22/11/2025
Come si sopravvive ai giorni storti?
Si sopravvive restando.
Anche quando il cuore pesa
più dello zaino,
anche quando vorresti lasciare tutto lì
e camminare leggera verso un altrove qualunque.
Si sopravvive scegliendo un dettaglio alla volta:
una tazza calda,
un raggio di sole storto sul muro,
una frase che non ti ferisce.
A volte le salvezze sono così: minuscole,
ti scivolano addosso senza rumore.
Sto imparando a tenere la mano
alla versione di me che non ce la fa:
la porto a fare due passi,
le spiego che non deve correre,
che possiamo fermarci insieme
a guardare un seme che tenta di aprirsi.
Mi mancano strade
che non ho più attraversato,
voci che non chiamano più,
abbracci che sono diventati nuvole -
ma il cuore sa coltivare memoria
senza annegare nel rimpianto.
Sto buttando via l’idea
di diventare ciò che gli altri si aspettano,
perché lo spazio che lasciano
le aspettative
è troppo stretto per farci casa.
Voglio stare dove posso respirare,
dove il mio passo non è un disturbo.
Ho imparato una cosa:
che la dolcezza è una resistenza,
una forma segreta di coraggio.
Che la gentilezza non è debolezza,
è scegliersi ogni giorno
anche quando non ne hai voglia.
e sì, a volte sono un groviglio,
ma dentro quel groviglio
ci sono scintille che nessuno vede
e che un giorno - lo so -
diventeranno fuoco buono.
Se mi chiedi come sto
ti dico che sto andando a piccoli respiri,
che ogni tanto inciampo
ma poi mi rialzo come chi sa
che c’è ancora tanto da imparare.
E che sto scoprendo un posto nuovo:
quel punto fragile
tra il dolore che passa
e la luce che arriva.
È lì che sto imparando
a restare intera.
(Rowan Delacroix - "Nel punto fragile dove arriva la luce”)