25/03/2023
POST RIFLESSIONE
"C'è un momento in cui, in quasi ogni percorso, mi è capitato di trattare dei temi esistenziali.
Uno di questi ruota attorno al concetto di fine. Una parte delle difficoltà umane, secondo me, derivano dall'assenza di un'accettazione fondamentale: quella della perdita e della finitudine.
L'esistenza per sua connotazione è costituita da se stessa e il suo contrario e per comprendere l'entitá della prima parte vi è necessariamente il bisogno di fare esperienza dell'altra.
Freud aveva già identificato questa dicotomia esistenziale, dandole i nomi di pulsione di vita e pulsione di morte.
Per gli esseri umani e la loro complessità è difficile confrontarsi con questa realtà "cruda e semplice" di fine.
Si tratta di un concetto che crea un'incomprensione e un'emotivitá difficili da digerire, al punto che, nei secoli, si è dovuto respingerli, negativizzando i concetti di limite, di fine e di perdita. ..
Nel tempo gli uomini hanno tentato di sottrarsi a questa esposizione, il che ha costituito per loro un vantaggio. Hanno costruito posti sicuri, allungato la vita, dato origine a materiali resistenti, allontanando la miseria, la finitudine, l'assenza e la perdita il più possibile.
Ma noi uomini siamo costruttori di significato e in quanto tali abbiamo bisogno di sperimentare per comprendere. Perciò tutto ciò di cui facciamo poca esperienza non può avere un senso, non può essere accettato e ci atterrisce.
Così si è costituita una macchina ansiogena utile a rifuggire l' inevitabile per le nostre difficoltà ad accettarlo, nella speranza di avvertiere emotivamente meno il nostro essere impreparati e inermi (come è giusto che sia di fronte ai misteri della vita).
Un'ossessione terrificante che ha mutato il sistema sociale e costruito strutture complessissime, ma che ci ha "salvato" solo apparentemente, provocando molta confusione. Confusione perché dove esiste un'apparenza che costringe a ridursi in una sola forma, quando per natura e costituzione siamo duali, ambigui, dicotomici, fragili e finiti, c'è anche la negazione di una parte esistenziale con cui, prima o poi, faremo comunque i conti."
Dott.ssa Simona Delli Santi - psicologa clinica e della salute