14/01/2026
Da Informazioni dell'Istituto Superiore di Sanità: A proposito della variante K. Che cos’è e cosa la distingue dai virus che abbiamo già visto circolare?
La variante K possiamo dire che è una derivazione del ceppo H3N2, cioè lo stesso virus influenzale che abbiamo visto circolare negli ultimi anni. Questa variante presenta sette mutazioni in una parte del genoma che modifica un po’ il modo in cui viene esposta la proteina di superficie. Tradotto: il nostro sistema immunitario fa un po’ più fatica a riconoscerla subito. La buona notizia è che, essendo comunque “parente stretta” dell’H3N2 che abbiamo già incontrato, dopo un po’ il sistema immunitario la riconosce, la aggredisce e la sconfigge. Il problema è il lasso di tempo iniziale in cui il virus “sfugge” al riconoscimento: questo rende la variante K più contagiosa, perché ha più margine per circolare. Ma è importante dirlo con chiarezza: non è più aggressiva. I sintomi che vediamo sono quelli di una normale influenza: se non ci si vaccina, febbre alta anche fino a 40, tosse, raffreddore che possono trascinarsi anche per qualche settimana o addirittura un paio di mesi.
Le polmoniti che stiamo osservando, in pronto soccorso e in ospedale, sono le classiche polmoniti influenzali che conosciamo da sempre oppure polmoniti da sovrapposizione batterica, spesso da Mycoplasma pneumoniae o da Streptococcus (pneumococcus pneumoniae) . Niente di inedito rispetto agli altri anni: quest’anno abbiamo un virus un po’ più contagioso,
Se guardiamo ai dati dell’Istituto Superiore di Sanità, dall’inizio della sorveglianza stagionale siamo intorno a 7,5 milioni di casi di sindromi simil-influenzali (ultimo aggiornamento 9 gennaio, ndr). Bisogna ricordare che solo una quota, diciamo nell’ordine del 40%, è attribuibile all’influenza vera e propria: il resto è dato da altri virus respiratori che girano molto in questo periodo, come metapneumovirus, rinovirus e lo stesso SARS-CoV-2. Se confrontiamo, dunque, questa stagione con le precedenti, non siamo di fronte a uno scenario fuori scala. Se il picco è stato effettivamente nella 51ª settimana, come indicano i dati, la curva è in fase discendente. L’incidenza al picco è risultata più bassa dell’anno scorso e paragonabile a quella di due anni fa. Per dare un ordine di grandezza: nella stagione 2020-2024 l’incidenza al picco era di circa 18,4 casi per 1.000 assistiti; quest’anno siamo un po’ sotto, intorno ai 17,3–17,4, quindi siamo grossomodo sulla stessa marcia, né meglio né peggio.