28/06/2025
(✏️ Chiara Daina) «Se sei nero, pensano che fai il lavapiatti. E invece sono lo chef del ristorante». Bamba è originario del Senegal, ha 24 anni e una forza interiore luminosa, forgiata da un passato duro e difficile. «Quando un nuovo collaboratore, o un cliente se capita, entrano in cucina e scoprono che il capocuoco di un agriturismo italiano è un ragazzo giovane e di colore quasi non ci credono», dice in un misto di stupore e fierezza non ostentata dei sacrifici che ha fatto per indossare quel grande cappello bianco. Bamba Diop è arrivato in Italia su un barcone quando era appena un sedicenne. Senza niente e nessuno. Dopo un viaggio drammatico, come quello intrapreso dai protagonisti del film Io Capitano e da una marea di altri migranti in cerca di futuro. L’appuntamento per l’intervista è fissato nel suo giorno di riposo.
Ha gli occhi sorridenti, che sembrano spensierati. Il suo forte è il tiramisù: «Gli ingredienti sono gli stessi, ma se lo assaggi fai ‘wow!’», assicura. Da gennaio lavora in un antico casale vicino a San Benedetto del Tronto, in provincia di Ascoli Piceno. «Mi hanno offerto un contratto a tempo indeterminato da capo chef e un appartamento per me e mia moglie, oggi è lei a occuparsi della preparazione di dolci e gelati. Ci siamo sposati l’anno scorso, è senegalese come me. Prima, invece, ho lavorato per quasi tre anni come pasticcere in un ristorante stellato». 👉 L'articolo prosegue sul sito del Corriere