28/03/2020
❓ “Torneremo mai felici come prima?”
❓ “Riuscirò a tollerare di stare a casa ancora due settimane?”
❓ “E se non funzionasse più la connessione internet, come farei!?”
La nostra mente si cimenta molto spesso in “stime emotive” di questo tipo: immaginando una situazione futura, cerchiamo di ipotizzare il nostro stato emotivo qualora dovessimo trovarci a viverla.
La maggior parte delle volte, la nostra mente racconta uno scenario fatto di sofferenza, intolleranza, incapacità di adattamento.
Perché lo facciamo? Principalmente perché crediamo ci aiuti a prepararci al futuro.
📚 Le ricerche in psicologia ci tranquillizzano a riguardo, dimostrando che non siamo molto bravi a stimare le nostre emozioni future, anzi, tendiamo a sovrastimare l’impatto emotivo degli eventi. In sostanza, crediamo che le situazioni ci faranno molto più male di quanto poi accada in realtà.
Si tratta di un fenomeno chiamato “impact bias” che descrive appunto la nostra tendenza a sopravvalutare la durata o l'intensità dei futuri stati emotivi.
Probabilmente tutti voi, osservando le varie vicissitudini della vostra vita, drammatiche o gioiose, noterete che successivamente vi siete “semplicemente” adattati ad esse…. Non siete più tristi o felici come allora.
📚 Le persone tendono a sottovalutare molto la loro capacità di adattamento alle situazioni, la quale è invece un tratto caratteristico della nostra specie; un meccanismo selezionato dall’evoluzione chiamato “hedonic adaptation”, che ci permette di mantenere un equilibrio emotivo piuttosto stabile e di rispondere in modo resiliente di fronte ai cambiamenti della vita.
Sembrerà impossibile, ma per quanti drammi o gioie accadano nella nostra esistenza, pian piano torniamo a una sorta di personale equilibrio emotivo.
📌 Il consiglio per questi giorni è quello di non credere troppo a ciò che la nostra mente racconta.
“Non torneremo più come prima”, “sarà difficilissimo ripartire”, “non ce la faccio più a stare a casa”… E’ proprio credere a queste narrazioni che ci arreca sofferenza, non tanto la situazione in sé.
Cerchiamo invece di rimanere nel presente, giorno dopo giorno, ora dopo ora, respiro dopo respiro, e semplicemente fidarci della nostra futura capacità di reazione e adattamento.