Medicina Alimentazione e Prevenzione

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Durante il corso dei miei studi in Medicina e Chirurgia , con molta dedizione , ho studiato le malattie che affliggono l 'uomo e le terapie annesse per tentare di guarirle.Ho sempre sottovalutato tuttavia la possibilità che le stesse fossero prevenibili e che se ne potesse ridurre incidenza e morbilità .Concluso l'iter accademico ho intrapreso un percorso formativo post-laurea che mi ha portato nel mondo della Medicina Generale e della Nutrizione.Ciò ha amplificato in me il concetto di " prevenzione " e la convinzione che ,nei nostri ambulatori medici ,prima di prescrivere un farmaco , sia cosa fondamentale parlare ai nostri pazienti ,prenderli per mano e accompagnarli pian piano lungo la strada del benessere fisico e mentale ,guidandoli verso un corretto stile di vita e una sana alimentazione

Dott.Borgomastro Flavio
Formaz.Spec.in Medicina Generale
Alimentazione e Nutrizione
Socio SIO -Società Italiana dell'Obesità -

03/03/2018

Stili vita più che geni influenzano patrimonio batteri buoni
Studio su Nature, genetica rappresenta circa 2% della variazione

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( ) - , 1 MAR - La genetica non gioca un ruolo importante nel determinare il nostro microbioma, ovvero il patrimonio personale di batteri buoni. A pesare molto di più è la dieta e gli stili di vita. Sono questi i risultati di uno studio pubblicato sulla rivista Nature.
Negli ultimi anni, studio dopo studio, si è scoperto che il nostro microbioma determina quasi ogni aspetto della nostra salute; e la sua composizione microbica, che varia da individuo a individuo, può contenere la chiave di tutto, dall'aumento di peso agli stati d'animo. Alcuni ricercatori avevano suggerito che questa variazione inizia con differenze nel nostro patrimonio genetico, ma uno studio su larga scala, condotto presso il Weizmann Institute of Science, mette in discussione questa idea e fornisce la prova che la connessione tra microbioma e stili di vita potrebbe essere ancora più importante di quanto pensassimo. La ricerca è stata condotta su un database di circa 1.000 israeliani che avevano partecipato a uno studio longitudinale sulla nutrizione. Israele ha infatti una popolazione molto diversificata, che presenta un ambiente sperimentale ideale per indagare gli effetti delle differenze genetiche. Oltre ai dati sui geni e alla composizione del microbioma, le informazioni raccolte per ciascun partecipante includevano abitudini alimentari, stile di vita e farmaci, oltre a misurazioni di colesterolo, peso, livelli di glucosio nel sangue e altri parametri clinici. Analizzando questi dati i ricercatori hanno scoperto con sorpresa che la genetica dell'ospite ha un ruolo minore nel determinare la composizione del microbioma, rappresentando solo il 2% circa della variazione tra persone. Mentre la dieta e lo stile di vita sono di gran lunga i fattori più determinanti. Non possiamo cambiare i nostri geni, commentano i ricercatori, "ma ora sappiamo che possiamo influenzare, e persino rimodellare, la composizione dei diversi tipi di batteri che ospitiamo nei nostri corpi".(ANSA).

24/01/2018

La migliora la memoria e l'umore
Notati nel cervello meno segnali proteine legate all'Alzheimer

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( ) - , 23 GEN - C'è un motivo in più per amare il curry: la curcuma fa migliorare la memoria e l'umore. Ed ecco perché in India ci sarebbero migliori performance cognitive e meno malati di Alzheimer. E' il risultato di una ricerca condotta dall'Università della California pubblicata sull'American Journal of Geriatric Psychiatry. Sono stati coinvolti nello studio 40 adulti tra i 50 e i 90 anni con lievi disturbi della memoria. Sono stati divisi in due gruppi: ad uno è stato assegnato un placebo e all'altro 90 milligrammi di curcumina, per due volte al giorno per 18 mesi. I test di memoria per chi aveva assunto curcuma erano migliori del 28%. Inoltre, avevano avuto un lieve miglioramento dell'umore e meno segnali delle proteine amiloidi e tau nell'amigdala e dell'ipotalamo, regioni del cervello che controllano le funzioni emotive e della memoria. Queste due proteine sono associate alle malattie neurodegenerative come l'Alzheimer. "Esattamente come la curcumina esercita i suoi effetti non è certa, ma potrebbe essere dovuta alla sua capacità di ridurre l'infiammazione cerebrale, che è stata collegata sia alla malattia di Alzheimer sia alla depressione maggiore", ha detto Gary Small, primo autore dello studio.(ANSA).

13/01/2018

Anche le possono contribuire al raggiungimento del fabbisogno giornaliero di

29/11/2017

In questa stagione possiamo fare scorta di anche attraverso i

26/10/2017

da piccoli riduce il rischio di 1

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( )- , 25 OTT - Livelli adeguati di vitamina D nell'infanzia riducono il rischio di diabete di tipo 1 nei bimbi a rischio genetico di sviluppare la malattia. La protezione offerta da questa vitamina è legata al fatto che regola il sistema immunitario.
È quanto emerge da una ricerca dell'University of Colorado Anschutz Medical Campus, pubblicata sulla rivista Diabetes. I risultati sono parte di uno studio denominato Teddy (The Environmental Determinants of Diabetes in the Young), iniziato nel 2004 con l'obiettivo di trovare fattori scatenanti e protettivi del diabete 1 e che coinvolge 8676 bambini, tutti con un rischio genetico di sviluppare la patologia.
Complessivamente, 376 hanno sviluppato anticorpi precursori della malattia e sono stati confrontati con altri 1041 che invece non avevano la stessa problematica. I risultati hanno evidenziato che i livelli di vitamina D erano bassi proprio nei bimbi che sviluppavano gli anticorpi precursori della malattia rispetto agli altri, mentre con livelli più alti di questa vitamina il rischio di andare incontro a diabete 1 si riduceva.
(ANSA).

18/10/2017

Broccoli e cavolfiori un toccasana per salute intestino
Aiutano a mantenere una flora bilanciata

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( )- , 17 OTT - Sono in tanti a non amarli, eppure broccoli, cavolfiori e cavoletti di Bruxelles non dovrebbero mai mancare nella dieta, perché promuovono la salute intestinale. È quanto emerge da uno studio della Pennsylvania State University, pubblicato su Journal of Functional Foods. Lo studio è stato svolto sui topi e ha dimostrato che se seguivano una dieta che prevedeva regolarmente broccoli (constava per un 15 per cento complessivo di questo alimento), gli animali erano in grado di resistere meglio a problematiche come la colite o la sindrome della permeabilità intestinale, nella quale l'intestino, in sostanza, rischia di diventare 'permeabile' a tossine e altri microrganismi perché non si riesce a costruire una 'barriera' che è molto importante per la salute dell'organismo. I ricercatori ritengono che le verdure crocifere, come broccoli, cavolfiori e cavoletti di Bruxelles, contengano un composto che si scinde in altre sostanze nello stomaco, che poi legano e attivano un recettore, noto come idrocarburo arilico.
Nell'intestino questo aiuta a mantenere una flora bilanciata e a migliorare la funzione di 'barriera', che fa transitare il cibo correttamente ma non tossine e microrganismi. È così che quindi si previene la sindrome della permeabilità intestinale che può portare a infiammazione e conseguenze come artrite e malattie cardiache.
Nell'uomo, la quantità utilizzata per l'esperimento è equivalente a tre coppette e mezzo di broccoli al giorno.
(ANSA).

Ben otto società scientifiche hanno confermato l'inutilità di molti test per le intolleranze alimentari non supportati d...
24/09/2017

Ben otto società scientifiche hanno confermato l'inutilità di molti test per le intolleranze alimentari non supportati da studi validati scientificamente

Otto società scientifiche hanno stabilito che «non esiste alcun legame tra la presenza di eventuali allergie e il sovrappeso». Test diagnostici inutili: un business molto costoso

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