Dott. Andrea de Lise - Psicologo Psicoterapeuta

Dott. Andrea de Lise - Psicologo Psicoterapeuta Sono uno psicologo e psicoterapeuta in formazione. Svolgo la mia attività professionale tanto dal vivo, a Napoli e a Boscoreale, quanto online.

Tutte le persone che si rivolgono a me vogliono stare meglio: è sempre mio interesse raggiungere questo risultato nel miglior modo possibile e nel minor tempo possibile. Sono disponibile eventualmente anche a dei colloqui domiciliari nella città di Napoli, da definire di volta in volta. Contattatemi per maggiori informazioni e per definire un appuntamento, anche serale in caso di consulenza online.

24/03/2026

Stralcio dell'intervista sostenuta questo weekend a Story Time di Radio Canale Italia.

Mi è stato spesso chiesto, anche su questi canali, di condividere qualcosa sul mio modello psicoterapico.

La psicoterapia funzionale si basa su di un concetto di unitarietà della persona: non è la mente a controllare il corpo, né il corpo a controllare la mente. La visione funzionale del Sé esprime un funzionamento globale dell’individuo nel quale tutti i piani psicocorporei concorrono con la medesima importanza, in una concezione che non è più piramidale ma sferica: tutti i piani e i processi funzionali contribuiscono infatti allo stesso modo all’organizzazione del Sé dell’individuo, attraverso l’interazione fra loro e i processi che vi si svolgono.

La psicoterapia funzionale individua le cause profonde di disturbi e patologie delle persone, vale a dire le alterazioni e le carenze che intervengono durante lo sviluppo dell’individuo (dall’infanzia all’età adulta) nei suoi funzionamenti vitali fondamentali; non si rifà, dunque, a tipologie, di qualsiasi tipo esse siano, ma individua una diagnosi calibrata esattamente sulla persona. Ne discende un intervento altamente specifico, una terapia integrata che, intervenendo su tutti i piani del Sé, è tesa a recuperare e ricostruire le antiche esperienze basilari del Sé dell’individuo.

Presto o tardi magari con qualche post approfondirò meglio l'argomento, che tanto nel reel quanto in questa descrizione rimane abbastanza sintetico.

Per quanto riguarda invece il resto dell'intervista, cercherò di proporvela (se mi sarà possibile) nei prossimi giorni nella sua interezza. Si è parlato, seppur molto brevemente, del mio lavoro, della mia esperienza e del mio lavoro di tesi sulla città come organismo vivente.

15/03/2026

Ma come mai i videogiochi ci piacciono così tanto? 🎮

Reel volutamente brevissimo per un argomento che meriterebbe ore di discussione.

Al di là del fatto che sono assolutamente coinvolgenti - e l'industria videoludica è in grado costantemente di proporre titoli che mantengono l'attenzione del giocatore - nei videogiochi si ha una progressione chiara.

Le azioni producono feedback immediati, portano a ricompense e risultati tangibili. In altre parole, ciò che facciamo ha conseguenze comprensibili e questo aumenta la sensazione di controllo, cosa che nel mondo reale spesso è molto meno evidente.

Nei giochi, inoltre, si può sbagliare senza conseguenze catastrofiche: si può ricominciare, imparare e migliorarsi. In tal senso, rappresentano quindi uno spazio sicuro in cui esprimere le proprie emozioni, anche quelle di frustrazione e rabbia.

I videogiochi attivano il sistema dopaminergico, aumentano la sensazione di competenza e l'autostima, e portano il videogiocatore in uno stato di flow, di intensa concentrazione in cui il piacere è elevato e il tempo sembra scorrere diversamente.

Spesso e volentieri, inoltre, i giochi offrono una concreta possibilità sociale con la creazione di community, dal vivo e online, che soddisfano il bisogno di interazione sociale dell'essere umano ma senza necessariamente muoversi dalla propria comfort zone o sfidare le proprie paure.

Tuttavia, i videogiochi, proprio per questi stessi motivi, possono anche causare dipendenza, soprattutto se la persona vi si rifugia come alternativa al mondo esterno.

Se l'attività è vissuta in modo sano, non dovremmo certo smettere di videogiocare.

Forse la domanda più interessante è un’altra: come possiamo costruire una società più “a misura d’uomo”, in cui sia possibile sbagliare, imparare e migliorarsi senza essere schiacciati dal giudizio o dalla richiesta di una costante perfezione?

Da venerdì 27 febbraio sono psicoterapeuta funzionale.Sono molto orgoglioso del mio lavoro di tesi: sin dall'adolescenza...
07/03/2026

Da venerdì 27 febbraio sono psicoterapeuta funzionale.

Sono molto orgoglioso del mio lavoro di tesi: sin dall'adolescenza sono stato affascinato dall'idea di considerare i gruppi sociali - le coppie, le città, interi paesi - come organismi viventi complessi. È stato un piacere per me scoprire che Luciano Rispoli aveva svolto un lavoro simile sulla città di Napoli trent'anni fa. Nella mia ricerca ho provato ad ampliarlo e aggiornarlo per la Napoli di oggi, ma non mi sono limitato a questo: ho prima di tutto voluto definire un quadro teorico e storico più ampio, arrivando poi a definire e usare gli strumenti del funzionalismo. Ho anche voluto portare, per quanto brevemente, esempi emblematici di organismi nazione con le letture funzionali di Russia e Giappone.

Mi auguro davvero di riuscire a pubblicare questo lavoro, che nei prossimi mesi conto di rifinire ulteriormente; al contempo, mi auguro anche che ci sia la possibilità di approntare, anche e soprattutto con l'ausilio dell'ottica funzionale, progetti capaci di intervenire concretamente su alcune delle disfunzionalità individuate nella città.

Nel frattempo, per curiosi e interessati, posso eventualmente provare a condividere alcuni estratti del lavoro su questi canali in futuro.

04/03/2026

Che cos'è il controtransfert?

Oggi Bijoux ci racconta molto brevemente che è l'insieme delle reazioni fisiologiche, emotive, cognitive e comportamentali del terapeuta al transfert del paziente. Visto inizialmente come un ostacolo alla terapia, sappiamo oggi che è una reazione empatica necessaria per creare un miglior legame con il paziente, sviluppare la diagnosi e aiutarlo efficacemente. Questo fin quando però il terapeuta è in grado di riconoscerlo, anche in seguito a una propria terapia personale e a costante supervisione.

17/02/2026

Ma come mai, pur essendo costantemente connessi, tendiamo a sentirci soli?

Gli esseri umani sono animali sociali: non possono non comunicare, e ricercano, chi più e chi meno, la compagnia di altri.

L'espansione di internet, i social network, i forum, i videogiochi di gruppo e così via ci hanno portato a essere sempre e costantemente in connessione con chiunque, vicino e lontano, in qualsiasi momento della giornata.

Tuttavia, non di rado ci si sente soli pur essendo in connessione digitale costante: questo è un argomento complesso, e nel reel cerco di complimerlo brevemente.

Tenendo a mente che uno degli aspetti che caratterizza la società odierna è la pretesa di avere controllo su tutto, l'iperconnessione va in effetti ad alimentare questa sensazione.

Tuttavia, la relazione virtuale ha tre falle principali:
1️⃣ i contatti sono numerosi e veloci, ma superficiali. Noi non percepiamo il numero delle relazioni, ma la qualità delle sensazioni che abbiamo da esse
2️⃣ le relazioni sociali digitali sono spesso filtrate, anche quando non vogliamo. Il contatto utilizza tutti e 5 i nostri sensi, mentre quella digitale ne usa solo due. Dobbiamo quindi entrare e far entrare in connessione facendo a meno di gran parte degli strumenti sensoriali di cui siamo dotati
3️⃣ soprattutto i social alimentano molto più velocemente e costantemente l'esclusione e il confronto, portando a fenomeni come il ritiro sociale (hikikomori e simili), alla FOMO, e così via

Gli strumenti digitali vengono spesso usati per provare sensazioni (es. videogiochi sempre più stimolanti), per evitare la solitudine e l'isolamento, e per compensare altre carenze che si sentono. Tuttavia, si genera un circolo nel quale c'è il rischio di sentirsi ancora più soli e inadatti, o accettati solo all'interno della bolla che si è creata.

Non è lo strumento in sé a essere sbagliato, ma l'uso che decidiamo di farne, e il modo in cui ci approcciamo a esso.

E tu quanto spesso e come usi lo smartphone?

03/02/2026

Rispondiamo alla domanda: imbarazzo nel parlare di sesso con il proprio psicoterapeuta

È normale provare un certo imbarazzo a parlare apertamente nella propria sessualità. Tuttavia, fa parte del nostro vissuto qualsiasi sia la nostra sessualità, e già solo provare imbarazzo nel parlarne in uno spazio di terapia (e volerne parlare, immagino) significa che sia un argomento importante che merita invece il suo spazio.

Il terapeuta è opportunamente formato per accogliere con professionalità anche tale argomento. Tuttavia, se si ha paura di non essere accolti, su questo o altro argomento, il mio consiglio è di parlarne apertamente con il professionista. La terapia è uno spazio nel quale la comunicazione deve essere aperta e piena.

04/01/2026

La dipendenza nei confronti dello psicoterapeuta.

Una brevissima risposta a una domanda ricevuta oggi nel box domande. L'argomento merita comunque un maggiore approfondimento,dal momento che è molto più comune di quanto si pensi sviluppare un rapporto di dipendenza nei confronti del terapeuta: tutto ciò porta il paziente a sviluppare meccanismi volti a evitare la conclusione del rapporto, a cercare continue rassicurazioni e/o a comportarsi in modo percepito come “accettabile” per il terapeuta, riducendo progressivamente la propria autonomia.

Ciò avviene per il meccanismo del transfert, dove vengono trasferiti sul terapeuta le paure, i timori e le ansie appartenenti al proprio vissuto individuale, al proprio passato, sviluppate con altre figure significative (i genitori, un caro amico, un partner, ecc.) in altri contesti.

L’invito è sempre quello di parlarne all’interno del percorso: il professionista è lì per accogliere e ha gli strumenti per lavorare anche su questi contenuti, che spesso rafforzano il processo terapeutico.

Allo stesso tempo, quando la dipendenza emerge, può diventare uno dei punti centrali del lavoro terapeutico, con l’obiettivo di favorire una piena autonomia e una maggiore consistenza personale.

paura transfert delusione dipendenza abbandono

03/12/2025

Paura di deludere il proprio psicoterapeuta

Una brevissima risposta a una domanda ricevuta oggi nel box domande. L'argomento merita comunque un maggiore approfondimento,dal momento che è molto più comune di quanto si pensi aver paura di deludere il terapeuta, di essere abbandonati, di non piacere e così via: e questo può portare a porsi dei filtri (o dei pesi, o limitazioni di altro tipo) importanti all'interno di uno spazio dove non dovrebbero esserci.

L'invito è sempre quello di parlarne prima di tutto anche con il professionista: è lì per accogliere e aiutare, e ha (o dovrebbe, o comunque può avere) gli strumenti per gestire anche contenuti di questo tipo, che vanno a rafforzare poi il rapporto fra professionista e paziente e rappresentano un tassello importante del percorso.

Lo spazio psicologico è uno spazio personale nel quale ci si può, e si deve, mostrarsi nella propria interessa senza il timore e la paura di deludere nessuno.

🌿 Weekend Funzionale Antistress – 25 e 26 ottobre 🌿✨ Due giornate nel centro di Napoli per ritrovare equilibrio, presenz...
10/10/2025

🌿 Weekend Funzionale Antistress – 25 e 26 ottobre 🌿

✨ Due giornate nel centro di Napoli per ritrovare equilibrio, presenza e benessere, attraverso un percorso di gruppo mirato sugli effetti dello stress.

🕰️ Le sessioni si terranno: Sabato 25 ottobre e Domenica 26 ottobre, dalle 11.30 alle 13.30 e dalle 15.00 alle 17.30.

Durante l’esperienza, grazie a tecniche funzionali specifiche, potrai:
🔹 lasciare andare le tensioni e allentare il controllo
🔹 riaprire le sensazioni corporee
🔹 rafforzare il contatto autentico con te stesso
🔹 aumentare la consapevolezza di ciò che vivi, dentro e fuori di te

Il gruppo sarà composto da un massimo di 10 partecipanti, con l'obiettivo di garantire a ognuno un'esperienza intensa, profonda, curata e personale.

👥 L’esperienza sarà condotta dal dott. Andrea de Lise, dalla dott.ssa Maria Luisa Di Costanzo e dal dott. Emiliano Ceglie.

📞 Per informazioni o prenotazioni potete scriverci nei commenti, via messaggio, WhatsApp o contattarci telefonicamente ai numeri indicati.

📩 Contattaci ora per riservare la tua partecipazione: i posti sono limitati!

✨ Prenditi un tempo per te. Il corpo sa come ritrovare il suo equilibrio. 🌱

L'esperienza antistress si struttura sulle due giornate di sabato 25 e domenica 26 ottobre, in due sessioni fra le 11.30...
08/10/2025

L'esperienza antistress si struttura sulle due giornate di sabato 25 e domenica 26 ottobre, in due sessioni fra le 11.30 e le 13.30 e le 15 e le 17.30.

Il percorso consiste in un intervento di gruppo mirato sugli effetti dello stress che, avvalendosi di tecniche funzionali specifiche, permette di sperimentare la capacità di lasciare le tensioni, allentare il controllo, riaprire le sensazioni e migliorare e rafforzare il contatto con sé stessi, aumentando la consapevolezza delle proprie situazioni e di quelle esterne.

Il gruppo sarà composto da 10 partecipanti, se raggiunte le necessarie prenotazioni. E sarà condotto da me, dalla dott.ssa Maria Luisa Di Costanzo e dal dott. Emiliano Ceglie.

Per qualsiasi informazione potete commentare qui, contattarmi tramite Messenger, telefonata o WhatsApp, o contattare uno dei numeri indicati.

Carissimi,partendo dal presupposto che ogni gruppo umano, di qualsiasi natura, possa essere equiparato a un organismo vi...
30/08/2025

Carissimi,
partendo dal presupposto che ogni gruppo umano, di qualsiasi natura, possa essere equiparato a un organismo vivente, anche una realtà sociale organizzata come una città può a pieno titolo essere considerata tale.

La ricerca che sto conducendo, all'interno della cornice di una tesi dedicata allo studio dei gruppi sociali come organismi viventi, ha l'obiettivo di indagare lo "stato di salute" della città di Napoli.

Se volete aiutarmi a scoprire qual è lo stato di salute della città potete compilare questo questionario, e magari anche condividerlo in giro con altri napoletani, de iure o de facto (cioè chi ormai frequenta da tempo attivamente la città)

Grazie mille!
E per qualsiasi dubbio, domanda, curiosità, tanto sulla ricerca così come sulla tesi, il mio Messenger è sempre aperto!

Gentile partecipante, partendo dal presupposto che ogni gruppo umano, di qualsiasi natura, possa essere equiparato a un organismo vivente, anche una realtà sociale organizzata come una città può a pieno titolo essere considerata tale. La ricerca che sto conducendo, all'interno della cornice di un...

Vivere le esperienze sensoriali ci permette di provare un grande piacere.Ci sono situazioni nelle quali, però, le esperi...
17/07/2024

Vivere le esperienze sensoriali ci permette di provare un grande piacere.

Ci sono situazioni nelle quali, però, le esperienze vissute non danno alcuna soddisfazione né appagamento.

Parliamo in questo caso di anedonia, un termine coniato alla fine dell'Ottocento proprio per descrivere un'insensibilità al provare piacere.

L'anedonia è un sintomo e non un disturbo a sé stante. Accompagna infatti altre patologie e disturbi, ma non lo è a sua volta.

È bene inoltre sottolineare come l'anedonia possa essere completa o parziale, quando ad esempio l'assenza di piacere è confinata a un solo ambito specifico. Inoltre, può essere una condizione temporanea o costante nel tempo, ma questo dipende dalla problematica cui questa sintomatologia è associata.

L'anedonia quindi può appiattire le emozioni, in parte o completamente, con ripercussioni significative nelle attività quotidiane. L'anedonia è spesso associata a:
🔹 rabbia
🔹 tendenza a isolarsi
🔹 irritabilità
🔹 indifferenza per ciò che accade interno
🔹 tristezza
🔹 malinconia

Per curare l'anedonia è prima di tutto necessario delineare un quadro completo delle condizioni della persona, individuando le condizioni a cui questo sintomo è legato.

Indirizzo

Via San Cosmo Fuori Porta Nolana, 137
Naples
80142

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