15/11/2021
LE OLIVE DOP PUGLIESI? VANNO AL NORD PER DARE PRESTIGIO AI LORO PRODOTTI CHE ALTRIMENTI SAREBBERO INFERIORI COME QUALITÀ
Un fenomeno certamente non nuovo, ma che toglie ulteriore valore aggiunto alla prima olivicoltura italiana, che vale circa il 40 per cento dell’olio nazionale. Un’olivicoltura che quest’anno deve fare i conti già con un’annata complicata, fatta di basso prezzo delle olive e dell’olio, resa inferiore alla media, grandi difficoltà nel reperire la manodopera necessaria al raccolto, raffica di furti di olive.“In molti casi – sottolinea ad agricultura.it Giuseppe Creanza, direttore Cia Levante (Bari e BAT) – si tratta degli stessi frantoi pugliesi che acquistano dal produttore locale, olive a 40 euro al quintale, per rivenderle ai frantoi del Centro-Nord a 90 euro al quintale. In altri casi c’è il grave fenomeno dei furti di prodotto, frequenti nelle aree di Bari, BAT e nel Foggiano: in quel caso, presumiamo che le olive che partono non siano neppure tracciate. Controlli ci sono, ma non sembrano essere sufficienti”.Ma dove vanno a finire le olive pugliesi? Si tratta di almeno 1.000 quintali al giorno che con autotreni vanno nei frantoi delle regioni del Centro Nord, principalmente in Umbria, Toscana e Liguria. “Un fenomeno – spiega Creanza – che è più diffuso ad inizio campagna olearia, diciamo dalla metà di ottobre alla metà di novembre”. Per cui in un mese almeno 30 mila quintali di olive lasciano la Puglia, per essere trasformate in olio venduto in altre regioni.
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https://www.agricultura.it/2021/11/06/puglia-mille-quintali-di-olive-al-giorno-vanno-al-centro-nord-cia-cosi-perdiamo-il-valore-aggiunto-della-nostra-olivicoltura/