21/02/2026
“A letto senza cena!!”
“Bei tempi...! Allora sì che c’era un po’ di educazione!” Oppure… “Pfiuuu! Meno male che questi metodi assurdi non esistono più!” ???
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Il nostro passato racconta modelli educativi molto rigidi.
“Signorsì!” “…e tutti in fila per due, ben allineati!” “Formiamo soldati per la patria!”
Domanda: ma erano più educati i nostri nonni?
Forse si.
Ma… erano educati oppure “obbedienti” e repressi?
Andava bene una educazione fondata sulla paura delle punizioni, delle botte, della censura dei grandi…?
C’era rispetto. Si, c’era. Che bello! “Onora il padre e la madre!” è addirittura un comandamento divino.
Ma un rispetto fondato sulla paura non è vero rispetto.
Quei modelli educativi hanno costruito soldati obbedienti, ma anche persone insicure, con problemi importanti.
Alice Miller, una grande studiosa, racconta che non solo i “soldati obbedienti” ma anche i carnefici dei campi di concentramento erano tutti molto “ben educati”!
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Oggi sappiamo che la stima, l’empatia, le carezze, la tenerezza… ottengono risultati di gran lunga migliori per la formazione della persona, la sua felicità e la sua capacità di realizzarsi nella vita!
Quindi benvenuta l’educazione che ascolta, spiega, incoraggia, stima, rispetta… Senza bisogno di punizioni, umiliazioni o minacce per ottenere una “buona condotta”!
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"Bravo dottore. Bello da dire!"
"Ma quando mio figlio fa una sceneggiata urlando per pretese assurde e non riesco a prenderlo da nessuna parte... vieni tu a spiegargli "dolcemente" di smetterla "per favore"?"
"Come si fa a non far crescere bambini senza regole, viziati, maleducati, incapaci di interagire in modo equilibrato tra gli altri?"
Come si fa a “convincere” un bambino piccolo a non “buttarsi a terra in strada urlando” per una pretesa assurda?
Come si fa a insegnare le regole della convivenza civile se nonostante le "dolci spiegazioni" lui sembra fare sempre peggio e sembra sempre più "sordo"?
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Riflettiamo:
E’ importantissimo essere dolci, spiegare, considerare i punti di vista, contrattare decisioni… ma dobbiamo anche far comprendere le regole, il SI e NO!
C’è però un dettaglio da considerare (e che spesso sfugge): le capacità e modalità di comunicazione e comprensione del bambino, cambiano in rapporto al suo sviluppo.
Più è piccolo, più il suo cervello immaturo è prevalentemente emotivo rispetto a quello critico razionale di noi adulti.
Quindi come un radar sofisticato lui coglie immediatamente le emozioni, il non verbale: i volti, i toni di voce… Molto meno le parole.
Ha poi tempi di attenzione limitati: vive nel qui e ora, e non riesce a seguire astrazioni e concetti complessi.
Ci vuole tempo perché possa gestire costruzioni mentali, significati, ragionamenti, progetti…cioè a comunicare con gli stessi strumenti a cui siamo abituati noi e che a noi sembrano ovvi.
In modo parallelo cambia nel tempo la percezione di sé stesso nell’ambiente.
Da piccolo tutto è rapportato a lui (“cucù… settè!” il bambino realmente si sente nascosto quando chiude gli occhi!) e si percepisce come centro del mondo.
Crescendo, progressivamente comprende che il mondo è grande e impara le relazioni tra lui e gli altri.
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E allora: è vero che è importantissimo spiegare, ascoltare e non imporre minacciando punizioni, ma non si può pensare di avere una modalità comunicativa e un approccio uguale per tutte le età.
Intorno ai due anni i nostri discorsi pieni di aggettivi, concetti, spiegazioni complicate… Non servono quasi a niente perché il bambino non è in grado di seguirli.
Inoltre quando è travolto dalle emozioni negative come la rabbia, anche quella piccola possibilità è completamente azzerata.
Nel momento oppositivo serve il contenimento. Punto.
Serve il sentire che la mamma e papà ci sono, sono affidabili, sanno di cosa lui ha bisogno e sanno dire chiaramente SI e NO.
In modo semplice, perché a quella età il bambino ha bisogno di sentire "argini", che sono sicurezze, per evitare che il fiume straripi e crei danni.
Il NO scatena rabbia, è vero, ma:
- se quel NO viene da una figura ferma, ma accogliente, che non si fa contagiare a sua volta dalla rabbia,
- se quella figura non si mette sullo stesso piano del bambino avviando una “rissa” come tra pari, con dispetti, ricatti e minacce,
- se quel genitore sa proteggere “l’essere” (che è sempre bello, buono e bravo!) nonostante la censura, semplice e chiara, solo sul “fare” sbagliato…
…Tutto lo “scontro” insegna regole, ma soprattutto ad incanalare l’energia di quella rabbia in un percorso costruttivo e non distruttivo. Detto in due parole: l'autocontrollo e la resilienza.
Tutto infatti finisce in un abbraccio che non lascia “feriti” sul "campo di battaglia"!
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Il bambino non deve mai sentirsi cattivo!
Quindi nei momenti di tensione facciamo attenzione agli “attacchi alla persona": è “la cosa” che non si fa, ma tu sei buono!"
E, lo ripeto, cerchiamo di non farci travolgere a nostra volta dalla rabbia che "sa parlare" un non verbale che colpisce fin troppo bene!
Serve fermezza, non urla o minacce che spaventano e confondono, e serve sapere che a due anni comunica un volto fermo, poche parole, uno sguardo. Tutto il resto è rumore che "non spiega" quasi niente.
Il SI è si e il NO è no. Punto. Detti con tono fermo, uno sguardo e a bassa voce, sono più incisivi di una sceneggiata.
I perché e percome nel momento dell’adrenalina non servono. Conviene aspettare, calmi e fermi, che sia metabolizzata.
Quando il bambino si calma l’abbraccio e il bacio infatti cancellano tutto, e allora con parole semplici possiamo anche spiegare i perché del no, ma infondendo sempre stima, fiducia accoglienza.
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Con la crescita, dopo i cinque sei anni la scena cambia e potremo iniziare a discutere, spiegare, accordarci in modo più complesso, ma sempre fuori dai momenti di scontro perché la rabbia offusca le capacità di riflessione.
Quello che dobbiamo insegnare è il controllo delle emozioni negative e la resilienza.
Possiamo farlo se prima noi riusciamo a mantenere calma e controllo, anche quando è necessaria “l’affettuosa fermezza”.
Con la crescita il dialogo diventerà il centro della relazione e la trattativa non sarà più sempre vinta dai genitori. Ma questo è un altro capitolo…
Buon week end!