Studio di Psicoterapia di alfredo toriello

Studio di Psicoterapia di alfredo toriello Psicologo. Psicoterapeuta sistemico relazionale. Esperto in mediazione di coppia. Ricevo su appuntamento
Studio a Roma, Napoli, Vietri sul Mare.

05/09/2021

Non tutte le metafore attribuite alle malattie e alla cura di esse sono spiacevoli e deformanti allo stesso modo.
Quella che io sono impaziente di vedere scomparire - oggi, con la manifestazione dell’AIDS, più - è la metafora militare.
Certo il suo contrario, il modello medico del bene pubblico, è probabilmente più pericoloso e ha conseguenze di più vasta portata, poiché non solo fornisce una giustificazione al regime autoritario, ma suggerisce implicitamente la necessità della repressione di stato e della violenza ( l’equivalente della rimozione chirurgica o il controllo chimico delle parti del corpo politico giudicato offensive e malsane ).
Ma l’effetto di immagini belliche per pensare malattia e salute è non privo di gravi conseguenze.
Mobilità all’eccesso, descrive fin nei minimi dettagli e contribuisce alla scomunica e alla stigmatizzazione dei malati.
No, non è auspicabile che la medicina, come la guerra, diventi ‘totale’.
Ne’ la crisi provocata dall’AIDS può essere ‘totale’.
Nessuno ci sta invadendo.
Il corpo non è un campo di battaglia.
I malati non sono né le vittime ne’ il nemico.
Noi - la scienza medica, la società - non siamo autorizzati a passare al contrattacco con qualunque mezzo…
E per quanto riguarda la metafora in questione, quella militare, io direi, se mi è concesso parafrasare Lucrezio: rendetela a chi fa la guerra.

Susan Sontag
La malattia come metafora
1988

Al presidente della repubblica,Al presidente del consiglio,Al ministro dell’interno, Al prefetto di Napoli , Al presiden...
26/04/2020

Al presidente della repubblica,
Al presidente del consiglio,
Al ministro dell’interno,
Al prefetto di Napoli ,
Al presidente della regione Campania,
Agli agenti di pubblica sicurezza.

Al direttore di repubblica e
de
Il Manifesto

Gentilissimi,
Dopo due mesi di stretta osservanza delle regole con i miei figli, oggi siamo usciti a fare una passeggiata nei pressi di casa.
Abbiamo comprato il giornale e attraversato piazza materdei ( Napoli ), piena di cani al guinzaglio più liberi di noi.

Dopo qualche minuto sono stato esortato in maniera perentoria da due ‘falchi’ ( poliziotti in borghese ) a tornare a casa con frasi di rito de tipo ‘lei qui non può stare vada a casa, il decreto prevede che stiate qui, etc ‘.

Non mi sono state chieste motivazioni,
Non mi sono state chieste autocertificazioni,
Ma solo ordinato con una certa prepotenza verbale di tornare a casa.

Avrei potuto rispondere molte cose finte per giustificare il nostro passaggio da quelle parti ma proprio non volevo accampare scuse finte!

Da buon Padre di famiglia ho sentito la necessità, davanti ai miei figli, di dire la verità.

Di affermare che i miei due ragazzi ( 11 e 9 anni ) avevano bisogno per la loro salute di fare quattro passi nei dintorni di casa.

E non solo come padre ma anche come psicologo.
Non è servito, anzi.

Mi è stata paventata una segnalazione, ‘ci dia i suoi dati e poi vedremo’ e una multa.

Ho ripetuto ancora di non essere d’accordo ma che capivo stessero facendo il loro lavoro.

E qui è arrivata la frase inaccettabile:
‘vada a casa, le stiamo facendo un favore, lei non ha motivi per stare qui e basta!’.
Eh no!
Nessun favore.
Non è accettabile questo tono!
Non sono un teppistello da redarguire!

Per fortuna sono un uomo adulto e in padre separato, con una buona qualità di vita e un certo equilibrio,
che ha scelto di essere per strada e può ritornare ( un po’ arrabbiato e frustato ) a casa senza grosse conseguenze.

Riesco a sostenere uno scontro verbale con due agenti di polizia senza patirne troppo,
ma qualche riflessione è assolutamente necessaria!

- Non è possibile iniziare una conversazione con un libero cittadino con un tono di questo tipo o siamo in uno stato di polizia?!

- la prima cosa da dire a un uomo con due ragazzi NON sarebbe dovuta essere un’affermazione
ma piuttosto una domanda del tipo ‘come mai è qui?’
E forse visto il momento difficile si avrebbero potuto aggiungere ‘ha bisogno di qualcosa ?’

- il disagio psichico nelle famiglie è altissimo,
rimandare a casa un uomo con due ragazzi siamo certi sia senza conseguenze ?
E se al posto nostro ci fossero state persone con dei problemi psichici ?
Credo non sarebbe cambiato molto,
infatti inutile è stato il mio tentativo di dire che ero lì per quello che io ritenevo un motivo di salute ( e non ero tenuto a dire quale visto che sono previste autocertificazioni anche per motivi di salute e l’urgenza è questione di sfumature ).

Dopo lo scambio con i due agenti e alla frase ‘è la quarta volta che glielo diciamo, non ci faccia arrabbiare’ ho replicato che continuavo a non essere d’accordo ma ho evitato lo scontro e ho dovuto guardarli come due bulli minacciosi con i quali puoi solo accennare un sorriso e tanta tenerezza.

Mi Resta addosso un grande dispiacere perché viviamo in momento di grandi privazioni, trasformazioni e angosce;
non ne usciamo con lo scontro, con le intransigenze, con la deresponsabilizzazione,
non ne usciremo se non con un clima di cooperazione.
Ma se queste sono le premesse la vedo difficile.

Alfredo Toriello
Padre
Psicologo
Psicoterapeuta

16/04/2020

Abbiamo bisogno di luoghi per pensare, sentire, essere.
Coltivare il silenzio e la presenza in questo momento è quanto mai importante.

Sabato 18 aprile, alle 18.30 terrò un incontro gratuito di meditazione su Zoom,
per chi fosse interessato un cenno di adesione in privato per partecipare.

02/04/2020

Noi psicoterapeuti lavoriamo con le angosce di sempre,
acuite dall'isolamento e dalle restrizioni, dal fantasma della povertà;
il disagio psichico per molti sta esplodendo in questo momento.
lo slogan 'state a casa' è molto rassicurante ma a molti non è che non riesce stare a casa, non è che non vogliono, non possono proprio!
Dobbiamo imparare a convivere con frustrazione, limiti, impotenza ma è un percorso da fare;
è un lavoro su di sé che per molti è lento,
doloroso e costoso, su molti piani.
Non è scontato per nessuno questo momento, unico nella storia;
non è scontato chiedere aiuto, vergogna e frustrazioni sono pane quotidiano;
men che mai è dato ai più 'pensare' a ciò che si 'sente' per poterlo raccontare e conviverci al meglio.
Il numero di suicidi nella provincia di Wuhan dopo la quarantena è notevolmente aumentato,
l'esperienza clinica e le ricerche scientifiche ci dicono che aumenteranno fobia sociale, depressione, aggressività.
E' questo avrà dei costi altissimi sia per gli individui sia per la comunità.
Vogliamo trovarci a gestire un'altra emergenza devastante o possiamo iniziare già da ora a pensare come sostenere gli aspetti emotivi, esistenziali, psicologici di ciò che stiamo vivendo?
Il sentire, il pensare a cosa si sente, la narrazione dei sentimenti, la ri narrazione in termini positivi delle proprie storie sono per noi psicoterapeuti come i respiratori nelle stanze di rianimazione.
Le parole usate per dire di sé sono come i vaccini che tanto cerchiamo.
Abbiamo il dovere di iniziare da subito ad occuparci della salute psicofisica delle nostre comunità,
abbiamo, da subito, il diritto di tenere aperto un dialogo sul senso di ciò che sta accadendo,
fuori dalla retorica del terrore, della visione paternalistica di un potere che ci vede, e ci vuole (?), irresponsabili,
piccoli umani da redarguire con omelie laiche.
Abbiamo la necessità di aprire spazi pubblici e privati di pensiero che non siano soggetti a restrizioni.
in scienza e coscienza

Indirizzo

Materdei
Naples
80139

Sito Web

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