10/04/2026
Cari ragazzi, anche questa sera vorrei affrontare con voi una questione un pò ostica, questa volta sul "risveglio spirituale".
Molto spesso sento persone dirmi:
"Valentina, ho avuto un risveglio spirituale, sono allineata/o con l'universo e vedo sempre numeri doppi e piume varie, i miei angeli mi mandano segnali tu cosa ne pensi? "
Resto in silenzio perché nessuno ha il diritto di intralciare la speranza altrui..
Tuttavia devo dirvelo, non amo le illusioni e non amo questo termine ( speranza) perché fa rima con "mancanza"quindi si presume che non si ha o non si è ciò che si vuole.
Segni e sincronicità come vedremo più avanti nei giorni, non sono necessariamente sintomi mi risveglio ma di interconnessione in un campo di coscienza collettivo.
Detto questo, torniamo a focalizzarci sul risveglio spirituale. Al contrario di quanto professato da molti, il risveglio spirituale non è una passeggiata di salute tra i boschi,né tantomeno un rintocco di campane tibetane, abbracci di luce e Namastè pace e amore, no, nulla di tutto ciò, il vero risveglio spirituale sono sberle in faccia del sé superiore..non sto scherzando..Faccio sempre questo esempio ai miei clienti: immaginate di essere alimentati a corrente con un voltaggio 240 V, immaginate il risveglio spirituale come un incremento del voltaggio a 400 V in un sistema calibrato per gestirne 240, il risultato quale credete che sia? Frigge il cervello! Il sistema non ha avuto tempo per abituarsi al nuovo voltaggio e il cervello va in tilt, emozioni fuori controllo, ansia, panico, insonnia, nevrosi e allora cosa si fa? Se si ha la fortuna di comprendere cosa sta accadendo si intraprende un bel lavoro su di sé, quando invece si è poco avvezzi alle dinamiche alchemiche/animiche, può capitare che ci si rifugi nelle dipendenze: cxcaina, fumo, ansixlitici ecc.. Ora sia chiaro, il contenuto di questo post non sostituisce in alcun modo il parere medico ma offre semplicemente uno spunto di riflessione. Il disagio, la malattia sono spesso esiti di un conflitto tra la personalità e l'anima. Tenete presente questo: Quando la personalità ( controllo, rigidità unilaterale, bisogno di accettazione sociale, sicurezza) costringe la vita in una direzione che tradisce la natura profonda dell'Anima, si crea una tensione energetica. La malattia interviene come "freno d'emergenza" per fermare un cammino sbagliato. Capito adesso? Spero sia chiaro. Anestetizzare la vita, anestetizzare il dolore agendo sulla "chimica" del cervello, non può in alcun modo avere effetto sull'anima.. E l'anima non dimentica mai niente.
Nel lavoro su di sé, non esistono scorciatoie,ed è giusto che sia così. 😉 Severa ma giusta, qualcuno doveva pur dirlo.
Vi abbraccio
Valentina Colaizzi