Associazione Sabine

Associazione Sabine L'Associazione Sabine ha sede a Montignoso, in Via Carlo Sforza n. 58, nella ex casa del custode di fronte alla Casa della Salute. N.

telefono attivo h. 24 e whatsapp 329.1286257
Orario di apertura: lun/mart/ven. 8.30-11.30; merc/gio 15.30-18.30. Associazione Sabine è principalmente uno sportello d’ascolto e un punto di accoglienza per donne e minori vittime di soprusi e abusi. L’attività delle nostre volontarie avviene in stretta collaborazione con i servizi psico-socio-sanitari ed educativi del territorio che sono coordinati da psicologhe, professioniste, legali, assistenti sociali, una ginecologa e una nutrizionista. Offriamo consulenze psicologiche e legali, ascolto telefonico, colloqui su appuntamento, campagne di sensibilizzazione, formazione e aggiornamento, gruppi di aiuto, mediazione linguistica.

Le donne del 2025...
27/12/2025

Le donne del 2025...

Chi sono le donne che si sono distinte in questo 2025? Il racconto delle giornaliste e dei giornalisti del Corriere della Sera

20/12/2025
La violenza di genere non è sempre evidente. Spesso è silenziosa, quotidiana, si insinua nelle relazioni, nel lavoro, ne...
20/12/2025

La violenza di genere non è sempre evidente. Spesso è silenziosa, quotidiana, si insinua nelle relazioni, nel lavoro, negli sguardi e nelle parole. Ci hanno insegnato a sopportare, a tacere, a coprire, a pensare che sia normale. Non lo è.

Se stai vivendo una situazione di violenza da parte dell’uomo che credi di amare, sul lavoro o anche da parte di sconosciuti, sappi che non sei sola. Esiste supporto, esiste ascolto, esiste una via d’uscita. È possibile tornare a respirare.

E se conosci una donna in difficoltà, un’amica, una persona che ami o anche solo qualcuno che sai essere fragile in questo momento, puoi fare la differenza. Il silenzio isola, la rete protegge.

Chiamaci. Insieme possiamo fare molto. Insieme possiamo cambiare le cose.

+39 329 1286257

16/12/2025

🎅 “Non sarò mai abbastanza cinico da smettere di credere che il mondo possa essere migliore di com’è ma non sarò neanche tanto stupido da credere che il mondo possa crescere se non parto da me.” B.S

09/12/2025

Il 5 dicembre, sull’isola di Kish, in Iran, migliaia di persone hanno corso insieme e tra loro duemila donne hanno scelt...
08/12/2025

Il 5 dicembre, sull’isola di Kish, in Iran, migliaia di persone hanno corso insieme e tra loro duemila donne hanno scelto di farlo a testa alta. Molte senza velo, senza paura e senza chiedere il permesso di esistere come vogliono. Hanno trasformato una maratona in un atto di libertà, in un gesto che dice: il corpo è mio, il passo è mio, la strada è mia.
Le autorità hanno reagito come spesso accade quando il coraggio supera i confini imposti. Hanno arrestato un funzionario e un organizzatore, cercando di riportare tutto nel recinto delle “regole tradizionali”.
Ma quello che resta sono le immagini di ragazze che corrono leggere e determinatissime. E quel messaggio arriva forte a tutte noi: ogni volta che una donna sfida un divieto ingiusto, anche dall’altra parte del mondo, allarga un po’ il respiro di tutte.
A volte basta un passo per ricordarci quanto lontano può arrivare una donna quando decide di correre nella direzione della propria libertà.

07/12/2025
06/12/2025

"Bisogna dirlo con crudezza: nelle nostre case, esiste una geografia invisibile dell’economia.
Le donne comprano tutto ciò che scompare, il cibo, i pannolini, il detersivo, le merende dei figli, gli scontrini arrotolati nella borsa come piccole confessioni quotidiane.
Gli uomini comprano tutto ciò che resta, la macchina, la casa, l’investimento che “fa patrimonio”.
Così accade che quando una donna se ne va, spesso non porti con sé nulla. Porta solo l’esattezza del proprio sacrificio quotidiano.
È l’immagine feroce della donna che esce da una relazione con il ricordo dei vasetti di yogurt; l’uomo con i beni durevoli.
Ma non è una metafora domestica.
È un’equazione.
È la prova che il contributo femminile è fatto di gesti che non lasciano traccia nei contratti, e che proprio per questo sono ritenuti meno importanti.
È il cuore stesso della violenza economica: l’idea che ciò che una donna fa non abbia valore di scambio, non generi patrimonio.
E allora la domanda è una sola: se una donna sostiene l’invisibile, chi sostiene lei?
La vera libertà è economica.
Una donna è libera quando può scegliere, NON quando è costretta a ringraziare.
La libertà comincia da ciò che tieni in mano: il tuo lavoro, il tuo denaro, la tua voce. Avere solidità economica non è un privilegio: è un modo per non dover negoziare la propria dignità.
E se mi chiedessero cosa spero per le ragazze del futuro risponderei:
Che non nascano col debito di dover piacere.
Che non si scusino per la loro intelligenza, la loro rabbia, la loro ambizione.
Che non camminino misurando la propria grandezza su quella degli uomini.
Che vivano senza l’ansia di essere troppo. ​E troppo per chi? Troppo perché lo dice chi ha paura di loro?
Spero che crescano senza il bisogno di ottenere un permesso per respirare e che quando il mondo dirà loro “abbassa la voce”rispondano con una frase semplice, limpida e definitiva: NO!
Chiara Francini

Quando nel 1949 Simone de Beauvoir consegnò il suo capolavoro "Il secondo sesso" al mondo non pubblicò soltanto un libro...
05/12/2025

Quando nel 1949 Simone de Beauvoir consegnò il suo capolavoro "Il secondo sesso" al mondo non pubblicò soltanto un libro. Lanciò una domanda che ancora oggi grida come un'anima inquieta: com’è possibile che la donna venga pensata solo come un riflesso dell’uomo, come una costola concettuale, come un ruolo cucito per comodità di chi detiene il potere? Da secoli la narrazione dominante la voleva derivata mai sorgente. Presenza di servizio mai soggetto pieno. Con quel testo Beauvoir frantumò completamente la grammatica patriarcale. Dimostrò che tutto ciò che era stato spacciato per natura femminile la mitezza, l’abnegazione, la docilità, l'attitudine alla cura, non aveva nulla di innato. Era un abito imposto così a lungo da aderire alla pelle fino a sembrare carne. La sua frase più temuta “Donna non si nasce lo si diventa” non fu solo una provocazione ma un terremoto. Se si diventa ciò che siamo attraverso educazione pressioni sociali e aspettative modellate dall’esterno, se abbiamo imparato ad aderire ad un modello costruito da altri allora si può anche disimparare. Si può strappare l’imballaggio e ricominciare da sé. Il destino femminile smetteva così, improvvisamente, di sembrare una condanna cosmica e rivelava finalmente la sua natura costruita.
Il sistema reagì come sempre fa quando gli togli l’alibi. La Chiesa lo definì libro pericoloso e nel 1956 lo mise all’Indice. Molti critici la colpirono sul piano personale cercando di screditare il corpo anziché il pensiero. E poi c’era Sartre, un compagno di vita e di idee con cui visse un rapporto intellettuale intensissimo ma non una presenza che oscurava la sua voce. Simone non orbitò mai attorno a lui ed è paradossale che una parte della critica abbia provato a farla passare per un satellite quando in realtà era un pianeta autonomo in piena rotazione. Collaboravano, si leggevano, si sfidavano ma lei non aveva bisogno di nessun garante maschile per esistere.
Nonostante gli attacchi andò avanti. Insegnò, scrisse, analizzò le strutture del potere con una lucidità che risuona ancora oggi. Per una donna prendere parola in quegli anni non era un gesto neutro era già un atto politico un modo per reclamare spazio nella storia.
Quella tensione continua a vivere. Abita in ogni donna che entra in una stanza e mantiene la voce ferma senza scusarsi. Ogni professionista che sa di essere competente anche quando gli sguardi la mettono alla prova. Ogni persona che rifiuta di adattarsi alla versione ridotta e decorativa che il patriarcato preferisce.
La ribellione non è sempre un boato. A volte è una sillaba detta con precisione. A volte è un testo scritto controvento. A volte è il semplice rifiuto di lasciare che siano gli altri a definirti. Beauvoir non chiedeva, pretendeva chiarezza mentale ed evoluzione culturale. Pensare da donna senza chiedere permesso non è un atto di rottura è un esercizio di libertà che migliora l’umanità.
Ogni donna che oggi cammina con la schiena dritta segue una traccia che lei ha inciso nella storia con ostinazione e consapevolezza. Una traccia che non sbiadisce perché continua a chiamarci a un compito: diventare finalmente origine di noi stesse.

27/11/2025

"La parola femminicidio non indica il sesso della persona morta.
Indica il motivo per cui è stata uccisa"

26/11/2025

"Per tanti anni ho creduto che essere un uomo significasse una cosa sola: non cedere mai. Non mostrare paura. Non chiedere aiuto. Essere quello che decide, che regge tutto, che ha sempre ragione. Era un modello che non avevo scelto. Semplicemente ci ero cresciuto dentro.
Il mio cambiamento non è iniziato quando la mia vita è crollata. È iniziato molto prima, quando mi sono innamorato di Monica. Anzi, non subito: è iniziato quando ho cominciato a vivere con lei, con una donna.
È lì che ho capito, giorno dopo giorno, che quel modello non funzionava nelle relazioni vere. Che non puoi amare davvero qualcuno e allo stesso tempo voler vincere sempre. Che la forza non è nel dominare il confronto da soli, ma nel saperlo attraversare insieme.
Quel vecchio modello di 'maschio alfa' mi ha fatto perdere tanti secondi, tante ore di vita con la persona che amavo.
Quando c'erano attriti, quando si discuteva, io non riuscivo a vedere chiaramente: volevo solo aver ragione.
Quei minuti, quelle ore, quei giorni passati con il muso duro e la rabbia dentro, li ho rimpianti tutti, ma proprio tutti, quando, a causa del cancro, il tempo ha cominciato a mancarci per davvero.
E poi è arrivato un altro colpo, più grande di quanto potessi immaginare: Giulia non c’era più. Giulia era amore, era semplicità, era lontana da quell’orgoglio che complica la vita. E solo allora ho avuto la piena consapevolezza che anch’io potevo cambiare. Ho capito che quella trasformazione iniziata anni prima poteva diventare la mia salvezza. Che se fossi rimasto l’uomo che non cede mai, che trattiene tutto, che non ascolta, mi sarei spezzato completamente.
Ho compreso che essere un uomo non significa resistere a tutto. Significa permettersi di sentire. Non significa controllare. Significa accogliere. Non significa trattenere. Significa lasciare spazio alla verità, anche quando fa male. E significa anche porre attenzione al linguaggio che usiamo.
La mia forza è arrivata quando ho accettato di essere vulnerabile. Quando ho smesso ogni maschera. Quando ho iniziato a vedere davvero le donne non come un esame da superare o un terreno da conquistare, ma come un dono da ricevere, così come io avrei voluto essere il più bel dono per Monica e per Giulia.
Da allora vivo meglio.
Sono più leggero. Meno teso. Meno arrabbiato.
Io non posso recuperare il tempo che ho perso.
Ma posso cercare di vivere diversamente il tempo che mi resta.
E so che questo cambiamento, dolce, profondo, liberatorio, inizia da noi uomini. Dalla scelta, finalmente, di essere veri".
GIno Cecchettin

Indirizzo

Via Carlo Sforza N. 58
Montignoso
54038

Orario di apertura

Lunedì 10:30 - 16:30
Martedì 10:30 - 15:00
17:30 - 17:00
Mercoledì 10:30 - 17:00
Giovedì 10:30 - 14:30
Venerdì 10:30 - 14:30
16:00 - 20:00

Telefono

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