04/04/2026
ASCOLTATE ATTENTAMENTE vi prenderà solo pochi minuti.
In Italia non siamo indietro.
Siamo fermi.
E il problema non è il talento.
Il problema è la mentalità ed il modo con cui lo gestiamo che sia esso un contesto professionistico, dilettante o di bambini/ragazzi.
In contesti come il Bayern Monaco, la crescita dell’atleta è un sistema fisico, tecnico, mentale, é INTEGRATO. STRUTTURATO. ma soprattutto NON OPZIONALE.
Qui invece lo psicologo è ancora visto come un lusso o meglio, anzi forse peggio, come un intralcio. e la tecnica come qualcosa di obsoleto.
Poi ci sorprendiamo quando:
– i giovani crollano alla prima difficoltà
– i talenti si perdono
– le squadre non reggono la pressione
La verità è scomoda, continuiamo a preferire il risultato immediato, cosa che si vede soprattutto nelle scuole calcio, alla costruzione del giocatore.
Continuiamo ad affidarci a figure impreparate.
Continuiamo a lavorare “a sensazione” in un mondo che richiede metodo, a gente che si improvvisa un po a tuttofare (perché si é sempre fatto cosi).
E intanto gli altri vanno avanti.
Serve fare un passo indietro.
Anzi, due.
SERVE togliersi questa arroganza culturale.
SERVE rimettersi a studiare.
SERVE accettare che oggi, nel calcio moderno, la mente ed il benessere psicologico di atleti ed allenatori (staff) NON è un extra:
è struttura.
Finché non lo capiremo, continueremo a rincorrere.
E a perdere.
Il cambiamento non è comodo.
Ma è l’unica strada.