31/01/2026
Questa è la sensazione della solitudine in mezzo agli altri: un peso invisibile che portiamo mentre cerchiamo di sembrare "presenti". Ti è mai capitato di sentirti così? Come se fossi un osservatore esterno della tua stessa vita, circondato da persone ma profondamente solo nel tuo mondo interiore.
In psicoterapia umanistico esistenziale, non guardiamo a questo pensiero come a qualcosa di "sbagliato" o a un sintomo da eliminare. Lo accogliamo come un messaggio prezioso.
Spesso, quel sentirsi "altrove" nasce da uno scollamento: da una parte c'è il nostro Sé sociale, quello che sorride, partecipa e risponde alle aspettative degli altri per non creare disagio. Dall'altra c'è il nostro Sé autentico, che in quel momento forse si sente stanco, invisibile o semplicemente non ascoltato.
Chiedersi "qualcuno se ne accorgerebbe?" non è un desiderio di sparire. È il bisogno profondo di essere visti davvero. Non per quanto siamo bravi a socializzare, ma per ciò che siamo nel nostro silenzio, nella nostra vulnerabilità, nella nostra verità.
La domanda che vorrei portarti oggi non è "perché mi sento così?", ma: "Quanto spazio sto dando alla mia verità in queste relazioni?"
Riconoscere questo vuoto è il primo passo per iniziare a colmarlo con legami più autentici, partendo proprio dal rapporto con te stesso.
Ti sei mai sentito/a così, come se fossi altrove pur essendo lì? Se ti va, condividi un pensiero nei commenti o in direct o lascia un "🌱" per dirmi che queste parole hanno risuonato con te.