23/01/2026
Molte ragazze e donne neurodivergenti raccontano di trovarsi più a loro agio nelle relazioni con i maschi perché spesso la comunicazione maschile risulta più lineare, diretta e prevedibile. Meno giochi sociali, meno sottointesi, meno dinamiche implicite da decifrare.
Questo significa meno fatica cognitiva: non dover interpretare continuamente ciò che non viene detto, non dover stare allerta per cogliere sfumature, alleanze, cambi di ruolo. Per una persona neurodivergente, tutto questo può fare una grande differenza nel sentirsi a proprio agio.
Al contrario, le dinamiche relazionali tra ragazze — fatte spesso di impliciti, pettegolezzi, equilibri sottili — possono risultare molto più difficili da comprendere e gestire, sia nell’adolescenza che nell’età adulta, anche in contesti lavorativi.
Questo però ha un rovescio della medaglia. Proprio perché la comunicazione diretta è più rassicurante, alcune ragazze neurodivergenti possono risultare più vulnerabili nelle relazioni affettive e sentimentali. Possono prendere alla lettera ciò che viene detto, non cogliere segnali ambigui o manipolatori, fidarsi troppo facilmente, faticare a leggere dinamiche relazionali complesse.
Questa ingenuità sociale non è mancanza di intelligenza, ma un diverso modo di processare le relazioni. Per questo è fondamentale affiancare le ragazze neurodivergenti, soprattutto quando si avvicinano all’adolescenza, con una buona educazione affettiva ed emotiva. Un’educazione che aiuti a riconoscere confini, segnali di rischio, ambiguità relazionali, e che non dia per scontato che “capiranno da sole”.
Non si tratta di renderle diffidenti, si tratta di dare strumenti, così che la loro autenticità non diventi un punto di vulnerabilità.
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