Aging Project - La sfida della longevità

Aging Project - La sfida della longevità Un progetto del Dipartimento di Medicina Traslazionale dell’Università del Piemonte Orientale Perché invecchiamo?

Perché alcune malattie compaiono solo in età avanzata? Siamo pronti a fronteggiare le ripercussioni economiche e sociali della longevità? Quali percorsi strategici di prevenzione e cura possiamo immaginare? Il progetto, con base a Novara, poggia su quattro pilastri:

🔸 interdisciplinarità
🔸 traslazionalità
🔸 supporto a ricerca e didattica
🔸 coinvolgimento del territorio

Al gruppo di ricerca partecipano rappresentanti di diverse aree disciplinari:

antropologia, biologia, biochimica, economia, diritto, endocrinologia, epidemiologia, fisiologia, fisioterapia, fisiatria, geriatria, igiene, infermieristica, medicina interna, nutrizione, psichiatria, sociologia e statistica medica. L’obiettivo condiviso è quello di trovare risposta alle domande sui meccanismi dell’invecchiamento e sulle malattie correlate, per comprenderne l’impatto sociale e individuale e definire nuovi percorsi di invecchiamento attivo e cura delle persone anziane.

Non è mai troppo tardi per smettere di fumare! Una ricerca recente ha studiato 9.400 adulti dai 40 agli 89 anni, per sap...
02/02/2026

Non è mai troppo tardi per smettere di fumare! Una ricerca recente ha studiato 9.400 adulti dai 40 agli 89 anni, per sapere se smettere di fumare rallenti il declino cognitivo.

Nei sei anni che precedono la cessazione del fumo, non ci sono differenze significative nei declini cognitivi di fumatori ed ex-fumatori.

La divergenza emerge dopo l’eventuale cessazione, infatti gli ex-fumatori mostrano sia una migliore memoria episodica, sia una migliore fluenza verbale.
Leggi l’articolo completo per scoprire perché è importante smettere di fumare a ogni età:

Uno studio su 9.400 adulti mostra che smettere di fumare rallenta il declino cognitivo a ogni età, anche dopo i 40.

Le uova sono tra gli alimenti più semplici e presenti nella nostra cucina, ma il loro valore nutrizionale va ben oltre q...
30/01/2026

Le uova sono tra gli alimenti più semplici e presenti nella nostra cucina, ma il loro valore nutrizionale va ben oltre quello che immaginiamo.

Sono composte da albume e tuorlo, due parti molto diverse ma complementari: l’albume è una fonte eccellente di proteine, con pochissimi grassi e carboidrati; il tuorlo, invece, è più calorico ma ricco di grassi “buoni”, tra cui gli omega-3, importanti per la salute del cuore e del cervello.

Inoltre, l'uovo è anche una buona fonte di vitamine del gruppo B, fondamentali per il metabolismo energetico, il sistema nervoso e la produzione dei globuli rossi, oltre a minerali come ferro, zinco e selenio, che sostengono il sistema immunitario e aiutano a contrastare lo stress ossidativo.

Vuoi un’idea per una ricetta semplice ma gustosa? Prova il tortino con cipolla caramellata, leggi la ricetta nell’articolo completo:

Uova: proprietà nutrizionali, benefici per la salute e falsi miti

Negli ultimi anni sta emergendo una nuova consapevolezza: il cervello è profondamente influenzato da ciò che mangiamo. N...
28/01/2026

Negli ultimi anni sta emergendo una nuova consapevolezza: il cervello è profondamente influenzato da ciò che mangiamo.

Non è un’idea “alla moda”, ma il risultato di moltissimi studi scientifici riguardo alla neuroinfiammazione, ovvero una risposta del cervello che può essere protettiva se si attiva brevemente, ma che diventa dannosa quando permane troppo a lungo.

Per esempio, una dieta ricca di zuccheri, grassi saturi e alimenti ultra-processati aumenta l’attivazione microgliale, promuovendo uno stato infiammatorio sia nel sangue, sia nel cervello.

Leggi l’articolo completo per scoprire perché la dieta è uno strumento di prevenzione e supporto:

Neuroinfiammazione e alimentazione: come ciò che mangiamo può influenzare la salute del cervello e il rischio di malattie neurodegenerative

Diventare caregiver, ovvero iniziare a prendersi cura di un familiare che ne ha bisogno, non è sempre una scelta improvv...
26/01/2026

Diventare caregiver, ovvero iniziare a prendersi cura di un familiare che ne ha bisogno, non è sempre una scelta improvvisa. Il tutto può succedere un po’ alla volta. All’inizio si tratta di aiutare a svolgere piccole commissioni, essere più presenti, fino a quando la cura diventa una parte stabile della vita quotidiana.

Spesso questo avviene mentre si continua a lavorare, infatti molti caregiver sono lavoratori attivi, che continuano a svolgere il proprio lavoro adattandosi a una responsabilità che cresce nel tempo.

Si verifica, così, il conflitto tra lavoro e cura che nasce quando le richieste diventano più grandi delle risorse disponibili. Questa problematica è spesso nascosta, mentre necessita di molta più consapevolezza. Leggi di più nell’articolo completo:

Conciliare l’essere caregiver con il lavoro è una sfida che richiede impegno,e flessibilità lavorativa. Scopri di più nell’articolo

Prendersi cura del proprio orto può diventare parte della terapia? Sì, è la cosiddetta “orticoltura terapeutica”, terapi...
23/01/2026

Prendersi cura del proprio orto può diventare parte della terapia? Sì, è la cosiddetta “orticoltura terapeutica”, terapia occupazionale che consiste in attività di orticoltura e giardinaggio ed è ritenuta un intervento efficace per il miglioramento del benessere psicosociale delle persone con demenza.

Una recente ricerca ha esplorato l’uso della tecnologia applicata alla cura dell’orto, pensato per superare le difficoltà legate agli spazi, al clima e al tempo a disposizione. I risultati sono promettenti e mostrano un aumento della felicità nelle persone con demenza e una riduzione dello stress assistenziale nei caregiver.

Inoltre, molti hanno descritto le attività orticolturali come un’occasione per ritrovare serenità, motivazione e piacere quotidiano. L’interazione con il proprio caro durante la cura delle piante è stata percepita come un momento di connessione affettiva, con effetti positivi sulla qualità della relazione.

Scopri come l’ortoterapia, anche supportata dalla tecnologia, può diventare una risorsa concreta nei percorsi di cura e assistenza:

L’orticoltura terapeutica per la demenza migliora benessere, relazione e riduce lo stress di anziani e caregiver

Durante l’inverno, le spezie come zenzero, cannella, chiodi di garofano e anice diventano protagoniste di bevande e piat...
22/01/2026

Durante l’inverno, le spezie come zenzero, cannella, chiodi di garofano e anice diventano protagoniste di bevande e piatti, anche se non sono un ingrediente centrale della tradizione culinaria italiana.

Oltre al profumo e al gusto, la cannella nasconde proprietà interessanti per la salute. Infatti l’aldeide cinnamica, contenuta nel suo olio essenziale, sembra favorire l’autofagia, un processo fondamentale per il ricambio e la sopravvivenza delle cellule, contribuendo ai meccanismi della longevità cellulare.

Ma vivere più a lungo significa anche invecchiare meglio? È la domanda da cui parte uno studio recente che ha approfondito il ruolo della cannella non solo nell’invecchiamento, ma anche nel benessere in età avanzata. I ricercatori hanno osservato che i soggetti trattati con aldeide cinnamica risultavano più resistenti allo stress ossidativo indotto dai radicali liberi, confermando una significativa azione antiossidante.

Inoltre, altre ricerche mostrano l’effetto di questa molecola sulla tossicità legata all’accumulo di β-amiloide, un processo caratteristico della malattia di Alzheimer. I risultati mostrano una riduzione della tossicità neuronale, suggerendo un potenziale ruolo protettivo anche a livello del sistema nervoso. Leggi la carta d’identità botanica della cannella nell’articolo completo:

Dalla storia alle recenti ricerche: la cannella tra tradizione, proprietà antiossidanti e potenziali benefici per l’invecchiamento in salute

Cosa metteresti ogni giorno nel tuo "Piatto dell’attività fisica"?Questa è la domanda a cui risponde il modello del "Pia...
19/01/2026

Cosa metteresti ogni giorno nel tuo "Piatto dell’attività fisica"?

Questa è la domanda a cui risponde il modello del "Piatto dell'Attività Fisica", uno strumento grafico sviluppato per riassumere le linee guida dell'Organizzazione Mondiale della Sanità. L'obiettivo è fornire indicazioni chiare sul tipo di attività fisica che ognuno dovrebbe compiere, in modo personalizzato in base alle esigenze e preferenze.

Secondo noi, il Piatto dell’Attività Fisica a misura dell’anziano dovrebbe contenere quattro ingredienti: aerobica, forza, elasticità e equilibrio.
Ma quali esercizi nello specifico? Puoi deciderlo tu!
Leggi l’articolo completo per saperne di più:

L’attività fisica personalizzata sostituisce la piramide con un piatto che integra esercizio, forza ed equilibrio

16/01/2026

Hai mai provato a ripetere una sequenza di gesti con la mano senza sbagliare?
Quello che sembra un semplice gioco, in realtà, mette alla prova molte funzioni del nostro cervello.

La Serie di Luria consiste nel ripetere più volte una sequenza di movimenti (come pugno–taglio–palmo), sempre nello stesso ordine. Per riuscirci, il cervello deve memorizzare la sequenza, ripeterla con continuità e senza saltare passaggi, resistere alla tentazione di semplificare i movimenti, infine coordinare attenzione, movimento, ritmo e controllo degli impulsi.

Nel video ti mostriamo 4 esercizi ispirati a questi test, che puoi fare anche a casa per allenare la mente e le funzioni cognitive nel tempo.

Leggi l’articolo completo per sapere perché molti esercizi di stimolazione cognitiva usano compiti simili: https://www.agingproject.uniupo.it/in-un-flash/capire-il-cervello-con-tre-gesti-la-serie-di-luria/

L’età può davvero definire il nostro valore? Nel suo intervento al TEDxNovara, il professor Mattia Bellan affronta uno d...
14/01/2026

L’età può davvero definire il nostro valore? Nel suo intervento al TEDxNovara, il professor Mattia Bellan affronta uno dei pregiudizi più diffusi e meno riconosciuti della nostra società: l’ageismo.

Questo fenomeno non riguarda solo le persone anziane, ma attraversa tutte le generazioni, influenzando opportunità, relazioni e percezione di sé. In un contesto di profondo cambiamento demografico, gli stereotipi possono tradursi in isolamento sociale e in una forma ancora più insidiosa di discriminazione: il self-ageismo, ovvero l’interiorizzazione dei giudizi legati all’età.

Mattia Bellan è professore associato di Medicina Interna all’Università del Piemonte Orientale, direttore del Pronto Soccorso e della Medicina d’Urgenza dell’Azienda Ospedaliera di Novara, oltre che della Scuola di Specializzazione in Medicina di Emergenza e Urgenza.

Nel suo talk, invita a ripensare l’invecchiamento non come un limite, ma come una sfida culturale e un’opportunità di equilibrio e cura.

▶️ Guarda il TEDx su YouTube:

L’invecchiamento non è solo un dato biologico, ma una sfida culturale e sociale. Mattia Bellan ci invita a guardare alla longevità come a un’opportunità di e...

Il deterioramento cognitivo, da lieve a severo (demenza), colpisce milioni di persone nel mondo e, ad oggi, non esistono...
12/01/2026

Il deterioramento cognitivo, da lieve a severo (demenza), colpisce milioni di persone nel mondo e, ad oggi, non esistono terapie farmacologiche in grado di migliorarne o invertirne in modo risolutivo il decorso.

Proprio per questo motivo, la scienza si sta concentrando sugli approcci complementari, specialmente se non invasivi e a basso rischio, come l’aromaterapia inalata.

Una ricerca recente ha valutato specificamente l’effetto dell’aromaterapia inalatoria sulla funzione cognitiva in pazienti con deterioramento cognitivo. Dai risultati emerge come l’aromaterapia potrebbe rappresentare un’opzione complementare promettente nei contesti geriatrico, neurologico e riabilitativo, soprattutto nei casi in cui l’aderenza ai farmaci risulta difficile o sconsigliata.

Scopri di più di come l’inalazione di oli essenziali, grazie alla sua semplicità e tollerabilità, possa essere integrata nei percorsi assistenziali:

Aromaterapia inalata: una meta-analisi indica miglioramenti cognitivi e potenziali effetti neuroprotettivi nei pazienti con deterioramento

Siamo spesso portati a pensare che il nostro picco di intelligenza arrivi a 20 o 30 anni, quando il corpo è più veloce e...
07/01/2026

Siamo spesso portati a pensare che il nostro picco di intelligenza arrivi a 20 o 30 anni, quando il corpo è più veloce e la mente più reattiva. Poi, superata quella soglia, subentra l’idea che il meglio sia alle spalle. Eppure, guardando alla realtà, molte delle conquiste più significative, come successo professionale, ruoli di responsabilità e riconoscimento sociale, arrivano proprio tra i 50 e i 60 anni.

Una recente ricerca, pubblicata sulla rivista “Intelligence”, aiuta a spiegare questo apparente paradosso. Lo studio mostra che il funzionamento cognitivo non si esaurisce in un’unica “intelligenza”, ma nasce dall’equilibrio tra due componenti diverse. Da un lato c’è l’intelligenza fluida, legata alla rapidità di pensiero e alla capacità di risolvere problemi nuovi, che tende a raggiungere il suo massimo in età giovane. Dall’altro c’è l’intelligenza cristallizzata, fatta di conoscenze, competenze ed esperienza, che continua a crescere nel tempo.

Forse, allora, non stiamo “perdendo” qualcosa con l’età, ma stiamo semplicemente cambiando il modo in cui il nostro potenziale si esprime! Leggi l’articolo completo per saperne di più:

Il picco cognitivo nella mezza età unisce l'esperienza, l'intelligenza emotiva, la saggezza e le capacità decisionali: ecco cosa dice la scienza

Indirizzo

Via Solaroli 17
Novara
28100

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La sfida della longevità

L’Aging Project del DIMET (Dipartimento di Medicina Traslazionale) dell’Università del Piemonte Orientale è un centro di riferimento per la ricerca e la formazione sul tema dell’invecchiamento.

Perché invecchiamo? Perché alcune malattie compaiono solo in età avanzata? Siamo pronti a fronteggiare le ripercussioni economiche e sociali della longevità? Quali percorsi strategici di prevenzione e cura possiamo immaginare?

Il progetto, con base a Novara, poggia su quattro pilastri:


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