23/11/2021
Come capire la differenza fra un adolescente impegnato nelle normali fasi e criticità dello sviluppo, con instabilità e turbolenza o se è ‘problematico’?
L’adolescenza è una fase dello sviluppo molto delicata. Il corpo cambia, ma internamente ci si sente ancora bambini, una contraddizione emotiva che provoca insicurezze, vulnerabilità e che si tenta di ignorare ostentando una sicurezza che nel profondo non si prova veramente.
Si ha il bisogno di mettere in discussione ciò che era prima nella ricerca di chi si vuole diventare, ed ecco così la spinta a violare le regole dettate dai genitori, a prendere decisioni spesso dettate dall’impulsività, ma che sono utili ad alimentare il bisogno di sentirsi adulti, capaci e autonomi.
Le discussioni diventano più frequenti, intense nei toni, la comunicazione difficile; la spinta a sperimentare ciò che è proibito, o scarsamente legale, il bisogno di esplorare e comprendere la sessualità. Tutto questo appartiene alla crescita, alla spinta verso l’individuazione dal nucleo familiare per costruire un sé adulto.
Quando l’emotività si mostra eccessivamente instabile, con la conseguenza di vissuti di inquietudine gravi fino a provare l’angoscia, diventa difficile controllare gli impulsi.
La disregolazione emotiva può tradursi in disturbi nell’ambito dell’alimentazione, nell’uso di sostanze o nell’attuazione di comportamenti a rischio o autolesionistici.
Un indice altrettanto importante è la tendenza di alcuni adolescenti al ritiro dalle relazioni interpersonali fra pari, la tendenza a compiere attività in solitaria, come giocare su internet con altri utenti che illudono l’adolescente di avere una vita sociale.
Alcuni genitori si sentono rassicurati dal fatto che il loro ragazzo/a non chiede di uscire con gli altri, magari nelle ore serali, perché sentono meno minacciato il loro vissuto di ansia connessa ai pericoli esterni. Al contrario invece, il ritiro sociale degli adolescenti è chiaro segnale di uno stato di inquietudine e insicurezza, a volte il prodotto della convinzione di non essere “uguale” agli altri, di sentirsi dunque inadeguato o inferiore.