31/01/2026
TATTO IN OSTEOPATIA: dall’intervento sul paziente all’esperienza dell’operatore
Di Rino Mastromauro
In osteopatia il tatto non è esclusivamente uno strumento diagnostico o terapeutico rivolto al paziente, ma un’esperienza percettiva complessa che coinvolge profondamente anche l’operatore. Quando l’osteopata poggia le mani sul corpo del paziente, si attiva un processo bidirezionale in cui il sistema nervoso dell’operatore è continuamente coinvolto nella percezione, integrazione e regolazione degli stimoli.
Dal punto di vista sensoriale, l’operatore utilizza una raffinata integrazione tra afferente cutanea, propriocettiva e interocettiva. Le informazioni tattili provenienti dalle mani vengono elaborate non solo a livello somatosensoriale primario, ma integrate con segnali interni come il respiro, il tono posturale e lo stato autonomico dell’operatore stesso. Questa integrazione consente la percezione di variazioni di tono, ritmo e qualità tissutale, spesso descritte come “ascolto palpatorio”.
Sul piano neuropsicofisiologico, la pratica del tatto lento e intenzionale sembra favorire uno stato di regolazione parasimpatica nell’operatore. Studi sul tatto affettivo indicano che il contatto prolungato e non invasivo può modulare l’attività del sistema nervoso autonomo, riducendo l’arousal e promuovendo stati di attenzione calma e focalizzata (McGlone et al., 2014). Questo stato è compatibile con una maggiore attivazione delle reti interocettive, in particolare dell’insula, coinvolta nella consapevolezza corporea e nella regolazione emotiva.
Nell’Osteopatia Biodinamica, tale condizione è spesso descritta come stato di “neutralità” o presenza centrata. Da un punto di vista neurocognitivo, questo può essere interpretato come una riduzione del controllo motorio top-down e una maggiore apertura ai segnali bottom-up, consentendo all’operatore di percepire micro-variazioni senza intervenire in modo direttivo. Modelli teorici basati sull’active inference suggeriscono che questa modalità riduca l’errore predittivo, favorendo una percezione più stabile e meno reattiva (Friston, 2010).
È importante sottolineare che il tatto dell’operatore non è neutro: stati di stress, aspettative o iper-controllo possono alterare la sensibilità palpatoria inficiandone il risultato.
Quando l’osteopata poggia le mani sul paziente, entra in uno stato neuropsicofisiologico specifico caratterizzato da attenzione interocettiva, regolazione autonoma e presenza intenzionale. Il tatto diventa così un processo percettivo incarnato che coinvolge l’operatore tanto quanto il paziente, rappresentando un elemento centrale della pratica osteopatica e in particolare nell’Osteopatia Biodinamica.
Riferimenti
Friston, K. (2010). The free-energy principle: A unified brain theory? Nature Reviews Neuroscience, 11(2), 127–138.
McGlone, F., Wessberg, J., & Olausson, H. (2014). Discriminative and affective touch: Sensing and feeling. Neuron, 82(4), 737–755.
Cerritelli, F., Chiacchiaretta, P., Gambi, F., Perrucci, M. G., Barassi, G., Visciano, C., Bellomo, R. G., & Pizzolorusso, G. (2020). Effect of osteopathic manipulative treatment on brain correlates of interoception: An fMRI study. Scientific Reports, 10, 3216.
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