08/02/2026
“𝐒𝐞 𝐭𝐢 𝐢𝐦𝐩𝐞𝐠𝐧𝐢 𝐜𝐞 𝐥𝐚 𝐟𝐚𝐢.”
Certo. E se piove basta “metterci volontà” per non ba****si. Dai, su. Questa frase è comoda, pulita, impeccabile. Peccato che spesso serva solo a una cosa: a far sentire a posto chi la dice, mentre dall’altra parte qualcuno si arrangia.
Perché quando c'è una diagnosi di DSA, l’impegno non è il problema. 𝐋’𝐢𝐦𝐩𝐞𝐠𝐧𝐨, 𝐝𝐢 𝐬𝐨𝐥𝐢𝐭𝐨, 𝐞̀ 𝐠𝐢𝐚̀ 𝐎𝐋𝐓𝐑𝐄 𝐢𝐥 𝐥𝐢𝐦𝐢𝐭𝐞. È quel bambino che si siede e parte già in SALITA, che per leggere due righe usa il doppio delle energie rispetto agli altri. Ed anche se studia, poi alla verifica sembra “non sa niente”, perché ha consumato tutta quella energia ancor prima di arrivare alla comprensione.
E allora che succede? Succede che lo stesso risultato degli altri, quando arriva, è dopo una grande ed infinita stanchezza. E nessuno vede il prezzo: il tempo doppio, la testa piena, la voglia che si spegne piano. E la cosa più assurda è che, davanti a tutto questo, c’è ancora chi fa il giudice morale: “SE VUOI, PUOI”.
𝐁𝐞𝐡, 𝐚𝐧𝐜𝐡𝐞 𝐭𝐮 𝐜𝐡𝐞 𝐠𝐢𝐮𝐝𝐢𝐜𝐡𝐢 "𝐒𝐄 𝐕𝐔𝐎𝐈, 𝐏𝐔𝐎𝐈... 𝐒𝐓𝐔𝐃𝐈𝐀𝐑𝐄".
Quindi basta con le prediche sull’impegno. Basta con le frasi da biscotto della fortuna dette a chi sta già facendo più del possibile. Vuoi vedere davvero di che pasta è fatto un ragazzo con DSA? Mettilo nelle condizioni giuste. Poi parliamo di responsabilità, di metodo e di risultati.
𝐏𝐞𝐫𝐜𝐡𝐞́ 𝐜𝐡𝐢𝐞𝐝𝐞𝐫𝐞 𝐩𝐫𝐞𝐬𝐭𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐢 𝐬𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐬𝐭𝐫𝐮𝐦𝐞𝐧𝐭𝐢 𝐧𝐨𝐧 𝐞̀ “𝐜𝐫𝐞𝐬𝐜𝐢𝐭𝐚”. 𝐄̀ 𝐬𝐨𝐥𝐨 𝐩𝐫𝐞𝐭𝐞𝐧𝐝𝐞𝐫𝐞. 𝐄 𝐚𝐥𝐥𝐚 𝐥𝐮𝐧𝐠𝐚, 𝐪𝐮𝐞𝐬𝐭𝐚 𝐜𝐨𝐬𝐚 𝐬𝐢 𝐩𝐚𝐠𝐚. 𝐒𝐞𝐦𝐩𝐫𝐞. 𝐐𝐮𝐚𝐧𝐭𝐨 𝐬𝐢 𝐩𝐮𝐨̀ 𝐫𝐞𝐠𝐠𝐞𝐫𝐞 𝐜𝐨𝐬𝐢̀? 𝐍𝐨𝐧 𝐭𝐚𝐧𝐭𝐨. 𝐄 𝐧𝐨𝐧 𝐞̀ 𝐠𝐢𝐮𝐬𝐭𝐨 𝐜𝐡𝐞 𝐚 𝐩𝐚𝐠𝐚𝐫𝐞 𝐬𝐢𝐚 𝐬𝐞𝐦𝐩𝐫𝐞 𝐞 𝐒𝐎𝐋𝐎 𝐥𝐮𝐢.