Accademia Italiana Ricerca della Salute

Accademia Italiana Ricerca della Salute Il Corpo possiede tutti gli strumenti per autocorreggersi, per attuare una naturale guarigione, compito dell'uomo è trovare i metodi per utilizzarli!

Ricerca e Pratica delle modalità per far emergere la Salute attraverso l'attivazione naturale di meccanismi di autocorrezione che il corpo possiede, utilizzando l'Osteopatia, la Psicologia, la Posturologia, l’Attività Fisica. The English version and German version comes right after the Italian one

La finalità dell’Accademia Italiana Ricerca della Salute è quella di promuovere un’educazione alla prevenzione e ricercare le modalità per potenziare o far emergere la Salute attivando meccanismi di autocorrezione attraverso interventi naturali legati al mondo dell'Osteopatia, Psicologia, Posturologia, alla sana alimentazione e ad una corretta ed individualizzata attività fisica di Wellness, il tutto in ossequio al pensiero di Andrew Taylor Still, padre dell’Osteopatia, il quale affermava che…”Il compito del medico è cercare la Salute, tutti sanno trovare la malattia”. Le informazioni saranno divulgate attraverso articoli che tratterranno argomenti di Osteopatia,Osteopatia Biodinamica (Movimento Presente e Quiete), Fisica Quantistica, Psicologia, Attività Olistiche, Wellness. Il credo che ha portato alla nascita dell’A.I.R.S. è che Mente,Corpo e Spirito, sono un’unica dimensione, ed il Corpo è “Uno” nel suo funzionamento nonostante formato da varie parti anatomiche, ed il tutto è integrato nell’Ambiente che lo circonda e che quindi lo condiziona; la Salute è l’equilibrio del corpo in relazione all’Ambiente, quando questo equilibrio si rompe si manifesta la Malattia. L’ “Accademia Italiana Ricerca della Salute” riserva ai propri soci attività e servizi per migliorare la salute ed organizza seminari, corsi di aggiornamento e consulenze individualizzato per privati, aziende e centri fitness/Wellness. L' A.I.R.S. si avvale della collaborazione di professionisti del settore dell'Osteopatia, Posturologia, Psicologia e del Fitness/Wellness

Le attività dell' A.I.R.S sono riservate ai suoi soci e sono coordinate dal dott. Rino Mastromauro - Osteopata
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ITALIAN ACADEMY for RESEARCH in HEALTH

The purpose of the Italian Academy for Research in Health is essentially to promote awareness in the prevention of health and find ways of enhancing it or making it emerge by activating mechanisms of self-correction through natural interventions related to the world of alternative medicine such as a healthy diet and a correct psycho-physical, or better, holistic activity, all in accordance with the thought of Andrew Taylor Still, the father of Osteopathy, who said that ... "The doctor's job was to seek Health, everyone knows how to find an illness." Information will spread through articles related to Osteopathy, Biodynamic Osteopathy (Present Movement and Quiet), Quantum Physics, Psychology, Nutrition, Biology, Traditional Chinese Medicine, Alternative Medicine, Holistic activities and physical activities. The ideology that brought about AIRS, is that mind and body are one dimension, and the Body is "One" in the way it functions despite the fact that it is made up of various body parts. The Body is all integrated with the Environment that surrounds and influences it; Health is the body’s balance in relation to the environment and when this balance breaks, illnesses arise. The body has all the right tools to self-correct or to heal itself in a natural way, man's job is to find ways to use them! Doctor Rino Mastromauro
Founder and President of A.I.R.S. (Italian Academy for Research in Health)
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Dr. Rino Mastromauro is available for meetings regarding single matter topics or Seminars, held in English or German with the help of native speaker assistants who work alongside him.
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Italienische Akademie für Gesundheitsforschung
Die italienische Akademie für

Gesundheitsforschung hat sich im Wesentlichen zum Ziel gesetzt, eine korrekte Verhaltensweise zur Prävention von Krankheiten zu fördern und Methoden zu erforschen, um die Gesundheit zu stärken oder herbeizuführen. Dies soll durch die Aktivierung von Selbstheilungsmechanismen geschehen, die im Rahmen natürlicher Methoden wie alternative Medizin, gesunde Ernährung und eine korrekte körperlich-geistige bzw. ganzheitliche Aktivität eingebunden werden. Dieses Konzept beruht auf dem Leitgedanken des Gründers der Osteopathie, Andrew Taylor Still, der beteuert: "Die Aufgabe eines Arztes ist es, die Gesundheit des Patienten zu suchen, denn die Krankheit kann jeder finden." Alle Informationen zu den Themen Osteopathie, biodynamische Osteopathie (aktive und ruhige Bewegung), Quantenphysik, Psychologie, Ernährung, Biologie, traditionelle chinesische Medizin, alternative Medizin, ganzheitliche und körperliche Aktivität werden in Form von Artikeln bekannt gegeben. Das Kredo, dass zur Gründung dieser Akademie A.I.R.S geführt hat, beruht auf dem Konzept, dass Körper und Geist eine einzige Dimension sind. Der Körper ist "eins" in seiner Funktion. Obwohl er aus anatomischer Sicht aus verschiedenen Teilen besteht, ist er als "Ganzes" in ein Umfeld integriert, welches ihn umgibt und folglich konditioniert. Gesundheit bezeichnet das Gleichgewicht des Körpers im Verhältnis zu seiner Umwelt und wenn dieses Gleichwicht nicht mehr gegeben ist, manifestieren sich Krankheiten. Der Körper besitzt alle Instrumente, die für eine Autokorrektur notwendig sind, um eine natürliche Heilung herbeizuführen. Die Aufgabe des Menschen ist es, die richtige Methode zu finden und diese anzuwenden! Herr Doktor Rino Mastromauro hält nach Terminabsprache Vorträge oder Seminare in deutscher und englischer Sprache dank der Kollaboration mit deutschen und englischen Muttersprachlern. Doktor Rino Mastromauro
Gründer und Präsident der Akademie A.I.R.S
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QUANDO IL SINTOMO SERVE : le resistenze inconsce alla guarigioneDi Rino Mastromauro Nella pratica clinica è relativament...
14/03/2026

QUANDO IL SINTOMO SERVE : le resistenze inconsce alla guarigione

Di Rino Mastromauro

Nella pratica clinica è relativamente frequente osservare pazienti che, pur dichiarando il desiderio di migliorare, mettono in atto comportamenti che ostacolano il processo terapeutico. Questo fenomeno non indica necessariamente una volontà conscia di rimanere malati; più spesso riflette dinamiche psicologiche complesse in cui il sintomo svolge una funzione adattiva o protettiva. In letteratura tali dinamiche sono descritte attraverso concetti come resistenza terapeutica, guadagno secondario della malattia e funzione difensiva del sintomo.
La tradizione psicoanalitica ha introdotto il concetto di resistenza, intesa come l’insieme dei processi inconsci che impediscono al paziente di confrontarsi con contenuti emotivi conflittuali o dolorosi. Secondo Freud, i sintomi psicologici rappresentano spesso un compromesso tra impulsi, emozioni e difese interne (Freud, 1926). In questo senso il sintomo non è soltanto un segno di patologia, ma anche un meccanismo che protegge l’individuo da un’angoscia percepita come più minacciosa.
Un altro concetto rilevante è quello di guadagno secondario, che indica i benefici indiretti che una persona può ottenere dalla propria condizione di malattia. Tali benefici possono includere maggiore attenzione da parte degli altri, riduzione delle responsabilità sociali o lavorative, oppure la possibilità di evitare situazioni percepite come stressanti (American Psychiatric Association, 2022). Anche quando questi vantaggi non sono consapevoli, possono contribuire al mantenimento del disturbo.
Sebbene questi concetti siano stati sviluppati principalmente nell’ambito della psicologia e della psichiatria, fenomeni simili sono osservabili anche in altri contesti clinici. Professionisti della riabilitazione, della fisioterapia e dell’osteopatia riportano talvolta situazioni in cui il miglioramento fisico del paziente incontra resistenze implicite. In tali casi, il sintomo corporeo può assumere un ruolo nella regolazione di dinamiche personali o relazionali. Ad esempio, un dolore cronico può diventare, inconsciamente, una modalità per legittimare il riposo, ottenere supporto sociale o evitare attività percepite come eccessivamente impegnative.
Dal punto di vista cognitivo-comportamentale, questi fenomeni possono essere interpretati anche attraverso il rinforzo negativo. Un individuo che evita una situazione che gli provoca dolore o ansia sperimenta un sollievo immediato; tale sollievo rafforza il comportamento di evitamento, contribuendo alla persistenza del problema nel tempo (Beck, 2011). Questo meccanismo può essere presente sia nei disturbi psicologici sia nelle condizioni dolorose croniche.
Un ulteriore fattore riguarda l’identità personale. Quando un disturbo o un sintomo persiste per lunghi periodi, può integrarsi nella rappresentazione che la persona ha di sé. L’idea della guarigione implica allora un cambiamento identitario e relazionale che può generare incertezza o timore.
Comprendere queste dinamiche è fondamentale per tutti i professionisti della salute. Piuttosto che interpretare la mancata adesione al trattamento come semplice opposizione, molti approcci clinici contemporanei suggeriscono di esplorare la funzione che il sintomo svolge nella vita del paziente. Solo quando emergono strategie psicologiche e relazionali alternative diventa possibile ridurre la necessità del sintomo e favorire un cambiamento stabile.

Dott Rino Mastromauro
Osteopata - LM51 in Psicologia Clinica e della Salute - Tirocinante di Psicologia - Posturologo - Personal Trainer Professionista -Docenza trentennale nei corsi di formazione

Bibliografia
American Psychiatric Association. (2022). Diagnostic and statistical manual of mental disorders (5th ed., text rev.; DSM-5-TR).

Beck, J. S. (2011). Cognitive behavior therapy: Basics and beyond (2nd ed.). Guilford Press.

Freud, S. (1926). Inhibitions, symptoms and anxiety.

Gabbard, G. O. (2014). Psychodynamic psychiatry in clinical practice (5th ed.). American Psychiatric Publishing.

ALLENAMENTO CON I PESI: STRATEGIA DI PREVENZIONE NEURODEGENERATIVADi Rino MastromauroNegli ultimi anni la ricerca in amb...
07/03/2026

ALLENAMENTO CON I PESI: STRATEGIA DI PREVENZIONE NEURODEGENERATIVA

Di Rino Mastromauro

Negli ultimi anni la ricerca in ambito geroscientifico ha iniziato a chiarire un punto cruciale: l’allenamento con i pesi non agisce solo su muscoli e metabolismo, ma può influenzare direttamente la biologia cerebrale. Un esempio rilevante è lo studio randomizzato controllato pubblicato su Geroscience da Vints e colleghi (2024), che ha indagato l’impatto di 12 settimane di allenamento di resistenza su marcatori ematici, neurometaboliti e volumetria ippocampale in adulti tra 60 e 85 anni.

L’ippocampo è una struttura chiave per memoria e apprendimento ed è particolarmente vulnerabile all’invecchiamento. Nel trial, 70 partecipanti sono stati assegnati a un programma di resistance training progressivo per gli arti inferiori oppure a un gruppo di controllo sedentario. Prima e dopo l’intervento sono stati misurati biomarcatori nel sangue (IGF-1, IL-6, chinurenina), volumi delle sottoregioni ippocampali tramite risonanza magnetica e neurometaboliti cerebrali mediante spettroscopia protonica (¹H-MRS) (Vints et al., 2024).

Un dato significativo riguarda la chinurenina (KYN), molecola associata a processi neuroinfiammatori: i soggetti con maggiore rischio di lieve decadimento cognitivo (MCI), identificati tramite MoCA, presentavano livelli più elevati di KYN e un volume ridotto del subiculum ippocampale rispetto ai soggetti a basso rischio. Questo conferma il legame tra infiammazione sistemica e vulnerabilità cerebrale nell’invecchiamento (Vints et al., 2024).

Sebbene il confronto diretto tra gruppo allenato e controllo non abbia mostrato aumenti volumetrici globali statisticamente robusti, emergono risultati biologicamente rilevanti. Nel gruppo che si è allenato si è osservata una correlazione significativa tra variazioni del volume della regione CA1 e modifiche del rapporto tNAA/mIns, un indicatore del bilanciamento tra integrità neuronale e attività gliale. Tale associazione suggerisce che l’allenamento di forza moduli la relazione tra metabolismo neuronale e plasticità strutturale, influenzando processi microcellulari prima ancora che si manifestino cambiamenti volumetrici macroscopici evidenti.

Questi risultati si inseriscono in un quadro più ampio. Meta-analisi recenti indicano che l’allenamento di resistenza migliora memoria di lavoro, memoria verbale e funzione cognitiva globale negli anziani, con effetti clinicamente significativi (Wu et al., 2025). Dal punto di vista meccanicistico, il training di forza stimola il rilascio di fattori neurotrofici come IGF-1, modula la via della chinurenina e contribuisce alla regolazione dell’infiammazione sistemica, tutti processi implicati nella resilienza cerebrale (Azevedo et al., 2023).

In termini divulgativi, parlare di “ringiovanimento del cervello” è una semplificazione. Più correttamente, l’evidenza suggerisce che l’allenamento con i pesi possa rallentare alcuni processi biologici associati all’invecchiamento cerebrale, sostenendo plasticità e integrità neuronale. Con programmi di 2–3 sessioni settimanali, progressivi e supervisionati da Personal Trainer Professionisti, l’attività di resistenza si configura quindi non solo come intervento muscolo-scheletrico, ma come potenziale strategia di prevenzione neurodegenerativa.

Bibliografia

Azevedo, C. V., et al. (2023). Resistance exercise effects on memory and neuroprotection: A review. Frontiers in Aging Neuroscience.

Vints, W. A. J., et al. (2024). Resistance exercise effects on hippocampal subfield volumes and biomarkers of neuroplasticity and neuroinflammation in older adults. Geroscience.

Wu, J., et al. (2025). Effects of resistance training on cognitive function in older adults: A systematic review and meta-analysis. Ageing Research Reviews.

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Personal Trainer Professionista A.I.R.S.
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04/03/2026
I SEGNALI CARDIACI MODELLANO LA PERCEZIONE Di Rino Mastromauro Quando pensiamo alla percezione, immaginiamo il cervello ...
28/02/2026

I SEGNALI CARDIACI MODELLANO LA PERCEZIONE

Di Rino Mastromauro

Quando pensiamo alla percezione, immaginiamo il cervello come un sistema che riceve informazioni dal mondo esterno e le interpreta. Tuttavia, le neuroscienze hanno dimostrato che questa visione è incompleta. Il cervello non elabora soltanto segnali provenienti dall’esterno, ma integra continuamente anche informazioni provenienti dall’interno del corpo, in particolare dal cuore. Questo processo, noto come interocezione, consente al sistema nervoso di monitorare lo stato fisiologico dell’organismo e di utilizzarlo per modulare percezione, emozioni e comportamento (Craig, 2002; Critchley & Garfinkel, 2018).
Ogni battito cardiaco genera segnali meccanici che vengono rilevati da recettori specializzati, i barocettori, situati nelle arterie. Questi recettori inviano informazioni al cervello riguardo alla pressione sanguigna e al ritmo cardiaco. Durante la sistole, la fase in cui il cuore si contrae e spinge il sangue nel sistema circolatorio, questi segnali aumentano e influenzano direttamente l’attività di regioni cerebrali coinvolte nella percezione, come l’insula e la corteccia cingolata anteriore (Craig, 2009).
Uno degli effetti più sorprendenti di questo meccanismo riguarda la sensibilità agli stimoli esterni. Esperimenti hanno dimostrato che durante la sistole le persone hanno una minore probabilità di percepire stimoli deboli, come un leggero tocco sulla pelle o un segnale visivo appena percepibile (Garfinkel et al., 2014). In termini pratici, questo significa che il cervello “abbassa temporaneamente il volume” delle informazioni esterne mentre elabora i segnali provenienti dal corpo.
Questo fenomeno è evidente anche nella vita quotidiana. Ad esempio, durante uno sforzo fisico intenso, come correre o salire rapidamente le scale, il battito cardiaco accelera e la percezione dell’ambiente può diventare meno precisa. È più difficile notare dettagli visivi sottili o stimoli deboli, perché il cervello sta dando priorità alla regolazione dello stato fisiologico interno.
Tuttavia, esiste un’importante eccezione: gli stimoli associati al pericolo. In questi casi, il cervello mostra l’effetto opposto. Studi sperimentali hanno dimostrato che i volti con espressioni di paura o altri segnali minacciosi vengono percepiti come più intensi durante la sistole (Azevedo et al., 2017). Questo suggerisce che il cervello utilizza i segnali cardiaci come un contesto fisiologico per aumentare la sensibilità alle potenziali minacce.
Un esempio concreto si verifica quando una persona cammina da sola di notte e sente un rumore improvviso. Se il cuore sta già battendo velocemente, il cervello interpreta più facilmente lo stimolo come pericoloso, anche se potrebbe trattarsi semplicemente di un oggetto caduto o di un movimento innocuo. In questo modo, il corpo contribuisce attivamente alla costruzione della percezione della realtà.
Questo meccanismo può essere spiegato attraverso il modello del cervello predittivo, secondo cui il cervello genera continuamente previsioni sugli eventi futuri e utilizza i segnali corporei per aggiornare queste previsioni (Friston, 2010; Seth & Friston, 2016). Il battito cardiaco fornisce informazioni sullo stato fisiologico generale, aiutando il cervello a stimare il livello di rischio dell’ambiente.
Questa interazione tra cuore e cervello ha implicazioni importanti per la comprensione dei disturbi d’ansia. In questi individui, una maggiore sensibilità ai segnali cardiaci può portare a interpretare più facilmente gli stimoli come minacciosi, contribuendo a stati di ipervigilanza e paura persistente (Paulus & Stein, 2010). Ad esempio, una persona con ansia può interpretare un semplice aumento del battito cardiaco come un segnale di pericolo imminente, innescando un circolo vizioso tra attivazione fisiologica e percezione della minaccia.
Nel complesso, queste scoperte dimostrano che la percezione non è un processo puramente cerebrale, ma emerge dall’interazione continua tra cervello e corpo. Il cuore non si limita a rispondere alle emozioni, ma contribuisce attivamente a modellarle. La realtà che percepiamo è quindi il risultato di una costruzione dinamica, influenzata non solo dal mondo esterno, ma anche dal ritmo interno del nostro organismo.

Riferimenti
Craig, A. D. (2002). Nature Reviews Neuroscience, 3(8), 655–666.
Craig, A. D. (2009). Nature Reviews Neuroscience, 10(1), 59–70.
Critchley, H. D., & Garfinkel, S. N. (2018). Current Opinion in Behavioral Sciences, 19, 13–18.
Friston, K. (2010). Nature Reviews Neuroscience, 11(2), 127–138.
Garfinkel, S. N., et al. (2014). Journal of Neuroscience, 34(19), 6573–6582.
Paulus, M. P., & Stein, M. B. (2010). Brain Structure and Function, 214, 451–463.
Seth, A. K., & Friston, K. J. (2016). Neuroscience & Biobehavioral Reviews, 69, 242–253.

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IL LATTE MATERNO: un linguaggio biologico adattativoDi Rino Mastromauro Per lungo tempo, la ricerca biologica ha conside...
21/02/2026

IL LATTE MATERNO: un linguaggio biologico adattativo

Di Rino Mastromauro

Per lungo tempo, la ricerca biologica ha considerato il latte materno principalmente come nutrimento. Tuttavia, negli ultimi decenni questo fluido è stato reinterpretato come un sistema di comunicazione dinamico tra madre e neonato. Le ricerche della biologa evoluzionista Katie Hinde e di altri studiosi hanno messo in luce che il latte materno è molto di più di un semplice alimento: esso trasmette segnali immunitari, ormonali e microbiologici, rispondendo continuamente alle esigenze fisiologiche del bambino.
Gli studi pionieristici di Hinde su primati non umani mostrarono che la composizione del latte varia in modi sofisticati; ad esempio, i cuccioli maschi ricevono latte con maggiore densità energetica, mentre le femmine ottengono latte con concentrazioni diverse di minerali e nutrienti (Hinde, 2009). Questa plasticità è coerente con l’idea che le madri modulino la produzione lattea in base a fattori biologici e ambientali (Hinde & German, 2012).
Una delle scoperte più affascinanti riguarda il flusso retrogrado: durante l’allattamento, piccole quantità di saliva del neonato possono risalire nei dotti mammari, consentendo alla ghiandola di “leggere” segnali immunitari e biologici e di adattare la composizione del latte di conseguenza (Guillén-Morales, 2025). Questo può tradursi, in pochi giorni, in un aumento mirato di anticorpi specifici o di fattori anti-infettivi in risposta a segnali di infezione o stress nel bambino, un fenomeno che sottolinea il ruolo attivo del neonato nella modulazione lattea.
Oltre ai segnali immunitari, il latte materno ospita una complessa comunità microbica che contribuisce alla colonizzazione del tratto gastrointestinale del neonato. Studi metagenomici recenti hanno mostrato forme di condivisione di ceppi batterici tra latte materno e microbioma intestinale infantile, suggerendo che il latte non solo trasferisce nutrienti, ma anche componenti microbiche che influenzano lo sviluppo dell’ecosistema intestinale nei primi mesi di vita (Ferretti et al., 2025). La trasmissione di batteri come Bifidobacterium longum è associata a una maggiore stabilità del microbioma neonatale e a potenziali effetti positivi sulla salute immunitaria.
Questo quadro è sostenuto da numerose evidenze che mostrano come la composizione lattea vari non solo con l’età del neonato, ma anche con il contesto fisiologico e immunologico della madre e la durata dell’allattamento (Smith et al., 2025). La letteratura scientifica contemporanea enfatizza anche come componenti anti-infiammatori e bioattivi nel latte possano modulare le risposte immunitarie nei neonati, adattandosi ai bisogni individuali (Anti-inflammatory agents in breast milk, 2025).
In sintesi, il latte materno rappresenta un sistema biologico adattativo che integra nutrizione, immunità e comunicazione interorganismo. La ricerca moderna conferma che esso è una forma di “messaggio” vivente, capace di rispondere con precisione alle condizioni interne ed esterne che influenzano madre e bambino. Sebbene molte domande restino aperte, l’evidenza scientifica attuale suggerisce che il latte materno è alimento, medicina e messaggio in continua evoluzione.

Bibliografia
Anti-inflammatory agents in breast milk. (2025). Wikipedia.
Ferretti, P., et al. (2025). Assembly of the infant gut microbiome and resistome are influenced by maternal milk microbiome.* Nature Communications.
Guillén-Morales, D.J. (2025). A novel perspective on the newborn’s role in protecting mammary homeostasis. MDPI.
Hinde, K. (2009). Richness of milk: Adaptation and variation in mother’s milk. American Journal of Human Biology, 21(5).
Hinde, K., & German, J.B. (2012). Food in an evolutionary context: Insights from mother’s milk. Journal of the Science of Food and Agriculture.

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19/02/2026

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AMARE FA BENE!Di Rino Mastromauro Ho sempre considerato l’amore una funzione regolativa complessa che va oltre la coppia...
14/02/2026

AMARE FA BENE!

Di Rino Mastromauro

Ho sempre considerato l’amore una funzione regolativa complessa che va oltre la coppia romantica. Amare una persona, un figlio, un animale o un’attività significativa attiva reti neurali convergenti, capaci di migliorare l’efficienza fisiologica dell’organismo.
Gli studi di neuroimaging mostrano che l’amore romantico stimola l’area tegmentale ventrale e il nucleo accumbens, nodi del circuito dopaminergico della ricompensa (Acevedo et al., 2012). La dopamina incrementa motivazione, energia e orientamento all’obiettivo. Tuttavia, dinamiche simili emergono anche quando interagiamo con animali domestici o svolgiamo attività intrinsecamente gratificanti: il sistema mesolimbico risponde alla percezione di significato e connessione, non esclusivamente alla relazione di coppia.
Un ruolo centrale è svolto dall’ossitocina, prodotta dall’ipotalamo. Questo neuropeptide facilita l’attaccamento sociale, inclusa la relazione uomo–animale, e modula l’asse ipotalamo-ipofisi-surrene riducendo il cortisolo (Carter, 2014). L’interazione con un cane, ad esempio, può aumentare i livelli di ossitocina sia nell’umano sia nell’animale, con effetti benefici su pressione arteriosa e frequenza cardiaca. La riduzione cronica del cortisolo implica minore carico allostatico e migliore funzione immunitaria.
L’amore per attività significative – musica, sport, volontariato – attiva meccanismi analoghi. Le esperienze di “flow” sono associate a regolazione dopaminergica efficiente e a maggiore coerenza tra corteccia prefrontale e sistemi limbici, migliorando la regolazione emotiva e la resilienza allo stress. La connessione sociale e il senso di scopo sono inoltre correlati a minore infiammazione sistemica e a una migliore espressione genica immunitaria (Cole et al., 2015). Meta-analisi longitudinali confermano che relazioni sociali di qualità riducono il rischio di mortalità, con un effetto comparabile a fattori di rischio comportamentali maggiori (Holt-Lunstad et al., 2010).
L’amore – inteso come legame, cura o coinvolgimento profondo verso persone, animali o attività – agisce come modulatore neuroendocrino integrato. Ottimizza dopamina e ossitocina, attenua la risposta allo stress e sostiene l’equilibrio immunitario. Dal punto di vista biologico, amare significa sincronizzare cervello e corpo verso uno stato di maggiore efficienza e salute.

Bibliografia
Acevedo, B. P., Aron, A., Fisher, H. E., & Brown, L. L. (2012). Neural correlates of long-term intense romantic love. Social Cognitive and Affective Neuroscience, 7(2), 145–159.
Carter, C. S. (2014). Oxytocin pathways and the evolution of human behavior. Annual Review of Psychology, 65, 17–39.
Cole, S. W., et al. (2015). Loneliness, eudaimonia, and the human conserved transcriptional response to adversity. PNAS, 112(49), 15142–15147.
Holt-Lunstad, J., Smith, T. B., & Layton, J. B. (2010). Social relationships and mortality risk. PLoS Medicine, 7(7), e1000316.

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PROCRASTINAZIONE: perché rimandiamo e come riprendere il controllo Di Rino MastromauroLa procrastinazione non è semplice...
07/02/2026

PROCRASTINAZIONE: perché rimandiamo e come riprendere il controllo

Di Rino Mastromauro

La procrastinazione non è semplice “pigrizia”. È un fenomeno psicologico complesso, radicato nei meccanismi emotivi e cognitivi che regolano la motivazione, l’autocontrollo e la percezione del tempo. Deriva dal latino pro crastinus, “rimandare a domani”, ma in realtà è un modo con cui la mente cerca di proteggersi dal disagio.
Procrastinare significa scegliere il sollievo immediato di evitare un compito a fronte di una maggiore sofferenza futura. Alla base vi è spesso un conflitto interno tra il Sé razionale — che riconosce l’importanza dell’azione — e il Sé emotivo — che teme l’insuccesso o il giudizio.�Le neuroscienze mostrano che durante la procrastinazione si attiva l’amigdala, area del cervello associata alla paura e allo stress, mentre la corteccia prefrontale (responsabile della pianificazione) perde momentaneamente predominanza. In altre parole, procrastinare è una risposta emotiva, non un difetto morale.

Le cause principali:
Perfezionismo: il bisogno di fare tutto “alla perfezione” blocca l’inizio.
Bassa autostima: chi non crede nelle proprie capacità tende a rimandare.
Scarsa regolazione emotiva:difficoltà nel gestire stress, noia o frustrazione.
Sovraccarico cognitivo: troppe decisioni da prendere riducono la capacità di concentrazione.

La cura della procrastinazione parte dalla consapevolezza. Riconoscere il meccanismo è il primo passo per disinnescarlo. In psicoterapia cognitivo-comportamentale, ad esempio, si lavora sulla ristrutturazione dei pensieri disfunzionali (“se non è perfetto, è inutile”) e sull’esposizione graduale alle attività evitate. Tecniche di mindfulness aiutano a riportare l’attenzione al momento presente, riducendo la fuga emotiva.
Spesso dimentichiamo che la procrastinazione non è solo mentale: è anche corporea. Quando il corpo è in tensione, il cervello fatica a mantenere chiarezza e motivazione. Qui entrano in gioco discipline come l’osteopatia e l’attività fisica.
L’osteopatia lavora sul rilascio delle tensioni muscolari e fasciali che, se croniche, amplificano lo stress e la percezione di “blocco”. Migliorando la circolazione e la respirazione, si favorisce una migliore ossigenazione cerebrale e un senso di radicamento che riduce l’ansia da prestazione. Molti pazienti riferiscono, dopo alcune sedute, una sensazione di maggiore leggerezza e capacità di azione.
L’attività fisica, a sua volta, regola il sistema dopaminergico, migliorando la motivazione e la capacità di concentrazione. Anche 20 minuti di camminata quotidiana stimolano endorfine e serotonina, creando un circolo virtuoso tra benessere fisico e chiarezza mentale.
Affrontare la procrastinazione in modo efficace richiede un approccio integrato. Psicoterapia, movimento e cura del corpo non sono strade parallele ma parti di un unico percorso. La mente trova equilibrio quando il corpo è libero e il corpo si rilassa quando la mente è consapevole.
Il vero antidoto alla procrastinazione non è “fare di più”, ma imparare a sentire meglio: ascoltare ciò che ci blocca, accettarlo e procedere con gentilezza verso l’azione.

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TATTO IN OSTEOPATIA: dall’intervento sul paziente all’esperienza dell’operatoreDi Rino Mastromauro In osteopatia il tatt...
31/01/2026

TATTO IN OSTEOPATIA: dall’intervento sul paziente all’esperienza dell’operatore

Di Rino Mastromauro

In osteopatia il tatto non è esclusivamente uno strumento diagnostico o terapeutico rivolto al paziente, ma un’esperienza percettiva complessa che coinvolge profondamente anche l’operatore. Quando l’osteopata poggia le mani sul corpo del paziente, si attiva un processo bidirezionale in cui il sistema nervoso dell’operatore è continuamente coinvolto nella percezione, integrazione e regolazione degli stimoli.
Dal punto di vista sensoriale, l’operatore utilizza una raffinata integrazione tra afferente cutanea, propriocettiva e interocettiva. Le informazioni tattili provenienti dalle mani vengono elaborate non solo a livello somatosensoriale primario, ma integrate con segnali interni come il respiro, il tono posturale e lo stato autonomico dell’operatore stesso. Questa integrazione consente la percezione di variazioni di tono, ritmo e qualità tissutale, spesso descritte come “ascolto palpatorio”.
Sul piano neuropsicofisiologico, la pratica del tatto lento e intenzionale sembra favorire uno stato di regolazione parasimpatica nell’operatore. Studi sul tatto affettivo indicano che il contatto prolungato e non invasivo può modulare l’attività del sistema nervoso autonomo, riducendo l’arousal e promuovendo stati di attenzione calma e focalizzata (McGlone et al., 2014). Questo stato è compatibile con una maggiore attivazione delle reti interocettive, in particolare dell’insula, coinvolta nella consapevolezza corporea e nella regolazione emotiva.
Nell’Osteopatia Biodinamica, tale condizione è spesso descritta come stato di “neutralità” o presenza centrata. Da un punto di vista neurocognitivo, questo può essere interpretato come una riduzione del controllo motorio top-down e una maggiore apertura ai segnali bottom-up, consentendo all’operatore di percepire micro-variazioni senza intervenire in modo direttivo. Modelli teorici basati sull’active inference suggeriscono che questa modalità riduca l’errore predittivo, favorendo una percezione più stabile e meno reattiva (Friston, 2010).
È importante sottolineare che il tatto dell’operatore non è neutro: stati di stress, aspettative o iper-controllo possono alterare la sensibilità palpatoria inficiandone il risultato.
Quando l’osteopata poggia le mani sul paziente, entra in uno stato neuropsicofisiologico specifico caratterizzato da attenzione interocettiva, regolazione autonoma e presenza intenzionale. Il tatto diventa così un processo percettivo incarnato che coinvolge l’operatore tanto quanto il paziente, rappresentando un elemento centrale della pratica osteopatica e in particolare nell’Osteopatia Biodinamica.

Riferimenti
Friston, K. (2010). The free-energy principle: A unified brain theory? Nature Reviews Neuroscience, 11(2), 127–138.

McGlone, F., Wessberg, J., & Olausson, H. (2014). Discriminative and affective touch: Sensing and feeling. Neuron, 82(4), 737–755.

Cerritelli, F., Chiacchiaretta, P., Gambi, F., Perrucci, M. G., Barassi, G., Visciano, C., Bellomo, R. G., & Pizzolorusso, G. (2020). Effect of osteopathic manipulative treatment on brain correlates of interoception: An fMRI study. Scientific Reports, 10, 3216.

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SCLEROSI MULTIPLA: scoperti due diversi profili biologici della malattiaDi Rino Mastromauro La sclerosi multipla (SM) è ...
24/01/2026

SCLEROSI MULTIPLA: scoperti due diversi profili biologici della malattia

Di Rino Mastromauro

La sclerosi multipla (SM) è una malattia cronica del sistema nervoso centrale che non si manifesta nello stesso modo in tutte le persone. A oggi viene classificata principalmente in base ai sintomi e all’andamento clinico nel tempo (forme con ricadute, progressive, ecc.), ma questa distinzione non sempre riflette ciò che accade a livello biologico.
Una recente ricerca ha mostrato che anche pazienti con sintomi simili possono avere meccanismi di danno cerebrale diversi, introducendo una nuova prospettiva sulla SM.
Lo studio ha combinato due strumenti già noti:
la risonanza magnetica cerebrale, per valutare le lesioni;
un semplice esame del sangue.

Analizzando insieme questi dati, i ricercatori hanno identificato due distinti sottotipi biologici di sclerosi multipla, ovvero due diversi “percorsi” con cui la malattia può danneggiare il cervello.
Nel sangue è stata misurata una proteina chiamata neurofilamento leggero (sNfL). Quando le fibre nervose si danneggiano, questa sostanza aumenta nel sangue: valori più alti indicano un danno neuronale più intenso. Il sNfL rappresenta quindi un biomarcatore utile per stimare l’attività biologica della malattia.
I due sottotipi:
1. Danno nervoso precoce (Early-sNfL)
In questo sottotipo il danno inizia molto presto:
il sNfL è elevato già nelle fasi iniziali;
le lesioni cerebrali compaiono più rapidamente alla risonanza;
la malattia tende a essere più aggressiva.�In questi casi potrebbe essere fondamentale intervenire precocemente con terapie più incisive.

2. Danno più lento (Late-sNfL)
Qui la progressione è più graduale:
inizialmente il sNfL resta basso;
l’aumento del biomarcatore avviene più tardi;
l’evoluzione clinica è più lenta e inizialmente “silenziosa”.

Questa scoperta è molto importante perché due persone con la stessa diagnosi di SM possono avere una malattia biologicamente diversa. Questo aiuta a spiegare perché alcuni pazienti peggiorano più rapidamente, perché la risposta ai farmaci varia e perché l’andamento della SM è spesso imprevedibile.
Per i pazienti nel presente non cambia la diagnosi né le terapie standard. In prospettiva, però, un esame del sangue associato alla risonanza magnetica potrebbe permettere di personalizzare davvero le cure, scegliendo fin dall’inizio il trattamento e il monitoraggio più adatti a ciascun paziente.
La sclerosi multipla non è una malattia uguale per tutti. Questa scoperta apre la strada a una medicina più mirata, personalizzata ed efficace.

https://doi.org/10.1093/brain/awaf331

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LA POSTURA NON È UN PROBLEMA MUSCOLARE MA DI INTEGRAZIONE NERVOSADi Rino Mastromauro La gravità è una forza costante e n...
17/01/2026

LA POSTURA NON È UN PROBLEMA MUSCOLARE MA DI INTEGRAZIONE NERVOSA

Di Rino Mastromauro

La gravità è una forza costante e non modulabile. Il corpo umano non può “riposare” dalla gravità: può solo regolarne gli effetti. Questa regolazione non è affidata primariamente ai muscoli, ma a un sistema nervoso centrale efficiente, capace di integrare input sensoriali e produrre risposte posturali adattive.
La postura verticale non rappresenta una condizione statica né un semplice assetto biomeccanico. È una funzione neurologica complessa, che richiede un controllo continuo, anticipatorio e adattativo. Ridurla a un problema di allineamento, forza del core o flessibilità muscolare significa ignorarne la vera natura.
Le neuroscienze cliniche descrivono il controllo posturale come una strategia neurale di gestione della gravità. Il sistema nervoso deve costantemente rilevare le forze gravitazionali, prevederne le conseguenze biomeccaniche, attivare risposte anticipatorie prima del movimento e correggere l’output motorio in tempo reale. Questo processo è centrale per la stabilità, l’economia del movimento e la sicurezza motoria.
Tale regolazione dipende da una rete multisensoriale distribuita, che coinvolge sistema vestibolare, tronco encefalico, cervelletto, midollo spinale, sistema visivo, propriocettivo e interocettivo. La postura emerge quindi come il risultato di una integrazione sensorimotoria continua, non come il semplice prodotto della contrazione muscolare.

Le evidenze attuali mostrano che:
il controllo posturale è prevalentemente anticipatorio
l’efficienza posturale dipende dalla qualità dell’integrazione sensoriale, non dalla forza isolata
quando l’integrazione neurale è compromessa, la postura diventa rigida, compensata o dispendiosa
molte disfunzioni posturali riflettono una disorganizzazione neurologica, più che un deficit muscolo-scheletrico primario

Dal punto di vista clinico, la perdita di un adeguato controllo posturale è frequente in condizioni quali trauma cranico, disfunzioni vestibolari, traumi cervicali, invecchiamento, disfunzioni autonome (incluso Long COVID) e sindromi da dolore cronico con sensibilizzazione centrale.
In questi casi, un intervento centrato esclusivamente su rinforzo e stretching rischia di essere insufficiente. Il problema non è il “muscolo debole”, ma un sistema nervoso che non interpreta correttamente la gravità e non riesce più a organizzare risposte posturali efficaci.
Tutto ciò implica un cambio di paradigma: la postura va letta e trattata come un’espressione della regolazione neuro-sensoriale, non come una semplice questione strutturale, quindi intervenendo con sedute di riequilibrio posturale assolutamente “individuali “!
(Tratto da “Riequilibrio Posturale Psicosomatico-Metodo Rino Mastromauro “ corso di formazione
attualmente in fase di sviluppo, sarà disponibile prossimamente)

Takakusaki K., et al. (2024). Neural mechanisms of postural control and locomotion. Journal of Neural Transmission / Frontiers in Neuroscience

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The English version and German version comes right after the Italian one. La finalità dell’Accademia Italiana Ricerca della Salute è essenzialmente quella di promuovere un’educazione della prevenzione alla malattia e ricercare le modalità per potenziare o far emergere la Salute attivando meccanismi di autocorrezione attraverso interventi naturali legati al mondo delle medicine alternative, alla sana alimentazione e ad una corretta attività psico-fisica ovvero olistica, il tutto in ossequio al pensiero di Andrew Taylor Still, padre dell’Osteopatia, il quale affermava che…”Il compito del medico è cercare la Salute, tutti sanno trovare la malattia”. Le informazioni saranno divulgate attraverso articoli che tratterranno argomenti di Osteopatia,Osteopatia Biodinamica (Movimento Presente e Quiete), Fisica Quantistica, Psicologia, Alimentazione, Biologia, Medicina Tradizionale Cinese, Medicine Alternative, Attività Olistiche, Wellness. Il credo che ha portato alla nascita dell’A.I.R.S. è che Mente e Corpo sono un’unica dimensione, ed il Corpo è “Uno” nel suo funzionamento nonostante formato da varie parti anatomiche ed il tutto è integrato nell’Ambiente che lo circonda e che quindi lo condiziona; la Salute è l’equilibrio del corpo in relazione all’ambiente, quando questo equilibrio si rompe si manifesta la Malattia. Il Corpo possiede tutti gli strumenti per autocorreggersi, per attuare una naturale guarigione, compito dell'uomo è trovare i metodi per utilizzarli!

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