24/04/2026
Nelle prime sedute con persone che arrivano a valutare una possibile diagnosi in età adulta, c’è un pensiero molto ricorrente formulato in modi diversi ma con lo stesso nucleo:
“Non so se ho davvero diritto a essere qui…”
È una delle manifestazioni più silenziose e più devastanti del masking prolungato. Quando hai passato anni — a volte decenni — a costruire strategie per sembrare neurotipia/o, a un certo punto quella costruzione diventa talmente solida da ingannarti per prima/o.
Guardi indietro e vedi qualcuno che ha studiato, lavorato, avuto relazioni, portato avanti una vita. E pensi: non può essere neurodivergente qualcuno che ha fatto tutto questo.
Quello che quella lettura non include è il costo. Le domeniche passate a recuperare dall’energia spesa durante la settimana. Le relazioni gestite come equazioni da risolvere. Il rumore di fondo dell’ansia che non se ne va mai del tutto.
Funzionare, a volte, è la prova che sei diventatə bravissimə a non farlo vedere.
Di masking, e non solo, parlo nel mio nuovo libro La stanza delle differenze , edito da Fabbrica dei segni, in uscita l’1 giugno. Se vuoi leggere un piccolo estratto in anteprima, nella bio trovi il link per iscriverti alla mia newsletter ☺️🙏.