Tommaso Montini

Tommaso Montini Uno spazio per "essere famiglia" con tutti i nostri bambini! Un divano per stare insieme, rilassati!
(1)

Una mamma al mio studio... uno sguardo profondo, velato da una tristezza che un bel sorriso non riesce a nascondere.Un b...
27/03/2026

Una mamma al mio studio...

uno sguardo profondo, velato da una tristezza che un bel sorriso non riesce a nascondere.
Un bel bambino molto amato, curato e ben vestito ha solo un po' di raffreddore...

Forse ho davanti solo una mamma un po' ansiosa, ma improvvisamente una frase cambia completamente lo scenario:

"Il papà è andato via con un'altra donna..." "Dottore, ormai per me conta solo mio figlio!"

Un "cazzotto" nello stomaco: resto colpito e rattristato.

Naturalmente non posso entrare nelle storie personali. Non è il mio ruolo e devo stare nei miei binari di pediatra.
Mi "tocca" solo rassicurare e "curare" il raffreddore del bambino.

Ma quella frase "ora per me conta solo mio figlio!" mi martella. Non posso non dire niente.

Sento di avere davanti una ragazza ferita, che soffre.
Non so quanto sia arrabbiata o rassegnata, ma certamente è una donna che ha bisogno di colmare vuoti!

So che quel bambino ha bisogno di recuperare stabilità e sicurezza. Ha bisogno che le tempeste si plachino prima possibile...

Dico solo poche parole:

"Per me conta solo il bambino..." Che frase bella!
Racconta un grande amore, ma se davvero è così... Chi sostiene chi?

Sei il bambino ora ha "il carico" di riempire il vuoto affettivo della mamma... No! Non va bene.

E' la mamma che deve sempre essere il sostegno del bambino. Mai l'inverso!
E quel sostegno della mamma serve perchè lui possa crescere bene e prima o poi volare via! Lontano da lei.

So che è un passaggio difficile.
Ma lo racconto qui perchè purtroppo so anche che queste situazioni non sono rare.

--

La vita familiare è impegnativa e molto difficile.
Si cambia, e ogni giorno quella "bambina" speciale che si chiama coppia, richiede una cura particolare.

Trascurarla per "il bene dei bambini" o per "i mille impegni della vita" che sembrano sempre più importanti di una tenerezza tra innamorati (fuori tempo perchè ormai sono genitori!), prima o poi la fa ammalare.

Spesso i sintomi sono negati o nascosti e si lascia che la "malattia" cammini silenziosamente fino ad esplodere in modo irreparabile.

Questo è il motivo per cui tante volte prescrivo di lasciare i bambini e "fuggire"!
Anche solo per poco, anche "sotto al letto" o in posti improbabili!
"Fuggire" come coppia! Come bambini innamorati. Dimenticando ogni tanto, per un momento di essere "bravi genitori"!

Quando lo scrissi nel mio libro "me lo dici in bambinese?" Qualcuno mi criticò per le mie "mamme con i tacchi a spillo!" Ma credo che questa mia "prescrizione" resti una dei più importanti del mio repertorio di pediatra, per i "miei bambini!"

-----

I bambini hanno bisogno di supporti stabili su cui arrampicarsi!
E allora speriamo mai, ma l'amore per i bambini non sia mai il salvagente su cui aggrapparsi per non annegare!

Una mamma resta una donna. Una donna che può e deve restare donna che ha diritto di avere le sue relazioni affettive, la sua consapevolezza, la sua autostima e il piacere di essere quello che è davanti allo specchio!

Una mamma che è una donna consapevole, con prospettive, con entusiasmo verso un futuro tutto da costruire e non piegata dal peso dello zaino della sua storia, può dare meglio al suo bambino quello di cui lui ha davvero bisogno: la sicurezza che lo accompagnerà per andare lontano, ma poter tornare sempre per trovare rifugio!

Carezze...Tutti ne abbiamo un bisogno continuo.  Tutti.  Noi come i nostri bambini. Viviamo invece in una società che no...
26/03/2026

Carezze...

Tutti ne abbiamo un bisogno continuo. Tutti.
Noi come i nostri bambini.

Viviamo invece in una società che non “coccola”, non "accarezza", e addirittura ridicolizza le “coccole” e carezze!
Se qualcuno ci sorride attiviamo i nostri meccanismi di difesa perché… Ci hanno insegnato così!

"Attento!" "Non fidarti!" "Impara a guardarti sempre le spalle..."
Perfino il sesso, la quintessenza delle coccole e delle carezze, sembra altro...

Invece abbiamo sofisticati sistemi per avere e procurare benessere incontrandoci.
Siamo fatti per l’incontro! E’ un nostro bisogno innato.

I nostri bambini crescono bene con le "coccole" e le carezze!
Di tutti i tipi! Da quelle tenere e delicate dei momenti intimi, a quelle fatte di gioco, capriole, condivisione di emozioni belle!

Carezze: sentire quell' "io ci sono per te!" è un bisogno di tutti! ...Ed è la base di una crescita sana per i nostri figli!

Niente di speciale!
Anche una passeggiata mano nella mano o un impastare delle pizzette insieme bastano per scrivere nel cuore dei bambini.

I video, i telefonini, le varie "Lucille" che cantano canzoncine... fanno star fermi, ma non sanno accarezzare!

Carezze. Non le sappiamo fare?
Lasciamo che ce le insegnino i nostri bambini quando si abbandonano tra le nostre braccia fidandosi completamente di noi!

E' difficile che un adulto riesca a farlo come loro, ma quando ci riesce...

Abbiamo parlato dei piccoli. Siamo cresciuti: parliamo dell'età della scuola…---Quando sono piccoli, nel periodo dei “te...
22/03/2026

Abbiamo parlato dei piccoli. Siamo cresciuti: parliamo dell'età della scuola…

---

Quando sono piccoli, nel periodo dei “terribili due anni”, le battaglie sono impegnative ma tutto sommato parliamo di piccole cose.

Si, ci arrabbiamo, urliamo, perdiamo la pazienza… Non dovremmo e lo sappiamo, ma facciamo quello che possiamo e quel periodo fortunatamente passa.

Arriva la “benedetta” scuola che finalmente ci aiuta a respirare e ritrovare un tempo che pensavamo di aver perso completamente!

Il problema è che quando sono piccoli possiamo renderli “soldatini obbedienti” o lasciarli dilagare come “piccoli tiranni” prepotenti, ma quello che abbiamo seminato diventa il “raccolto” dopo qualche anno: gli strumenti che abbiamo dato per affrontare il mondo.

Qualsiasi vissuto del nostro bambino quando “non capiva” o era “troppo piccolo per ricordare” ha costruito circuiti neuronali e strutturato un sistema operativo interno.

Ogni esperienza si è archiviata negli scaffali polverosi della memoria profonda. Quella che non affiora alla coscienza, ma resta lì per sempre.

Potrà essere un motore in più o anche uno zaino pesante.

Le basi della relazione, del rispetto, delle regole, la stima in sé stesso, la sicurezza, la resilienza cioè la capacità di ripartire e non avvilirsi davanti agli insuccessi, si impostano nei primi 1000 giorni. Con quelle basi il bambino inizia ad affrontare i problemi da solo.

Se la storia remota avrà costruito un bambino represso, o arrabbiato, o sfiduciato, o emotivamente fragile, incapace di tollerare frustrazioni e insuccessi, o che non ha stima di sé stesso… Avremo da lavorare.

Nessun processo, tutto si può aggiustare, ma se qualcosa non è andata come avremmo voluto guardiamo avanti e facciamo del nostro meglio per migliorarci.

--

Il primo mondo esterno da affrontare senza mamma e papà si chiama scuola.

A scuola ci sono altri bambini con educazioni diverse, altre figure di riferimento, altri spazi, altre regole, altri mondi con cui interagire… Mille stimoli nuovi.

Gli strumenti per affrontarli sono quelli che abbiamo fornito noi, ma ora il nostro bambino deve usarli da solo.

E allora il nostro ruolo cambia.
Il nostro posto non è più davanti perché lui metta i piedini dove li abbiamo messi noi, ma accanto.
Ora conta la nostra mano che sostiene, ma è lui che deve decidere dove mettere i suoi piedini.

Che dobbiamo fare? Semplicemente “esserci”.
Non più necessariamente come presenza fisica, ma sempre come presenza emotiva e porto sicuro dove poter tornare per scaricare ogni tensione.

Quindi ascoltare, essere disponibili, rassicurare, consigliare… Ma lasciar fare, infondendo stima e fiducia.

A scuola non possiamo entrare, il nostro bambino deve “cavarsela” da solo. Ma noi ci siamo!

--

I bambini vogliono raccontarci tutto perché è il loro bisogno di ritrovare la nostra mano sicura e scaricare ogni tensione...

Ma non lo fanno se mamma e papà hanno sempre “da fare”.
Se sono sempre impegnati in qualcosa, se un televisore sempre acceso zittisce tutti, se non si sentono davvero ascoltati.

Come si fa allora ad ascoltarli davvero e affiancarli con una presenza significativa ma non invadente?

Non con interrogatori su “cosa ti ha fatto/detto il compagno di banco” o “se hai mangiato tutto” o “che ha detto la maestra…”, ma con sorriso, abbraccio e presenza, tempo, solo per esserci e accogliere.

Dobbiamo creare situazioni e tempi giusti. Come?
Basta essere facilmente “accessibili”: star lì disponibili senza far niente, .

Una mamma ferma che non sta facendo niente di importante, è una attrazione irresistibile per andarle in braccio e farsi coccolare.
Sono quelli i momenti magici che abbassano la tensione e aiutano i bambini a comunicare quello che vivono.

In quei momenti abbiamo la possibilità di ascoltarli, di far sentire la nostra presenza emotiva: la conferma, i consigli, l’incoraggiamento, le carezze che infondono sicurezza e voglia di fare.

--

La scuola significa anche "dovere" e quindi fare i compiti.

Il bambino deve farli da solo, accettando la possibilità di sbagliarli senza ansia o paura, perché gli errori servono per imparare.
Mamma e papà incoraggiano e danno fiducia, ma non si mettono a fare i compiti con/per lui.
Perchè la scuola è una grandissima occasione per crescere, confrontarsi, ma anche imparare a cadere e rialzarsi.

--

Gli insegnanti rappresentano “l’adulto di riferimento” che è un continuum “dell’adulto di riferimento” che siamo noi.
La loro voce deve essere in sintonia con la nostra per essere una unica voce educante.

Quindi mai commenti negativi davanti ai bambini!
Un brutto voto è una forte motivazione per riprovare e far meglio! Non un "che razza di professore cattivo!".

Gli insegnanti sono formati come educatori e hanno competenze che non sempre abbiamo noi, quindi se abbiamo dubbi cerchiamo di capire il loro punto di vista confrontandoci, ma sempre tenendo fuori i bambini.

E poi età della scuola, tanti dubbi, tante nuove emozioni...
Tanto bisogno di "pit stop" e risposte: tanti momenti intimi in braccio a mamma o papà per leggere insieme libri e favole…

Libri da leggere insieme? Macché! Mattoni solidi per costruire caratteri e personalità forti!

Mio figlio ha 6 anni. E’ il figlio di una storia complessa e il padre non ha mai voluto sapere niente di lui (La prego d...
18/03/2026

Mio figlio ha 6 anni. E’ il figlio di una storia complessa e il padre non ha mai voluto sapere niente di lui (La prego di non giudicarmi!). Io non ho voluto rinunciare al grande dono che la vita mi stava facendo, può sembrare una scelta egoistica, ma lo rifarei anche adesso.
Oggi è un bambino sereno, allegro, intelligente. Il nonno è una figura maschile positiva che gioca spesso con lui e il clima in cui vive è tranquillo.
Fino ad ora l'assenza della figura paterna aveva generato solo qualche domanda e la mia risposta "anche tu hai un papà ma è lontano" gli era bastata. Ora invece mi fa domande sempre più insistenti... Vuole sapere dov’è, come è fatto, perché non torna.
Mi si stringe il cuore e non so bene cosa dire. Tra pochi giorni a scuola sarà la festa del papà… Esiste un modo non troppo triste per raccontargli la verità dura che lui un papà non lo vedrà mai?
P.S. vorrei tanto preoccuparmi anche io esclusivamente di tosse e raffreddore…

----------------------------------------------------------------

Cara signora stia serena: io non giudico mai! Mai.

Dunque abbiamo un bel bambino intelligente e una bella mamma che lo ama con immensa delicatezza. Mi sembra un bellissimo quadro!

Sono arrivate delle domande. Servono delle risposte. Che dobbiamo dire?
Ai bambini si deve dire sempre la verità!

Il punto è: ma che colore ha questa verità? E’ bianca o nera?
Chi me lo dice?

Il suo piccolo non ha un dolore particolare per non avere un papà, la sua è una legittima curiosità!

“Mamma perché io non ho un papà?”
“Perché il tuo papà è andato via prima che tu nascessi” Punto.

E’ una cosa br**ta? Devo preoccuparmi?

La lettura emotiva di questa frase non sta nelle parole ma nella comunicazione non verbale che la mamma veicola con queste parole.

E’ un fatto di cronaca distante, che non scalfisce la serenità della sua vita, o una scoperta angosciante che è improvvisamente venuta alla luce?

“Perché è andato via papà?”
“Perché non voleva bene alla tua mamma”. Punto.

Queste parole possono rispondere ad un bisogno di conoscenza, ma anche ad una richiesta emotiva.
Nel suo bambino sereno, che chiede perché vuole sapere, siamo al bisogno di conoscenza.
Il bisogno di sentire la certezza di una base sicura affidabile che non lo lascerà mai ora è soddisfatto dalla sua mamma.

Verrà il tempo in cui affronterà la sua storia in modo critico e trarrà le sue conclusioni. Lo farà da solo, elaborando la sua esperienza di bambino molto amato e difeso fin dal suo concepimento, ma rifiutato dal suo papà.

Scriverà la sua lettera per la festa del papà. Non su un foglio, ma nel cuore.
Quello che scriverà lo aiuterà ad essere lui stesso un vero papà.

--

Ora il problema da gestire non è il “cosa dire”, ma il disagio della mamma che mi scrive un “la prego di non giudicarmi…” e si giudica per una “scelta egoistica… ecc.”.

Quello che vedo io nella storia (anche se non la conosco) è una scudisciata in faccia ad una ragazza innamorata e tradita che fortunatamente è finita bene grazie alla forza dell’amore immenso per questo bambino!

Il bruciore di quella scudisciata probabilmente è ancora lì e allora io credo che sia venuto il momento di guarire per sempre da quella ferita!

Come?

Liberandosi del peso dello zaino dei mille giudizi di un passato che continua a far male e guardando avanti serena e libera, senza più cose da nascondere!

Felice e orgogliosa della sua maternità che è stata ed è la grande vittoria dell’amore. Una fioritura rigogliosa di mille stupendi colori su un deserto che non c'è più.

Forse il rispondere al suo bambino le farà bene.

Tema sempre attuale anche se ne abbiamo parlato spesso: la c***a! ----------------------------------- Una c***a in una m...
14/03/2026

Tema sempre attuale anche se ne abbiamo parlato spesso:
la c***a!

-----------------------------------

Una c***a in una mutandina è sempre (quasi) una c***a trattenuta che è “scappata”!
“Dottore ma è diarrea!”

No.
E’ solo una parte non formata che è sfuggita. Non è tutta la c***a che è rimasta dentro.

“E allora è stipsi e dobbiamo mangiare più verdure?”

Ok è stipsi, ma nei bambini piccoli la stipsi non è solo un problema di motilità e/o di dieta povera in fibre come per gli adulti.
Molto, molto spesso è una volontà! Uno sforzo per bloccare un “fatto brutto”.

Questo vuol dire che il problema, non sta nel "culetto" ma dentro alla testolina!
E per questo l’approccio pediatrico deve essere diverso.

“Dottore…” “Gli ho spiegato…” “Abbiamo detto…” “Abbiamo fatto…” “Sono stata ore vicino…” “Gli ho comprato i libri…”

Tutto inutile!
“Ma perché non capisce????” "Che ci vuole a fare una cosa così semplice!?”

“Non capisce” perché la parte del cervello “che capisce”, quella cioè che per comunicare usa parole e concetti astratti, è immatura!!
Tutto qui.

“Adesso sei grande…”
“Chi io?”
“Fammi vedere… Boh! Io sono io, esattamente come sono…”
“Ok sono grande, mamma è contenta (ma sono come sono: chissà che significa sto’ grande!)”

E se non c’è ancora la percezione astratta del tempo e dello spazio…
“Bah, chissà che significa la parola “adesso…”!

“Dottore ma quando mai!” “Mio figlio fa certi discorsi…”
Certo che li fa, i bambini sono intelligenti!

Ma usano le nostre parole costruendo associazioni a cui noi diamo significati complessi ma spesso non sono percepiti dai bambini come intendiamo noi!

Il vero linguaggio che usano e comprendono benissimo i bambini… E’ quello emotivo!
Il “bambinese!!”

I piccoli hanno una sensibilità spiccatissima perché il loro cervello è emotivo, non cognitivo.
E’ una questione di sviluppo e velocità di maturazione diversa di alcune aree rispetto ad altre.
La corteccia prefrontale, quella critica che fa ragionamenti complessi, matura lentamente e completa il suo sviluppo a 20 anni!
Quella emotiva invece è sviluppatissima già dalla nascita.

Per questo i bambini piangono e ridono facilmente, nel giro di pochi minuti!
Per questo le loro emozioni sono immediate, spontanee, forti.

Lo sono perchè sono meno controllate e controllabili dai sistemi cognitivi che utilizziamo noi adulti.

E per questo i bambini hanno un immenso bisogno che le loro emozioni belle o brutte, trovino un abbraccio sicuro per essere gestite e incanalate in percorsi positivi.

--

E allora… tornando alla c***a:

Se l’esperienza di una evacuazione è dolorosa, se la c***a è sporca, se puzza e se comunque rientra nelle accezioni negative…

E’ br**ta! Punto.

Se poi mamma o papà hanno fatto la faccia br**ta, si sono arrabbiati o hanno comunque perso la pazienza…

"Help! La cosa è grave. Come faccio a risolvere il problema e a non farli arrabbiare?"

"Stringo il culetto e non la faccio più!"
"Ahia... è scappata! Non ho stretto abbastanza. devo stringere di più!"
oppure... "Meglio che mi nasconda..."

Questi sono i bambini.

Quello che condiziona il comportamento è l’emozione che accompagna una sensazione!

E allora: c***a nella mutandina?

Dobbiamo lavorare su due punti:

1) Forzare il blocco ed evitare che, trattenendola, la c***a diventi dura e quindi, oltre che br**ta, pure dolorosa.

2) Riempire il momento delle evacuazione di emozioni belle e piacevoli.

Non serve a niente e anzi fa peggio il cercare di convincere spiegare forzare ecc…
Blocca e complica tutto la rabbia, il disappunto, la sgridata ecc…

--

E allora, come si fa?

Per forzare il blocco e far uscire la c***a tutti i giorni e tutta, dobbiamo iniziare una terapia medica.
Oggi si usa il macrogol (dai mille nomi commerciali).

“E’ un lassativo?” “Fa abituare?” “Il foglietto illustrativo dice…”

No.
E’ una sostanza inerte che esce come entra e ha solo la caratteristica di richiamare acqua nell’intestino.

"Ma il foglietto..." Il foglietto parla della stipsi generica, non dei bambini che stringono il culetto e non la vogliono fare.

“Ma può provocare la diarrea?”
Certo e per questo il foglietto consiglia dosi e raccomanda attenzioni.
Ma basta saperlo usare.

Ogni grammo richiama 20 cc di acqua che nell'intestino ammorbidisce le feci. Ovviamente l'acqua che viene attratta viene dal bambino e per questo il foglietto raccomanda attenzioni.

Ma se la polvere si diluisce in acqua nel rapporto di 20cc per ogni grammo di polvere, si crea una bibita inerte che il bambino non può assorbire!

Esce come entra, senza interferire con niente.
Quindi nessun pericolo di disidratazione anche se diamo una dose alta.

Per questo possiamo dare la dose che vogliamo guardando la c***a non il foglietto illustrativo, fino ad ottenere la risposta che desideriamo: una o due evacuazioni al giorno di feci non dure.

Ovviamente possiamo anche diluire il macrogol dove vogliamo e far bere dopo l'acqua che sappiamo richiamerà nell'intestino (20cc per ogni grammo).

--

Quando raggiungiamo la dose che funziona (che può essere molto variabile) quella dose va data tutti i giorni per almeno 2-3 mesi senza sospendere mai.

L’obiettivo infatti non è far evacuare, ma far dimenticare una sensazione sgradevole e indurre una abitudine.

--

Il secondo punto è importante almeno quanto il primo: il supporto emotivo!

Nessuna faccia br**ta, nessuna “chiacchiera” intorno alla c***a. L’obiettivo è ridurre la tensione.
Quindi dopo mangiato (c’è il riflesso gastrocolico) creiamo il momento morbido abbracciati a mamma per raccontare una bella favola seduti comodi sul vasino.

Per fare c***a? Assolutamente no!
Nessuno nomina la c***a. Stiamo rilassati a leggere una favola.

Se durante la favola succede qualcosa… festa nazionale!!!
La favola si interrompe e si festeggia un grandissimo successo!!

Se non succede niente amen. Attenderemo un altro momento.

Altro "trucco" collaudato, oltre alle feste e agli attestati di stima per ogni evacuazione: la raccolta punti.

Creiamo un album dove attaccare delle figurine.
Decidiamo un premio da vincere dopo x figurine e dopo ogni c***a il bambino vince una figurina da attaccare sull'album tra i complimenti.

Dopo 5-10 (decidete voi) figurine... facciamo ricevere il premio che sarà stato desiderato tra i festeggiamenti di tutta la famiglia!

Ci vuole pazienza pazienza pazienza!!!!
Ma dobbiamo guarire e bene!
Perchè una stipsi cronicizzata e mal gestita crea problemi che crescono con il tempo e diventano sempre più difficili da risolvere.

…Eravamo una coppia unita. Nelle differenze e nei contrasti trovavamo il meglio di noi e le differenze erano motivo di r...
13/03/2026

…Eravamo una coppia unita.
Nelle differenze e nei contrasti trovavamo il meglio di noi e le differenze erano motivo di riflessione e approfondimento. Avrei difeso mio marito davanti a tutti…
Oggi è diverso.
Da quando abbiamo un bambino quello che ci differenzia per me adesso è un peso: il suo modo di essere genitore è anni luce diverso dal mio. Il mio aver desiderato un secondo figlio e il suo no assoluto, il suo essere rigido con suo figlio, le sue accuse a me per ogni monelleria del bambino…
Per lui la soluzione è essere senza bambino, mai al ristorante in tre, sempre lasciarlo ai nonni anche solo per fare la spesa. A me invece pesa andare anche un solo giorno in gita e lasciarlo a casa! Per me la famiglia siamo noi tre...
Essere coppia è difficile, ma essere coppia genitoriale lo è molto di più!

----------------------------------------------------------

“Oggi è diverso…” Certo.

Oggi “Romeo e Giulietta” non ci sono più.
Oggi c’è "Romeo-Giulietta-Pierino!" (tutti nomi di fantasia!!)

La cosa bella è prenderne atto e lavorare perché Romeo non ci sia più e Giulietta non ci sia più.
Perchè entrambi accettano di rinascere giorno dopo giorno rimodellandosi l'uno nell'altra in funzione della nuova dimensione di genitori.

Non è facile, perchè accogliere i colpi dello scalpello della vita che ci rimodella...
significa cambiare, crescere... ma anche perdere quello che eravamo ieri.

Semplicemente perché questa nuova realtà “Romeo-Giulietta-Pierino” che prima non c’era, ogni giorno è nuova!

--

I bambini poggiano i piedini su un pavimento delicato e fragile. Quel pavimento si chiama “coppia”.

E’ un pavimento delicatissimo, che richiede una cura continua e faticosa.

Ma quando splende ed è lucido è un piacere vedere il bambino che ci corre sopra o lo tocca con le manine senza che ci sia la paura che sia sporco!

--

Siete in difficoltà.
Ma guai se mettete la polvere sotto al tappeto! I problemi vanno affrontati subito e bene.

Nelle coppie non c’è niente di peggio e di più irreparabile delle guerre di trincea.

Quelle dove non si parla e c’è una tensione cronica, quelle dove si "accumulano bollini" senza mai arrivare ad una soluzione condivisa… Quelle con una guerra fredda che gela tutto.

Le mamme mi scrivono “per il bene del bambino…”
Molte accettano mille compromessi “per il bene del bambino…”
Molte subiscono e soffrono “per il bene del bambino…”

E molte finiscono per chiudere tutto “per il bene del bambino…”

Domanda: Ma funziona questo “per il bene del bambino?”
No. Non funziona!

Perchè per "il bene del bambino" serve un “il bene di mamma!” E pure “il bene di papà!”

Perché il “bene del bambino” passa attraverso il bene di mamma e papà!

E allora?
E allora il problema non è il diverso modo di vedere l’educazione.
Il problema siete voi. L’incontro/scontro delle vostre sensibilità!

Il problema è l’aver perso il guizzo irrazionale di un amore che non può essere chiuso nel recinto di “persone per bene” “bravi genitori”.

Cosa posso consigliarle?
Di chiudere un capitolo con decisione e aprirne un altro! Di ripartire.

Come? Recuperando l’incontro con suo marito.

Affrontate i problemi!
Non vivete di passato ma riempite il futuro! Riempitelo di progetti di allegria di voglia di fare…!

Non trasformatevi in impiegati “dell’azienda famiglia” che devono pensare solo a bollette spesa, nutrizione del bambino ed educazione!
Perché i compiti di “bravi genitori” possono diventare sabbie mobili!

Il bambino invece ha bisogno di sorrisi e i sorrisi nascono se mamma e papà sono felici insieme!
Se non lo sono, l’aria è pesante e il bambino ha sofisticati radar per coglierne tutta la tossicità.

--

Parli!
Bisticci se necessario (non davanti al bambino) ma anche lo scontro più duro si concluda con una pace!

Suo marito la ama e ama il suo bambino.
Gli sembra di far bene a “insegnargli l’educazione” e a desiderare sua moglie.

Ma non sa quanto sta ferendo la sua compagna e quanto fa male al suo bambino con un atteggiamento troppo rigido!
Non sa quanto fa male alle persone che ama!

E allora partite da qui. Dall'amore che vi unisce, dalle cose che vi hanno messo insieme.

Smetta di fingere.
Smetta di mantenere una pace falsa a costi emotivi alti.
Basta ingoiare bocconi amari senza dirlo, perchè tanti bocconi amari finiscono per avvelenare e uccidere.

--

Fatevi aiutare. Prima che sia tardi. Fatevi aiutare come coppia e come genitori.

Entrambi volete che il bambino cresca sano e felice e se il bagaglio della educazione che avete ricevuto pesa e condiziona quello che fate con il vostro bambino… mettetevi in discussione!

Ci sono bravissimi professionisti (e tanti sono con noi in questa pagina) che possono davvero aiutarvi.

--

Tutti i genitori sbagliano.
Ma i loro errori fanno meno danni se sono bilanciati da un grande amore e, prima o poi, dall’umiltà di riconoscerli.

Verrà tempo in cui i figli dovranno perdonarci.
Quando scopriranno la nostra povertà e i nostri goffi tentativi di far bene… lo faranno!

“Dottore ma adesso che il bambino è grande può spruzzare direttamente in bocca senza distanziatore?”-----Risposta forte ...
08/03/2026

“Dottore ma adesso che il bambino è grande può spruzzare direttamente in bocca senza distanziatore?”

-----

Risposta forte e chiara: NOOO! E gli adulti che lo fanno sbagliano.

Spieghiamo perché:

Le bombolette pressurizzate “sparano” le micro goccioline del farmaco con una velocità di 250 metri a secondo!

Se tra bocca e retro faringe la distanza varia dagli 8 ai 13-14 cm (secondo le età), è ovvio che quelle goccioline impattino violentemente sulla superfice del retro faringe! (gli adulti infatti sentono in gola l’effetto dello spruzzo!)

Dalla superfice del retro faringe il farmaco scende e va… nell’esofago, quindi nello stomaco! Cioè da tutta un’altra parte.

Un po’ funziona lo stesso perché si assorbe, ma non è certo la terapia inalatoria che volevamo fare!

“Ma gli adulti sanno inspirare profondamente e con grande prontezza!”

Bravi, ma con uno spruzzo che “spara” a 250 metri/secondo anche se sono degli atleti allenatissimi solo una piccola parte viene realmente inalata (secondo i dati circa il 30%).
La violenza della inalazione genera poi turbolenze che provocano ulteriori impatti lungo le superfici delle vie respiratorie con ulteriori perdite lungo il percorso.

Conclusione: inalando in questo modo solo una piccola parte raggiunge i recettori dove volevamo arrivare!

--

Nelle terapie inalatorie quindi i distanziatori sono indispensabili sempre!! Anche per gli adulti.

Dopo i sei anni si dovrebbero usare quelli con boccaglio, senza mascherine, per ridurre la dispersione del farmaco.

Nel distanziatore le goccioline si fermano e restano in sospensione. Le muove da depressione del flusso inspiratorio.

Quando inaliamo però dobbiamo creare un flusso laminare, senza turbolenze, che penetri profondamente senza impatti sulle varie superfici del percorso.

Quindi l’inspirazione dovrebbe essere molto lenta, lunga e profonda!

Proprio l’opposto di quello che si vede fare dagli adulti che usano le bombolette in bocca.

Una inspirazione molto lenta lunga e profonda mantiene le goccioline in sospensione nel flusso di aria inalato, e allora prima di espirare facciamo chiudere la bocca per cinque secondi per dare il tempo alle goccioline di depositarsi e non essere espirate.

Insegniamolo ai bambini.
Dopo i sei anni riescono bene: inspirazioni lente lunghe e profonde, pausa di cinque secondi ed espirazione.

E’ semplice, e cambia completamente l’efficacia della terapia!

(Nota: Ho parlato di bombolette. L'inalazione con le polveri senza distanziatori è del tutto diversa)

--------------------------------------------

Avevo fatto un video ma sono un imbranato informatico e non sono stato capace di postarlo qui.
Però con l’aiuto di mia figlia lo feci in Instagram (che ho abbandonato perchè non mi piace). E’ rimasto lì tra i primi post che pubblicai.

Niente da fare, non vuole studiare!(oggi ho riletto una vecchia lettera...)-----Caro dottore,le scrivo per un consiglio ...
07/03/2026

Niente da fare, non vuole studiare!

(oggi ho riletto una vecchia lettera...)

-----

Caro dottore,
le scrivo per un consiglio da genitore a genitore, giusto per ascoltare il suo punto di vista e non certo perchè mi aspetti che le sue parole possano risolvere "il problema".
Soggetto: mio figlio, anni 11, prima media... carattere incostante , disordinato e tutto ciò che le può ve**re in mente per un ragazzino della sua età.
Mi prendo tutte le colpe per averlo coccolato troppo e per avere una totale incapacità a punirlo seriamente li dove questa strada fosse quella giusta.
Il punto è: lo studio.
E’ “arronzone”, fa meno dello stretto necessario. So che è un problema comunissimo, ma io la vivo male.
Abbiamo cercato in tutti modi di spiegargli, ma ti guarda come se stessimo parlando un'altra lingua, è come se si mortificasse, ma è pura apparenza.
Le chiedo solo un consiglio... meglio la punizione, il doposcuola, lasciarlo fare da solo o…?

--------------------------------------------------------------------

Cara signora,
mi chiedo: perché è così severa con se stessa, con il suo ragazzo, e con tutta la
situazione?

La sua mail è sfiduciata in partenza. Quel "non penso che le sue parole
possano risolvere il problema" sono già un verdetto di condanna che si legge
poi in tutta la sua mail!
Poi...
Condanna per se stessa: "mi prendo tutte le colpe..."
Condanna per suo figlio: "incostante disordinato ecc..."
Condanna per averlo coccolato troppo...
Sfiducia verso di lui "sembra che ascolti ma è tutta apparenza..."

Perché?? Perché non studia?
E perché dovrebbe, visto che è "arronzone incostante" ecc...?

Vorrei invitarla ad una riflessione.

I ragazzi studiano se si appassionano a quello che fanno. Possono appassionarsi se sentono su di loro stima e fiducia.

Se davanti alle difficoltà sentono di avere alle spalle genitori forti e sereni che credono in loro.

Piuttosto che una predica sull'importanza dello studio io proverei a dirgli un
"coraggio! ce la farai!" "Io so che ce la farai perchè credo in te."

Le “coccole” fanno crescere bene e non fanno mai male! Non si senta in colpa per averlo amato troppo!

Sentirsi amati e stimati non significa essere viziati.
Certo, il "no" resta "no" e i "premi" si guadagnano, ma queste cose fanno parte del "fare".
"L'essere" invece, dove abitano la stima, le coccole e l'amore, è un’altra cosa e non si tocca!

I ragazzi devono sentire che non devono "conquistare" l'amore dei genitori!
Non servono "prestazioni" per avere l'amore di mamma o quello di papà!

L'amore e l'apprezzamento per quello che si è, sono indipendenti dal fare!
L'effetto della percezione di questo amore e di questa stima dei genitori sui
ragazzi è l'aumento dell'autostima. L'autostima è la base per fare qualsiasi cosa nella vita.

Coraggio dunque! Cambi il tono generale!

Non abbia timore di fidarsi di lui e glielo faccia sentire!

Poi parleremo con i professori per vedere perché le varie materie non lo appassionano e se c'è qualche problema.

Qualche volta una dislessia o discalculia o altro possono diventare macigni non visti che finiscono per scoraggiare bambini che non hanno colpe, ma solo diagnosi non fatte!

Poi inizieremo con piccole iniezioni di fiducia. Dalle piccole cose, a cose sempre più grandi!

Avremo dei fallimenti? Bene.
L'importante da insegnare ai ragazzi non è il “non cadere” ma “l’imparare” a rialzarsi!

Mamma è qui, pronta a darti la mano per aiutarti a tirarti su ma poi... vai! Riparti ce la farai con le tue forze!

Prima o poi suo figlio vincerà e sarà "festa nazionale"!
I vincenti sono sempre persone che hanno avuto genitori che hanno creduto in loro!

Buona giornata signora e non sia cattiva con se stessa!

Indirizzo

Via Salvatore Ferrara 15
Naples
80124

Sito Web

Notifiche

Lasciando la tua email puoi essere il primo a sapere quando Tommaso Montini pubblica notizie e promozioni. Il tuo indirizzo email non verrà utilizzato per nessun altro scopo e potrai annullare l'iscrizione in qualsiasi momento.

Condividi

Share on Facebook Share on Twitter Share on LinkedIn
Share on Pinterest Share on Reddit Share via Email
Share on WhatsApp Share on Instagram Share on Telegram

Digitare