non impegnare le proprie risorse per dare attenzione a noi stessi, al partner, alla relazione, quella vera e reale che viviamo, ricercando quell’appagamento nel mondo reale, in un abbraccio , in un sorriso, in una chiacchierata profonda, anziché in quello virtuale?

❤️ Ne siamo ancora capaci o siamo schiavi dei CUORICINI?
Cosa ne pensate?

Indirizzo

Viale Tunisia 2
Milan
20124

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 12:00
14:00 - 18:00
Martedì 09:00 - 12:00
14:00 - 18:00
Mercoledì 09:00 - 12:00
14:00 - 18:00
Giovedì 09:00 - 12:00
14:00 - 18:00
Venerdì 09:00 - 12:00
14:00 - 18:00
Sabato 14:00 - 17:00

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