Dott. Alberto Fistarollo

Dott. Alberto Fistarollo Psicologo psicoterapeuta, psicologo dello sport

16/03/2026

Le nostre vite sono impostate su ritmi cognitivi tali da non renderci più sopportabili esperienze che fino a poco tempo fa risultavano piacevoli o quantomeno interessanti: film e libri di una certa durata o lunghe conversazioni. Ormai anche una semplice partita di calcio risulta troppo lunga.

La vita online è obiettivamente molto più colorata, varia, intensa e stimolante di quella reale, come scrive Nicholas Carr:

“Il mondo reale non può competere. In confronto alle gioie programmate del mondo virtuale, ci appare lento, tetro, noioso. Ironico ma vero, ci sembra inerte e senza vita”

Il mondo in cui abbiamo vissuto per trecentomila anni non è stato realizzato a tavolino per attirarci, studiarci, aumentare la retention e poi venderci qualcosa; quello odierno sì. Non abbiamo mai sentito l’esigenza di un mondo iperstimolante, perché non ne abbiamo mai conosciuto uno; chi invece si è abituato ai ritmi frenetici dei nuovi media trova estremamente frustrante il ritmo del mondo tradizionale, il quale, come scrive Jane McGonigal:

“non offre altrettanto facilmente i piaceri progettati con attenzione, le sfide esaltanti e i potenti legami sociali che si incontrano negli ambienti virtuali. La realtà non ci motiva con altrettanta efficacia.”

E' una battaglia persa, o arriverà mai una potente controcultura?

02/03/2026

Una delle credenze più diffuse quando si parla di AI, ma anche di innovazioni tecnologiche in generale, è il classico “è sempre stato così”.

Tale slogan è finalizzato a inibire le preoccupazioni rispetto all’AI, evidenziando che a ogni innovazione tecnologica c’è sempre stata una qualche resistenza culturale, poi superata. Quindi, chi si preoccupava, chi sollevava qualche dubbio… sbagliava.

Uno slogan simile contiene due conseguenze, probabilmente entrambe sbagliate: la prima, che ciò che è già avvenuto in passato era giusto e ci si preoccupava per nulla; la seconda, che le innovazioni sono tutte uguali… se non aveva senso preoccuparsi all’epoca, perché farlo ora?

Rispetto alla prima, non è affatto difficile individuare gli innumerevoli casi in cui l’innovazione è stata, ed è, estremamente dannosa e sarebbe stato decisamente meglio preoccuparsi ancora di più: abitando vicino a Porto Marghera, credo di poter dire con certezza che si sarebbero salvate molte vite evitando di abbracciare l’innovazione (se qualcuno sta pensando che quella era un’industria spietata che pensava solo ai guadagni a discapito della salute delle persone… le Big Tech agiscono invece per filantropia?). Non per forza ciò a cui ci siamo abituati andava bene, non per forza abitudini oggi consolidate sono benefiche; abbiamo sbagliato, continuiamo a sbagliare.

La seconda conseguenza dello slogan “è sempre stato così”, ovvero che le innovazioni siano tutte uguali, è similmente errata. Vogliamo davvero paragonare l’impatto e la pervasività di un’invenzione come la lavastoviglie a quella dell’IA? Vogliamo davvero fare un unico calderone di tutte le trovate umane, poste tutte sullo stesso piano, con l’etichetta “tecnologia”? Può avere un senso a livello categoriale, logico, speculativo, ma trovo che anche questa argomentazione rappresenti l’ennesima giustificazione per fare ciò che si vuole: la tecnologia c’è da sempre, quindi ben venga anche l’IA. E’ una modalità di razionalizzazione pigra, comoda, per risultare al passo con i tempi.

L’inferenza che porta a considerare tutta la tecnologia buona, soltanto perché alcune tecnologie lo sono state, è davvero ottusa. Una fionda e l’AI sono entrambe tecnologie, ciononostante stiamo parlando di due dispositivi completamente diversi in termini di impatto, pervasività, “potenza”, influenza.

La televisione, l’automobile o il termostato e l’AI sono tutte tecnologie, ma non sono omologhe; tra loro vi è un salto qualitativo che rende l’AI un elemento del tutto a parte. Si tratta di uno strumento relazionale e attivo. Si tratta di una nuova nicchia tecnologica, a cui possiamo far appartenere Internet, i social network, gli assistenti vocali, gli smartphone... Una famiglia di elementi relazionali, con i quali gli animali umani stanno progressivamente instaurando una relazione sempre più simmetrica.

Ho avuto la fortuna di ascoltare una lezione di uno dei miei idoli professionali, Maryanne Wolf, autrice di bellissimi s...
27/02/2026

Ho avuto la fortuna di ascoltare una lezione di uno dei miei idoli professionali, Maryanne Wolf, autrice di bellissimi saggi sulla lettura. Ha toccato diversi punti, basandosi principalmente sui risultati di numerose ricerche:

I dati ci dicono che le persone leggono sempre meno libri e adottano sempre di più una modalità di lettura, tipicamente digitale, definita “skimming”: rapida, superficiale, a salti, propria di una mente “a cavalletta”.

Lo skimming comporta un maggior numero di distrazioni, minor capacità di memorizzare, minor attenzione, minor tempo speso per l’analisi critica del testo e anche minor coinvolgimento emotivo.

La lettura profonda richiede e favorisce conoscenze pregresse, perspective taking, analisi critica, riflessione, inferenze, immaginazione e apprezzamento della bellezza. La lettura profonda è un veicolo per immedesimarsi nelle storie degli altri, interpretare la mente altrui, empatizzare.

La lettura profonda favorisce processi come la connessione con conoscenze pregresse, la capacità di deduzione, emettere giudizi riguardo le informazioni lette e le loro implicazioni.

Questa rapida diminuzione della lettura profonda ha un impatto concreto sulla società: minor attenzione verso la prospettiva e i bisogni altrui e maggior suscettibilità rispetto a informazioni false e demagogia, effetti che secondo la Wolf contribuiscono a mettere a rischio i fondamenti della democrazia.

La lettura digitale ha dimostrato di peggiorare le prestazioni scolastiche, in particolare quando utilizzata prima degli 8 anni (non è un caso che i paesi scandinavi, inizialmente esaltatissimi dall’apprendimento digitale, stiano rapidamente tornando al cartaceo).

Secondo la Wolf, l’istruzione digitale non consente di beneficiare di tutti i processi consentiti dall’apprendimento tradizionale. Non è una questione di “dipende dall’uso che se ne fa”, ma sono effetti intrinseci allo strumento.

Privandosi della lettura profonda, potenziali lettori di tutto il mondo si stanno perdendo la possibilità di entrare in mondi, storie, personaggi, emozioni… perdendo così tutto ciò che la letteratura ha da offrire, compresa la capacità di apprezzare la bellezza.

18/02/2026

Parlare di salute mentale può peggiorare la salute mentale?

Finalmente si inizia a chiedersi se parlare di salute mentale, nel modo in cui se ne parla, abbia effettivamente un’utilità.
Il problema principale è che se ne parla male, in maniera approssimativa, assillante, spesso con tono rivendicatorio (fai valere il tuo disturbo nel mondo).

Proliferano i neo-disturbi, e il limite tra psicopatologia “ufficiale” e quella “da social” è divenuto nebuloso. I social hanno sì portato attenzione sul tema... ma eccessiva, spingendo a monitorare ossessivamente la qualità della propria salute mentale.

Da una parte vi è una tendenza a sfumare il confine tra normalità e patologia (bene), dall’altra vi è anche una paradossale controtendenza social che vuole categorizzare ogni singola e minima vulnerabilità, inventando costantemente nuovi sintomi e nuove sindromi (“soffro di people pleasing” e simili).

In tal modo è estremamente probabile sentirsi patologici, autoaffibbiarsi una diagnosi, percepirsi malati e molto, molto spesso, in debito con un mondo che non ne tiene conto. Ciò ha portato a una dannosa tendenza all’autodiagnosi difensiva, del tipo “mio figlio si annoia a scuola perché è neurodivergente”, “gli altri non mi capiscono perché ho l’ADHD e penso troppo velocemente”, “al lavoro mi fanno mobbing, vogliono che esponga una relazione anche se ho l’ansia sociale”.

Inoltre, anche ciò che riguarda la psicopatologia ufficiale è stato banalizzato, inflazionato e mal spiegato, in particolare su piattaforme in cui la divulgazione è particolarmente breve, imprecisa, superficiale. Tik Tok, ad esempio.

Uno degli innumerevoli casi: nel 2022 un gruppo di psichiatri tedeschi segnalò una sorta di isteria collettiva, per la quale vari giovani si presentavano negli ambulatori con curiosi tic motori e verbali. In comune, tutti seguivano su Tik Tok popolari influencer affetti da sindrome di Tourette.
“L’espressione di una reazione da stress culturalmente situata, nel quadro di una società che premia gli atteggiamenti vistosi”.

Sembra impossibile?
Abbiamo visto in innumerevoli vicende umane il potere della suggestione, che ha portato individui compiere i peggiori atti, fino al suicidio. Dovremmo stupirci se degli adolescenti inscenano sintomi che hanno visto generare attenzione?

Qualsiasi cosa può andare di moda, e le tendenze possono dettare anche nuovi modi di stare male, nuove forme di sintomatologia, nuove modalità per sentirsi parte di un gruppo.

“La brusca impennata statistica delle sintomatologie ansiose e depressive sembra coincidere con una fase in cui spesso l’esibizione di quei disturbi “romanticizzati, glorificati ed erotizzati”, tiene banco sui social media. I relativi sintomi, pubblicizzati per mezzo di fotografie e video, assurgono così a contrassegni caratteriali che rendono la personalità individuale meglio definita e più interessante di quella altrui.”

Tali riflessioni dovrebbero allertare il senso di responsabilità di chi divulga psicologia sui social, ma soprattutto lo scetticismo di chi ne segue i profili.

Qualche giorno è passato, sperando che abbia permesso il giusto distacco dalla vicenda.Lindsey Vonn è stata celebrata pe...
13/02/2026

Qualche giorno è passato, sperando che abbia permesso il giusto distacco dalla vicenda.

Lindsey Vonn è stata celebrata per il suo gesto di eroismo, diventando simbolo di resilienza, coraggio, esempio per tutti…

Tranne per pochi, io tra questi.

Personalmente, non vorrei mai che i miei ipotetici figli, la mia compagna, i miei amici, i miei famigliari e nemmeno il mio capo o i miei colleghi, la prendessero davvero come esempio.

Nello sport in primis, non vorrei che arrivassero a rischiare la propria vita e la propria salute fisica fino a quel punto.

Ma nemmeno in senso metaforico poiché, se dobbiamo prendere come esempio il suo comportamento, se queste vicende di sport devono divenire un modello esemplare, allora dovremmo ammirare tutti quei comportamenti – che solitamente tanto additiamo – che ne sono il corrispettivo nella vita reale e che pongono il risultato personale davanti a tutti: manager che non dormono per giorni per raggiungere gli obiettivi aziendali, studenti che rinunciano a una vita sociale per poter ottenere l’esito sperato, persone che torturano il proprio corpo per raggiungere assurdi standard di bellezza… e tutte quelle altre forme di ossessione per i traguardi personali che danneggiano – anche per sempre – la propria salute.

In qualsiasi altro ambito la definiremmo ossessione, maniacalità, follia, compulsività, autodistruzione.

E’ questa la lezione dello sport? Un’atleta 41enne, già con una protesi in titanio, che sceglie di partecipare a una gara di una disciplina, già di per sé molto pericolosa, con un crociato in meno e che finisce urlante in mezzo a una pista con una complessa e ulteriore frattura?

E’ salute mentale questa? E’ questo l’esempio che vorremmo seguissero i giovani?

Io non contesto la sua scelta personale, è evidente che ognuno fa ciò che vuole e gli atleti hanno menti diverse (l’ha dimostrato per l’ennesima volta Alex Honnold qualche giorno prima… e nel suo caso è pure dimostrato che abbia un cervello diverso).

Contesto che questa vicenda sia una lezione di vita. Un esempio sano di sport.

Riprendendo le sue parole, io non voglio credere in me stesso in questo modo. E vorrei che nessuno lo facesse.

02/02/2026

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Nel nostro studio torniamo ad occuparci di Psicopatologia dell’Apprendimento:

- Valutazioni neuropsicologiche di difficoltà/Disturbi Specifici dell’Apprendimento, ADHD e dell’età evolutiva

- Interventi individuali e personalizzati di potenziamento degli apprendimenti

Per info:

Dott.ssa Clara Nannelli
Psicologa, specializzata in Psicopatologia dell’Apprendimento

Tel. 334 5325381

claralnannelli@gmail.com

I punti salienti del mio intervento per OPEN MIND:Gli esseri umani, come qualsiasi altro animale, sono il frutto di un p...
28/01/2026

I punti salienti del mio intervento per OPEN MIND:

Gli esseri umani, come qualsiasi altro animale, sono il frutto di un percorso evoluzionistico che ne ha selezionato determinate caratteristiche che perdurano ancora oggi.

La discrepanza tra la velocità dell’evoluzione biologica e quella culturale comporta vari livelli di mismatch evoluzionistico, rendendoci inadatti al mondo che abbiamo creato.

In particolare, alcune caratteristiche umane come flessibilità cognitiva, tendenza al risparmio energetico e suggestionabilità rappresentano elementi di vulnerabilità nella relazione con AI.

Il tema della relazionalità è fondamentale per poter valutare l’impatto dell’AI sugli animali umani. L’AI non è “uno strumento come tanti altri”, ma uno strumento relazionale. Considerarla a sé stante, senza implicare la relazione con l’animale umano né i potenziali effetti, è un approccio estremamente riduttivo.

Si sta rapidamente generando un ciclo di retroazione culturale in cui l’umano crea il non-umano a propria immagine e somiglianza e al contempo inizia a somigliarvi.

L’AI non danneggia il cervello, gli propone nuovi adattamenti. Tra gli effetti principali dell’utilizzo degli LLM troviamo indebolimento delle capacità critiche, memoria, ragionamento e apprendimento profondo.

Siamo all’inizio dell’era della Sedentarietà Cognitiva. Esattamente come abbiamo fatto con la sedentarietà fisica, compensandone i danni con un’adeguata cultura dell’attività fisica, così oggi dobbiamo compensare i potenziali adattamenti da utilizzo di AI con adeguati livelli di attività cognitiva.

Oggi più che mai è necessario un costante dibattito tra esperti di tecnica ed esperti di esseri umani.

Ringrazio AIAC - Associazione Italiana Allenatori Calcio- per l’invito e tutti i partecipanti! 🙏

16/01/2026

Inizio a pensare che una società in cui si parla in maniera ossessiva di salute soltanto in termini di calorie, forza, dieta, fibre, routine, grassi, allenamento, massa, picchi glicemici… e mai in termini di amicizia, amore, passione, educazione, cultura, relazioni, rispetto…

Sia una società ben poco in salute.

Negli ultimi mesi, un po’ spontaneamente, un po’ per scelta, sto davvero poco sui social. Mi sono reso conto di come div...
14/01/2026

Negli ultimi mesi, un po’ spontaneamente, un po’ per scelta, sto davvero poco sui social.

Mi sono reso conto di come diverse attività, che un tempo erano considerate passatempi, richiedano molte più risorse cognitive che fare scrolling continuo tra reel e post.

Giochi da tavolo, giochi di carte, lettura prolungata, lettura del giornale, conversazioni estese, scrivere a mano, ascoltare un’opera, visitare una mostra… Tutto ciò che era considerato alla stregua del cazzeggio, oggi rappresenta attività molto complesse per le nostre menti, abituate a porre attenzione per brevissimo tempo, alla scarsa elaborazione di contenuti già ultra semplici, a passare da un video all’altro senza utilizzare alcuna capacità decisionale.

Siamo nell’epoca della sedentarietà mentale, la quale genera stupidità, vulnerabilità alla manipolazione e inibisce le abilità sociali… rendendoci facili prede delle nuove intelligenze emergenti.

Esattamente come abbiamo imparato a compensare i danni della sedentarietà tramite l’attività fisica, è tempo di far muovere le nostre menti.

In questi giorni leggiamo di esseri umani che sposano intelligenze artificiali, che si confidano con esse, che cercano s...
10/01/2026

In questi giorni leggiamo di esseri umani che sposano intelligenze artificiali, che si confidano con esse, che cercano sicurezza, ascolto, compagnia. Non sono poche persone disturbate, ma un numero incredibilmente crescente di persone normali – tra di noi, come noi, forse noi? - che sta progressivamente sostituendo i rapporti reali con l’AI.

Le relazioni umane sono faticose, imprevedibili, complesse, possono far soffrire, ma non abbiamo potuto mai fare diversamente. In qualche modo siamo sempre stati costretti a danzare tra la solitudine, la sicurezza di relazioni intime, o l’adattamento a rapporti scomodi.

Oggi invece c’è la possibilità, e la conseguente tentazione, di semplificare ed evitarsi tutta ‘sta roba. Instaurare relazioni con AI è – e sarà sempre più - rapido e comodo: nessun contraddittorio, precisa possibilità di personalizzazione, nessuna paura del giudizio, nessun pericolo di non piacere. Sarà ben presto possibile farsi costruire un essere umano su misura come partner.

A quale prezzo per la nostra specie?

…per quest’anno abbiamo dato!Ci vediamo al prossimo, auguri!
31/12/2025

…per quest’anno abbiamo dato!

Ci vediamo al prossimo, auguri!

24/12/2025

Ma quanto era bella una società in cui aveva senso studiare filosofia, storia dell’arte o, chessò, letteratura russa?

Che privilegio abbiamo avuto di poter scegliere di studiare qualcosa non direttamente monetizzabile?

Oggi tutto ciò non ha alcun senso, poiché non è UTILE.

Il senso odierno è uno solo: SCHEI, come si dice dalle mie parti. Schei, che promettono un’ascesa di status, potere, conoscenze, fama, cose e sesso.

Immaginiamo per assurdo che l’università nascesse oggi, nella società odierna.
Quali altre facoltà verrebbero istituite se non quelle riguardanti le discipline STEM? Pochissime.

Oggi l’unico valore riscontrabile - anche - nell’istruzione è la capacità di generare denaro.

Indirizzo

Riviera Matteotti 32
Mira
30034

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