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    leggi questo articolo ora...di:Michele De MaioBuen Camino, la targa della Ferrari di Checco Zalone era una profezia?...
31/01/2026

leggi questo articolo ora...di:Michele De Maio
Buen Camino, la targa della Ferrari di Checco Zalone era una profezia? L'assurda teoria

Il successo di Buen Camino continua a crescere, con incassi che superano i 71 milioni di euro a meno di un mese dall'uscita. Un fenomeno che va anche oltre il cinema stesso: in queste ore, ad esempio, una curiosa teoria sulla targa della Ferrari Portofino di Checco Zalone sta alimentando il folklore intorno al film.

Nel film, la Ferrari non è solo un oggetto di scena, ma uno status symbol e un importante espediente comico. La Portofino utilizzata dal protagonista diventa il veicolo della trasformazione del personaggio e ridicolizza l’ostentazione del lusso, anche quando non è necessario. Ciò che ha suscitato l'interesse degli spettatori, però, è la targa della Ferrari, su cui compaiono le lettere C e Z (le iniziali di Checco Zalone) e i numeri 710.

Secondo alcuni fan, la sequenza numerica nasconderebbe un messaggio profetico: il 71 sarebbe il riferimento ai 71 milioni di euro incassati dal film entro il 21 gennaio. La cifra 0 sarebbe da interpretare come una O, collegata a una lettura più ampia che, abbinata alle Q e T finali, potrebbe suggerire “Otteremo Questo Risultato”. Che si tratti (con ogni probabilità) di una pura coincidenza o di una scelta consapevole del regista Gennaro Nunziante, la teoria ha subito conquistato il pubblico, aggiungendo un ulteriore strato di mito alla pellicola che sta facendo parlare di sé. In queste ore, intanto, gli autori di Zelig hanno inviato un messaggio a Checco Zalone.

    Di:La redazioneNapoli, si mette ordine a Largo Maradona: ecco come il Comune trasformerà uno dei luoghi più visitati...
29/01/2026


Di:La redazione
Napoli, si mette ordine a Largo Maradona: ecco come il Comune trasformerà uno dei luoghi più visitati
La giunta comunale ha approvato il progetto pubblico-privato per una nuova pavimentazione e l'installazione di arredi urbani in uno dei posti più iconici della città. La Camera di Commercio: accolta l'impostazione suggerita da noi

Napoli, si mette ordine a Largo Maradona: ecco come il Comune trasformerà uno dei luoghi più visitati
Napoli, si mette in ordine a Largo Maradona: ecco come il Comune trasformerà uno dei luoghi più visitati
Largo Maradona com'è e come diventerà nei programmi del Comune

La giunta comunale ha approvato il progetto pubblico-privato per una nuova pavimentazione e l'installazione di arredi urbani in uno dei posti più iconici della città. La Camera di Commercio: accolta l'impostazione suggerita da noi

Superamento delle barriere architettoniche con una nuova pavimentazione uniforme in pietra lavica; installazione di arredi urbani tra cui panchine, fioriere, pergolati ombreggianti e chioschi amovibili; interventi di ripristino dei muri perimetrali e del cancello storico, oltre all'installazione di un nuovo impianto di illuminazione.
Il Comune di Napoli vuol ridisegnare del tutto Largo Maradona, nei Quartieri Spagnoli, quella sorta di santuario laico nato e sviluppatosi negli anni in onore di Diego Armando Maradona e vuole farlo attraverso «una iniziativa privata ma assoggettata a uso pubblico».

I commercianti e gli ideatori dell'iniziativa erano stati ricevuti dal sindaco Gaetano Manfredi nelle passate settimane dopo le manifestazioni di protesta che avevano tenuto il luogo chiuso al pubblico.
In quell'occasione, anche per superare una serie di abusi da sempre esistenti, si era convenuto che al più presto si sarebbe trovata una soluzione che mettesse tutti d'accordo, ente locale e privati, a garanzia delle migliaia di turisti provenienti da tutto il mondo che ogni giorno si arrampicano per visitare il celebre murale dedicato al Pibe de Oro. E ora la giunta comunale, su proposta della vicesindaca Laura Lieto, ha approvato un progetto «per la realizzazione di un'attrezzatura di quartiere ad uso pubblico».
L'intervento interesserà l'area scoperta di circa 197 metri quadrati situata all'angolo tra via Emanuele De Deo e vico Concordia. L'accordo nello specifico prevede: accesso libero e gratuito per tutti i cittadini per l'intera giornata; gestione e manutenzione (pulizia, custodia e utenze) a totale carico dei privati proponenti, senza alcun onere per l'Amministrazione Comunale; uso pubblico perpetuo, garantendo al quartiere un nuovo polmone sociale regolamentato in modo analogo ai parchi pubblici cittadini.

Il Comune fa sapere che il provvedimento «ha ricevuto i pareri favorevoli della Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio e di tutti i servizi tecnici comunali competenti». E che una volta ultimati i lavori, «la Municipalità 2 avrà il compito di vigilare sul rispetto degli obblighi della convenzione e di collaborare alla definizione delle attività sociali e culturali che potranno essere ospitate nello spazio».

Per il sindaco Manfredi «con questa delibera restituiamo ordine a un luogo diventato iconico: la riqualificazione di Largo Maradona non è solo un atto urbanistico, ma un segnale di attenzione verso la vivibilità dei Quartieri Spagnoli. Trasformiamo un'area privata in uno spazio collettivo curato e sicuro, dove l’identità popolare di Napoli incontra una gestione moderna e rispettosa del decoro urbano».
La vicesindaca Lieto aggiunge: «Questo intervento rappresenta un modello virtuoso di collaborazione tra pubblico e privato. Attraverso lo strumento della convenzione, recuperiamo un vuoto urbano che per decenni è rimasto irrisolto, dotandolo di arredi, zone d’ombra e accessibilità totale. È un tassello fondamentale della nostra strategia per Napoli: rigenerare i micro-spazi del centro storico per migliorare la qualità della vita quotidiana dei residenti».
Teresa Armato, assessora al turismo, conclude: «Largo Maradona è ormai una tappa obbligatoria per migliaia di turisti da tutto il mondo. Era fondamentale intervenire per gestire i flussi in modo armonioso e offrire un’accoglienza all'altezza della fama internazionale di questo luogo. Con queste nuove attrezzature, la 'piazzetta' diventerà un biglietto da visita ancora più accogliente, capace di conciliare la devozione sportiva con il rispetto del territorio e delle sue tradizioni».

«Grazie alla mediazione della Camera di Commercio, che dal primo momento si è fatta carico di suggerire i percorsi amministrativi, si avvia alla definitiva soluzione la vicenda del cosiddetto Largo Maradona», è invece il commento del presidente dell'ente camerale Ciro Fiola.
«Nell'ottica di una proficua intesa istituzionale, il Comune di Napoli ha approvato un'importante delibera che definisce il futuro di quell'area e che consente agli operatori di potersi riorganizzare assumendo tutte le caratteristiche per agire nel solco della legalità e del rispetto delle regole. Una impostazione, quella orientata alla riqualificazione di un'area che sarà a uso pubblico ma completamente gestita da privati, che avevamo suggerito e che è stata accolta. Anche in questa seconda fase la Camera di Commercio sarà disponibile a fornire la propria assistenza amministrativa alle imprese».

    di: Michele de MaioLapo Elkann mette all’asta la sua Ferrari FF 2013: perché è un pezzo unico al mondo e quanto vale...
14/01/2026

di: Michele de Maio
Lapo Elkann mette all’asta la sua Ferrari FF 2013: perché è un pezzo unico al mondo e quanto vale
La FF 2013 di Lapo Elkann è stata messa all’asta per collezionisti ed estimatori che potranno contendersi una delle auto più iconiche di Maranello. La scelta dei tessuti interni insieme al colore della carrozzeria, uniti ad un modello storico per il Cavallino Rampante ne fanno un pezzo unico.

La Ferrari FF 2013 di Lapo Elkann è finita all'asta. Una notizia che farà impazzire estimatori e collezionisti vicini alla Casa di Maranello che potranno provare a contendersi una delle più iconiche vetture di sempre, la prima Ferrari "wagon" e a trazione integrale resa pezzo unico dalle intuizioni e dalle scelte effettuate dallo stesso Lapo che, in tempi non sospetti, l'allestì con una personalizzazione esclusiva. Il valore di partenza? Stimato tra i 220 mila e i 320 mila euro.

La FF 2013 di Lapo Elkann all'asta: perché è un pezzo da collezione
Già parlare semplicemente di FF per gli appassionati significa confrontarsi con un modello che ha segnato una svolta storica nella Ferrari grazie ad una linea unica, un'abitabilità 2+2 e la trazione integrale 4RM, per una familiare ad altissime prestazioni. A tutto ciò si deve aggiungere la personalizzazione voluta da Lapo Elkann che ha reso la FF ancora più particolare di quanto già rappresenta: carrozzeria full "Novo Blu" e soprattutto un abitacolo rivestito interamente in stoffa, dal cruscotto ai pannelli porta fino ai sedili e al volante, coordinando il tutto alla tinta esterna e creando un effetto che a distanza di oltre un decennio è ancora pura tendenza. Non è un caso che ultimamente molti scelgono proprio il rivestimento in stoffa rispetto ai classici interni in pelle.

Il valore della FF di Lapo e il precedente di John Elkann
C'è anche un prezzo di riferimento per la FF di Lapo Elkann che verrà battuta all'asta dei collezionisti del settore. La base di partenza è stimata tra i 220 e i 320mila euro, cifra che riflette il valore di un modello storico grazie al suo V12 aspirato, ma soprattutto la rarità del pezzo, grazie alla configurazione personalizzata e all'ulteriore appeal legato al nome del proprietario, appartenente ad una famiglia che recentemente ha già messo all'asta altri pezzi da collezione: un'altra FF, di proprietà di John Elkann, all'asta per 400 mila euro.

      di: Michele De MaioFabrizio Corona su Netflix pagato con 793mila euro di fondi pubblici: il tax credit del MiC die...
14/01/2026


di: Michele De Maio
Fabrizio Corona su Netflix pagato con 793mila euro di fondi pubblici: il tax credit del MiC dietro “Io sono notizia”
La docuserie di Fabrizio Corona su Netflix ha ricevuto 793mila euro di tax credit dal Ministero della Cultura di Alessandro Giuli, nonostante il film sia uscito in abbonamento su Netflix. Lo rivela La Verità. Ecco come funziona il sistema dei fondi pubblici.
La docuserie di Fabrizio Corona su Netflix, Io sono notizia, disponibile sulla piattaforma dal 9 gennaio, è stata finanziata con 793.629 euro di tax credit erogati dal Ministero della Cultura guidato da Alessandro Giuli. A rivelarlo è il quotidiano La Verità, che ha ricostruito i dettagli economici dell'operazione.
I cinque episodi che ripercorrono la parabola dell'uomo più chiacchierato del momento sono costati in tutto circa 2,5 milioni di euro. Di questi, quasi 800.000 euro sono arrivati dalle casse pubbliche sotto forma di credito d'imposta per la produzione cinematografica e audiovisiva.

I numeri dietro la produzione
La docuserie è stata prodotta da Bloom media house, società a responsabilità limitata guidata da Marco Ch***pa e Alessandro Casati. Secondo quanto riportato da La Verità, quindi l'investimento totale ammonta a 2.493.762 euro, di cui il 31,8% coperto dal tax credit ministeriale
Francesco Costabile: "Complimenti a Netflix per aver pagato Corona che si vanta di aver imposto l’aborto alla sua compagna"
Come è noto, questo è progetto che arriva con un timing molto particolare per Fabrizio Corona. Arriva, infatti a quasi un mese di distanza dalla prima puntata di Falsissimo sul caso Signorini che ha prodotto due indagini, una per revenge p**n nei confronti proprio dell'imprenditore e un'altra per violenza sessuale e estorsione ai danni del conduttore.

Come funziona il tax credit del Ministero della Cultura
Il credito d'imposta per la produzione audiovisiva è uno strumento previsto dalla normativa italiana per sostenere l'industria cinematografica e televisiva nazionale. Il meccanismo, gestito dalla Direzione Generale Cinema e Audiovisivo del MiC, prevede che le società di produzione possano recuperare una percentuale delle spese sostenute per opere considerate di interesse culturale.
Per accedere ai fondi, le produzioni devono rispettare specifici requisiti tecnici e culturali, valutati attraverso un sistema a punteggio che considera elementi come la presenza di maestranze italiane, location nazionali, contenuti legati alla cultura e alla storia italiana. Il credito d'imposta può coprire fino al 40% dei costi di produzione per opere cinematografiche e fino al 30% per produzioni televisive e web, con massimali variabili a seconda della tipologia di progetto.

Le società richiedenti devono presentare domanda prima dell'inizio delle riprese, dimostrando la sostenibilità economica del progetto e il rispetto dei parametri culturali previsti dalla normativa. Il contributo viene erogato dopo la verifica delle spese effettivamente sostenute e la valutazione dell'opera finita da parte di una commissione tecnica.

Ovviamente, questo sistema è stato più volte al centro del dibattito pubblico. Si è parlato tanto dei criteri di assegnazione e della reale efficacia di questi fondi a promuovere produzioni di qualità culturale. Nel caso specifico della docuserie su Corona, i fondi pubblici hanno sostenuto un'opera destinata a una piattaforma internazionale privata come Netflix: è giusto sollevare un interrogativo sull'utilizzo delle risorse dello Stato per progetti che finiscono su circuiti commerciali chiusi dietro abbonamento.

Buona Epifania
06/01/2026

Buona Epifania

01/01/2026
La pizza napoletana, la storia del piatto più famoso al mondoLa Redazione:La pizza napoletana è probabilmente il piatto ...
14/12/2025

La pizza napoletana, la storia del piatto più famoso al mondo
La Redazione:
La pizza napoletana è probabilmente il piatto più famoso al mondo. Le prime notizie vanno fatte risalire al 1700, notizie che abbiamo ricevuto dalle relazioni della Redazione sulle abitudini alimentari dei napoletani. Un testo scritto a metà del XVIII secolo. Dal trattato del Corrado si evince dell’abitudine dei napoletani di associare alla pizza i maccheroni ed il pomodoro. Rispetto alle focacce, altra pietanza presente un po’ in tutta Italia, ma oseremo dire in tutta Europa, la pizza napoletana si distinse sin dalle sue origini, sia per la forma, che per le modalità di cottura. L’originalità del piatto gli valse da subito grande successo, così da fargli valere nel corso degli anni e poi dei secoli, una fama sempre crescente; sino ad arrivare ad oggi, dove la pizza napoletana è considerato il piatto più famoso e più richiesto al mondo.

Ma esiste un solo tipo di pizza napoletana?

La pizza napoletana: differenze tra la pizza nel rutiello e la pizza tonda

La pizza napoletana in realtà ha almeno due nobili varianti, entrambe ricche di storia e di tradizione. La peculiarità della pizza è data anzitutto dal tipo di impasto : la farina deve essere quella usata proprio per fare il pane, ossia farina di grano tenero ‘00’. Per quanto concerne la pizza tonda, l’impasto è steso a mano, l’operazione della stesura forma il tipico cornicione, cioè la parte esterna della pizza di uno spessore massimo di 2cm, il suo tempo di cottura è di massimo 2 minuti,ad una temperatura di circa 450°.

La pizza nel rutiello invece segue una diversa modalità di cottura. La caratteristica peculiare di questo tipo di pizza è che l’impasto non viene steso sulla superficie del forno, ma viene inserito in un ruoto, il quale può essere di alluminio o di rame, e la pizza viene cotta ad una temperatura mediamente più bassa di quella stesa a mano. L’impasto però è più consistente: il panetto di una pizza tonda tendenzialmente è di circa 250 grammi, quello di una pizza nel rutiello invece è di 300 grammi. In ogni caso state certi che si tratta di una vera goduria per il palato!

Dove mangiare la pizza nel rutiello: oggi rappresente un punto di riferimento in campania sulla lo innamorato degli impasti si diverte a scoprire sempre nuove livitazioni da farle degustare ai suoi clienti.
Se volete assaggiare la vera pizza nel rutiello, non potete che recarvi alla Tenuta del Re. La Tenuta del Re é situata a Montoro su una zona collinare unica per la sua veduta.Lazzaro seleziona personalmente tutti i pridotti per garantire il massimo della qualità e della genuinità : dalla farina al pomodoro, dall’olio alla mozzarella. Insomma, la pizza nel rutiello vi aspetta, non mancate all’appuntamento con una delle più importanti tradizioni culinarie napoletane. La Tenuta del Re vi aspetta a Montoro in privincia di Avellino...

        Anna Dello Russo (Bari, 16 aprile 1962) è una giornalista italiana, ex direttrice creativa di Vogue Japan dal 20...
14/12/2025


Anna Dello Russo (Bari, 16 aprile 1962) è una giornalista italiana, ex direttrice creativa di Vogue Japan dal 2006[1][2].

Anna Dello Russo
Considerata un'icona nel suo campo,[3] è stata descritta dal fotografo tedesco Helmut Newton come «maniaca della moda».[4]

Si laurea in Arte e Letteratura a Bari, frequentando in seguito la Domus Academy di Milano dove nel 1986 consegue un master universitario in Design della moda.[5] Entra nel mondo della moda lavorando per la rivista Donna, dove conosce Annalisa Milella di Vogue Italia, che la introduce poi nella sua redazione. Successivamente lavora diciotto anni presso la Condé Nast Italia come redattrice moda per Vogue Italia e poi, dal 2000 al 2006, come direttrice di L'Uomo Vogue[6]. Nel 2006 si trasferisce quindi in Giappone per lavorare con Vogue Japan nel ruolo di direttrice creativa.[7]

Nel novembre 2010 realizza un profumo chiamato Beyond, la cui bottiglia ha la forma di una scarpa da donna.

Nel 2011 inizia a collaborare al programma radiofonico Pinocchio, in onda su Radio Deejay, con una rubrica fissa.[8][9]

Nell'ottobre 2012 presenta una collezione di accessori femminili in collaborazione con la catena di negozi di abbigliamento H&M[10]. Tra i pezzi da lei disegnati compaiono bigiotteria, clutch, occhiali da sole, scarpe, una veletta e un trolley[11]. Per l'anteprima promozionale è stato diffuso un video musicale diretto da Alex Turvey in cui Anna canta Fashion Shower, canzone originale prodotta da Emiliano Pepe, già nota in versione più corta e con diverso remix come sigla dei suoi interventi al sopraccitato programma radiofonico Pinocchio.[8]

Nel 2017 Anna Dello Russo entra anche a far parte della compagnia Rosewood Hotels & Resorts in qualità di curatrice e consulente di stile.[12]

Nel 2023 entra a far parte della giuria in una puntata della terza edizione di Drag Race Italia[13].

Nel febbraio 2024 è tra le opinioniste fisse della trasmissione Dopofestival.

      di:Michele De Maio "Ce ne andiamo in Serie B": che festa ad Avellino!sportweekBiancolino: "Facevo il barista, per ...
15/11/2025


di:Michele De Maio
"Ce ne andiamo in Serie B": che festa ad Avellino!
sportweek

Biancolino: "Facevo il barista, per amore quasi smisi di giocare. Mi chiamano pitone perché..."

L'unica bandiera in panchina sta ad Avellino, dove allena un uomo che ha centrato 4 promozioni in campo e una in panchina: “Quando venivo da avversario pioveva sempre e mi chiedevo questi come facessero, poi questa maglia mi ha dato qualcosa di speciale. Capii grazie a Novellino che potevo allenare, quando mi hanno chiamato di notte al presidente ho detto solo una cosa...”

Ad Avellino c’è qualcosa di romantico che altrove non vedi. Raffaele Biancolino è l’unico allenatore che è stato anche bandiera in campo della squadra che allena. Di ex scorrendo le liste ne trovate tanti, vero: Chivu ha giocato e vinto con l’Inter, Pisacane ha lottato per il Cagliari, Fabregas ha chiuso la carriera a Como, ma da qui a definirli bandiere ce ne corre. Biancolino è il secondo marcatore della storia biancoverde, ha guidato l’Avellino a quattro promozioni dalla C alla B da attaccante e ha fatto lo stesso l’anno scorso da allenatore. Sarebbero sei salti di categoria, se se ne conta anche uno da tecnico della Primavera. Dietro c’è una storia viscerale, a volte litigarella, scritta con la penna dell’amore.

Partiamo dall’inizio: come nasce Biancolino?

“Napoli, quartiere Capodichino, rione Amicizia. Al centro una chiesa, davanti un campo da calcetto dove praticamente facevo le notti bianche perché chi prima arrivava se lo prendeva. Poi mi prese una scuola calcio a San Giovanni a Teduccio, intanto studiavo e lavoravo: barista, consegnavo le casse d’acqua, volevo guadagnare per non chiedere ‘la settimana’ a mio padre. A scuola calcio provavano a farmi fare il terzino, ma ogni volta che giocavo davanti facevo gol e quindi si rassegnarono: Biancolino è un centravanti. Niente giovanili, a 16 anni ero nel Giugliano in D, dopo un anno mi vide l’Atalanta che mi mandò al Leffe: due montagne, tre case in mezzo, in una c’eravamo io e Ignoffo (ex difensore di Napoli e Palermo, ndr). Esordii tra i professionisti, poi arrivò l’amore...”.

E cosa fece l’amore?

“Mi fece smettere. Avevo 17 anni, lei si chiamava Mery, era del mio quartiere e la lontananza si sentiva. A un certo punto dissi: non gioco più, torno a Napoli. Mio padre soffriva, voleva sapere chi era questa ragazza, le telefonò e le fece: ‘Parlaci tu’. Così tornai a giocare, ad Anagni, più vicino a casa. Lì iniziò l’avventura”.

Biancolino, detto ‘il pitone’.

“Mio fratello a Napoli aveva un’iguana e un giorno mi chiese di accompagnarlo a prendere il mangime. Il proprietario del negozio mi fece: ‘Hai mai visto come mangia un pitone?’. ‘No’. Gli mise un coniglio nella teca e quello se lo mangiò. Appena lo vidi, dissi: ‘Fermi tutti, lo voglio’. Davanti casa mia si fece la fila: tutti volevano vederlo. Un giorno lo portai in spogliatoio, lo misi nella cesta dei panni sporchi e chiesi al magazziniere se gentilmente mi lavava le maglie. Lui prese la cesta, il serpente sbucò e mi ricordo ancora il salto che fece. Un giornalista della Gazzetta venne a sapere la storia e la scrisse. Da allora sono ‘Il pitone’".

Le storie d’amore iniziano sempre con qualcosa di strano che si conclude con un bacio.

“Gioco al Chieti, all’andata faccio gol all’Avellino, al ritorno in Irpinia gli avversari in campo mi bisbigliano: ‘Vai piano, ci servi, dobbiamo vincere il campionato’. ‘Voi, io no’, rispondo. E loro, su tutti Voria che mi marcava: ‘Tu vieni a giocare qua, lo sanno tutti’. Boh, perdiamo, faccio la doccia e uno mi chiama: ‘Casillo, il presidente dell’Avellino, ti vuole parlare’. Entro in una stanza e trovo le due dirigenze al completo col contratto in mano, avevano fatto tutto e solo io non lo sapevo”.

Biancolino, 479 partite e 179 gol in carriera mai oltre la B. Rimpianti?

“Sì, non aver dato a mio padre la soddisfazione di vedermi in Serie A. Ci sono andato vicinissimo, a un certo punto era fatta col Cagliari ma all’improvviso spensero il telefono. E io firmai al volo col Messina sul banco del check-in dell’aeroporto di Catania, con la gente dietro che protestava”.

In compenso però ha trovato una storia d’amore calcistica con pochi eguali.

“E all’inizio non c’era nemmeno tutto ’sto amore, quando venivo ad Avellino da avversario pioveva sempre e mi dicevo: ‘Ma come fanno?’. Però era una piazza che aveva fatto la Serie A, potevo mettermi in luce. Poi quando ho messo quella maglia ho provato qualcosa di speciale, l’ho sentita subito mia. Lei mi ha dato tanto, io ho dato tanto a lei. Sono orgoglioso di essere napoletano, ma guai a chi tocca Avellino”.

Biancolino ad Avellino è arrivato, se n’è andato, è tornato, se n’è riandato...

“Significa che è amore vero. Come con una fidanzata, può capitare che ci litighi o che fai una sciocchezza di una sera, ma sai pure che dall’altra parte c’è la tua vita, un pezzo di cuore. A un certo punto a Messina eravamo terzi, in hotel durante una trasferta a Mantova chiamai il presidente dell’Avellino: ‘Mi fai tornare?’. E lui: ‘Sei pazzo? Ti stai giocando il campionato’. ‘Sì, ma qua non mi trovo’. Non ne ho mai fatto una questione di soldi, ma di amore. Tornai anche due anni dopo ad Avellino: ero capitano del Venezia in B e scesi in C, solo un pazzo l’avrebbe fatto. Dovevo riportare la squadra dove l’avevo lasciata”.

Cosa comporta allenare una squadra di cui sei stato bandiera?

“Responsabilità, soprattutto: qui conosco generazioni intere di tifosi, non voglio illuderli né deluderli. Ma sono responsabilità che mi caricano, mi spingono a trasmettere il senso di appartenenza ai ragazzi che alleno. Ricordo ancora come mi sentivo durante una retrocessione quando ero in tribuna infortunato: ‘Se devo andare giù voglio farlo in campo, quella è roba mia’, pensavo”.

Ad Avellino nel 2018 ha anche sventato un femminicidio, bloccando un uomo che stava colpendo a martellate la sua ex compagna.

“In quel momento c’è poco da pensare. Sono fatto così, se c’è una persona in difficoltà la difendo”.

Come nasce Biancolino allenatore?

”Ero il club manager all’Avellino ma mi facevo vedere poco dalla squadra, pensavo di essere ingombrante. Un giorno mister Novellino davanti al presidente fa: ‘Ma lui perché rimane in tribuna? È un uomo di campo, deve stare con noi’. Avevo il compito di vedere gli avversari per fargli una relazione. Scrivevo pregi, difetti e osservazioni su un foglio e glielo davo. Lui se lo metteva in tasca, e vedevo che lo tirava fuori durante la riunione tecnica e dava le indicazioni mie. Voleva dire che si fidava, lì ho iniziato a pensarmi allenatore”.

Una notte l’Avellino esonera Pazienza e al suo posto mette lei, allenatore della Primavera. Traghettatore, si diceva.

“Quella notte al presidente chiesi una cosa sola: ‘Non voglio fare la velina, datemi almeno 2-3 partite’. E lui me le diede. Era l’occasione che avevo sempre sognato. Non ero e non sarò mai contento per l’esonero di un collega, ma da mesi vedevo quei ragazzi e prendevo appunti. Lo facevo inconsciamente, per non farmi trovare impreparato, così sapevo dove intervenire”.

Cos’ha Biancolino allenatore del Biancolino calciatore?

“Il rapporto coi giocatori. Devi essere chiaro e sincero, lo so perché qualcuno con me non lo è stato, e poi certe crepe si allargano a tutto lo spogliatoio. Ai miei dico sempre: non vi farò mai niente di quello che a me ha fatto male. Preferisco litigare, ma non colpirti alle spalle”.

I suoi maestri?

“Da ogni allenatore ho imparato qualcosa: da Zeman l’aggressività, da Sarri la tattica, da Galderisi la gestione del gruppo, da Vavassori le responsabilità da dare in campo... Metto insieme tutto col mio carattere, non mi accontento mai e voglio che i miei non si accontentino”.

Il rito di Biancolino: prima e dopo ogni partita bacia un braccialetto.

“La Madonna di Montevergine. Sono devoto, prima dell’esordio in panchina sono salito in pellegrinaggio al Santuario. Le grazie vere che fa la Madonna sono altre, questo è lavoro, ma da allora non smetterò mai di ringraziarla”.

Con Mery quest’estate avete festeggiato le nozze d’argento.

“Siamo fatti l’uno per l’altra. Abbiamo tre figli, due studiano a New York e il terzo gioca nelle giovanili dell’Avellino. Centravanti

13/11/2025

    di: Michele De Maio Nobu Hotel, quanto costa una notte nell'albergo di Robert De Niro a Roma? Camere da 995 euro: i ...
13/11/2025


di: Michele De Maio
Nobu Hotel, quanto costa una notte nell'albergo di Robert De Niro a Roma? Camere da 995 euro: i prezzi
Si chiama Nobu Hotel l'albergo recentemente aperto da Robert De Niro a Roma, il primo della catena in Italia. La struttura si trova in via Veneto, la «via della Dolce Vita» come lo stesso attore ha tenuto a ricordare, e punta a diventare un punto di riferimento nel settore dell'ospitalità di lusso nella Capitale. Un'esperienza non per tutti i portafogli, ma che ha attirato l'attenzione di tanti curiosi (anche) grazie al nome di De Niro a all'intramontabile fascino di una delle location più iconiche di Roma.
Cos'è il Nobu Hotel
Robert De Niro è comproprietario della catena insieme a due soci, chef Nobu Matsuhisa e Meir Teper. Nell'hotel minimalismo giapponese ed eleganza italiana si incontrano, dando vita a un'atmosfera unica nel suo genere fra linee essenziali, materiali naturali e luci soffuse. La location, come detto, non è casuale: quella via Veneto che evoca la Dolce Vita felliniana tanto cara a De Niro, uno dei luoghi preferiti dell'attore hollywoodiano in Italia.

La struttura si trova al numero 155, dove sorgeva il Grand Hotel Via Veneto, dopo una ristrutturazione da 135 milioni di euro affidata allo studio di architettura Rockwell Group.
Il Nobu Hotel Rome è composto da e 117 camere e suite, pensate come spazi di equilibrio e bellezza, dove il design contemporaneo incontra dettagli ispirati alla cultura giapponese.

Ma la struttura può offrire un'esperienza addirittura superiore: la Nobu Villa, un appartamento panoramico con tre camere da letto e una terrazza affacciata su via Veneto, ideale per chi desidera privacy assoluta e una vista privilegiata sulla città.
Quanto costa una notte
Le tariffe del Nobu Hotel Rome partono da circa 995 euro a notte per una camera doppia standard. Le camere Deluxe, più ampie e curate nei minimi dettagli, superano facilmente la soglia dei mille euro e si distinguono per l'uso di materiali pregiati, bagni in marmo di Carrara e vasche da bagno di grandi dimensioni.

Il vertice del lusso è rappresentato dalla Sakura Suite, una soluzione che unisce eleganza e comfort in un ambiente ispirato al fiore di ciliegio giapponese. Con il suo salotto indipendente e la vista su via Sicilia, questa suite porta il prezzo del soggiorno a oltre 2.200 euro a notte, collocando il Nobu Hotel tra gli indirizzi più esclusivi della Capitale.
Gli altri servizi
Ma l’esperienza non si limita alla camera. L'intero edificio è stato pensato come un'oasi di relax e riservatezza, in perfetta sintonia con lo stile raffinato del brand.

A completare l'offerta, il celebre ristorante Nobu, fiore all'occhiello del gruppo fondato dallo chef Nobu Matsuhisa insieme a Robert De Niro. Qui è possibile gustare la celebre cucina fusion giapponese-peruviana, con piatti iconici come il merluzzo nero in salsa miso, lo stesso che decenni fa conquistò l’attore newyorkese e diede origine alla loro lunga collaborazione.

L'hotel dispone inoltre di una spa di alto livello, spazi per eventi privati e di un servizio concierge dedicato a una clientela internazionale, abituata a standard di comfort e discrezione tra i più elevati al mondo.

Indirizzo

Viale A. Gramsci
Montoro
83025

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