04/02/2026
Buona giornata con ~Il Saggio dello Sport~ 🙏
Il disfattismo è contagioso. Lo vediamo bene oggi, in un’epoca in cui dilaga. Siamo pessimisti verso il futuro, verso l’idea che le cose possano davvero cambiare. E allora ci arrendiamo al dato di fatto. Ci lasciamo trascinare dagli eventi, restando con le mani in mano. Perché, tanto, opporre resistenza “non servirebbe a nulla”.
Capisco quanto sia facile cadere in questa trappola. Perché il disfattismo si attacca, si respira, si diffonde. E in una società disfattista, è difficile non diventare disfattisti a nostra volta.
Il problema, però, è che il disfattismo non cambia nulla. Perché magari, anche agendo, non cambierà niente. Ma almeno, agendo, ci apriamo alla possibilità del cambiamento. Possibilità che, invece, il disfattismo chiude in partenza.
In un certo senso, il disfattismo si autoalimenta: uno si convince che tanto è inutile, e allora non fa nulla, e allora non cambia nulla e allora si convince che aveva ragione a pensare che era inutile.
C’è un luogo che ancora resiste al disfattismo: lo sport.
Infatti, sul campo o in palestra non trovi gente rassegnata. Al contrario, trovi gente che ci prova, che si allena, che cerca di cambiare. Si tratta di un ambiente incoraggiante, dove a chi si mette in gioco non si dice “Ma chi te lo fa fare?”, ma “Dai che ce la fai!”.
Anche quando è difficile, lo sport ci insegna che vale la pena scendere in campo, perché è sempre meglio rimboccarsi le maniche che piangersi addosso.
In questo modo, si coltiva l’ottimismo: diffondendolo con atti d’impegno rivolti al futuro. Perché anche l’ottimismo, proprio come il disfattismo, è contagioso.
La differenza è questa: il disfattismo si nutre di inazione, l’ottimismo di azione. ❤️