Anna Biancardi - Psicologa

Anna Biancardi - Psicologa Supporto Psicologico Online / Esperto in Tecniche per la Gestione dell'ansia ® / Coaching Relazionale Percorsi Online

29/01/2026

In psicologia sappiamo che le relazioni sentimentali non sono solo incontri tra due persone, ma possono essere contesti di regolazione condivisa, senza che uno sostituisca la stabilità dell'altro.

La teoria dell’attaccamento, a partire da Bowlby, mostra come il legame con l’altro attivi automaticamente il sistema che nel tempo abbiamo usato per cercare sicurezza. Questo significa che, nella relazione, non “portiamo problemi”, ma modalità apprese:
come ci avviciniamo, come reagiamo alla distanza, come gestiamo l’incertezza.

Ainsworth ha descritto bene come queste modalità non siano scelte consapevoli, ma risposte automatiche del sistema nervoso. Dal punto di vista neurofisiologico, come spiega Porges con la teoria polivagale, la relazione è uno dei principali segnali di sicurezza o di attivazione per il corpo. La presenza dell’altro può favorire regolazione, oppure attivare strategie di protezione, senza che questo significhi che la relazione sia “giusta” o “sbagliata”.

Schore e Siegel mostrano come la regolazione emotiva non sia solo un processo interno, ma avvenga anche tra le persone. Nel tempo, esperienze relazionali sufficientemente stabili permettono al sistema nervoso di ampliare le proprie possibilità di risposta.

In questo senso, le relazioni non servono a “guarire qualcuno”, ma possono diventare spazi in cui il corpo impara nuove modalità di contatto, presenza e continuità.

20/01/2026

Quando l’ansia è molto intensa, fisica, o sembra “non ascoltare” il lavoro che stai facendo su di te, vale la pena allargare un po’ lo sguardo. Il sistema nervoso non vive isolato: è immerso in un corpo che risponde allo stress, al sonno, all’alimentazione, agli ormoni.

La ricerca ci mostra che alcuni equilibri biologici — come quelli legati a vitamine, minerali e sistemi di regolazione dello stress — possono influenzare la soglia di attivazione del sistema nervoso. In altre parole: se il corpo è sotto pressione, il cervello può interpretare più facilmente le sensazioni interne come segnali di pericolo, amplificando ansia, tachicardia, insonnia o senso di allarme.

Questo non significa che l’ansia “sia tutta fisica”, né che basti correggere un valore per farla sparire. Il lavoro psicologico resta centrale. Ma in alcuni casi, affiancarlo a una valutazione medica aiuta a creare condizioni più favorevoli perché il sistema nervoso possa davvero calmarsi e imparare nuove modalità di regolazione.

Un approccio integrato non toglie spazio alla psicologia: la rafforza. Perché quando mente e corpo lavorano nella stessa direzione, anche il percorso terapeutico diventa più chiaro e sostenibile.

⚠️ NON PRENDETE INTEGRATORI A CASO! Fare una valutazione con un medica, valutate effettivamente la presenza di carenze e poi, con lui/lei, lavorate sull'integrazione.

📚
• Jacka FN et al., Nutritional psychiatry, The Lancet Psychiatry
• Young SN, Serotonin and brain function, J Psychiatry Neurosci
• Gowda U et al., Vitamin D and anxiety, Nutrients
• Boyle NB et al., Magnesium and anxiety, Nutrients
• Samuels MH, Thyroid function and anxiety,

14/01/2026

Ci sono situazioni in cui una persona fa qualcosa nei nostri confronti e il pensiero che emerge non è solo dolore o rabbia, ma soprattutto incomprensione:
“Non riesco proprio a capire come sia possibile che tu abbia fatto questo”.

Dal punto di vista psicologico, questo tipo di reazione è molto interessante.

Quando non riusciamo a comprendere un comportamento altrui, spesso non è perché ci manca empatia, ma perché quel comportamento è fuori dal nostro sistema di valori, di regolazione emotiva e di funzionamento relazionale.

In termini clinici, il nostro cervello utilizza continuamente modelli interni (schemi, valori, rappresentazioni) per prevedere e interpretare le azioni degli altri.
Se un comportamento risulta “impensabile”, significa che non è disponibile nel nostro repertorio comportamentale: non è qualcosa che faremmo, nemmeno sotto stress, nemmeno come difesa primaria.

Questo accade spesso nelle persone con:
un forte orientamento alla cura dell’altro
una buona responsabilità emotiva
un bisogno di chiarezza relazionale
un senso interno di coerenza e rispetto dei legami

Il punto cruciale è che, dopo aver subito un gesto incomprensibile, molte persone iniziano a dubitare di sé:
sono troppo sensibile? chiedo troppo? sono ingenuo/a?
In realtà, molto spesso quella distanza che senti non è fragilità, ma differenza di funzionamento.

Tu non riesci a capire perché per te sparire, ferire, ignorare o essere poco attenti non è una strategia disponibile.
Questo non rende l’esperienza meno dolorosa, ma è importante riconoscerlo: non tutto ciò che fa male indica una tua mancanza.

A volte indica semplicemente chi sei e cosa per te non è negoziabile.

Riconoscere questo non serve a giustificare l’altro, ma a smettere di svalutare te.

CHI SONO ✨Mi chiamo Anna, ho 31 anni e sono una Psicologa e Viaggiatrice, specializzata in Gestione dell’Ansia e del Pan...
06/01/2026

CHI SONO ✨

Mi chiamo Anna, ho 31 anni e sono una Psicologa e Viaggiatrice, specializzata in Gestione dell’Ansia e del Panico e in Coaching Relazionale.

Dopo la laurea in Neuroscienze Cognitive, un tirocinio di un anno e l’Abilitazione all’Esercizio della Professione (Albo degli Psicologi della Campania n°9517), mi sono specializzata nella gestione dei disturbi d’ansia, degli attacchi di panico, del dolore cronico, delle somatizzazioni e di tutte quelle manifestazioni in cui il corpo esprime uno stato di stress o di disregolazione del sistema nervoso. La scelta di trattare queste forme d'ansia nasce dal fatto di averne sofferto anch'io.

Parallelamente, per quattro anni ho lavorato nel campo del coaching relazionale, occupandomi di relazioni sentimentali e benessere della coppia.

Nel mio lavoro accompagno soprattutto persone che convivono con ansia e stati di allerta costante, ma anche persone che sentono che la propria vita non è più allineata a ciò che sono. Persone che magari dentro sentono un’inquietudine, un desiderio di cambiamento, la spinta a cercare qualcosa di più autentico. Un tema che conosco profondamente, perché viaggiare è da sempre una parte fondamentale della mia vita e anche io, a un certo punto, ho scelto di ascoltare quella sensazione di disallineamento. Ho iniziato a spostarmi, a lavorare da remoto, a lasciare ciò che era familiare per esplorare nuove possibilità, affrontando paure, ansia e incertezze, ma anche scoprendo risorse che non sapevo di avere.

Il percorso insieme diventa quindi uno spazio sicuro in cui regolare l’ansia, ascoltare il corpo, ritrovare il contatto con sé e costruire, passo dopo passo, il coraggio di fare scelte più allineate.

Posso aiutarti se ti senti bloccato, disallineato, in ansia, se il tuo corpo manda segnali che non capisci, o se senti che dentro di te c’è qualcosa che chiede cambiamento, ma non sai ancora come dargli spazio.

Scrivimi in privato per fissare un colloquio on-line 💻





Lascia che finisca.Lascia che faccia male.Lascia che guarisca.Lascia andare. Arriva un momento in cui continuare a spieg...
05/01/2026

Lascia che finisca.
Lascia che faccia male.
Lascia che guarisca.
Lascia andare.

Arriva un momento in cui continuare a spiegare, analizzare o tenere insieme non serve più. Serve fermarsi e permettere.

Permettere che qualcosa finisca davvero, anche se non era come lo avevamo immaginato.
Permettere al dolore di esserci, senza cercare subito un senso, una lezione o una via d’uscita.

Il dolore non è un errore da correggere,
è una risposta umana a una perdita reale.

Guarire non significa stare meglio in fretta, né “lasciare andare” con leggerezza. Significa attraversare, dare tempo al corpo e alla mente di integrare ciò che è stato,
senza forzare chiusure premature.
Alcune cose non si risolvono: si elaborano.

E solo dopo, lentamente, diventano meno ingombranti.
Lasciare andare non è dimenticare né minimizzare.
È smettere di restare ancorati a ciò che non può più essere com’era.

Il tempo non cancella.
Ma quando gli si fa spazio,
può trasformare.

31/12/2025

Oggi ho letto questa frase:

"Se sei un oceano, sii un oceano. Non essere una pozzanghera solo perché c'è gente che non sa nuotare."

E ho riflettuto allora su quanto spesso capiti di sentirci "troppo" per qualcuno, specialmente se quel troppo è fatto di "troppo amore", "troppe parole", "troppa cura", "troppe emozioni". Insomma, troppo.

E sicuramente c'è da portarsi a casa la lezione: mettere confini quando capiamo che stiamo mettendo troppe energie in qualcosa che, a lungo andare, potrebbe solo farci male se non ricambiato.

Ma ci portiamo a casa anche un'altra cosa importante, fondamentale: noi siamo quell'amore che abbiamo dato. Siamo quella cura che abbiamo avuto per l'altro. Siamo i tentativi di riconciliazione. Siamo l'accoglienza che abbiamo dato, il rispetto che abbiamo dato, il tempo che abbiamo atteso e le parole che abbiamo speso. Siamo la pazienza, siamo le energie e la luche che abbiamo emanato. Non siamo il rifiuto ricevuto, i no che ci sono stati detti, il non essere ricambiati: quello riguarda l'altro.

Noi siamo ciò che diamo. E quell'amore dato definisce quanto amore siamo: vanne fiero/a.

29/12/2025

Empatia non è sempre e solo dire la cosa giusta al momento giusto. È restare, anche quando non sai cosa dire.

Spesso confondiamo l’aiuto con la spiegazione, la cura con il consiglio, la presenza con la soluzione. Ma una mente in sofferenza non cerca risposte: cerca regolazione, cerca un sistema nervoso che non scappi, che non giudichi, che non abbia fretta di aggiustare.

In quei momenti il cervello è in modalità sopravvivenza. Le parole rimbalzano, i ragionamenti non entrano, i “dovresti” diventano rumore. Quello che passa, invece, è il tono della voce, lo sguardo che non si distrae, il messaggio implicito: non sei solo mentre ti senti così.

L’empatia non salva perché consola.

Salva perché stabilizza, perché abbassa l’allarme, perché permette alla persona di tornare lentamente a respirare. Solo dopo, forse, potrà anche imparare a nuotare.
Prima serve qualcuno disposto a ba****si le mani.

A Natale non sempre serve fare di più, a volta serve fare solo più attenzione.Ci sono gesti che sembrano normali, tradiz...
22/12/2025

A Natale non sempre serve fare di più, a volta serve fare solo più attenzione.

Ci sono gesti che sembrano normali, tradizionali, persino affettuosi, ma che possono diventare invasivi, giudicanti, faticosi. A volte non per cattiveria, ma per automatismo.

Le feste portano insieme persone, storie, fragilità diverse.
E quando siamo tanti, quando siamo stanchi, quando “si è sempre fatto così”, è facile dimenticare che ognuno arriva con un carico invisibile.

A volte il regalo più grande è trattenersi.
Dal punto di vista psicologico, la sicurezza emotiva nasce più spesso da ciò che non forziamo che da ciò che imponiamo in nome dell’amore, della famiglia o delle buone intenzioni.

Questo non è un invito alla distanza, ma alla presenza.
A stare, senza invadere.
A voler bene, senza misurare.
A rispettare, anche quando non capiamo fino in fondo.

Che questo Natale possa essere un luogo sicuro e gentile per tutti ✨

03/12/2025

✨ Giorno 3 — “La stanchezza che non hai ascoltato”

Quest’anno ci sono stati giorni in cui eri esausta —
ma sei andata avanti lo stesso.
Hai sorriso quando volevi restare in silenzio.
Hai detto “va tutto bene” mentre dentro il corpo urlava piano.
Hai chiesto ancora più forza a un sistema già al limite.

La stanchezza non sempre arriva gridando.
A volte si insinua come una nebbia sottile:
ti fa dimenticare ciò che ami,
ti toglie colore dalle giornate,
ti chiede solo di fermarti un attimo.
E tu — per necessità, per abitudine, per resistenza — forse non l’hai sentita.

Oggi non serve che tu faccia un passo gigante.
Oggi serve un atto di sincerità con te.

Non per giudicarti.
Per accoglierti.

✨ La pratica (2 minuti, ma puoi farla anche in 30 secondi se hai poco):

• Chiudi gli occhi.
• Appoggia una mano sul petto, una sulla pancia.
• Prendi un respiro lento, uno solo, come a dire: ti vedo.

Poi scrivi:

“Dove vive la mia stanchezza?”

Nel corpo? Nelle spalle? Negli occhi?
Nel cuore? Nelle troppe parole non dette?
Nel fare per tutti? Nel correre sempre?

Non devi trovare una soluzione.
Solo darle un nome e un luogo.

✨ Il gesto concreto di oggi

Scegli una micro-riparazione.
Una minuscola gentilezza.
Un permesso che non ti sei mai data.

Può essere:

• 10 minuti senza schermi
• andare a letto mezz’ora prima
• bere un bicchiere d’acqua lentamente
• fare una doccia come se fosse un abbraccio
• togliere un impegno che ti pesa
• chiudere gli occhi e non fare nulla (sì, anche questo è fare)

E mentre lo fai, sussurra dentro di te:

“La mia stanchezza non è un fallimento.
È un messaggio.”

Non serve recuperare tutto.
Serve ascoltare un centimetro in più del tuo corpo.
Un respiro alla volta.

Domani continuiamo. 🌙
La porta è socchiusa, e tu stai già rientrando.

Indirizzo

Naples

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 20:00
Martedì 09:00 - 20:00
Mercoledì 09:00 - 20:00
Giovedì 09:00 - 20:00
Venerdì 09:00 - 20:00
Sabato 08:00 - 15:00

Telefono

+393313092801

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