Barbara Setti, Anima & Benessere: Riflessologia MLTC, Trattamenti Olistici

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Barbara Setti, Anima & Benessere: Riflessologia MLTC, Trattamenti Olistici Studio Olistico e di Riflessologia Psicosomatica. Mente, Corpo e Anima. Leggere, lavorare ciò che nasconde un inestetismo.

Trattare piedi, corpo, viso fino alla parte più profonda di noi, ritrovando la nostra naturale energia.

27/12/2025

«Essere disposti a cambiare
è da persone intelligenti.

L'inconscio governa la nostra vita, e l'inconscio è formato dalle nostre convinzioni, molte delle quali sono false anche se le diamo per certe.

Avere un atteggiamento di apertura prima di tutto e tutti, ci mette in condizioni migliori per continuare a crescere.

Come ha già detto Keynes:
"la cosa più difficile del mondo non è che le persone accettino nuove idee, ma che dimentichino quelle vecchie".

Qualcosa di simile a quello che pensava Goethe:
"Stai attento a ciò che impari, perché non potrai dimenticarlo".

Essere aperti al "disapprendimento" è assolutamente indispensabile affinché il vero apprendimento avvenga.

Molte volte ciò che pensiamo di conoscere è ciò che davvero ci impedisce di imparare».

Bertrand Arthur William Russell

24/12/2025

La maggior parte delle persone non immagina quanto possa essere profondo, potente e rivoluzionario un gesto tanto semplice quanto dimenticato: appoggiare la mano su un albero.

Non è stregoneria. Non è fantasia. È connessione. Un ritorno a qualcosa che ci appartiene da sempre. Quando le dita sfiorano la corteccia viva, o quando i piedi nudi incontrano la terra, accade qualcosa. Il corpo si calma, il cuore rallenta. È come se tutta la confusione, le corse, le preoccupazioni si sciogliessero lentamente… lasciando spazio a un silenzio che cura.

In quel contatto, ti riallinei. Ti sintonizzi con il battito profondo del pianeta. Non si sente con le orecchie, ma lo percepisci dentro: un ritmo antico, potente, che ti ricorda che sei parte di qualcosa di più grande.

E non è solo poesia: la scienza lo conferma. Bastano 15 minuti immersi nella natura per abbassare il cortisolo, l’ormone dello stress, e attivare il sistema nervoso parasimpatico. È quello che ti fa respirare più lentamente, più profondamente. È quel momento in cui ti fermi… e finalmente ti senti.

Gli alberi, poi, non offrono solo ombra. Rilasciano fitoncidi, invisibili ma potentissimi: rafforzano il sistema immunitario, migliorano l’umore. Non è un caso se dopo una camminata tra i rami e le foglie ci sentiamo più lucidi, più leggeri, più vivi.

Toccare un albero è molto più che un gesto: è un atto di presenza. Significa essere lì, davvero. Sentire la rugosità della corteccia, la freschezza dell’aria, il fruscio delle foglie. In quell’istante, non c’è passato, non c’è futuro. Ci sei solo tu. E la vita che ti attraversa.

Perché forse, la terapia più autentica non si trova dietro uno schermo o in una pillola. A volte è sotto una chioma verde, in mezzo al silenzio. E bastano 15 minuti per ricordarti una verità che avevi dimenticato: non sei mai stato solo.

La natura non urla. Ma ascolta. Cura. E, se impari a restare, ti insegna come si fa a vivere davvero.

24/12/2025

"Voi capirete cosa sia veramente l'amore quando smetterete di considerarlo un sentimento.
Il sentimento è obbligatoriamente soggetto a variazioni a seconda che si rivolga all'una o
all'altra persona, mentre il vero amore è uno stato di coscienza indipendente dagli esseri e dalle circostanze.
Amare, non significa nutrire un sentimento per qualcuno, bensì vivere nell'amore e fare ogni cosa con amore: parlare, camminare, mangiare, respirare, studiare con amore...
Amare significa aver accordato tutti i propri organi, tutte le proprie cellule e tutte le proprie facoltà, affinché vibrino all'unisono nella luce e nella pace.
L'amore è dunque uno stato di coscienza permanente.
Colui che ha raggiunto quello stato di coscienza sente che tutto il suo essere è impregnato di fluidi divini, e tutto ciò che fa è una melodia."

Omraam Mikhaël Aïvanhov

22/12/2025

La mia nuova campagna sul 'perchè studiare', ecco l'elencone.
Perché il mondo è diventato troppo veloce per permettersi l’ignoranza.
Perché studiare ti salva dalle frasi che iniziano con “è ovvio che”.
Perché studiare allena il dubbio, e il dubbio è una forma altissima di intelligenza.
Perché chi studia cambia idea, senza crollare, perché non era attaccato all’opinione, ma al metodo.
Perché studiare ti insegna a dire “non lo so”, senza vergogna, e a sapere da dove ripartire.
Perché Google non è conoscenza, è solo una porta, e spesso pure girevole.
Perché studiare ti rende meno manipolabile, meno arrabbiabile, meno utile a chi vuole semplificare tutto.
Perché studiare ti dà parole, e chi ha parole non è muto davanti al mondo, perché senza parole restano solo reazioni, e le reazioni sono facilmente programmabili.
Perché studiare ti fa capire quando qualcuno ti sta vendendo fumo, anche se il fumo è ben illuminato.
Perché la competenza è silenziosa, l’ignoranza no.
Perché studiare ti insegna che le cose difficili esistono, e che non tutto deve essere facile per essere giusto.
Perché io studio ancora, ogni giorno, e se a 50 anni studio ancora non è accanimento, è lucidità.
Perché la bellezza senza rigore è solo decorazione.
Perché non puoi avere come obiettivo nella vita diventare influencer, perché l’influenza è una conseguenza, non una direzione.
Perché i social sono un mezzo, non una vocazione.
Perché senza studiare ti senti esperto di virologia, geopolitica, fisica quantistica e rapporti umani, tutto nello stesso pomeriggio.
Perché se punti a piacere, smetterai di studiare, e diventerai intercambiabile.
Perché i like non misurano verità, né competenza, né profondità.
Perché chi non studia dice “è semplice” su cose che hanno venti secoli di bibliografia e sette Nobel coinvolti.
Perché essere seguiti non è essere autorevoli, e l’autorevolezza non nasce da una dashboard.
Perché studiare ti evita di commentare sotto i post con frasi che iniziano con “senza offesa, ma…” e finiscono sempre malissimo.
Perché senza studiare finisci a dire “io la penso così” come se fosse una fonte scientifica.
Studiare è necessario. Lo ripeterò ancora. Finché non diventerà contagioso.

19/12/2025

Non i sogni della notte —
ma quelli della vita.

Quando ti stai convincendo che “va bene così”.
Quando accetti meno di ciò che meriti.
Quando stai per firmare un compromesso con te stesso.

Ti svegliano.
Con una zampa sul viso.
Un miagolio nel silenzio.
Uno sguardo che dice: “No. Non così.”

Non per disturbarti.
Ma per impedirti di addormentarti nella vita sbagliata.

🐾
Loro vegliano.
Anche quando tu hai smesso di farlo.

🐾 Bizet l'AristoGatta

15/12/2025
08/12/2025
07/12/2025

Dipendenza emotiva

Non ami troppo perché ami l’altro. Ami troppo perché cerchi una parte di te che ti sembra persa.

La dipendenza emotiva non nasce dall’amore: nasce da una ferita interna che ancora non ha volto.

Quando ti aggrappi, non cerchi l’altro: cerchi una parte di te stesso che ti sembra mancante.

Secondo Jung, tutti noi portiamo dentro ombre che non vogliamo vedere.
La persona a cui ti aggrappi diventa lo specchio di ciò che non riconosci in te.
Non è lui o lei a mancarti: sei tu a cercare dentro l’altro il completamento di un Sé frammentato.

Spesso questa ferita nasce dal non sentirsi visti, riconosciuti, accettati per ciò che si è.
Quando questa paura domina, può portare a un’alterazione del modo in cui ci relazioniamo:

nel polo del “più”, cerchiamo l’altro per falsa sicurezza, controllo, o per sentirci superiori o rassicurati;
nel polo del “meno”, cerchiamo l’altro per colmare insicurezze, timori, senso di vuoto o mancanza di valore.
In entrambe le posizioni, l’altro diventa strumento del nostro tornaconto: lo si cerca non per amore, ma per riempire un vuoto che appartiene solo a noi.

Quando l’altro non risponde, o se ne va, la tua psiche si disorganizza.
Il vuoto che senti non è assenza dell’altro: è l’eco di ciò che non hai ancora accolto in te stesso.

La dipendenza emotiva è il tentativo di colmare una ferita primaria, un vuoto interiore che hai cercato di dimenticare.
Ti aggrappi perché temi di affrontare la tua solitudine interiore.
Temi di guardare la tua ombra.

Inconsciamente, provi a trovare nell’altro ciò che potresti integrare dentro: amore, conferma, sicurezza, interezza.

Ma come Jung ci insegna, l’integrazione arriva solo dentro di noi.
Quando guardi in faccia te stesso, accetti le parti di te che hai negato, vedi la tua ferita senza cercare soccorso esterno, il bisogno di aggrapparsi svanisce.

Allora l’altro non è più un’ancora: diventa un compagno di viaggio libero.

La dipendenza emotiva muore quando inizi a dire:
“Non ti cerco più per completarmi. Ti scelgo per camminare insieme a te.”

Quando il Sé autentico emerge, crolla il bisogno di possesso, controllo o appoggio esterno.
Resta solo la possibilità di amare senza aggrapparsi, di guardare l’altro senza perdere te stesso.

La vera guarigione non è nell’altro: è il ritorno a casa, dentro di te.
Ed è lì che nasce l’amore libero: quello che scaturisce dall’integrità del tuo Sé.

E tu, quale parte di te stai ancora cercando negli altri?

Katia Iudicelli

07/12/2025

Indirizzo

Via Piave 73
Mirandola
41037

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