29/01/2026
In psicologia sappiamo che le relazioni sentimentali non sono solo incontri tra due persone, ma possono essere contesti di regolazione condivisa, senza che uno sostituisca la stabilità dell'altro.
La teoria dell’attaccamento, a partire da Bowlby, mostra come il legame con l’altro attivi automaticamente il sistema che nel tempo abbiamo usato per cercare sicurezza. Questo significa che, nella relazione, non “portiamo problemi”, ma modalità apprese:
come ci avviciniamo, come reagiamo alla distanza, come gestiamo l’incertezza.
Ainsworth ha descritto bene come queste modalità non siano scelte consapevoli, ma risposte automatiche del sistema nervoso. Dal punto di vista neurofisiologico, come spiega Porges con la teoria polivagale, la relazione è uno dei principali segnali di sicurezza o di attivazione per il corpo. La presenza dell’altro può favorire regolazione, oppure attivare strategie di protezione, senza che questo significhi che la relazione sia “giusta” o “sbagliata”.
Schore e Siegel mostrano come la regolazione emotiva non sia solo un processo interno, ma avvenga anche tra le persone. Nel tempo, esperienze relazionali sufficientemente stabili permettono al sistema nervoso di ampliare le proprie possibilità di risposta.
In questo senso, le relazioni non servono a “guarire qualcuno”, ma possono diventare spazi in cui il corpo impara nuove modalità di contatto, presenza e continuità.