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     di:Michele De MaioCuriosità, storie e guide di New York: sapevate che a SoHo c'è un appartamento pieno di terra dal...
04/03/2026


di:Michele De Maio
Curiosità, storie e guide di New York: sapevate che a SoHo c'è un appartamento pieno di terra dal 1977? E nessuno può entrarci!

A New York lo spazio è tutto. Eppure, al numero 141 di Wooster Street, esiste un loft al secondo piano che non è mai stato messo in affitto, nonostante il suo valore sia di svariati milioni di dollari. Il motivo? È completamente pieno di terra.

Nel 1977, l'artista Walter De Maria riempì lo spazio con circa 140 tonnellate di terra umida, creando una superficie uniforme alta circa 60 centimetri. Doveva essere un'installazione temporanea di tre mesi. È lì da quasi 50 anni, ed è The New York Earth Room.

La cosa più incredibile non è la vista, ma l'odore. Appena varcata la soglia, il rumore del traffico di SoHo sparisce e venite investiti da un profumo intenso di terra bagnata e foresta dopo la pioggia. È un’esperienza sensoriale pazzesca in mezzo al cemento di Manhattan.

La terra non è "abbandonata". C'è un custode che ogni giorno la rastrella, la innaffia e si assicura che non crescano funghi o erbacce (anche se ogni tanto spunta qualche timido germoglio).

Ingresso gratuito e segreto: non ci sono grandi insegne. Bisogna citofonare, salire le scale o prendere l'ascensore e trovarsi davanti a questo mare scuro e silenzioso. Non si può calpestare: la si può solo ammirare dal bordo, come un orizzonte sotterraneo.

Il mio consiglio: è il posto perfetto quando la città vi sembra troppo caotica. Dieci minuti di silenzio davanti alla Earth Room vi ricaricano il cervello meglio di tre caffè. Ricordate però che è chiusa il lunedì e il martedì.

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  oggo ci siamo fatti una chiacchierata con Massimo Lopez che ci racconta:«Io non sapevo niente. Stavo guardando la tele...
01/03/2026

oggo ci siamo fatti una chiacchierata con Massimo Lopez che ci racconta:
«Io non sapevo niente. Stavo guardando la televisione ed è apparso lo spot… mi sono guardato intorno e mi sono detto ‘Ma io questa casa non ce l’avevo nel ’94′». Mauro Mortaroli, autore della celebre pubblicità della Sip con Massimo Lopez, racconta così lo stupore provato vedendo riapparire in tv lo storico spot, proprio nei giorni di Sanremo 2026. Anche per lui, che quell’idea l’aveva creata con cura anni fa, è stato un momento di vero spaesamento.

Racconta che non era neanche stato avvisato di questa replica: si è trovato improvvisamente catapultato indietro di trent’anni. Non solo lui: il pubblico ha subito riconosciuto quella scena in cui Lopez, davanti al plotone di esecuzione, chiede di fare una telefonata a casa come ultimo desiderio. Sui social sono fioccati centinaia di commenti positivi, cosa piuttosto rara a giudicare dalla tendenza generale a criticare qualsiasi cosa. Forse si tratta di nostalgia, o forse, come dice Mortaroli, è quell’effetto “si stava meglio quando si stava peggio”.

Lo spot è andato in onda identico a com’era nel 1994, senza aggiunte né spiegazioni. Sono in molti a domandarsi il motivo di questa scelta, ma forse la risposta è da cercare nella partnership tra Tim e il Festival di Sanremo: «L’effetto curiosità è stato sicuramente raggiunto – ci ha spiegato Mortaroli – e ora è probabile facciano qualcosa stasera, perché hanno creato un’aspettativa enorme, un po’ come se per lanciare una partita di calcio facessero vedere Italia-Germania». La frase “Una telefonata ti allunga la vita” è ormai entrata nell’immaginario comune, al punto da risultare di nuovo virale a distanza di decenni.

Quando gli viene chiesto perché questa pubblicità abbia ancora tanto successo, Mortaroli offre una spiegazione chiara: oggi la pubblicità si è trasformata, ha perso quel tocco di creatività e spettacolo che un tempo sapeva emozionare e sorprendere. «Oggi questo non c’è più, ma se chiedo alla gente attenzione per 30 secondi in cambio io devo per forza dare qualcosa».

Ripensa poi a come nacque lo spot: la Sip, in quegli anni monopolista, voleva spingere le persone a telefonare di più, ma non era facile convincere il pubblico in un contesto del genere. È venuta fuori l’idea di legare la telefonata a una situazione estrema e surreale come un’ultima richiesta davanti al plotone d’esecuzione.

Il successo è stato tale da portare a Cannes il Leone d’Oro, un premio che secondo Mortaroli fu assegnato proprio perché quel modo di pensare era profondamente italiano: “Solo un italiano poteva chiedere una telefonata invece di una sigaretta in punto di morte”.

Lavorare con Massimo Lopez e il regista Alessandro D’Alatri per lui è stato un vero piacere. Racconta di aver collaborato anche con altri grandi nomi come Tullio Solenghi, Christian De Sica e, in altri progetti, Aldo, Giovanni e Giacomo, Bonolis e Laurenti. Ma la pubblicità con Lopez è quella che gli ha cambiato la vita, anche se, una volta ritirato il premio a Cannes, si è accorto che non era poi così rivoluzionario come pensava.

Quando si parla dei cambiamenti nel mondo della pubblicità, Mortaroli sottolinea che a cambiare sono solo i mezzi, non i principi: conoscere chi hai davanti e capire il contesto rimane fondamentale. “Se non conosci il contesto e la cultura in cui operi e lavori, non avrai mai gli strumenti idonei per comunicare. ”

Di fatto, lo slogan “Una telefonata che allunga la vita” è rimasto scolpito nella memoria di tutti.

    di:Michele de MaioNozze da sogno per Leclerc, la Ferrari del pilota ha un valore inestimabileCharles Leclerc e Alexa...
28/02/2026


di:Michele de Maio
Nozze da sogno per Leclerc, la Ferrari del pilota ha un valore inestimabile
Charles Leclerc e Alexandra Saint Mleux sposi a Montecarlo: per la sfilata nel Principato il pilota sceglie una rarissima Ferrari di inestimabile valore
Fra sette giorni scatterà il semaforo verde sulla stagione 2026 di Formula 1. Eppure, nel caso di Charles Leclerc, il traguardo più importante è già arrivato, tra le curve di casa. In una Montecarlo blindata, il pilota è convolato a nozze con Alexandra Saint Mleux e la spettacolare Ferrari su cui i due innamorati viaggiavano durante la sfilata lascia senza fiato.
In abito da cerimonia, il driver e la modella francese (classe 2002, esperta d’arte laureata all’École du Louvre) mandano in visibilio gli appassionati di motori su una Ferrari 250 Testa Rossa del 1957. Non far caso al bolide di Maranello è impossibile, data la rilevanza storica dalla vettura, sviluppata per spremere ogni cavallo e consacrare la Rossa al mito.

Il pedigree sportivo della macchina arriva fino al ’61 e annovera sia trionfi a Le Mans che record nelle gare di durata. Il V12 Colombo da 2.953 cc con sei carburatori Weber da 300 CV fino a 7.200 giri, le dava una spinta rara all’epoca, favorita dalla cura dei dettagli imposta dal Drake, uno che non si accontentava mai. Con un telaio tubolare leggerissimo (il peso si ferma a soli 800 kg) e un’aerodinamica estremamente avanzata per l’epoca, la 250 TR era un “mostro” inarrestabile e le decine di vittorie nelle competizioni endurance ne hanno ulteriormente incrementato il prestigio.
Quanto vale la Ferrari delle nozze
Guardandola bene, si nota subito il muso con i parafanghi staccati, i famosi “pontoon fender” studiati all’epoca per non far surriscaldare i freni. Ferrari costruì appena 19 unità con questa carrozzeria tra la fine del 1957 e il 1958, motivo del valore spropositato sul mercato collezionistico. Infilarne una in garage richiede un conto in banco molto ricco, e resta comunque un’impresa trovare un proprietario disposto a privarsene.
Secondo le ultime stime, un esemplare in ottime condizioni ha un valore medio stimato di almeno 10 milioni di euro, tuttavia la forte domanda ha fatto lievitare la cifra. In passato, è capitato che passasse di mano per circa 12 milioni di dollari e voci di corridoio riferiscono di quotazioni ancora superiori, fino al record di 40 milioni di sterline stabilito nel 2014 su Classic Driver. Al momento non sembrano esserci modelli originali in vendita pubblica. I possessori la custodiscono gelosamente o tendono ad affidarsi a broker internazionali e aste blindate, lontani da occhi indiscreti.

Il parco auto personale del pilota
A furor di popolo, alcune carrozzerie specializzate offrono veicoli con lo stesso look a cifre “abbordabili” (si fa per dire…), che oscillano tra le 90.000 e le 500.000 sterline. Tuttavia, per il “sì” nel Principato, il numero 16 della Ferrari non poteva che scegliere l’originale. Il ricco contratto che lo lega al Cavallino Rampante gli ha permesso di accumulare un parco auto personale di tutto rispetto, comprensivo di una Daytona SP3, una SF90 XX Stradale, una 812 Competizione, una 488 Pista nera opaca, una storica 275 GTB e una Purosangue.

Mentre Charles e Alexandra diventano ufficialmente marito e moglie, il mondo dei motori celebra un altro matrimonio perfetto: quello tra il pilota, uno dei più veloci della griglia, e l’auto, una delle più rare e preziose mai uscite dai cancelli di Maranello.

    di:La RedazioneLa storia riguarda Gregorios Sachinidis, un tassista greco che ha percorso oltre 4,6 milioni di chilo...
26/02/2026


di:La Redazione
La storia riguarda Gregorios Sachinidis, un tassista greco che ha percorso oltre 4,6 milioni di chilometri con la sua Mercedes-Benz 240D del 1976 (W123) tra il 1981 e il 2004, operando principalmente a Salonicco. Questo record di chilometraggio, uno dei più alti conosciuti per una singola auto, è stato raggiunto grazie a un'estrema manutenzione e alla robustezza del motore diesel da 65 CV, che ha subito svariate revisioni.

Ecco i dettagli salienti della storia:
L'auto: Una Mercedes 240D del 1976 (W123), acquistata usata da Sachinidis nel 1981.
Il record: Nel 2004, Mercedes-Benz ha riconosciuto il chilometraggio di 4,6 milioni di km e ha ritirato la vettura per il suo museo a Stoccarda, donando al tassista una nuova Classe C.
La manutenzione: Sachinidis ha mantenuto la vettura in condizioni operative perfette, cambiando il motore diverse volte nel corso degli anni per sostenere il lavoro quotidiano.
Curiosità: Il chilometraggio equivale a viaggiare per oltre 100 volte il giro della Terra o circa 6 volte andata e ritorno sulla Luna.
Sebbene il record ufficiale per la maggiore percorrenza di un'auto privata sia di una Volvo P1800, la Mercedes di Sachinidis è famosa come una delle auto da lavoro più instancabili di sempre

       di:Michele De MaioGino Sorbillo apre il primo fast food della pizza: in centro a Milano con menu a 9 euro e 90Die...
17/02/2026


di:Michele De Maio
Gino Sorbillo apre il primo fast food della pizza: in centro a Milano con menu a 9 euro e 90
Dietro al Duomo di Milano apre POP – People of Pizza, il nuovo format firmato Gino Sorbillo che porta la pizza napoletana (e non solo) nel mondo del fast food. Prezzo simbolo: 9,90 euro. Un’operazione popolare, mediatica e per certi versi pure politica
OP è l’abbreviazione di popolare, ma in questo caso è anche l’acronimo di People Of Pizza. Una doppia chiave di lettura che chiarisce l’impostazione del nuovo progetto di Gino Sorbillo, aperto a pochi passi dal Duomo di Milano, in Via Cappellari 3. Un format che concentra fin dall’inizio la propria identità su un messaggio semplice e immediatamente riconoscibile. Quel 9 e 90, ripetuto ossessivamente nel video di lancio diffuso sui social, ha funzionato come elemento catalizzatore della comunicazione. Tanto da uscire rapidamente dal perimetro promozionale e intrecciarsi con l’immaginario popolare: a Napoli, proprio il giorno della pubblicazione del video, sabato 14 febbraio, quei numeri sono diventati ambo vincente sulla ruota cittadina. Una coincidenza che ha sicuramente amplificato il racconto ma al di là dell’aneddoto, POP intercetta un momento preciso del mercato della ristorazione. In una fase in cui il prezzo torna a essere una variabile decisiva, il progetto di Sorbillo rimette al centro la pizza come alimento quotidiano, pensato per “tornare tra la gente”.
Dalla pizzeria di famiglia al linguaggio del fast food
La storia di Sorbillo è ormai nota, ma vale sempre la pena ricordare da dove parte per capire fino in fondo il senso dei suoi progetti più recenti. Tutto nasce da una famiglia di pizzaioli attiva dal 1935 e dalla pizzeria di via dei Tribunali a Napoli. Nel tempo, però, quel sapere artigiano si è trasformato in un sistema articolato di format, pensati per dialogare con pubblici diversi e contesti urbani lontani tra loro. In questa logica nasce Lievito Madre al Duomo e al Mare, il progetto più trasversale, concepito per portare la pizza di scuola napoletana fuori dai confini cittadini e nazionali. Con Zia Esterina – Antica Pizza Fritta l’attenzione si sposta su un solo prodotto identitario, il cibo di strada per eccellenza a Napoli. Il cambio di registro è netto con Sorbillo Gourmand, dove la pizza diventa strumento di racconto gastronomico più complesso: ingredienti selezionati, costruzioni più articolate, centralità della materia prima.
Accanto a questi progetti convivono realtà come Casa Sorbillo, che riunisce più espressioni della cucina partenopea, e collaborazioni in contesti alberghieri di fascia alta. POP – People of Pizza è l’ultimo capitolo di questo percorso ed è anche il più azzardato. Qui infatti scompare il racconto romantico dell’attesa e subentra una macchina organizzativa ispirata ai modelli americani: menu essenziali, totem per ordinare come al Mc Donald’s, servizio rapido, prezzi popolari. Un format pensato per intercettare nuovi flussi e nuove abitudini di consumo.
Cos’è POP People of Pizza di Gino Sorbillo
POP si definisce come il primo fast food della pizza napoletana in Italia, ma in realtà non è la sola tipologia di pizza che si può trovare qui. Due anime che convivono: quella partenopea e quella d’oltreoceano. Pizza napoletana classica accanto alla versione american style, fritti partenopei e bibite. Tutto pensato per essere immediato e replicabile; infatti, si sceglie, si ordina e si paga direttamente dai totem come al Mc Donald’s e nella maggior parte dei fast food. Una volta pronto l’ordine si ritira in cassa e ci si accomoda a sedere. Nel video di lancio, Sorbillo lo racconta così: “Quando vedrete questo video avrete già scoperto tutto. Benvenuti da POP, il primo fast food della pizza napoletana in Italia. Pizza sette giorni su sette, come facciamo dal 1935”.
Il menu di POP a 9,90 euro
Il cuore del progetto sembra essere nel prezzo: 9,90 euro. Per questa cifra si porta a casa un menu completo che comprende pizza margherita, fritto e bibita. Un’offerta che guarda apertamente a chi oggi fa i conti con un potere d’acquisto ridotto. “Semplifichiamo il servizio mantenendo alta la qualità dei nostri prodotti. Viva la pizza in ogni sua declinazione. We Love Pizza!”, scrivono sul post allegato al video. Il menu POP è costruito per essere rapido e leggibile: pizze classiche, ingredienti riconoscibili e poche varianti con prezzi dai 5,90 ai 7.90€.

Ci sono Margerita (anche senza lattosio) e Marinara, ma anche la Würstel e patatine. Accanto alla tradizione napoletana trovano spazio anche le pizze in stile americano, tra cui la Pepperoni e l’Hawaiana con l’ananas. Al posto delle patatine come nella maggior parte dei fast food, qui ci sono i simboli della friggitoria napoletana come crocchè e frittatine di pasta, ma anche arancini e ciliegine di mozzarella. Per chi non fosse sazio del menu per 3,90€ si può aggiungere un dolce a scelta tra ciambelle fritte napoletane, le tipiche graffe, e i maritozzi con la panna.
L’inaugurazione a Milano e la seconda apertura in un centro commerciale
Mercoledì 18 febbraio alle ore 18, Milano vedrà l’apertura di POP. Ma il progetto non si ferma a Milano; infatti, dopo il capoluogo lombardo, la seconda apertura è già programmata al Centro Commerciale Campania di Marcianise, in provincia di Caserta, confermando l’ambizione del brand di crescere con un modello che unisca velocità, qualità e accessibilità. POP prova così a scrivere una nuova pagina nella storia di Sorbillo, ma riuscirà a diventare un punto di riferimento o resterà una scintilla destinata a spegnersi, tra gli sguardi indignati di chi storce il naso di fronte a una pizza con l’ananas?

      Supercar da 30 milioni scomparsa, famiglia offre 100mila euro di ricompensadi:Michele De Maio Vediamo di cosa si t...
15/02/2026


Supercar da 30 milioni scomparsa, famiglia offre 100mila euro di ricompensa

di:Michele De Maio
Vediamo di cosa si tratra:

L'Alfa Romeo 33 Stradale del 1967 è una delle auto più rare e costose al mondo, con quotazioni attuali che superano facilmente i 10 milioni di dollari. Al lancio nel 1967, era l'auto più costosa sul mercato, con un prezzo di listino di 9.750.000 lire, cifra che la rendeva quasi inavvicinabile rispetto alle altre sportive dell'epoca.
Ecco i punti chiave riguardanti il valore e il prezzo della 33 Stradale:
Valore Collezionistico: Oggi, essendo prodotti solo 18 esemplari originali, il valore è inestimabile, spesso soggetto a trattative private che superano le decine di milioni.
Prezzo al lancio (1967): Con 9.750.000 lire, era estremamente costosa rispetto alla concorrenza, riflettendo la sua derivazione diretta dalle corse (Tipo 33).
Contesto storico: È considerata un capolavoro di design e ingegneria, con un motore V8 da 2 litri.

Ecco dopo aver capito di cosa parliamo gli eredi offrono:
Centomila euro a chiunque contribuirà concretamente al ritrovamento di un’auto da collezione, del valore di ben 30 milioni di euro, sparita nel nulla. Ad offire la lauta ricompensa è la famiglia del defunto proprietario dell’iconica Alfa Romeo 33 Stradale, finita al centro di un’indagine della Procura di Milano che, secondo quanto rendono noto i legali della famiglia, ipotizza i reati di estorsione e falso.
Gli eredi dell’uomo, che di recente hanno presentato una denuncia con nomi e cognomi, rivolgono ora un appello: “chiunque avesse informazioni o avvistasse l’auto può contattare i legali Angelo e Sergio Pisani di Napoli e l’avvocato Francesco Sacchetti di Milano.
La ricompensa sarà riconosciuta al momento del rientro in possesso del veicolo”.
Intanto emergono nuovi elementi dalle indagini difensive dei tre avvocati: da accertamenti eseguiti al Pubblico Registro Automobilistico risulta una denuncia di smarrimento delle targhe firmata da un noto collezionista francese.
Un dettaglio – secondo i legali – che rafforza il sospetto degli investigatori su un’operazione studiata per far perdere le tracce della supercar, dopo una contestata cessione e la successiva esportazione del veicolo all’estero.
Nella denuncia la famiglia del prorpietario parla di pressioni, minacce e di un clima di forte vulnerabilità emotiva in cui sarebbe maturata la firma.
“La speranza della famglia – sottolineano i tre legali – è che l’appello pubblico e la ricompensa possano rompere il muro di silenzio e riportare in Italia uno dei modelli più rari e preziosi al mondo”.

   di:Michele De MaioCos’è questa storia dell’angelo con la faccia di Giorgia Meloni in una chiesa di RomaL'autore nega ...
03/02/2026


di:Michele De Maio
Cos’è questa storia dell’angelo con la faccia di Giorgia Meloni in una chiesa di Roma
L'autore nega di aver ritratto la presidente, ma i funzionari del ministero della Cultura hanno comunque organizzato un sopralluogo
Nella basilica di San Lorenzo in Lucina, una chiesa a pochi passi dal mausoleo di Augusto, nel centro storico di Roma, è stato da poco restaurato un dipinto che raffigura, tra le altre cose, due angeli. Uno dei due, però, sembra essere stato ridisegnato con un volto molto simile a quello della presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Dopo la prima segnalazione del quotidiano la Repubblica, la notizia ha iniziato a circolare sui giornali e sui social suscitando molte ironie e le critiche dei partiti d’opposizione. Alla fine è intervenuta anche la stessa Meloni, che ha pubblicato un post sui social media scrivendo: «No, decisamente non somiglio a un angelo».
L’intervento è stato fatto da Bruno Valentinetti, un restauratore autodidatta di 83 anni che vive nella sagrestia e apre la basilica tutte le mattine. Ha detto di averlo fatto «da volontario» su richiesta del parroco, monsignor Daniele Micheletti, per ripagarlo della sua ospitalità, di aver impiegato due anni per il restauro e di averlo concluso l’anno scorso. Ha anche negato di aver ritratto Meloni e ha detto di aver semplicemente ricalcato le fattezze del dipinto precedente, che dice di aver fatto sempre lui diversi anni fa.

Don Micheletti ha detto all’agenzia Ansa che aveva chiesto a Valentinetti di riprodurre i dipinti esattamente com’erano prima. Ha ammesso di vedere anche lui una certa somiglianza con la presidente del Consiglio, che però non ha saputo spiegare.

Nella polemica sono quindi intervenuti anche i partiti di opposizione. Irene Manzi, capogruppo del Partito Democratico nella commissione Cultura della Camera, ha chiesto che il ministro della Cultura Alessandro Giuli faccia intervenire la Soprintendenza di Roma e che eventualmente venga disposto il ripristino dell’affresco alle sue condizioni originali. Manzi ipotizza una violazione del codice dei beni culturali e del paesaggio, che secondo lei vieta alterazioni arbitrarie, personalizzazioni o interventi non in linea con criteri scientifici, storici e artistici su beni tutelati. Tuttavia c’è anche chi ritiene che gli affreschi, essendo contemporanei, non siano nemmeno soggetti alla tutela della Soprintendenza.
Anche i parlamentari del Movimento 5 Stelle delle commissioni Cultura di Camera e Senato hanno chiesto che il ministero accerti le responsabilità del restauro, diffondendo una nota nella quale si sono detti «allibiti» per l’accaduto. Dopo queste polemiche, il ministero della Cultura ha detto che la Soprintendenza di Roma ha chiesto ad alcuni tecnici di fare un sopralluogo nella basilica, per accertare la natura dell’intervento.

Il dipinto si trova in una ca****la a destra dell’altare, su una parete dedicata ai Savoia, la famiglia regnante in Italia prima della nascita della Repubblica. In particolare i due angeli sono stati raffigurati ai lati di un busto di Umberto II di Savoia.

    di:Michele De MaioFu ideata nel 1967 dal catanese Saro Balsamo, che ebbe diverse disavventure giudiziarie mentre con...
02/02/2026

di:Michele De Maio
Fu ideata nel 1967 dal catanese Saro Balsamo, che ebbe diverse disavventure giudiziarie mentre conduceva una battaglia contro la censura: i primi tempi, in diverse città la magistratura ordinava ogni mese un ritiro di massa della rivista, la quale veniva quindi acquistata dai lettori nelle prime ore dopo il suo arrivo in edicola.[2] Nel 1971, a meno di quattro anni dalla sua prima uscita, Playmen raggiunse una circolazione di 450 000 copie.

La rivista cominciò imitando la più nota Pl***oy, anche se la prima «Ragazza del mese», Brigitte Bardot, si copriva il seno con le mani. In seguito Playmen prese uno stile tutto suo, riflettendo il gusto europeo e non sovraesponendo seni come la rivista statunitense. In un'intervista concessa al settimanale Time, Adelina Tattilo disse: «Gli Stati Uniti sono un matriarcato. Penso che sia questa la ragione per cui gli uomini americani preferiscono le donne con seni esagerati, voluminosi, vere calde bambinaie con un rassicurante aspetto materno». Le donne scelte dalla Tattilo erano più magre e più mature rispetto a quelle predilette da Hefner.
Molte celebrità cominciarono la loro carriera apparendo sulla copertina di Playmen o utilizzarono la rivista per un rilancio: Pamela Villoresi, Patty Pravo, Brigitte Bardot, Ornella Muti, Amanda Lear e molte altre. Ursula Andress comparve nuda per l'ultima volta a 45 anni sulla copertina di Playmen nel marzo 1982. La rivista ospitò le immagini di celebri attrici e modelle come Teresa Ann Savoy, Lilli Carati e Camille Keaton. Nel 1972 Playmen ottenne uno scoop internazionale pubblicando le foto di Jacqueline Kennedy, allora moglie di Aristotele Onassis, mentre si abbronzava nuda ai bordi della piscina nella loro villa nell'isola di Skorpios.[3][4] Diretta da Luciano Oppo, figlio del pittore Cipriano Efisio Oppo, oltre alle foto di celebrità svestite la rivista conteneva articoli di esponenti della cultura del tempo, e interviste a personaggi che operavano nell'ambito di letteratura, cinema, arte, politica e sport; in tal senso, sulla rivista apparve un'intervista al filosofo tradizionalista Julius Evola e, sempre di questi, una parte del saggio Cavalcare la tigre,[5] mentre nel luglio 1968 pubblicò un articolo di Henry Miller.

Negli anni 90, con la massiccia esplosione del mercato delle videocassette erotiche e pornografiche, la rivista accusò una grave flessione delle vendite, cui si sommò la sempre più facile diffusione di materiale audiovisivo erotico e gratuito tramite la rete, che pose l'impero della Tattilo definitivamente in crisi, fino alla chiusura di Playmen sopraggiunta nel 2001. Il figlio di Adelina Tattilo e di Saro Balsamo, dopo la conclusione dell'epopea della rivista fondata dai genitori, ha pubblicato alcune edizioni del Calendario Playmen: in particolare per gli anni 2004 e 2005, dedicati a Loredana Bontemp

    leggi questo articolo ora...di:Michele De MaioBuen Camino, la targa della Ferrari di Checco Zalone era una profezia?...
31/01/2026

leggi questo articolo ora...di:Michele De Maio
Buen Camino, la targa della Ferrari di Checco Zalone era una profezia? L'assurda teoria

Il successo di Buen Camino continua a crescere, con incassi che superano i 71 milioni di euro a meno di un mese dall'uscita. Un fenomeno che va anche oltre il cinema stesso: in queste ore, ad esempio, una curiosa teoria sulla targa della Ferrari Portofino di Checco Zalone sta alimentando il folklore intorno al film.

Nel film, la Ferrari non è solo un oggetto di scena, ma uno status symbol e un importante espediente comico. La Portofino utilizzata dal protagonista diventa il veicolo della trasformazione del personaggio e ridicolizza l’ostentazione del lusso, anche quando non è necessario. Ciò che ha suscitato l'interesse degli spettatori, però, è la targa della Ferrari, su cui compaiono le lettere C e Z (le iniziali di Checco Zalone) e i numeri 710.

Secondo alcuni fan, la sequenza numerica nasconderebbe un messaggio profetico: il 71 sarebbe il riferimento ai 71 milioni di euro incassati dal film entro il 21 gennaio. La cifra 0 sarebbe da interpretare come una O, collegata a una lettura più ampia che, abbinata alle Q e T finali, potrebbe suggerire “Otteremo Questo Risultato”. Che si tratti (con ogni probabilità) di una pura coincidenza o di una scelta consapevole del regista Gennaro Nunziante, la teoria ha subito conquistato il pubblico, aggiungendo un ulteriore strato di mito alla pellicola che sta facendo parlare di sé. In queste ore, intanto, gli autori di Zelig hanno inviato un messaggio a Checco Zalone.

    Di:La redazioneNapoli, si mette ordine a Largo Maradona: ecco come il Comune trasformerà uno dei luoghi più visitati...
29/01/2026


Di:La redazione
Napoli, si mette ordine a Largo Maradona: ecco come il Comune trasformerà uno dei luoghi più visitati
La giunta comunale ha approvato il progetto pubblico-privato per una nuova pavimentazione e l'installazione di arredi urbani in uno dei posti più iconici della città. La Camera di Commercio: accolta l'impostazione suggerita da noi

Napoli, si mette ordine a Largo Maradona: ecco come il Comune trasformerà uno dei luoghi più visitati
Napoli, si mette in ordine a Largo Maradona: ecco come il Comune trasformerà uno dei luoghi più visitati
Largo Maradona com'è e come diventerà nei programmi del Comune

La giunta comunale ha approvato il progetto pubblico-privato per una nuova pavimentazione e l'installazione di arredi urbani in uno dei posti più iconici della città. La Camera di Commercio: accolta l'impostazione suggerita da noi

Superamento delle barriere architettoniche con una nuova pavimentazione uniforme in pietra lavica; installazione di arredi urbani tra cui panchine, fioriere, pergolati ombreggianti e chioschi amovibili; interventi di ripristino dei muri perimetrali e del cancello storico, oltre all'installazione di un nuovo impianto di illuminazione.
Il Comune di Napoli vuol ridisegnare del tutto Largo Maradona, nei Quartieri Spagnoli, quella sorta di santuario laico nato e sviluppatosi negli anni in onore di Diego Armando Maradona e vuole farlo attraverso «una iniziativa privata ma assoggettata a uso pubblico».

I commercianti e gli ideatori dell'iniziativa erano stati ricevuti dal sindaco Gaetano Manfredi nelle passate settimane dopo le manifestazioni di protesta che avevano tenuto il luogo chiuso al pubblico.
In quell'occasione, anche per superare una serie di abusi da sempre esistenti, si era convenuto che al più presto si sarebbe trovata una soluzione che mettesse tutti d'accordo, ente locale e privati, a garanzia delle migliaia di turisti provenienti da tutto il mondo che ogni giorno si arrampicano per visitare il celebre murale dedicato al Pibe de Oro. E ora la giunta comunale, su proposta della vicesindaca Laura Lieto, ha approvato un progetto «per la realizzazione di un'attrezzatura di quartiere ad uso pubblico».
L'intervento interesserà l'area scoperta di circa 197 metri quadrati situata all'angolo tra via Emanuele De Deo e vico Concordia. L'accordo nello specifico prevede: accesso libero e gratuito per tutti i cittadini per l'intera giornata; gestione e manutenzione (pulizia, custodia e utenze) a totale carico dei privati proponenti, senza alcun onere per l'Amministrazione Comunale; uso pubblico perpetuo, garantendo al quartiere un nuovo polmone sociale regolamentato in modo analogo ai parchi pubblici cittadini.

Il Comune fa sapere che il provvedimento «ha ricevuto i pareri favorevoli della Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio e di tutti i servizi tecnici comunali competenti». E che una volta ultimati i lavori, «la Municipalità 2 avrà il compito di vigilare sul rispetto degli obblighi della convenzione e di collaborare alla definizione delle attività sociali e culturali che potranno essere ospitate nello spazio».

Per il sindaco Manfredi «con questa delibera restituiamo ordine a un luogo diventato iconico: la riqualificazione di Largo Maradona non è solo un atto urbanistico, ma un segnale di attenzione verso la vivibilità dei Quartieri Spagnoli. Trasformiamo un'area privata in uno spazio collettivo curato e sicuro, dove l’identità popolare di Napoli incontra una gestione moderna e rispettosa del decoro urbano».
La vicesindaca Lieto aggiunge: «Questo intervento rappresenta un modello virtuoso di collaborazione tra pubblico e privato. Attraverso lo strumento della convenzione, recuperiamo un vuoto urbano che per decenni è rimasto irrisolto, dotandolo di arredi, zone d’ombra e accessibilità totale. È un tassello fondamentale della nostra strategia per Napoli: rigenerare i micro-spazi del centro storico per migliorare la qualità della vita quotidiana dei residenti».
Teresa Armato, assessora al turismo, conclude: «Largo Maradona è ormai una tappa obbligatoria per migliaia di turisti da tutto il mondo. Era fondamentale intervenire per gestire i flussi in modo armonioso e offrire un’accoglienza all'altezza della fama internazionale di questo luogo. Con queste nuove attrezzature, la 'piazzetta' diventerà un biglietto da visita ancora più accogliente, capace di conciliare la devozione sportiva con il rispetto del territorio e delle sue tradizioni».

«Grazie alla mediazione della Camera di Commercio, che dal primo momento si è fatta carico di suggerire i percorsi amministrativi, si avvia alla definitiva soluzione la vicenda del cosiddetto Largo Maradona», è invece il commento del presidente dell'ente camerale Ciro Fiola.
«Nell'ottica di una proficua intesa istituzionale, il Comune di Napoli ha approvato un'importante delibera che definisce il futuro di quell'area e che consente agli operatori di potersi riorganizzare assumendo tutte le caratteristiche per agire nel solco della legalità e del rispetto delle regole. Una impostazione, quella orientata alla riqualificazione di un'area che sarà a uso pubblico ma completamente gestita da privati, che avevamo suggerito e che è stata accolta. Anche in questa seconda fase la Camera di Commercio sarà disponibile a fornire la propria assistenza amministrativa alle imprese».

Indirizzo

Viale A. Gramsci
Montoro
83025

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