03/02/2026
Mi capita spesso di lavorare con atleti che non hanno avuto un trauma vero e proprio, ma che iniziano ad accusare fastidi “strani”, difficili da inquadrare.
Poco tempo fa mi sono trovato a trattare un cestista che, durante gli allenamenti, utilizzava in modo preferenziale l’arto inferiore destro nel salto.
Un gesto ripetuto, apparentemente innocuo, che nel tempo ha creato un sovraccarico funzionale.
In questa fase sto lavorando sui tessuti profondi dei fasci dell’iliaco anteriore, aspettando che il corpo ripristini le sue condizioni fisiologiche dopo lo stress accumulato.
Quando questo tipo di sovraccarico non viene riconosciuto, può manifestarsi come lombalgia, dolori adduttori o inguinali, spesso confusi con una pubalgia.
E, attraverso le tensioni che si trasmettono al mesentere, può arrivare a influenzare anche l’area viscerale e intestinale.
È qui che diventa fondamentale guardare oltre il sintomo e capire come il corpo sta distribuendo i carichi nel tempo.
Perché molto spesso il dolore non nasce dove si sente, ma dove il corpo ha iniziato ad adattarsi troppo.
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