Dott.ssa Rita Marinelli Psicoterapeuta

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terapia di coppia
sostegno psicologico, attività di prevenzione e riabilitazione
operatrice Centro antiviolenza a sostegno delle donne vittime di violenza

16/03/2026


Purtroppo assistiamo in molte situazioni cliniche questa condizione.
📌Memo per tutti:
Lasciamo che i bambini abbiano la loro età e torniamo a fare gli adulti

08/03/2026

"E' la festa della donna ogni volta che puoi
mostrare il tuo viso,
che puoi dire ciò che pensi, che invece di
uno schiaffo ricevi una carezza, che non sei sottomessa,
che qualunque cosa fai, è una tua scelta. Ogni volta che
doni la vita, un abbraccio, te stessa. È la festa della
donna, ogni volta che sei libera di vivere la vita.
Ogni giorno..."

07/03/2026

Negli ultimi anni le bambine vengono spinte a crescere sempre più in fretta: feste di compleanno organizzate in beauty farm, trucco da sfoggiare in epoche sempre più precoci, unghie smaltate, persino costumi con reggiseni imbottiti. Tutto appare divertente e innocente, ma in realtà le spinge precocemente ad adottare codici adulti e a fare i conti con una femminilità che non hanno gli strumenti per maneggiare.

Le bambine hanno già un modo straordinario di esplorare la femminilità: il gioco simbolico. Possono indossare le scarpe della mamma, sbavarsi con il rossetto, sfilare davanti allo specchio e subito dopo diventare principesse, astronaute, insegnanti o esploratrici. Entrano e escono dai ruoli con libertà, sapendo che stanno “facendo finta”. Il gioco per i bambini è il loro laboratorio emotivo: la regia è interna, il controllo è loro, la crescita avviene con leggerezza e sicurezza.

Quando gli adulti trasformano queste esperienze in eventi organizzati, con trucco, smalti e foto da condividere sui social, tutto cambia. Il centro non è più il piacere di sperimentare, ma il risultato da mostrare. Il gioco diventa prestazione, la fantasia viene accantonata e la bambina inizia a replicare codici adulti che non le appartengono ancora.

Permettere alle bambine di fare le bambine significa custodire il loro tempo, rispettare il loro ritmo e lasciare che la fantasia guidi la crescita. Significa offrire loro il diritto di sperimentare, sbagliare, inventare, ritornare al proprio mondo interno e costruire un senso di sicurezza prima di affrontare il mondo dei grandi.

Il gioco simbolico non è un passatempo: è una palestra emotiva, sociale e cognitiva e non va violato. Proteggerlo significa dare alle bambine ciò di cui hanno davvero bisogno: tempo, libertà e possibilità di diventare se stesse.
Perché l’infanzia possiede una sapienza naturale: sa da sola cosa fare se gli adulti ne rispettano i tempi.

Dott.ssa Annarita Arso

06/03/2026

Ho deciso:
di questi miei pensieri intrusivi
farò un gomitolo grande.

Questa primavera
imparerò a lavorare a maglia.

Tingerò di arcobaleno
i pensieri più grigi,
più ostinati,
più inutilmente rumorosi

Ne farò calze colorate
per l’inverno che verrà.
🌟
F. Quatraro

Condivido la posizione di un collega “Lo vedono tutti.”È spesso da lì che nasce il dubbio. Non tanto dal contenuto in sé...
26/02/2026

Condivido la posizione di un collega

“Lo vedono tutti.”
È spesso da lì che nasce il dubbio. Non tanto dal contenuto in sé, ma dalla paura che tuo figlio resti indietro, escluso, diverso.
E allora guardi quel cartone e pensi: forse sono io esagerata, forse sono troppo rigida.

Il punto però non è decidere se un cartone è giusto o sbagliato.
Il punto è chiedersi se è adatto a quell’età, a quel bambino, in quel momento.

Perché un bambino piccolo non filtra. Non distingue l’ironia, la provocazione, il paradosso.
Assorbe lo stile. I toni. Il ritmo.
E spesso ciò che resta non è il messaggio positivo, ma il modo confuso e caotico con cui viene trasmesso.
Un criterio semplice è questo:
se per capirlo serve una testa adulta, allora non è davvero per bambini.
Un altro è osservare cosa succede dopo: tuo figlio è più agitato o più tranquillo? più presente o più spento?

E no, “lo vedono tutti” non è un criterio educativo.
I bambini non hanno bisogno di genitori allineati ma hanno bisogno di adulti che tengano il punto, anche quando è scomodo. Dire “non ancora” non è proibire. È prendersi il tempo di crescere.

E spesso è proprio questo che fa la differenza.
Giuseppe Lavenia

22/02/2026

Tutti vogliono eliminare l'ansia. "Dottore, mi dia qualcosa per spegnerla". Ma in 15 anni non ho mai visto un'ansia che non avesse ragione.

Perché non è un difetto del sistema.

È la spia dell'olio che si accende sul cruscotto. Ti sta dicendo: "Ehi! Stai facendo una vita che non è la tua! Stai dicendo sì quando vuoi dire no! Stai con una persona che non ti valorizza" o "Sei in un lavoro che non desideri".

Curare l'ansia senza ascoltare il messaggio che porta è come rompere la spia dell'olio perché la luce ti dà fastidio. La macchina fonderà il motore comunque.

Ringrazia la tua ansia: è l'unica parte di te che ha il coraggio di dirti che continua a vivere una vita (o una storia) che non fa per te.

Cit

20/02/2026

Ti svelo 5 verita su cosa succede quando mettiamo fretta ai bambini:
- La strategia che funziona davvero: anticipa. Se devi uscire alle 8, inizia la routine alle 7. Usa timer visivi (non verbali). Invece di “sbrigati” di’ “è il momento delle scarpe”. Trasforma la fretta in gioco: “Vediamo se riesci a vestirti prima che finisca questa canzone!” Funziona meglio perché bypassi lo stress e attivi la motivazione.
- Il loro cervello NON ha il concetto di tempo come il nostro: sotto i 7 anni i bambini vivono nel presente assoluto. “Tra 5 minuti” o “dobbiamo andare ORA” sono concetti astratti che non sanno processare. Quando gli metti fretta, stai chiedendo qualcosa che neurologicamente non possono capire. Per loro esiste solo ADESSO.
- La fretta degli adulti crea ansia nei bambini: quando ti vedono stressato, agitato, che ripeti “sbrigati!”, il loro sistema va in allerta. Non capiscono perché, ma sentono il pericolo. Risultato? Si bloccano ancora di più, si muovono più lenti, fanno opposizione. È una reazione di difesa, non è un dispetto.
- Più metti fretta, più rallentano: è un paradosso neurologico. La pressione temporale attiva il loro sistema di stress che RALLENTA le funzioni cognitive. II bambino sotto stress fa fatica a vestirsi, allacciarsi le scarpe, ricordare cosa deve fare. Stai ottenendo esattamente l’opposto di quello che vuoi.
- Il prezzo nascosto della fretta cronica: bambini cresciuti con la costante pressione del tempo diventano adulti ansiosi, incapaci di rilassarsi, sempre in modalità emergenza. A volte, arrivare in ritardo ma sereni, può alutarli a crescere.
Quante volte al giorno dici “sbrigati”?

18/02/2026

C’è una parola che negli ultimi anni è diventata una scorciatoia comoda: hikikomori.
La usiamo per indicare ragazzi che non escono, che si chiudono, che spariscono. La usiamo come se spiegasse tutto. In realtà spesso serve solo a tranquillizzarci: se ha un nome, allora è “un problema loro”.

I numeri oggi dicono che in Italia i giovani in ritiro sociale sono molti di più di quanto si pensasse. Ma fermarsi ai numeri è l’ennesimo modo per non guardare la questione vera. Perché il punto non è quanti sono. Il punto è perché restare in casa, per tanti ragazzi, è diventata l’opzione meno dolorosa.

Nel mio lavoro incontro adolescenti che non escono più da mesi, a volte da anni. Non li incontro spaventati dal mondo. Li incontro stanchi. Stanchi di sentirsi costantemente inadeguati, osservati, valutati. Stanchi di dover dimostrare qualcosa prima ancora di capire chi sono. Quando raccontano il loro ritiro non parlano di paura, parlano di sollievo. Ed è questo il dato che dovrebbe preoccuparci.

Restare in casa non è una scelta contro la vita sociale. È una scelta contro una vita sociale percepita come ostile. Fuori c’è una pressione continua: essere performanti, interessanti, pronti, resilienti. A scuola, nelle relazioni, online. Ogni errore resta, ogni inciampo diventa pubblico, ogni fragilità rischia di essere ridicolizzata. In questo contesto il ritiro non è follia. È una strategia di contenimento del dolore.

Noi adulti tendiamo a chiederci come “farli uscire”. Molto meno spesso ci chiediamo che tipo di mondo trovano fuori. Un mondo che parla di benessere ma vive di urgenze. Che invita all’espressione ma tollera poco la lentezza. Che chiede autenticità ma punisce chi non regge il confronto.

C’è poi un altro elemento che sta emergendo con forza: il legame emotivo con strumenti che non giudicano. Non perché siano migliori, ma perché non sospirano, non interrompono, non correggono. È inquietante, certo. Ma prima di demonizzarlo dovremmo avere l’onestà di chiederci che tipo di ascolto umano stiamo offrendo. Perché se un ragazzo trova più accoglienza in qualcosa che non è vivo, il problema non è solo tecnologico.

Il ritiro sociale non nasce nel vuoto. Nasce dentro un patto educativo fragile. Chiediamo ai ragazzi di essere forti, ma mostriamo poco come si attraversa una difficoltà. Diciamo “parlane”, ma poi siamo i primi a minimizzare, correggere, aggiustare.

Gli hikikomori non sono un’anomalia da correggere. Sono un segnale. Ci stanno dicendo che per una parte delle nuove generazioni vivere è diventato troppo costoso emotivamente. E che, tra soffrire fuori o soffrire meno dentro, scelgono la seconda opzione.

Continuare a leggerli come fragili serve solo a salvare la nostra coscienza.
La domanda vera, quella scomoda, è un’altra: che tipo di adulti siamo diventati, se crescere nel nostro mondo porta così spesso a desiderare di sparire in silenzio?

14/02/2026

Quando un bambino prende due pupazzetti e li fa parlare, litigare, aiutarsi, perdersi, ritrovarsi… sta facendo una cosa che per noi adulti sembra “giochicchiare”.

In realtà sta facendo la forma più avanzata di apprendimento che esiste in età evolutiva.

Sta simulando la vita.

E la sta simulando in un ambiente totalmente sicuro, dove può provare tutto senza conseguenze.



🧠 Allenamento sociale e relazionale

Quando inventa dialoghi tra i pupazzi, il bambino:
• prova a capire come parlano le persone
• sperimenta conflitti, scuse, aiuto, collaborazione
• mette in scena ciò che vede fare agli adulti

Sta letteralmente studiando le dinamiche umane, ma da regista.



🎭 Elaborazione emotiva (anche di cose che non sa spiegare)

Spesso i pupazzi:
• si fanno male
• hanno paura
• litigano
• vengono salvati

Queste scene non sono casuali.
Sono il modo con cui il bambino mette fuori emozioni che dentro non sa nominare.

È una forma di auto-terapia naturale.



🧩 Sviluppo cognitivo e narrativo

Quando crea ambientazioni diverse:
• casa
• foresta
• ospedale
• scuola
• castello

Sta costruendo strutture narrative: inizio, problema, soluzione, finale.
È la base del pensiero logico e della futura capacità di scrivere, raccontare, comprendere storie.



🛡️ Controllo e sicurezza

Nel gioco con i pupazzi il bambino è onnipotente:
• decide cosa succede
• decide chi vince
• decide chi si salva

In un mondo dove lui è piccolo e spesso subisce decisioni, qui sperimenta potere, controllo, competenza.

Questo aumenta tantissimo l’autostima.



🗣️ Linguaggio e pensiero astratto

Parlando per conto dei pupazzi, il bambino:
• usa parole che magari non usa mai nella vita reale
• costruisce frasi complesse
• prova registri emotivi diversi

Sta allenando linguaggio, empatia e pensiero simbolico tutto insieme.

Quello che per un adulto è “gioca coi pupazzetti”, per un bambino è: simulare la vita, capire le persone, elaborare emozioni, allenare il cervello e sentirsi forte.

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