Luisa Zaccarelli psicoterapeuta

Luisa Zaccarelli psicoterapeuta Psicologa, psicoterapeuta, neurobiologa e formatrice. Accompagno genitori e adulti nel percorso di diagnosi della neurodivergenza
www.luisazaccarelli.it

Nelle prime sedute con persone che arrivano a valutare una possibile diagnosi in età adulta, c’è un pensiero molto ricor...
24/04/2026

Nelle prime sedute con persone che arrivano a valutare una possibile diagnosi in età adulta, c’è un pensiero molto ricorrente formulato in modi diversi ma con lo stesso nucleo:

“Non so se ho davvero diritto a essere qui…”

È una delle manifestazioni più silenziose e più devastanti del masking prolungato. Quando hai passato anni — a volte decenni — a costruire strategie per sembrare neurotipia/o, a un certo punto quella costruzione diventa talmente solida da ingannarti per prima/o.

Guardi indietro e vedi qualcuno che ha studiato, lavorato, avuto relazioni, portato avanti una vita. E pensi: non può essere neurodivergente qualcuno che ha fatto tutto questo.

Quello che quella lettura non include è il costo. Le domeniche passate a recuperare dall’energia spesa durante la settimana. Le relazioni gestite come equazioni da risolvere. Il rumore di fondo dell’ansia che non se ne va mai del tutto.

Funzionare, a volte, è la prova che sei diventatə bravissimə a non farlo vedere.

Di masking, e non solo, parlo nel mio nuovo libro La stanza delle differenze , edito da Fabbrica dei segni, in uscita l’1 giugno. Se vuoi leggere un piccolo estratto in anteprima, nella bio trovi il link per iscriverti alla mia newsletter ☺️🙏.

Una delle prime cose che mi hanno insegnato — e che continuo a dover ricordare anche a me stessa — è che linguaggio e co...
21/04/2026

Una delle prime cose che mi hanno insegnato — e che continuo a dover ricordare anche a me stessa — è che linguaggio e comunicazione non sono sinonimi.

Il linguaggio è uno strumento. La comunicazione è l’intenzione, il bisogno, la relazione che ci sta dietro.

Nella pratica clinica e nella vita quotidiana con persone neurodivergenti, confondere i due livelli genera incomprensioni enormi. Un bambino che non parla viene spesso trattato come se non avesse niente da dire. Un adulto che parla in modo fluente viene spesso trattato come se non avesse difficoltà comunicative.

L’ecolalia è forse l’esempio più eloquente di questa distanza. È ancora troppo spesso vista come un sintomo da eliminare, quando invece può essere un ponte — il modo in cui una persona trova le parole per qualcosa che non ha ancora parole sue.

Ascoltare oltre il linguaggio richiede pazienza e un cambio di prospettiva. Ma è lì che inizia la vera comunicazione.

Ne parlo anche nel mio nuovo libro in uscita a breve, se ti va di leggere le prime pagine, potrai scaricare un piccolo estratto iscrivendoti alla mia newsletter ☺️. Nella mia bio trovi il link per iscriverti!

Della stanza di Tommaso mi colpì tantissimo la creatività delle sue soluzioni. Soluzioni che spesso gli adulti non capis...
17/04/2026

Della stanza di Tommaso mi colpì tantissimo la creatività delle sue soluzioni. Soluzioni che spesso gli adulti non capiscono, e per questo distruggono — tolgono l’oggetto, interrompono il
rituale, modificano la routine. Senza sapere che stanno demolendo l’unica impalcatura che tiene in piedi il bambino.

Troverai la stanza di Tommaso, insieme a tante altre stanze, nel mio nuovo libro La stanza delle differenze edito da La Fabbrica dei Segni e in uscita a Maggio. ☺️

Illustrazione di

Tra i quadri clinici che più spesso nascondono una neurodivergenza non riconosciuta, i disturbi alimentari occupano un p...
14/04/2026

Tra i quadri clinici che più spesso nascondono una neurodivergenza non riconosciuta, i disturbi alimentari occupano un posto che non possiamo continuare a ignorare.

Non perché esista un legame automatico e universale. Ma perché il cibo — la sua texture, la sua prevedibilità, il controllo che offre, la scarica che produce — può svolgere una funzione di regolazione sensoriale ed emotiva molto precisa in chi non ha altri strumenti a disposizione.

Quando lavoriamo con pazienti con DCA, ci formiamo su attaccamento, trauma, immagine corporea. Raramente ci formiamo sulla possibilità che quel paziente stia anche cercando di gestire un sistema nervoso che non riesce a regolarsi in altro modo.

Aggiungere quella domanda al percorso diagnostico non significa complicare tutto.
Significa avere una mappa più completa — e quindi più utile.

Nel mio nuovo libro, La stanza delle differenze, troverai anche questa stanza. Uscirà a breve e non vedo l’ora che tu lo possa leggere!

Una delle cose che mi ha colpita di più, lavorando con adulti che ricevono una diagnosi tardiva, è quanto spesso la loro...
10/04/2026

Una delle cose che mi ha colpita di più, lavorando con adulti che ricevono una diagnosi tardiva, è quanto spesso la loro intelligenza sia stata usata contro di loro.

“Sei troppo sveglia per avere questi problemi.”
“Se capisci tutto così bene, perché non riesci a stare in mezzo alla gente?”
“Con quella testa che hai, non hai scuse.”

L’intelligenza cognitiva e il funzionamento neurologico sono due cose distinte. Una persona autistica con alto profilo cognitivo può eccellere in certi ambiti e trovarsi in difficoltà profonda in altri, non certo per mancanza di impegno o volontà, ma perché il suo sistema nervoso funziona diversamente.

Continuare a usare l’intelligenza come metro per escludere una neurodivergenza significa lasciare molte persone senza una spiegazione, senza supporto, e con la convinzione silenziosa di avere qualcosa che non va.

Non è così.
È solo che nessuno ha ancora guardato nel posto giusto.

Ho una frase che uso spesso con i genitori che vengono da me esausti, preoccupati, a volte anche arrabbiati con loro ste...
07/04/2026

Ho una frase che uso spesso con i genitori che vengono da me esausti, preoccupati, a volte anche arrabbiati con loro stessi per non riuscire a “gestire” il comportamento del loro figlio o della loro figlia.

“Ogni comportamento che non capiamo è una soluzione a un problema che non abbiamo ancora visto!”

Non è una formula consolatoria. È una bussola clinica.

Se vuoi approfondire, ne parlo anche nel mio libro La Stanza delle Differenze, in uscita a breve. Ogni capitolo è una stanza, perché ogni persona ha il suo modo di abitare il mondo e di comunicare da lì.

04/04/2026

Respirazione 4-7-8.

Espiri lentamente → il corpo si calma
perché attivi il sistema nervoso che abbassa l’attivazione.

Quando il corpo rallenta, anche la mente segue.

Se la provi, scrivimi nei commenti come va ✨
Buona Pasqua 🌿

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Oggi, 2 aprile, è la   Quest’anno ho scelto di partire da un’intervista che ha fatto discutere, quella alla Dott.ssa Dam...
02/04/2026

Oggi, 2 aprile, è la
Quest’anno ho scelto di partire da un’intervista che ha fatto discutere, quella alla Dott.ssa Dame Uta Frith — una delle ricercatrici che più ha contribuito a far riconoscere l’autismo come condizione neurologica — che ha dichiarato al TES Magazine di non credere più che l’autismo sia uno spettro.
Alcune delle sue affermazioni mi hanno lasciata perplessa e le commento qui.

Trovate l’intervista integrale (in inglese) di Dame Uta Frith su www.tes.com/magazine

01/04/2026
Una delle frasi che sento più spesso — da genitori, da colleghi, a volte anche da persone che stanno valutando una diagn...
31/03/2026

Una delle frasi che sento più spesso — da genitori, da colleghi, a volte anche da persone che stanno valutando una diagnosi per sé stesse — è: “Ma non sembra così autistico/a!”

Quella frase nasce da un’immagine molto precisa e molto parziale di cosa sia l’autismo. Un’immagine che esclude tutto ciò che non corrisponde a quel profilo specifico.

Lo spettro non è una linea su cui ci si posiziona più o meno vicini all’autismo. È una costellazione di caratteristiche che si combinano in modo unico in ogni persona. Chi ha un profilo ad alta autonomia può lavorare, avere relazioni, funzionare — e allo stesso tempo portare una fatica invisibile che nessuno vede perché ha imparato a nasconderla molto bene.

Conoscere i diversi profili non serve a catalogare le persone, serve piuttosto a smettere di usare “sembra normale” come criterio diagnostico.

29/03/2026

Ci tenevo a fare un po’ di chiarezza sulla diagnosi di ADHD del ragazzo tredicenne che ha accoltellato la sua professoressa a Trescore Balneario.
Non è importate solo per gli psicoterapeutici formarsi, ma anche per insegnanti e genitori, non si può più prescindere per non mandare avanti clichè che possono generare solo ulteriore disagio.

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