28/01/2026
"E NELLA VITA, SENZA STRUMENTI COMPENSATIVI, COME FARA'?"
Eccola qui. La frase più scontata, la più povera, quella che più di tutte tradisce ignoranza sui DSA e una rabbia grezza (che meriterebbe un lavoro serio sulle proprie emozioni in ambito professionale, ma andiamo avanti).
Perché vi svelo un segreto che piò far paura solo a pulcinella: nella vita **tutti** usiamo strumenti compensativi. Sempre. Senza sentirci “meno”. Senza doverci giustificare. E senza sperare che dopo mesi mi venga concesso quasi come un favore.
Quando diciamo “ti mando un audio che faccio prima”.
Quando andiamo al lavoro in auto/bus/treno e non a piedi.
Quando piove e non ci bagniamo perché apriamo un ombrello.
Quando siamo miopi e mettiamo gli occhiali.
Quando andiamo in un posto nuovo e usiamo una mappa, che sia una cartina anni 2000 o Google Maps.
E ancora: quando usiamo la calcolatrice per non impazzire coi conti. Quando attiviamo i sottotitoli perché capiamo meglio. Quando impostiamo un promemoria perché la memoria non è un hard disk infinito.
Poi arriva uno studente con DSA e "improvvisamente" gli strumenti diventano “imbrogli”. No. Gli strumenti sono cultura. Sono accesso. Sono pari opportunità.
La vera domanda non è “senza strumenti come farà”. La vera domanda è: **perché dovremmo toglierglieli, se c'è diagnosi, PDP firmato a norma di legge e li usiamo tutti noi ogni giorno?**.
Ai posteri, la semplice sentenza.