21/12/2025
🧠 Disturbo soggettivo di memoria (DSM): quando “me lo sento” ma i test risultano nella norma
Ti capita di pensare: “Mi dimentico più cose del solito”, “Non mi sento lucido/a come prima” ma nella vita quotidiana riesci comunque a gestire lavoro, casa e appuntamenti?
In neuropsicologia questo quadro viene spesso inquadrato come Disturbo soggettivo di memoria, noto in letteratura come Subjective Cognitive Decline (SCD): una percezione di peggioramento rispetto al proprio livello precedente, senza una compromissione oggettiva evidente ai test standard e non legata a un evento acuto (es. trauma, ictus, delirium).
Cosa significa davvero (in modo scientifico)
• È una segnalazione soggettiva: quindi non è una diagnosi di demenza.
• È un tema importante perché può essere un motivo valido per fare chiarezza, monitorare nel tempo e impostare strategie mirate.
Le cause NON neurodegenerative sono frequenti
Molto spesso i disturbi soggettivi di memoria si associano a fattori modificabili: stress prolungato, ansia, umore depresso, sonno non ristoratore, carico mentale, farmaci, dolore, burnout. Per questo serve un inquadramento serio e non allarmistico.
Cosa si fa in studio (in pratica)
Una valutazione neuropsicologica aiuta a:
1. capire se siamo in un range fisiologico o se emergono fragilità specifiche
2. identificare fattori che influenzano memoria/attenzione (sonno, stress, umore, stile di vita)
3. impostare un piano: strategie compensative + (se indicato) training cognitivo mirato + monitoraggio nel tempo.
📩 Se ti riconosci in questi segnali e vuoi un inquadramento professionale, puoi contattare la Neuropsicologa Dott.ssa Valentina Gozzi per una valutazione.