31/03/2026
Alessandro Scarlatti.
Nacque a Palermo il 2 maggio 1660, secondogenito di Pietro Scarlata, musicista trapanese, e di Eleonora d’Amato; fu battezzato con i nomi di Pietro Alessandro Gasparo.
Pietro ed Eleonora si erano sposati il 5 maggio del 1658 a Palermo in S. Antonio Magno Abate, testimoni Pietro Cannella e il cantante Marc’Antonio Sportonio, già allievo di Giacomo Carissimi al Collegio germanico di Roma, attivo a Palermo dal 1653 e coinvolto nell’allestimento della prima opera in città, il Giasone di Francesco Cavalli (1655). Eleonora era parente di don Vincenzo Amato, sacerdote, maestro di ca****la in duomo: fu lui a battezzare la primogenita dei giovani sposi, Anna Maria Antonia Diana, nata l’8 febbraio 1659, morta di otto mesi. Dopo Alessandro la coppia ebbe altri sei figli: Anna Maria (8 dicembre 1661, cantante documentata nei teatri di Venezia e Napoli dal 1680 al 1689, morta a Napoli il 14 dicembre 1703) e Melchiorra Brigida (5 ottobre 1663, morta a Napoli il 2 dicembre 1736), anch’esse battezzate da Amato; Vincenzo Placido (15 ottobre 1665), Francesco Antonio Nicola (5 dicembre 1666, violinista a Napoli e Palermo, compositore attivo anche a Londra tra il 1719 e il 1724, morto a Dublino dopo il gennaio 1741) e Antonio Giuseppe (15 gennaio 1669); in data non precisata, probabilmente nel 1674-1675, Tommaso (tenore, documentato nei teatri di Crema e Napoli dal 1701 al 1740 e impiegato nella ca****la reale a Napoli dal 1722, dove morì il 1° agosto 1760).
La prima formazione musicale di Alessandro dovette avvenire in famiglia. La tradizione storiografica lo vorrebbe allievo di Giacomo Carissimi (morto nel 1674), ma non ci sono documenti che lo comprovino: è più probabile che, in Roma, egli abbia completato gli studi musicali con Bernardo Pasquini, Antonio Foggia e Pietro Simone Agostini, compositore di musica da chiesa e operista.
La partenza degli Scarlatti da Palermo è stata messa in rapporto con la carestia che colpì la città nel 1672, anno probabile dell’arrivo della famiglia a Roma. Il primo documento che accerti la presenza del giovanissimo musicista in città sono gli Stati d’anime della parrocchia di S. Andrea delle Fratte: nel 1676 risulta abitante a Strada nova, l’odierna via della Panetteria, con la madre già vedova e cinque fratelli (Della Libera, in corso di stampa). Intorno a quell’anno risulta, altresì, affiliato all’arciconfraternita di S. Maria Odigitria dei siciliani. Il 12 aprile 1678 Alessandro sposò Antonia Anzalone nella medesima parrocchia – la stessa dove furono poi battezzati tutti i figli nati in Roma – dirimpetto all’insula dei Bernini, dove, nello stesso anno, è documentata anche la prima abitazione della coppia. Da allora, Scarlatti ebbe rapporti determinanti con la famiglia Bernini e gli architetti a essa collegati, tra cui Matthia De’ Rossi (nel suo palazzo in strada Felice, l’odierna via Sistina, è documentata l’abitazione del musicista nel 1681-82), Giovanni Battista Contini e la famiglia Schor. Il fiorentino Cosimo Scarlatti, forse un lontano parente, all’epoca maestro di casa di Gian Lorenzo Bernini, potrebbe essere stato il tramite tra Alessandro e il migliore ambiente artistico romano (Pagano, 2015, p. 23).
A Roma, Scarlatti visse e operò almeno fino al 1683, attivo come maestro di ca****la in varie istituzioni religiose, fruendo della protezione di diversi mecenati.
In questo periodo nacquero cinque figli: Pietro Filippo, battezzato l’11 gennaio 1679, padrino Pietro Filippo Bernini, madrina donna Cinzia Maffei (divenne compositore, fu maestro di ca****la a Urbino e poi organista della ca****la reale a Napoli, dove morì il 22 febbraio 1750); A Napoli nacquero altri cinque figli: Giuseppe Domenico (26 ottobre 1685, clavicembalista e compositore), Giuseppe Nicola Roberto Domenico Antonio (17 febbraio 1689), Caterina Eleonora Emilia Margherita (15 novembre 1690), Carlo Francesco Giacomo (5 maggio 1692) e Giovanni Francesco Diodato (7 maggio 1695). I primi quattro furono tenuti al sacro fonte da aristocratici, evidentemente protettori del musicista; nell’ordine: Eleonora Cardines, principessa di Colobrano, e Domenico Marzio Carafa, duca di Maddaloni; Domenico Carafa, principe di Colobrano, e Giulia Spinelli, principessa di Tarsia; Marino Caracciolo, principe d’Avellino, ed Emilia Carafa, duchessa di Maddaloni rappresentata dalla principessa di Colobrano; Nicola Gaetani, primogenito di Antonio Gaetani duca di Laurenzano, in vece di Carlo Caracciolo duca d’Ajrola, e la famosa Aurora Sanseverino (che protesse pure Händel), allora consorte di Gaetani. Nell’atto di battesimo di Giovanni Francesco Diodato compare soltanto la levatrice Caterina de Giglio (si sarà trattato di un battesimo precauzionale).
Da allora Scarlatti visse stabilmente a Napoli in qualità di maestro di ca****la della corte, senza però tralasciare le frequenti commissioni che continuarono ad arrivargli dai patrocinatori romani, in questa fase principalmente Ottoboni, la regina Maria Casimira di Polonia, il principe Ruspoli (per i melodrammi e gli oratori) e il cardinale Acquaviva per l’importante Messa di santa Cecilia in stile concertato (ottobre del 1720) unitamente al Vespro completo.
A questo periodo risalgono con certezza una quarantina di drammi per musica, composti in gran parte per Napoli, ma anche per Roma e Firenze, più una decina di serenate. Spiccano i sontuosi spettacoli marittimi a Posillipo come L’Olimpo in Mergellina (1686; vi suonarono e cantarono più di cento musicisti); una decina di oratori, tra cui la Passio Domini nostri Jesu Christi secundum Joannem, annoverata tra i capolavori del compositore (Poensgen, 2004, pp. 63, 98); l’unica sua raccolta a stampa (Mottetti sacri, Napoli 1702), dedicata a Giorgina, la cantante amante ufficiale del viceré Medinaceli, con un esplicito cenno alla memoria di Cristina di Svezia e almeno una sessantina di cantate per soprano e basso continuo. In una lettera del 1696 da Napoli un confidente dei Colonna riferisce al conestabile Filippo II che la serenata Il Genio di Partenope fu bellissima «pues Escarlati compuso todo diferentemente de su solito», con probabile riferimento alla ricerca del grande effetto mediante il ricorso a manierismi armonici, come il subitaneo cambio di modo tra tonalità parallele e l’alterazione cromatica della melodia, tanto nei recitativi quanto nelle arie (Griffin, in Devozione e Passione. Alessandro Scarlatti..., 2013, p. 440). Questa sperimentazione espressiva per via armonica prima ancora che melodica coincide, nel tempo e nello spazio, con il momento storico in cui si assiste a una svolta radicale verso la standardizzazione formale delle cantate da camera, dal 1697 in poi tagliate sul modello delle due arie con il daccapo precedute da recitativi (Boyd, 1964, p. 22). Tra la musica strumentale di quegli anni risultano due suites per flauto e basso continuo, datate 16 giugno 1699 (oggi nella Biblioteca diocesana di Münster, Santini 3975; sulla base dell’inattendibile indice del manoscritto vengono talvolta erroneamente menzionate come «sinfonie» per cembalo). Lo sfruttamento di soggetti drammatici spagnoli continuò per tutto il periodo del viceregno di Carpio; addirittura La Psiche (libretto di De Totis da una tragicomedia di Calderón, gennaio del 1684) echeggerebbe melodie del compositore spagnolo Juan Hidalgo, forse in omaggio allo stesso viceré, che da giovane aveva patrocinato in Madrid l’allestimento di comedias originali di Calderón e Hidalgo (Stein, 2016).
Sul versante sacro, il maestro regio, spesso richiesto da numerose chiese cittadine, lavorò anche da libero professionista per le maggiori feste religiose promosse dalle confraternite. Anche se la data di composizione non è stata accertata, egli compose lo Stabat mater per la confraternita di Nostra Signora de’ Sette dolori, rimpiazzato dal più celebre Stabat mater di Giovanni Battista Pergolesi negli anni Trenta del nuovo secolo.
Morì a Napoli il 22 ottobre 1725; fu sepolto nella ca****la di S. Cecilia in S. Maria di Montesanto: la lapide lo dice «musices instaurator maximus» e «optimatibus regibusque apprime carus».
QUESTA LA SUPPLICA DI ALESSANDRO SCARLATTI A PAPA CLEMENTE XI PER L'AMMISSIONE AI CAVALIERI DELL'ORDINE DI GESU' CRISTO
La prima fonte archivistica nella quale compare l'appellativo di «cavaliere» è la La Gazzetta di Napoli, che I'll dicembre 1715 informa: Mercordl il mattina giorno di S. Barbara ch'è il Nome di Sua Ecc[ellenza] ta Signora Vice Regina [...] e la sera fecero to medesimo tutte le Dame della nostra Città, quali ascoltarono una vaghissima Serenata, che si cantö in Iode di detta Ecceilentiss[ima] Signora posta in note dal célébré Primo Maestro della Real Ca****la, Cavalier Scarlatti.
Archivio Segreto Vaticano, Segreteria dei Brevi, Reg. 2393, cc. 22sr-228v.
c. 226r:
Beatissimo Padre
Alesandro Scarlatti, umilissimo servo, e suddito di Vostra Santità havendo già ottenuto
l'onore, che la Messa, et il Miserere picciole sue fatighe musicali fatte per servitio della Ca****la Pontificia, siano poste fra quelle di tanti uomini illustri délia Ca****la medesima; supplica la paterna clemenza di Vostra Santità a volerlo ammettere netl'ordine dei
Cavalieri potendo presentemente sperare un gran sollievo alla sua disastrata famiglia dal conseguimento di questa gratia, quam Deus