06/02/2026
Esperienza con B.
Il rigore.
Vediamo come, a volte, nelle mie parole
e nel mio accompagnare una persona,
il rigore diventa necessario.
Non è durezza.
Non è distanza.
Non è mancanza di cuore.
È contenimento.
Il rigore entra quando l’anima è confusa,
quando il dolore ha aperto troppe porte insieme,
quando la persona rischia di perdersi
nel sentire, nel capire, nel raccontarsi.
In quei momenti, la dolcezza da sola non basta.
Serve una linea chiara.
Serve una direzione.
Serve qualcuno che tenga il campo fermo
mentre l’altro trema.
Il rigore è dire:
qui no
qui non scappiamo
qui restiamo
È riportare dal vortice all’essenziale.
Dal racconto infinito al punto vivo.
Dalla dispersione al corpo.
Uso il rigore quando sento che:
la persona si sta giustificando invece di sentire
sta spiritualizzando invece di incarnare
sta capendo tutto, ma non sta cambiando nulla
Il rigore è amore adulto.
È rispetto per il processo.
È fiducia nella capacità dell’altro di reggere la verità.
Nel Metodo ASIM il rigore è ciò che trasforma
l’intuizione in integrazione,
la consapevolezza in scelta,
la ferita in passaggio evolutivo.
Non accompagno per compiacere.
Accompagno per condurre.
E a volte, per condurre davvero,
serve una mano ferma.
Una voce chiara.
Un sì che sostiene.
E un no che salva.
Antonella Saulle💫