Emanuel Mian - Psicologo

Emanuel Mian - Psicologo Psicologo/Psicoterapeuta/Ricercatore-
Esperto in disturbi alimentari e dell'immagine corporea. Responsabile scientifico del centro Emotifood.

Psicologo – Psicoterapeuta ad indirizzo cognitivo-comportamentale. PhD in “NeuroScienze e Scienze Cognitive”, abilitato all’uso dell’ EMDR e perfezionato in “Diagnosi e Terapia” dei Disturbi del Comportamento Alimentare. Responsabile e coordinatore di diverse Unità per i Disturbi Alimentari in Friuli Venezia Giulia e Lombardia, coordinatore del gruppo di ricerca Body Image. Già Docente presso il Master in “Dietetica e Nutrizione Clinica”- Università di Pavia. Consigliere Onorario presso la Corte d’Appello della sezione minorile del Tribunale di Trieste dal 2008 al 2016. Più di 5000 pazienti seguiti con successo e autore del bestseller MindFoodNess. Inoltre ho creato MINDFOODNESS Academy il programma di coaching online frutto della ricerca scientifica. Per cambiare, per iniziare a muoversi, per uscire dall’inerzia, basta qualche passo gentile nella direzione giusta.

Ciao Stefania, ti accompagneremo con onore e gentilezza. Che la terra ti sia lieve come il tuo cuore.
14/11/2025

Ciao Stefania, ti accompagneremo con onore e gentilezza. Che la terra ti sia lieve come il tuo cuore.

Con profondo dolore comunichiamo la scomparsa della nostra socia fondatrice e amata collega del Centro MeP, Stefania Comerci
La sua presenza, discreta e luminosa, ha contribuito in modo essenziale alla nostra comunità terapeutica e allo spirito integrativo che muove il Centro. Lascia un vuoto silenzioso, ma anche un’eredità di cura, dedizione e umanità.

In queste ore ci stringiamo, con gratitudine per il tratto di strada condiviso e con la tristezza leggera di chi saluta una presenza preziosa.

Il Centro MeP oggi si ferma un istante.
Per ricordarla.
Per onorarla.
Per accompagnarla, ognuno a modo suo, con un pensiero di gentilezza.

Alla sua memoria, il nostro più sincero e affettuoso saluto.

🎂 Dicono che i compleanni siano solo “un altro giro intorno al sole”.Ma alcune orbite lasciano cicatrici. Altre lasciano...
23/10/2025

🎂 Dicono che i compleanni siano solo “un altro giro intorno al sole”.

Ma alcune orbite lasciano cicatrici. Altre lasciano segni. E poi ci sono quegli anni in cui ti ritrovi, all’improvviso, a sorridere davanti a un’immagine sullo schermo: la copertina del tuo libro… tradotta in russo.

🇷🇺 “Когда еда становится утешением” – “Quando il cibo diventa consolazione”.

Non è il titolo originale (“Fuga dalla Bilancia”). Ma lo rappresenta. Perché parla di quello che tante, troppe persone vivono: un rapporto con il cibo che diventa rifugio, conforto, compensazione.

📘 Quel libro l’ho scritto in una delle estati più difficili della mia vita. Ogni giorno era una lotta tra il lavoro clinico, i corsi per i colleghi, le urgenze, le aspettative. E io che continuavo a rimandare la scrittura perché “non avevo tempo”. Poi un giorno ho smesso di complicarmi la vita.

Ho preso un quaderno e ho scritto solo questo:
👉 Conoscere il problema
👉 Risolvere il problema

E da lì ho iniziato. Ho scelto la semplicità.
Il linguaggio diretto. Quello che uso con le persone che mi affidano le loro storie, ogni giorno.

Non c’erano filtri. Non c’erano teorie astratte. Solo parole per spiegare che la fame nervosa non è un nemico da combattere, ma un messaggio da decifrare.
Che dietro ogni “mi abbuffo” c’è un “non so come altro fare”.

Oggi, 23 ottobre, proprio il giorno del mio compleanno, ricevo questo regalo:
la versione russa del libro è pronta. E mi emoziona sapere che anche dall’altra parte del mondo, qualcuno leggerà queste parole e, forse, si sentirà un po’ meno solo.

💬 Non è autoreferenzialità. È gratitudine.
Per chi mi ha dato fiducia: Feltrinelli, il mio editore italiano.
E ora Bombora, che ha scelto di portare questo messaggio in un altro Paese, in un’altra lingua, in un’altra cultura.

Per me scrivere è questo: creare ponti. Connettere silenzi. Dare voce a chi non trova le parole.

✍️ Se anche tu stai scrivendo qualcosa fosse un libro, un articolo, un diario o qualsiasi altra cosa, ricordati che non devi per forza essere perfetto. Solo vero.

🎁 Buon compleanno a me. E a tutte le parole che, nel loro piccolo, aiutano a guarire.

PREMESSA: Nessun bambino nasce odiando il proprio corpo.“Cicciona, fai schifo. Susciti repulsione in me e in chi ti guar...
24/09/2025

PREMESSA: Nessun bambino nasce odiando il proprio corpo.

“Cicciona, fai schifo. Susciti repulsione in me e in chi ti guarda.”

Per sette mesi l’ha denigrata sul corpo, sull’aspetto fisico, sulle capacità relazionali. Quando non bastavano le parole, è arrivato anche alle mani.
Il 15 settembre la Cassazione lo ha condannato, confermando la gravità di questi atti. È una sentenza che segna un passaggio culturale importante: il body shaming in famiglia può costituire a tutti gli effetti un reato.
Come psicologo clinico che lavora con disturbi alimentari e con adolescenti che portano cicatrici profonde lasciate da queste dinamiche, voglio chiarire un equivoco che purtroppo è ancora diffuso: umiliare un figlio sul corpo non è educazione. È maltrattamento. È violenza psicologica.

➡️Le ricerche lo dicono chiaramente: tra i 9 e i 14 anni il corpo diventa lo specchio attraverso cui i bambini costruiscono la propria autostima. In questa fase le parole dei genitori hanno un peso enorme: incidono sull’immagine di sé e possono lasciare ferite che durano anni, spesso tutta la vita.
Diversi studi mostrano come il body shaming genitoriale sia tra i fattori di rischio più rilevanti per lo sviluppo di disturbi alimentari, depressione, dismorfofobia, comportamenti autolesivi e persino suicidalità in adolescenza.

Non sono semplici “frasi dette per rabbia”.

Sono messaggi ripetuti che insegnano a un bambino un’idea tossica: che il suo valore dipende dal corpo, dalla bilancia, dalla capacità di rispondere a standard imposti. Così si pianta il seme dell’odio verso sé stessi.

Questa sentenza della Cassazione non è solo una condanna individuale.
È un segnale chiaro: la violenza psicologica e verbale in famiglia ha effetti reali e devastanti, e la società non può più considerarla “solo parole”.
Nessun bambino nasce odiando il proprio corpo. Qualcuno glielo insegna. E quando quel qualcuno è un genitore, non è sufficiente un “non lo farò più”. Servono giustizia, consapevolezza culturale e la voce forte dei professionisti che lavorano con minori e famiglie.
Umiliare un figlio sul corpo non è un’opinione educativa. È abuso.
E va fermato.

Emanuel Mian

Confermata dalla Cassazione la sentenza della Corte d'appello di Venezia (ANSA)

02/09/2025

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🟠 Il non è una questione di “linea”, ma di salute.
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🗣 Chiedere aiuto non è MAI una debolezza, ma il primo passo verso uno stile di vita più sano.

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Emanuela Russo - Dietista Emanuel Mian - Psicologo

“Una mia paziente mi regalò un barattolo di biscotti. I biscotti sono finiti… ma il barattolo è diventato qualcosa di mo...
23/07/2025

“Una mia paziente mi regalò un barattolo di biscotti. I biscotti sono finiti… ma il barattolo è diventato qualcosa di molto più importante: il Vasetto dei Complimenti.”
Siamo così abituati a ricordare le critiche, da dimenticare tutto il bene che ci viene detto.
💬 10 complimenti? Ce li scordiamo.
❌ 1 critica? Ce la tatuano nell’anima.
➡️ Da oggi, fai questo esercizio semplice ma potentissimo (e scientificamente fondato):
🫙 Ogni giorno, per una settimana, scrivi in un barattolo:
• Un complimento ricevuto (anche piccolo)
• Un auto-complimento (oggi mi sta bene la camicia, ho gestito bene quella call, ho avuto pazienza…)
📍 Non solo sull’aspetto fisico, ma su chi sei davvero: la tua pazienza, la tua ironia, la tua determinazione.
🧠 Rieduchiamo la mente a notare il bene tanto quanto nota il difetto.
Perché ogni pensiero nero, se lo guardi bene, può diventare grigio. O persino bianco.
📌 Questo esercizio si basa su ricerche di psicologia positiva tratte dall’ultimo libro dal titolo Fuga dallo Specchio edito da e sulla ricostruzione cognitiva: il modo in cui alleni la tua attenzione modifica la tua autopercezione.
💡Provalo. Ti sorprenderà.
🎧 Link all’intervista

Obiettivo salute in tavola · Episode

Ricordo una giovane atleta che, con voce tremante, mi confidò: “Dottore, più mi alleno, meno mi sento adeguata. Ho inizi...
31/03/2025

Ricordo una giovane atleta che, con voce tremante, mi confidò: “Dottore, più mi alleno, meno mi sento adeguata. Ho iniziato a controllare ogni boccone, sperando di migliorare le mie performance, ma ora il cibo è diventato il mio avversario più temuto.”

Queste parole risuonano profondamente nel mondo dello sport, dove la ricerca della perfezione può talvolta sfociare in comportamenti alimentari disfunzionali. Atleti di alto livello, come la ginnasta russa Aleksandra Soldatova, hanno reso pubbliche le loro battaglie contro disturbi alimentari, evidenziando quanto sia sottile il confine tra dedizione e autodistruzione.

Nel percorso terapeutico con questa giovane atleta, abbiamo lavorato insieme per riconoscere e affrontare le sue paure legate all’alimentazione, ristabilendo un rapporto sano con il cibo e con il proprio corpo. Questo processo ha richiesto tempo, empatia e strategie personalizzate, ma alla fine ha permesso di riportare l’equilibrio nella sua vita sportiva e personale.

Recentemente, ho avuto l’opportunità di approfondire queste tematiche in un’intervista con La Gazzetta dello Sport, dove ho discusso dei rischi legati all’ossessione per l’allenamento e dell’importanza di riconoscere e affrontare i disturbi alimentari negli sportivi. Nell’articolo, esploro come il contesto sportivo possa, talvolta, diventare terreno fertile per disfunzioni nel rapporto con il cibo e l’immagine corporea, e sottolineo l’importanza di un supporto psicologico adeguato per gli atleti.

Per chi fosse interessato ad approfondire, ecco il link all’articolo completo: Disturbi alimentari negli sportivi: come riconoscerli e affrontarli

È fondamentale che nel mondo dello sport si presti maggiore attenzione alla salute mentale degli atleti, riconoscendo i segnali di allarme e intervenendo tempestivamente. Solo così possiamo garantire che la passione per lo sport rimanga una fonte di benessere e non diventi una prigione.

Emanuel Mian, psicologo e psicoterapeuta, spiega quali sono i rischi dell'ossessione per l'allenamento con disturbi alimentari negli sportivi.

“Tutti abbiamo delle vette da scalare nella vita, solo che per chi soffre di obesità sono più difficili.” 🏔️Lo dico spes...
04/03/2025

“Tutti abbiamo delle vette da scalare nella vita, solo che per chi soffre di obesità sono più difficili.” 🏔️

Lo dico spesso nei miei convegni, nei miei libri, nei miei percorsi.

Non perché voglia fare retorica, ma perché è la verità.
Se porti con te un peso – fisico, emotivo, mentale – ogni salita è più ripida, ogni passo più faticoso.
• Perché il tuo corpo ti mette alla prova.
• Perché la società ti fa sentire fuori posto.
• Perché la tua stessa mente ti ripete che non ce la farai.

Eppure, guardati. Sei ancora qui.

Hai già scalato montagne che gli altri nemmeno vedono.
Le scale strette, le sedie piccole, gli sguardi della gente, i commenti non richiesti, le rinunce a uscire, a comprare certi vestiti, a sentirti libero.

Chi lotta con il peso sa che il mondo non è costruito per lui.
Eppure continua a camminare.

💡 Ma la domanda è: per chi stai scalando questa vetta?
• Per gli altri?
• Per la società?
• Per dimostrare qualcosa?

O per te?

La risposta cambierà ogni cosa.

📖 In MindFoodNess (Feltrinelli, 2025) e Fuga dalla Bilancia (Feltrinelli, 2022) parlo proprio di questo.
Di come il peso non sia solo fisico, ma anche emotivo.
Di come il cibo diventi un rifugio, una gabbia, una prigione.
Di come si può smettere di vivere come se fossimo un corpo da correggere, invece che una persona da ascoltare.

🔥 Se queste parole ti risuonano, scrivimi nei commenti: qual è la tua vetta?
♻️ Condividilo con chi ha bisogno di sentirlo.

Il "FOOD NOISE": il brusio che non ti lascia in paceIl food noise – o "rumore del cibo" – è stato descritto in uno studi...
26/02/2025

Il "FOOD NOISE": il brusio che non ti lascia in pace

Il food noise – o "rumore del cibo" – è stato descritto in uno studio del 2023 su Nutrients come una "reazione persistente agli stimoli alimentari" che porta a pensieri intrusivi e ossessivi sul mangiare. Non è solo pensare a cosa cucinare per cena: è quel dialogo interno che ti tormenta con domande come "Avrò mangiato troppo?", "Posso permettermi quel dolce?" o "Quando sarà il prossimo pasto?".
È un sottofondo che può diventare assordante, soprattutto se stai cercando di cambiare il tuo rapporto col cibo. Io stesso, anni fa, mi sono ritrovato a fissare una ciotola di patatine durante una serata tra amici, non perché avessi fame, ma perché la mia mente continuava a dirmi: "Se non le prendi ora, te ne pentirai".

Non era fame fisica, era il food noise che amplificava un bisogno emotivo.

La scienza ci dice che questo fenomeno è legato alla nostra reattività agli stimoli alimentari (food cue reactivity). Uno studio del 2023 pubblicato su Nutrients (Hayashi et al.) ha proposto il modello CIRO (Cue–Influencer–Reactivity–Outcome), spiegando come fattori interni (come lo stress o la fame emotiva) ed esterni (pubblicità, odori, immagini di cibo) possano intensificare il food noise. Hanno scoperto che chi è più sensibile a questi stimoli – magari perché sovrappeso o con una storia di alimentazione disregolata – tende a ruminare di più sul cibo, con pensieri che possono portare a mangiare impulsivamente. È come se il cervello, davanti a un’immagine di pizza o al profumo di biscotti, accendesse un interruttore che non riesci a spegnere.

Continua nella mia Newsletter gratuita a questo link: ➡️https://emanuelmian.mykajabi.com/newsletters/23-la-newsletter-del-dott-mian

➡️I giovani e il cibo: non sanno più come si mangia davvero? 🍽️Negli ultimi anni, nel mio lavoro con persone in lotta co...
17/02/2025

➡️I giovani e il cibo: non sanno più come si mangia davvero? 🍽️

Negli ultimi anni, nel mio lavoro con persone in lotta con la bilancia e lo specchio mi sono accorto di un fenomeno sinceramente preoccupante.
Le nuove generazioni non stanno solo perdendo il contatto con il loro corpo, ma anche con il modo stesso di mangiare.

Non parlo di "cosa" si mangia. Parlo del "come".

Mangiare in piedi, distrattamente, davanti a uno schermo. Saltare pasti per poi abbuffarsi di snack veloci. Non sedersi mai a tavola, non assaporare il cibo, non percepire il momento in cui il corpo dice: “Basta, sono sazio.”

🛑 Questa non è una questione di educazione alimentare. È una questione di educazione alla presenza.

Un tempo, i pasti erano un momento sacro. Si mangiava insieme, si parlava, si posava la forchetta tra un boccone e l’altro. Oggi, il cibo è diventato un sottofondo, una funzione automatica da eseguire mentre si scrollano i social o si risponde ai messaggi.

🔍 E cosa comporta tutto questo?
• La perdita del senso di sazietà.
• La mancanza di consapevolezza emotiva nel rapporto con il cibo.
• L’incapacità di distinguere la fame fisica dalla fame emotiva.
• L’aumento dell’ansia e della compulsione alimentare.

Mangiare lentamente, seduti, respirando, sentendo il cibo, non è un lusso. È una forma di cura di sé.

Eppure, la generazione dei 20-30enni sta perdendo queste abitudini di base, esattamente come sta perdendo il concetto di routine legate al sonno, all’attenzione, al movimento.

📖 In MindFoodNess (Feltrinelli, 2025) parlo proprio di questo: ritrovare il contatto con il momento presente attraverso l'attenzione, il respiro, il corpo e il cibo. Perché non è solo il cosa mangi a fare la differenza. È il come.

👉 E tu? Ti sei mai chiesto come mangi? Sei davvero presente a tavola o sei sempre altrove?

trovi il libro a questo link: https://bit.ly/mindfoodness2025

Non puoi cambiare il passato, ma puoi smettere di “mangiarlo”.Ci sono sapori che non sono solo sapori. Ci sono bocconi c...
13/02/2025

Non puoi cambiare il passato, ma puoi smettere di “mangiarlo”.

Ci sono sapori che non sono solo sapori. Ci sono bocconi che non riempiono solo lo stomaco, ma scavano dentro di noi.
Ci sono momenti in cui quello che portiamo alla bocca non è solo cibo, ma una storia. Una ferita. Un’abitudine che ci tiene ancorati a qualcosa che pensavamo di aver lasciato andare.

Mangiamo per nutrirci, certo. Ma a volte mangiamo per consolarci, per riempire un vuoto, per cercare di zittire un dolore.
E quel morso diventa un riflesso, un’ancora al passato, un tentativo disperato di rimediare a qualcosa che non si può più cambiare.

Ma se non puoi cambiare il passato, puoi scegliere di non portarlo più a tavola.
Puoi scegliere di guardarlo in faccia, di accettarlo, di lasciarlo scorrere via senza doverlo masticare ancora e ancora.
Puoi smettere di “mangiarlo”.

Perché ogni volta che mangi per riempire un vuoto, quel vuoto resta lì, intatto.
Ma ogni volta che ti fermi, che ti ascolti, che scegli di stare con la tua emozione senza soffocarla con il cibo… qualcosa cambia.
E quel cambiamento è il primo passo verso la libertà.

📖 MindFoodNess è in libreria e su Amazon e puoi iniziare a leggerlo qui https://bit.ly/mindfoodness2025 ).
Dentro ci trovi strumenti concreti per smettere di lasciare che il passato ti comandi attraverso il cibo.
Perché il cibo è cibo. E tu meriti molto di più.

Viviamo con il fiato corto, con il cronometro sempre in mano, come se ogni secondo perso fosse un fallimento. Mangiamo d...
12/02/2025

Viviamo con il fiato corto, con il cronometro sempre in mano, come se ogni secondo perso fosse un fallimento. Mangiamo di fretta, pensiamo di fretta, ci buttiamo in situazioni di fretta. Come se dovessimo sempre rincorrere qualcosa.
E se invece… stessimo?
Se decidessimo di non scappare, di non cercare di fermare il vortice con la forza, ma semplicemente di starci dentro?
Se non provassimo subito a risolvere, a capire, a rispondere, ma imparassimo a stare nei fuori programma, anche quando il controllo ci scivola dalle mani?
Perché la verità è che più proviamo a fermare la giostra, più ci facciamo travolgere. Ma se ci stiamo, se rallentiamo, allora iniziamo ad ascoltare davvero.
🔹 Se rallenti, ascolti.
🔹 Se ascolti, inizi a capire.
🔹 Se capisci, smetti di ingurgitare pensieri, problemi, emozioni che non ti appartengono.
E il cibo? Il cibo è spesso un rifugio dal non saper stare. È il bisogno di riempire spazi che ci spaventano. Ma se impariamo a stare, impariamo anche a nutrirci in modo diverso.
💡 Nel mio nuovo libro MindFoodNess (lo trovi qui ➡️https://bit.ly/mindfoodness2025 ora disponibile in libreria, ti accompagno proprio in questo viaggio: verso la giusta distanza, il giusto tempo e il giusto spazio per te stesso.
👉 E tu? Come stai imparando a STARE?

11/02/2025

Un libro può cambiare la tua vita..

Indirizzo

Via Palestro, 12
Monza

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