Tommaso Montini

Tommaso Montini Uno spazio per "essere famiglia" con tutti i nostri bambini! Un divano per stare insieme, rilassati!
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Tema sempre attuale anche se ne abbiamo parlato spesso: la c***a! ----------------------------------- Una c***a in una m...
14/03/2026

Tema sempre attuale anche se ne abbiamo parlato spesso:
la c***a!

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Una c***a in una mutandina è sempre (quasi) una c***a trattenuta che è “scappata”!
“Dottore ma è diarrea!”

No.
E’ solo una parte non formata che è sfuggita. Non è tutta la c***a che è rimasta dentro.

“E allora è stipsi e dobbiamo mangiare più verdure?”

Ok è stipsi, ma nei bambini piccoli la stipsi non è solo un problema di motilità e/o di dieta povera in fibre come per gli adulti.
Molto, molto spesso è una volontà! Uno sforzo per bloccare un “fatto brutto”.

Questo vuol dire che il problema, non sta nel "culetto" ma dentro alla testolina!
E per questo l’approccio pediatrico deve essere diverso.

“Dottore…” “Gli ho spiegato…” “Abbiamo detto…” “Abbiamo fatto…” “Sono stata ore vicino…” “Gli ho comprato i libri…”

Tutto inutile!
“Ma perché non capisce????” "Che ci vuole a fare una cosa così semplice!?”

“Non capisce” perché la parte del cervello “che capisce”, quella cioè che per comunicare usa parole e concetti astratti, è immatura!!
Tutto qui.

“Adesso sei grande…”
“Chi io?”
“Fammi vedere… Boh! Io sono io, esattamente come sono…”
“Ok sono grande, mamma è contenta (ma sono come sono: chissà che significa sto’ grande!)”

E se non c’è ancora la percezione astratta del tempo e dello spazio…
“Bah, chissà che significa la parola “adesso…”!

“Dottore ma quando mai!” “Mio figlio fa certi discorsi…”
Certo che li fa, i bambini sono intelligenti!

Ma usano le nostre parole costruendo associazioni a cui noi diamo significati complessi ma spesso non sono percepiti dai bambini come intendiamo noi!

Il vero linguaggio che usano e comprendono benissimo i bambini… E’ quello emotivo!
Il “bambinese!!”

I piccoli hanno una sensibilità spiccatissima perché il loro cervello è emotivo, non cognitivo.
E’ una questione di sviluppo e velocità di maturazione diversa di alcune aree rispetto ad altre.
La corteccia prefrontale, quella critica che fa ragionamenti complessi, matura lentamente e completa il suo sviluppo a 20 anni!
Quella emotiva invece è sviluppatissima già dalla nascita.

Per questo i bambini piangono e ridono facilmente, nel giro di pochi minuti!
Per questo le loro emozioni sono immediate, spontanee, forti.

Lo sono perchè sono meno controllate e controllabili dai sistemi cognitivi che utilizziamo noi adulti.

E per questo i bambini hanno un immenso bisogno che le loro emozioni belle o brutte, trovino un abbraccio sicuro per essere gestite e incanalate in percorsi positivi.

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E allora… tornando alla c***a:

Se l’esperienza di una evacuazione è dolorosa, se la c***a è sporca, se puzza e se comunque rientra nelle accezioni negative…

E’ br**ta! Punto.

Se poi mamma o papà hanno fatto la faccia br**ta, si sono arrabbiati o hanno comunque perso la pazienza…

"Help! La cosa è grave. Come faccio a risolvere il problema e a non farli arrabbiare?"

"Stringo il culetto e non la faccio più!"
"Ahia... è scappata! Non ho stretto abbastanza. devo stringere di più!"
oppure... "Meglio che mi nasconda..."

Questi sono i bambini.

Quello che condiziona il comportamento è l’emozione che accompagna una sensazione!

E allora: c***a nella mutandina?

Dobbiamo lavorare su due punti:

1) Forzare il blocco ed evitare che, trattenendola, la c***a diventi dura e quindi, oltre che br**ta, pure dolorosa.

2) Riempire il momento delle evacuazione di emozioni belle e piacevoli.

Non serve a niente e anzi fa peggio il cercare di convincere spiegare forzare ecc…
Blocca e complica tutto la rabbia, il disappunto, la sgridata ecc…

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E allora, come si fa?

Per forzare il blocco e far uscire la c***a tutti i giorni e tutta, dobbiamo iniziare una terapia medica.
Oggi si usa il macrogol (dai mille nomi commerciali).

“E’ un lassativo?” “Fa abituare?” “Il foglietto illustrativo dice…”

No.
E’ una sostanza inerte che esce come entra e ha solo la caratteristica di richiamare acqua nell’intestino.

"Ma il foglietto..." Il foglietto parla della stipsi generica, non dei bambini che stringono il culetto e non la vogliono fare.

“Ma può provocare la diarrea?”
Certo e per questo il foglietto consiglia dosi e raccomanda attenzioni.
Ma basta saperlo usare.

Ogni grammo richiama 20 cc di acqua che nell'intestino ammorbidisce le feci. Ovviamente l'acqua che viene attratta viene dal bambino e per questo il foglietto raccomanda attenzioni.

Ma se la polvere si diluisce in acqua nel rapporto di 20cc per ogni grammo di polvere, si crea una bibita inerte che il bambino non può assorbire!

Esce come entra, senza interferire con niente.
Quindi nessun pericolo di disidratazione anche se diamo una dose alta.

Per questo possiamo dare la dose che vogliamo guardando la c***a non il foglietto illustrativo, fino ad ottenere la risposta che desideriamo: una o due evacuazioni al giorno di feci non dure.

Ovviamente possiamo anche diluire il macrogol dove vogliamo e far bere dopo l'acqua che sappiamo richiamerà nell'intestino (20cc per ogni grammo).

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Quando raggiungiamo la dose che funziona (che può essere molto variabile) quella dose va data tutti i giorni per almeno 2-3 mesi senza sospendere mai.

L’obiettivo infatti non è far evacuare, ma far dimenticare una sensazione sgradevole e indurre una abitudine.

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Il secondo punto è importante almeno quanto il primo: il supporto emotivo!

Nessuna faccia br**ta, nessuna “chiacchiera” intorno alla c***a. L’obiettivo è ridurre la tensione.
Quindi dopo mangiato (c’è il riflesso gastrocolico) creiamo il momento morbido abbracciati a mamma per raccontare una bella favola seduti comodi sul vasino.

Per fare c***a? Assolutamente no!
Nessuno nomina la c***a. Stiamo rilassati a leggere una favola.

Se durante la favola succede qualcosa… festa nazionale!!!
La favola si interrompe e si festeggia un grandissimo successo!!

Se non succede niente amen. Attenderemo un altro momento.

Altro "trucco" collaudato, oltre alle feste e agli attestati di stima per ogni evacuazione: la raccolta punti.

Creiamo un album dove attaccare delle figurine.
Decidiamo un premio da vincere dopo x figurine e dopo ogni c***a il bambino vince una figurina da attaccare sull'album tra i complimenti.

Dopo 5-10 (decidete voi) figurine... facciamo ricevere il premio che sarà stato desiderato tra i festeggiamenti di tutta la famiglia!

Ci vuole pazienza pazienza pazienza!!!!
Ma dobbiamo guarire e bene!
Perchè una stipsi cronicizzata e mal gestita crea problemi che crescono con il tempo e diventano sempre più difficili da risolvere.

…Eravamo una coppia unita. Nelle differenze e nei contrasti trovavamo il meglio di noi e le differenze erano motivo di r...
13/03/2026

…Eravamo una coppia unita.
Nelle differenze e nei contrasti trovavamo il meglio di noi e le differenze erano motivo di riflessione e approfondimento. Avrei difeso mio marito davanti a tutti…
Oggi è diverso.
Da quando abbiamo un bambino quello che ci differenzia per me adesso è un peso: il suo modo di essere genitore è anni luce diverso dal mio. Il mio aver desiderato un secondo figlio e il suo no assoluto, il suo essere rigido con suo figlio, le sue accuse a me per ogni monelleria del bambino…
Per lui la soluzione è essere senza bambino, mai al ristorante in tre, sempre lasciarlo ai nonni anche solo per fare la spesa. A me invece pesa andare anche un solo giorno in gita e lasciarlo a casa! Per me la famiglia siamo noi tre...
Essere coppia è difficile, ma essere coppia genitoriale lo è molto di più!

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“Oggi è diverso…” Certo.

Oggi “Romeo e Giulietta” non ci sono più.
Oggi c’è "Romeo-Giulietta-Pierino!" (tutti nomi di fantasia!!)

La cosa bella è prenderne atto e lavorare perché Romeo non ci sia più e Giulietta non ci sia più.
Perchè entrambi accettano di rinascere giorno dopo giorno rimodellandosi l'uno nell'altra in funzione della nuova dimensione di genitori.

Non è facile, perchè accogliere i colpi dello scalpello della vita che ci rimodella...
significa cambiare, crescere... ma anche perdere quello che eravamo ieri.

Semplicemente perché questa nuova realtà “Romeo-Giulietta-Pierino” che prima non c’era, ogni giorno è nuova!

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I bambini poggiano i piedini su un pavimento delicato e fragile. Quel pavimento si chiama “coppia”.

E’ un pavimento delicatissimo, che richiede una cura continua e faticosa.

Ma quando splende ed è lucido è un piacere vedere il bambino che ci corre sopra o lo tocca con le manine senza che ci sia la paura che sia sporco!

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Siete in difficoltà.
Ma guai se mettete la polvere sotto al tappeto! I problemi vanno affrontati subito e bene.

Nelle coppie non c’è niente di peggio e di più irreparabile delle guerre di trincea.

Quelle dove non si parla e c’è una tensione cronica, quelle dove si "accumulano bollini" senza mai arrivare ad una soluzione condivisa… Quelle con una guerra fredda che gela tutto.

Le mamme mi scrivono “per il bene del bambino…”
Molte accettano mille compromessi “per il bene del bambino…”
Molte subiscono e soffrono “per il bene del bambino…”

E molte finiscono per chiudere tutto “per il bene del bambino…”

Domanda: Ma funziona questo “per il bene del bambino?”
No. Non funziona!

Perchè per "il bene del bambino" serve un “il bene di mamma!” E pure “il bene di papà!”

Perché il “bene del bambino” passa attraverso il bene di mamma e papà!

E allora?
E allora il problema non è il diverso modo di vedere l’educazione.
Il problema siete voi. L’incontro/scontro delle vostre sensibilità!

Il problema è l’aver perso il guizzo irrazionale di un amore che non può essere chiuso nel recinto di “persone per bene” “bravi genitori”.

Cosa posso consigliarle?
Di chiudere un capitolo con decisione e aprirne un altro! Di ripartire.

Come? Recuperando l’incontro con suo marito.

Affrontate i problemi!
Non vivete di passato ma riempite il futuro! Riempitelo di progetti di allegria di voglia di fare…!

Non trasformatevi in impiegati “dell’azienda famiglia” che devono pensare solo a bollette spesa, nutrizione del bambino ed educazione!
Perché i compiti di “bravi genitori” possono diventare sabbie mobili!

Il bambino invece ha bisogno di sorrisi e i sorrisi nascono se mamma e papà sono felici insieme!
Se non lo sono, l’aria è pesante e il bambino ha sofisticati radar per coglierne tutta la tossicità.

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Parli!
Bisticci se necessario (non davanti al bambino) ma anche lo scontro più duro si concluda con una pace!

Suo marito la ama e ama il suo bambino.
Gli sembra di far bene a “insegnargli l’educazione” e a desiderare sua moglie.

Ma non sa quanto sta ferendo la sua compagna e quanto fa male al suo bambino con un atteggiamento troppo rigido!
Non sa quanto fa male alle persone che ama!

E allora partite da qui. Dall'amore che vi unisce, dalle cose che vi hanno messo insieme.

Smetta di fingere.
Smetta di mantenere una pace falsa a costi emotivi alti.
Basta ingoiare bocconi amari senza dirlo, perchè tanti bocconi amari finiscono per avvelenare e uccidere.

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Fatevi aiutare. Prima che sia tardi. Fatevi aiutare come coppia e come genitori.

Entrambi volete che il bambino cresca sano e felice e se il bagaglio della educazione che avete ricevuto pesa e condiziona quello che fate con il vostro bambino… mettetevi in discussione!

Ci sono bravissimi professionisti (e tanti sono con noi in questa pagina) che possono davvero aiutarvi.

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Tutti i genitori sbagliano.
Ma i loro errori fanno meno danni se sono bilanciati da un grande amore e, prima o poi, dall’umiltà di riconoscerli.

Verrà tempo in cui i figli dovranno perdonarci.
Quando scopriranno la nostra povertà e i nostri goffi tentativi di far bene… lo faranno!

“Dottore ma adesso che il bambino è grande può spruzzare direttamente in bocca senza distanziatore?”-----Risposta forte ...
08/03/2026

“Dottore ma adesso che il bambino è grande può spruzzare direttamente in bocca senza distanziatore?”

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Risposta forte e chiara: NOOO! E gli adulti che lo fanno sbagliano.

Spieghiamo perché:

Le bombolette pressurizzate “sparano” le micro goccioline del farmaco con una velocità di 250 metri a secondo!

Se tra bocca e retro faringe la distanza varia dagli 8 ai 13-14 cm (secondo le età), è ovvio che quelle goccioline impattino violentemente sulla superfice del retro faringe! (gli adulti infatti sentono in gola l’effetto dello spruzzo!)

Dalla superfice del retro faringe il farmaco scende e va… nell’esofago, quindi nello stomaco! Cioè da tutta un’altra parte.

Un po’ funziona lo stesso perché si assorbe, ma non è certo la terapia inalatoria che volevamo fare!

“Ma gli adulti sanno inspirare profondamente e con grande prontezza!”

Bravi, ma con uno spruzzo che “spara” a 250 metri/secondo anche se sono degli atleti allenatissimi solo una piccola parte viene realmente inalata (secondo i dati circa il 30%).
La violenza della inalazione genera poi turbolenze che provocano ulteriori impatti lungo le superfici delle vie respiratorie con ulteriori perdite lungo il percorso.

Conclusione: inalando in questo modo solo una piccola parte raggiunge i recettori dove volevamo arrivare!

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Nelle terapie inalatorie quindi i distanziatori sono indispensabili sempre!! Anche per gli adulti.

Dopo i sei anni si dovrebbero usare quelli con boccaglio, senza mascherine, per ridurre la dispersione del farmaco.

Nel distanziatore le goccioline si fermano e restano in sospensione. Le muove da depressione del flusso inspiratorio.

Quando inaliamo però dobbiamo creare un flusso laminare, senza turbolenze, che penetri profondamente senza impatti sulle varie superfici del percorso.

Quindi l’inspirazione dovrebbe essere molto lenta, lunga e profonda!

Proprio l’opposto di quello che si vede fare dagli adulti che usano le bombolette in bocca.

Una inspirazione molto lenta lunga e profonda mantiene le goccioline in sospensione nel flusso di aria inalato, e allora prima di espirare facciamo chiudere la bocca per cinque secondi per dare il tempo alle goccioline di depositarsi e non essere espirate.

Insegniamolo ai bambini.
Dopo i sei anni riescono bene: inspirazioni lente lunghe e profonde, pausa di cinque secondi ed espirazione.

E’ semplice, e cambia completamente l’efficacia della terapia!

(Nota: Ho parlato di bombolette. L'inalazione con le polveri senza distanziatori è del tutto diversa)

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Avevo fatto un video ma sono un imbranato informatico e non sono stato capace di postarlo qui.
Però con l’aiuto di mia figlia lo feci in Instagram (che ho abbandonato perchè non mi piace). E’ rimasto lì tra i primi post che pubblicai.

Niente da fare, non vuole studiare!(oggi ho riletto una vecchia lettera...)-----Caro dottore,le scrivo per un consiglio ...
07/03/2026

Niente da fare, non vuole studiare!

(oggi ho riletto una vecchia lettera...)

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Caro dottore,
le scrivo per un consiglio da genitore a genitore, giusto per ascoltare il suo punto di vista e non certo perchè mi aspetti che le sue parole possano risolvere "il problema".
Soggetto: mio figlio, anni 11, prima media... carattere incostante , disordinato e tutto ciò che le può ve**re in mente per un ragazzino della sua età.
Mi prendo tutte le colpe per averlo coccolato troppo e per avere una totale incapacità a punirlo seriamente li dove questa strada fosse quella giusta.
Il punto è: lo studio.
E’ “arronzone”, fa meno dello stretto necessario. So che è un problema comunissimo, ma io la vivo male.
Abbiamo cercato in tutti modi di spiegargli, ma ti guarda come se stessimo parlando un'altra lingua, è come se si mortificasse, ma è pura apparenza.
Le chiedo solo un consiglio... meglio la punizione, il doposcuola, lasciarlo fare da solo o…?

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Cara signora,
mi chiedo: perché è così severa con se stessa, con il suo ragazzo, e con tutta la
situazione?

La sua mail è sfiduciata in partenza. Quel "non penso che le sue parole
possano risolvere il problema" sono già un verdetto di condanna che si legge
poi in tutta la sua mail!
Poi...
Condanna per se stessa: "mi prendo tutte le colpe..."
Condanna per suo figlio: "incostante disordinato ecc..."
Condanna per averlo coccolato troppo...
Sfiducia verso di lui "sembra che ascolti ma è tutta apparenza..."

Perché?? Perché non studia?
E perché dovrebbe, visto che è "arronzone incostante" ecc...?

Vorrei invitarla ad una riflessione.

I ragazzi studiano se si appassionano a quello che fanno. Possono appassionarsi se sentono su di loro stima e fiducia.

Se davanti alle difficoltà sentono di avere alle spalle genitori forti e sereni che credono in loro.

Piuttosto che una predica sull'importanza dello studio io proverei a dirgli un
"coraggio! ce la farai!" "Io so che ce la farai perchè credo in te."

Le “coccole” fanno crescere bene e non fanno mai male! Non si senta in colpa per averlo amato troppo!

Sentirsi amati e stimati non significa essere viziati.
Certo, il "no" resta "no" e i "premi" si guadagnano, ma queste cose fanno parte del "fare".
"L'essere" invece, dove abitano la stima, le coccole e l'amore, è un’altra cosa e non si tocca!

I ragazzi devono sentire che non devono "conquistare" l'amore dei genitori!
Non servono "prestazioni" per avere l'amore di mamma o quello di papà!

L'amore e l'apprezzamento per quello che si è, sono indipendenti dal fare!
L'effetto della percezione di questo amore e di questa stima dei genitori sui
ragazzi è l'aumento dell'autostima. L'autostima è la base per fare qualsiasi cosa nella vita.

Coraggio dunque! Cambi il tono generale!

Non abbia timore di fidarsi di lui e glielo faccia sentire!

Poi parleremo con i professori per vedere perché le varie materie non lo appassionano e se c'è qualche problema.

Qualche volta una dislessia o discalculia o altro possono diventare macigni non visti che finiscono per scoraggiare bambini che non hanno colpe, ma solo diagnosi non fatte!

Poi inizieremo con piccole iniezioni di fiducia. Dalle piccole cose, a cose sempre più grandi!

Avremo dei fallimenti? Bene.
L'importante da insegnare ai ragazzi non è il “non cadere” ma “l’imparare” a rialzarsi!

Mamma è qui, pronta a darti la mano per aiutarti a tirarti su ma poi... vai! Riparti ce la farai con le tue forze!

Prima o poi suo figlio vincerà e sarà "festa nazionale"!
I vincenti sono sempre persone che hanno avuto genitori che hanno creduto in loro!

Buona giornata signora e non sia cattiva con se stessa!

“Specchio specchio delle mie brame… chi è la più bella di tutto il reame?”La matrigna di biancaneve interrogava il suo s...
04/03/2026

“Specchio specchio delle mie brame… chi è la più bella di tutto il reame?”
La matrigna di biancaneve interrogava il suo specchio magico.

Beh, forse dovrebbe aggiornarsi.

Lo specchio magico oggi è tascabile, si porta pure nel letto, ha gli effetti speciali e aggiorna in tempo reale su come fare per essere i più belli del reame!

E se c’è qualche Biancaneve più bella in giro?
Tranquilli, non c’è più bisogno di mele avvelenate e stratagemmi complicati.

Lo specchio aggiorna su tutto quello che “si deve” fare per rispettare le regole dei più belli del reame e fornisce anche i modi per farlo.

Diete super, programmi di fitness, chirurgie per pance piatte e rotondità adeguate, labbra canotto e “mi raccomando la forma a cuoricino!”, nasini rigorosamente in su ecc…

Il bellissimo/bellissima sorridente e ammiccante che ci dice cosa e come fare è lì pronto, a portata di mano.

Nulla da dire. Essere belli piace a tutti e si chiama progresso.

Ma…

Quanta ansia genera tutto questo nei nostri ragazzi?
Quanti voti devo avere dal mio “specchio tascabile” per far pace con me stesso oggi?
Quanto è complicato dirmi “vado bene come sono” se ogni giorno c’è uno che me lo deve dire al posto mio?

Per i ragazzi il sentirsi OK, è importantissimo!
Accettarsi, piacersi, credere nei propri mezzi, vivere bene il loro corpo senza paura di giudizi negativi!

Come possono vivere tutto questo se il bombardamento dei modelli super belli, palestrati, felici, ricchi e vincenti martellano per 24 ore al giorno e inseguono fin dentro al letto?

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Non possiamo fermare il mondo. Le cose vanno così, ma noi genitori possiamo fare qualcosa.

L’autostima si costruisce nel corso di un lungo percorso di crescita e i primi che mettono i mattoni siamo noi.
Lo facciamo con il nostro ascoltarli e il nostro esserci sempre per loro, sicuri e affidabili pronti a sostenerli e rialzarli se cadono.

Ma in adolescenza, quando ci sfuggono via (ed è normale che succeda) il nostro esserci è diverso ed è particolarmente importante.

E’ l’età difficile in cui “ci tocca” lo scontro e la progressiva sconfitta, ma siamo fondamentali come presenza con cui confrontarsi e scontrarsi.
Ci dobbiamo essere! Come adulti genitori e non come amici (…e i genitori con le loro regole “rompono!”)

Anche se ci tocca questa parte scomoda e sembra che i ragazzi sarebbero felici di non averci sempre davanti, loro hanno bisogno di noi.
Ma hanno bisogno del dialogo con noi, del nostro ascolto, della percezione della nostra stima e della nostra fiducia…

Hanno bisogno della nostra presenza emotiva, che sarà anche qualche volta un freno scomodo contro cui scontrarsi, ma è soprattutto supporto.

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E la bellezza?
Per le ragazze conta molto il come le vede il loro papà. Per loro la stima e gli appressamenti del papà valgono doppio!
Come valgono doppio i giudizi negativi, particolarmente sugli aspetti fisici.

Mai dire ad una adolescente che è "cicciottella" che "deve fare una dieta"!!! Mai svalutarla!!!

Se lo è, facciamoci un esame di coscienza dentro ai supermercati, e adoperiamoci perché mangi bene senza accorgersi di fare una dieta!

Ma con tutti i nostri “terribili” adolescenti lavoriamo per il “vai bene come sei!”.
Dando fiducia!! Mostrando che crediamo in loro e nelle loro potenzialità!

Ma non temiamo di mettere qualche regola sui telefonini.

Per esempio:
Vietato portarli a letto.
Vietato tenerli vicino quando si studia.

E per noi genitori:
Vietato abbandonare i ragazzi a vagare in rete senza nessun controllo e nessun dialogo su cosa come e quando si vaga dove.

Non ci piace, ma ci tocca!
Forse anche per essere un po’ mandati a quel paese ed essere pure ingannati, ma dobbiamo esserci!

Mangiarsi le unghie… Tirarsi i capelli (fino a strapparli!) ecc... Le paure…I capricci eccessivi…I tanti mal di pancia e...
27/02/2026

Mangiarsi le unghie…
Tirarsi i capelli (fino a strapparli!) ecc...
Le paure…
I capricci eccessivi…
I tanti mal di pancia e mal di testa…
Il balbettare improvvisamente…
Il digrignare i denti la notte…

Devo dire che in questo periodo c’è una “epidemia” di tutti questi disturbi.
Manifestazioni di tensione che parte da non sappiamo dove!

“Dottore gli ho spiegato… L’ho corretto… Gli ho detto… Ho fatto…”
Non funziona. E se "si aggiusta” una cosa spesso ne arriva un'altra.

E allora?

E allora piuttosto che il pesciolino, qualche volta (ma anche più di qualche volta!) dovremmo guardare l'acqua dell'acquario per capire se il pesciolino nuota male perchè il contesto non è sicuro, rassicurante, senza tensioni ecc...

Cosa arriva ai nostri bambini?

Quanti video o anche giochini violenti aggressivi?
Quante facce brutte?
Quanti messaggi allarmanti?
Quante "Allerte" di ogni tipo?
Quanti pericoli incombenti?

E come è il clima in casa?
Quante volte capita che qualcuno gridi?
Ci sono volti tristi? O tesi? O arrabbiati?
Rumori?
Tensioni?
Problemi?

Non apriamo un processo e non accusiamo nessuno, ma prima di agire sui bambini guardiamo noi stessi:

Vediamo quanto sorridiamo e quanto siamo tesi o tristi o arrabbiati.
Quanto siamo stati costretti a risolvere problemi quotidiani che ci hanno innervosito...
Vediamo quanto tempo oggi abbiamo giocato con i nostri bambini...
Quanto sono stati soli davanti ad un video...

Insomma prima dei bambini guardiamo i nostri volti e analizziamo il non verbale che abita nella nostra casa.

Perchè?
Perchè se riusciamo a mettere "nell'acquario" acqua limpida, serena, allegra, piena di sorriso, gioco, carezze e fiducia... senza far niente di speciale entriamo nel sistema neuro endocrino dei nostri bambini!

Senza medicine o dottori abbassiamo i loro livelli di ACTH cortisolo e di tutti gli ormoni attivanti.
Quelli che tengono tesi e pronti a sfuggire a minacce.

Ti**re i capelli di mamma può dire aver bisogno di sentire il contatto di mamma per rassicurarsi.

Mangiarsi le unghie può essere lo scarico di una tensione in un momento di inattività quando il "sistema" tiene vigili e tesi.

Capricci eccessivi possono essere l'effetto di una difficoltà a rilassarsi se quegli ormoni tengono nervosi.

Le paure… se il mondo è instabile e pericoloso meglio tenere sempre stretta la mano di mamma!

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Il pediatra ci ha detto che il bambino ha disturbi emotivi...
La terapia?

Un lampada sul viso della serie...
“Coraggio piccolo mio raccontami: che problemi hai”???
“Sono l’ispettor... Ehm no volevo dire sono la tua mamma… ??”

No!!

La terapia molto spesso è cambiare “l’acqua dell’acquario”!

Con il gioco, le carezze, le favole, il condividere attività piacevoli, il sentirsi sicuri e accolti, il percepire che la casa è stabile, che non ci sono minacce, non ci sono pericoli o cambi di situazioni da gestire.... Insomma con la serenità!!

Cambia tutto se invece di guardare la televisione papà o anche mamma si siedono a terra per costruire con i bambini una città con degli scatoli... Se inventano storie con pupazzetti o giocano con i colori o impastano con i bambini delle pizzette da mangiare tutti insieme!

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“Dottore ma i problemi ci sono!”
Lo so, certo che ci sono! E non finiscono mai. Ma noi facciamo quello che possiamo e amen! È il nostro meglio e va bene così.

Ma se facciamo pace con le aspettative che abbiamo verso noi stessi e ci accettiamo per quello che siamo, quell’acquario avrà sempre un’acqua limpida!
L'avrà perchè è la nostra serenità interiore che si stampa nei nostri volti e parla ai bambini.

E se nonostante il "fare del nostro meglio" ci troviamo a sbagliare e cadiamo lo stesso?

Amen!
Insegniamo ai bambini che la vita è fatta anche di errori cadute e insuccessi!
Ma sempre, e soprattutto, di ripartenze!

Una caduta serve imparare a vedere le buche che sono avanti e correre più spediti! Non per restare fermi a guardare indietro e avviare processi sul perchè ci siamo caduti.

Le scrivo per una riflessione/sfogo perché non so a chi rivolgermi. Leggo i suoi libri e i suoi post... "costruzione di ...
24/02/2026

Le scrivo per una riflessione/sfogo perché non so a chi rivolgermi.
Leggo i suoi libri e i suoi post... "costruzione di anticorpi..." forte, fa sembrare il beccarsi l’influenza quasi come una cosa bella.
"Mamma calda e sorridente..." bello anche questo, che meraviglia.

Ma io...io non ce la faccio mica. Quando si ammalano il cuore si stringe, la preoccupazione sale e davvero l’ultima cosa che riesco a fare è essere sorridente.

Oggi il grande di tre anni fa la c***a molla e io sto in affanno. E poi penso che a settembre andrà alla materna e starà sempre male e la sorellina con lui...e io sempre in pensiero, altro che mamma sorridente!
Che disastro che mi sento...

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Che bella lettera!
C'è tanto calore, amore, tenerezza... C'è una mamma!

Le malattie "sono una cosa bella"?
Beh, non ho scritto "bella" ma è vero che le “asiliti” stimolano anticorpi e alla fine rafforzano. Quindi anche se non piacciono tutto sommato rientrano in un parafisiologico che non è poi così male.

Ma la "cosa bella" è la mamma che si preoccupa! Quanta tenerezza esprime quando un piccino sta male!

“La mamma dovrebbe essere calda sorridente?”
Certo è vero, ma "calda" vuol dire che si emoziona e quindi ha anche un volto qualche volta preoccupato che esprime solerzia attenzione premura.

Un pupazzo riscaldato e con un sorriso stampato sarebbe un disastro!

Le mamme invece sorridono, giocano, abbracciano, ogni tanto si arrabbiano e qualche volta piangono, ma sono sempre il posto più caldo e sicuro dove rifugiarsi quando si ha paura!

"Il grande fa la c***a molle e mamma va in affanno…"
Guai se invece da lontano dicesse al bambino "tranquillo ti passerà"!

L'ansia farà chiamare un pediatra.
Magari il pediatra nonni sarà subito disponibile e allora quella stessa ansia diventerà un enorme carico emotivo che mattone dopo mattone continuerà a costruire questo essere meraviglioso che si chiama mamma!

Alla fine uscirà pure il pediatra che consiglierà di fargli bere a volontà una soluzione reidratante e si ripartirà per una nuova avventura che si chiama vita!

Che faticaccia! Lo ammetto.

Ma è il mistero della maternità che trasforma una persona normale e tranquilla una specie di macchina da guerra pronta a dare la vita per difendere il suo piccolino
e farsi fare a pezzettini per lui!

Quello che non va bene è il "che disastro che mi sento!" No. Non va proprio bene!
Sia invece felice di essere quello che è.

Ora non sanno dirglielo perché sono piccini ma lo pensano e presto lo diranno: "come la mia mamma non c'è nessuno"!

"È come è la tua mamma?"
Lei è bella e super! La migliore di tutte!

“A letto senza cena!!”“Bei tempi...! Allora sì che c’era un po’ di educazione!”    Oppure… “Pfiuuu! Meno male che questi...
21/02/2026

“A letto senza cena!!”

“Bei tempi...! Allora sì che c’era un po’ di educazione!” Oppure… “Pfiuuu! Meno male che questi metodi assurdi non esistono più!” ???

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Il nostro passato racconta modelli educativi molto rigidi.
“Signorsì!” “…e tutti in fila per due, ben allineati!” “Formiamo soldati per la patria!”

Domanda: ma erano più educati i nostri nonni?
Forse si.
Ma… erano educati oppure “obbedienti” e repressi?
Andava bene una educazione fondata sulla paura delle punizioni, delle botte, della censura dei grandi…?

C’era rispetto. Si, c’era. Che bello! “Onora il padre e la madre!” è addirittura un comandamento divino.
Ma un rispetto fondato sulla paura non è vero rispetto.

Quei modelli educativi hanno costruito soldati obbedienti, ma anche persone insicure, con problemi importanti.
Alice Miller, una grande studiosa, racconta che non solo i “soldati obbedienti” ma anche i carnefici dei campi di concentramento erano tutti molto “ben educati”!

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Oggi sappiamo che la stima, l’empatia, le carezze, la tenerezza… ottengono risultati di gran lunga migliori per la formazione della persona, la sua felicità e la sua capacità di realizzarsi nella vita!

Quindi benvenuta l’educazione che ascolta, spiega, incoraggia, stima, rispetta… Senza bisogno di punizioni, umiliazioni o minacce per ottenere una “buona condotta”!

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"Bravo dottore. Bello da dire!"
"Ma quando mio figlio fa una sceneggiata urlando per pretese assurde e non riesco a prenderlo da nessuna parte... vieni tu a spiegargli "dolcemente" di smetterla "per favore"?"

"Come si fa a non far crescere bambini senza regole, viziati, maleducati, incapaci di interagire in modo equilibrato tra gli altri?"
Come si fa a “convincere” un bambino piccolo a non “buttarsi a terra in strada urlando” per una pretesa assurda?
Come si fa a insegnare le regole della convivenza civile se nonostante le "dolci spiegazioni" lui sembra fare sempre peggio e sembra sempre più "sordo"?

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Riflettiamo:

E’ importantissimo essere dolci, spiegare, considerare i punti di vista, contrattare decisioni… ma dobbiamo anche far comprendere le regole, il SI e NO!

C’è però un dettaglio da considerare (e che spesso sfugge): le capacità e modalità di comunicazione e comprensione del bambino, cambiano in rapporto al suo sviluppo.

Più è piccolo, più il suo cervello immaturo è prevalentemente emotivo rispetto a quello critico razionale di noi adulti.
Quindi come un radar sofisticato lui coglie immediatamente le emozioni, il non verbale: i volti, i toni di voce… Molto meno le parole.

Ha poi tempi di attenzione limitati: vive nel qui e ora, e non riesce a seguire astrazioni e concetti complessi.
Ci vuole tempo perché possa gestire costruzioni mentali, significati, ragionamenti, progetti…cioè a comunicare con gli stessi strumenti a cui siamo abituati noi e che a noi sembrano ovvi.

In modo parallelo cambia nel tempo la percezione di sé stesso nell’ambiente.

Da piccolo tutto è rapportato a lui (“cucù… settè!” il bambino realmente si sente nascosto quando chiude gli occhi!) e si percepisce come centro del mondo.
Crescendo, progressivamente comprende che il mondo è grande e impara le relazioni tra lui e gli altri.

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E allora: è vero che è importantissimo spiegare, ascoltare e non imporre minacciando punizioni, ma non si può pensare di avere una modalità comunicativa e un approccio uguale per tutte le età.

Intorno ai due anni i nostri discorsi pieni di aggettivi, concetti, spiegazioni complicate… Non servono quasi a niente perché il bambino non è in grado di seguirli.

Inoltre quando è travolto dalle emozioni negative come la rabbia, anche quella piccola possibilità è completamente azzerata.

Nel momento oppositivo serve il contenimento. Punto.

Serve il sentire che la mamma e papà ci sono, sono affidabili, sanno di cosa lui ha bisogno e sanno dire chiaramente SI e NO.
In modo semplice, perché a quella età il bambino ha bisogno di sentire "argini", che sono sicurezze, per evitare che il fiume straripi e crei danni.

Il NO scatena rabbia, è vero, ma:
- se quel NO viene da una figura ferma, ma accogliente, che non si fa contagiare a sua volta dalla rabbia,
- se quella figura non si mette sullo stesso piano del bambino avviando una “rissa” come tra pari, con dispetti, ricatti e minacce,
- se quel genitore sa proteggere “l’essere” (che è sempre bello, buono e bravo!) nonostante la censura, semplice e chiara, solo sul “fare” sbagliato…

…Tutto lo “scontro” insegna regole, ma soprattutto ad incanalare l’energia di quella rabbia in un percorso costruttivo e non distruttivo. Detto in due parole: l'autocontrollo e la resilienza.
Tutto infatti finisce in un abbraccio che non lascia “feriti” sul "campo di battaglia"!

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Il bambino non deve mai sentirsi cattivo!
Quindi nei momenti di tensione facciamo attenzione agli “attacchi alla persona": è “la cosa” che non si fa, ma tu sei buono!"

E, lo ripeto, cerchiamo di non farci travolgere a nostra volta dalla rabbia che "sa parlare" un non verbale che colpisce fin troppo bene!

Serve fermezza, non urla o minacce che spaventano e confondono, e serve sapere che a due anni comunica un volto fermo, poche parole, uno sguardo. Tutto il resto è rumore che "non spiega" quasi niente.

Il SI è si e il NO è no. Punto. Detti con tono fermo, uno sguardo e a bassa voce, sono più incisivi di una sceneggiata.

I perché e percome nel momento dell’adrenalina non servono. Conviene aspettare, calmi e fermi, che sia metabolizzata.

Quando il bambino si calma l’abbraccio e il bacio infatti cancellano tutto, e allora con parole semplici possiamo anche spiegare i perché del no, ma infondendo sempre stima, fiducia accoglienza.

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Con la crescita, dopo i cinque sei anni la scena cambia e potremo iniziare a discutere, spiegare, accordarci in modo più complesso, ma sempre fuori dai momenti di scontro perché la rabbia offusca le capacità di riflessione.

Quello che dobbiamo insegnare è il controllo delle emozioni negative e la resilienza.
Possiamo farlo se prima noi riusciamo a mantenere calma e controllo, anche quando è necessaria “l’affettuosa fermezza”.

Con la crescita il dialogo diventerà il centro della relazione e la trattativa non sarà più sempre vinta dai genitori. Ma questo è un altro capitolo…

Buon week end!

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Naples
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