Enrico Razzetti - Psicologo e psicoterapeuta

Enrico Razzetti - Psicologo e psicoterapeuta Psicologo clinico specializzato in psicoterapia ad orientamento cognitivo-comportamentale. Principali servizi: psicoterapia e counseling psicologico.

🔸 “Non dovrei sentirmi così”, “non dovrei lasciarmi spaventare per così poco”, “non dovrei prendermela per queste sciocc...
04/09/2021

🔸 “Non dovrei sentirmi così”, “non dovrei lasciarmi spaventare per così poco”, “non dovrei prendermela per queste sciocchezze”, “gli altri penseranno che sono un debole”, “perché sono così?”. Questi sono solo alcuni esempi di pensieri che possono attraversare la nostra mente quando proviamo una forte ansia, sentimenti di rabbia, di vergogna o una qualsiasi altra emozione spiacevole. Quando pensiamo questo, avvertiamo anche un forte impulso a risolvere o scacciare queste emozioni e iniziamo a lottare duramente contro di esse. Senza questa lotta, quello che proveremmo sarebbe un livello ‘naturale’ di distress psicologico. Nell’ambito dell’Acceptance and Commitment Therapy (ACT) gli psicologi usano il termine ‘dolore pulito’ per riferirsi a questa quota naturale di sofferenza. Quando decidiamo di lottare contro queste emozioni, invece, quello che accade è che i nostri livelli di stress aumentano rapidamente, mentre le nostre energie nervose crollano a picco. Questa quota ulteriore (e non necessaria) di malessere viene invece definita ‘dolore sporco’.

PERCHÉ LOTTIAMO CONTRO CERTE EMOZIONI?

Spesso non sono le emozioni negative in sé ad essere dannose o tossiche, bensì le idee e le convinzioni che nutriamo su di esse, che ci portano a pensare che siano sbagliate o che ci sia qualcosa che non va in noi. Forse perché ci fanno sentire simili a persone che disprezziamo o detestiamo, perché contrarie a ciò che vorremmo essere, o perché entrano in conflitto con gli insegnamenti derivanti dalla cultura o dalla famiglia che ci ha educati e cresciuti. Abbiamo un brutto rapporto con certe emozioni poiché crediamo, ad esempio, che le emozioni forti siano segno di perdita di controllo, che piangere sia segno di debolezza e che le emozioni negative siano sempre dannose per la salute. Sono proprio queste convinzioni che ci spingono ad avere paura della nostra ansia, a sentirci ancora più tristi di fronte alla nostra depressione, a provare colpa per la nostra rabbia e, addirittura, a sentirci in colpa o a vergognarci per la nostra gioia.

COSA POSSIAMO FARE?

Quando ci rendiamo conto di lottare contro i nostri stati d’animo, possiamo ricordare a noi stessi che forse proviamo questa antipatia a causa di alcune nostre convinzioni e possiamo imparare a sospendere il giudizio negativo che ne deriva, lasciando loro spazio. Le emozioni negative sono ospiti indesiderati con i quali dobbiamo convivere, di tanto in tanto. Cercare di evitarle o di scacciarle non fa che procurare ‘dolore sporco’ e sottrae energie che potrebbero essere messe a disposizione dei nostri obiettivi e valori.

UN PAIO DI PRECISAZIONI

1) Accettare un’emozione negativa come l’ansia, la rabbia o la paura, non significa rassegnarsi ad esse, né ha lo scopo di attenuarle o risolverle: semplicemente impedisce che si aggiunga una quota ulteriore e non necessaria di malessere. Anche quando certe emozioni raggiungono un’intensità tale da risultare oggettivamente problematiche, amplificare il tutto aggiungendo ‘dolore sporco’ peggiora la situazione e contribuisce a mantenere i nostri problemi.

2) Mostrare disponibilità ad accogliere le emozioni negative non significa assecondare necessariamente gli impulsi che ne derivano. Se proviamo collera possiamo avvertire un forte impulso, ad esempio, a fare a pezzi qualcosa o a criticare aspramente chi abbiamo di fronte. Se proviamo ansia, invece, potremmo avvertire un forte impulso a fuggire dalla situazione in cui ci troviamo. Se questi impulsi non sono in linea con i nostri valori e obiettivi, e sono contrari a ciò che vogliamo essere, assecondarci finirà per farci sentire peggio con noi stessi, finiremo per sentirci in colpa e per detestarci. Di fronte agli impulsi abbiamo sempre la possibilità di fermarci e scegliere di non agire in un certo modo; possiamo decidere di accogliere la sensazione che proviamo, le ragioni per cui la stiamo vivendo e trasformare le energie in azioni che incontrino i nostri valori e che risultino funzionali ai nostri obiettivi.

FONTI

Harris, R. (2016). La trappola della felicità. Come smettere di tormentarsi e iniziare a vivere. Edizioni Centro Studi Erickson.

Harris, R. (2011). Fare act. Una guida pratica per professionisti all’Acceptance and Commitment Therapy. Milano: FrancoAngeli.

18/08/2021

🔹 Per coloro che in questo periodo non avranno l’opportunità di viaggiare o uscire di casa, ecco alcune interessanti riflessioni dalla penna di Alain De Botton sul Financial Times.🖋

“Essere confinati in casa ci offre una serie di curiosi benefici. Il primo è che ci invita a pensare. Qualunque cosa ci piaccia credere, pochi di noi si dedicano davvero a quel tipo di pensiero solitario, originale e audace che può rinfrancare il nostro spirito e portare progressi nella nostra vita. Le nuove idee in cui potremmo imbatterci se viaggiassimo in modo più ambizioso nella nostra mente restando sdraiati sul divano potrebbero mettere in pericolo il nostro status quo mentale. Un pensiero originale potrebbe, per esempio, allontanarci da ciò che le persone intorno a noi considerano normale. Oppure potrebbe farci prendere coscienza del fatto che, forse da molto tempo, abbiamo adottato un approccio sbagliato a una questione importante della nostra vita. Se prendessimo sul serio una certa nuova idea, potremmo dover chiudere una relazione, lasciare un posto di lavoro, disfarci di un amico, scusarci con qualcuno, ripensare la nostra sessualità o abbandonare un’abitudine. Ma un periodo di riflessione tranquilla nella nostra stanza offre alla mente l’opportunità di riordinare e capire se stessa. Diventa più facile dare un nome a paure, risentimenti e speranze. Siamo meno spaventati dai contenuti della nostra mente, meno rancorosi, più tranquilli, e abbiamo le idee più chiare sulla direzione in cui stiamo andando. Cominciamo, a passi incerti, a conoscerci un po’ meglio.”

🔸 Come ogni percorso di crescita e di cambiamento, anche la psicoterapia procede attraverso una serie di fasi che conduc...
08/04/2021

🔸 Come ogni percorso di crescita e di cambiamento, anche la psicoterapia procede attraverso una serie di fasi che conducono, una dopo l’altra, ad un maggior benessere della persona. Ogni modello concettualizza questo percorso in modo diverso, talvolta focalizzandosi sui processi implicati, altre volte facendo una distinzione tra i vari ‘momenti operativi’.

Il modello cognitivo-comportamentale, nello specifico, prevede tre fasi operative tra loro distinte ma interconnesse.

Quali sono?

▪ 𝗙𝗮𝘀𝗲 𝟭 - 𝗩𝗮𝗹𝘂𝘁𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲, 𝗱𝗶𝗮𝗴𝗻𝗼𝘀𝗶 𝗲 𝗳𝗼𝗿𝗺𝘂𝗹𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗱𝗲𝗹 𝗰𝗮𝘀𝗼: è la fase in cui le informazioni raccolte grazie ai colloqui conoscitivi, ai test psicologici e ai metodi osservativi portano alla formulazione del caso, cioè ad un’ipotesi sui meccanismi che causano e mantengono il disturbo o il problema del paziente. Durante questa fase, paziente e terapeuta definiscono gli obiettivi del percorso, inizia ad instaurarsi la relazione terapeutica, e si sperimentano le prime tecniche terapeutiche.

▪ 𝗙𝗮𝘀𝗲 𝟮 - 𝗥𝗲𝗮𝗹𝗶𝘇𝘇𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗱𝗲𝗴𝗹𝗶 𝗼𝗯𝗶𝗲𝘁𝘁𝗶𝘃𝗶 𝘁𝗲𝗿𝗮𝗽𝗲𝘂𝘁𝗶𝗰𝗶: è la fase durante la quale si lavora alla risoluzione dei problemi e al miglioramento della qualità della vita del paziente attraverso specifici interventi scelti sulla base della formulazione del caso e incentrati sui cambiamenti cognitivi, comportamentali ed emotivi.

▪ 𝗙𝗮𝘀𝗲 𝟯 - 𝗩𝗮𝗹𝘂𝘁𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗱𝗲𝗴𝗹𝗶 𝗲𝘀𝗶𝘁𝗶 𝗲 𝗰𝗼𝗻𝘀𝗼𝗹𝗶𝗱𝗮𝗺𝗲𝗻𝘁𝗼: è il momento nel quale si valutano e si consolidano i cambiamenti ottenuti durante il percorso, e in cui si impostano le strategie per prevenire future ricadute.

𝗙𝗼𝗻𝘁𝗲: Kazantzis, N. E., Reinecke, M. A., & Freeman, A. E. (2010). Cognitive and behavioral theories in clinical practice. New York: Guilford Press.

🔸 È possibile cambiare il rapporto che abbiamo con la nostra ansia imparando ad accettarla, analizzarla e affrontarla.
26/03/2021

🔸 È possibile cambiare il rapporto che abbiamo con la nostra ansia imparando ad accettarla, analizzarla e affrontarla.

We can't always control anxiety, but we have many options for responding to it.

🔷 A dispetto delle numerose e diverse forme di psicoterapia esistenti, vi sono alcuni elementi comuni che costituiscono ...
20/03/2021

🔷 A dispetto delle numerose e diverse forme di psicoterapia esistenti, vi sono alcuni elementi comuni che costituiscono importanti agenti di cambiamento nella maggior parte degli approcci psicoterapeutici.

Quali sono?

▪️ 𝗔𝗯𝗿𝗲𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗲 𝗰𝗮𝘁𝗮𝗿𝘀𝗶: riportare alla luce e verbalizzare le emozioni, le esperienze o gli impulsi repressi per scaricare e alleviare tensioni interne.

▪️ 𝗘𝘀𝗽𝗼𝘀𝗶𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗲 𝗱𝗲𝘀𝗲𝗻𝘀𝗶𝗯𝗶𝗹𝗶𝘇𝘇𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲: esporsi ripetutamente e gradualmente, all’interno di un contesto protetto, a ciò che produce distress emotivo.

▪️ 𝗜𝗻𝘁𝗲𝗿𝗶𝗼𝗿𝗶𝘇𝘇𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗿𝗲𝗹𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝘁𝗲𝗿𝗮𝗽𝗲𝘂𝘁𝗶𝗰𝗮 𝗲𝗱 𝗲𝘀𝗽𝗲𝗿𝗶𝗲𝗻𝘇𝗲 𝗲𝗺𝗼𝘇𝗶𝗼𝗻𝗮𝗹𝗶 𝗰𝗼𝗿𝗿𝗲𝘁𝘁𝗶𝘃𝗲: apprendere nuovi schemi relazionali attraverso la relazione terapeutica e rielaborare le proprie esperienze emozionali.

▪️ 𝗥𝗲𝗴𝗼𝗹𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗲𝗺𝗼𝘇𝗶𝗼𝗻𝗮𝗹𝗲: favorire lo sviluppo di nuove strategie per gestire le emozioni problematiche.

▪️ 𝗠𝗲𝗻𝘁𝗮𝗹𝗶𝘇𝘇𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲: comprendere meglio se stessi e gli altri in termini di stati mentali (ad es. pensieri, convinzioni, desideri) grazie al dialogo con il terapeuta e all’esplorazione di nuovi punti di vista.

▪️ 𝗦𝘃𝗶𝗹𝘂𝗽𝗽𝗼 𝗱𝗶 𝘂𝗻𝗮 𝗻𝘂𝗼𝘃𝗮 𝗻𝗮𝗿𝗿𝗮𝘁𝗶𝘃𝗮 𝘀𝘂𝗹 𝘀𝗲́: sviluppare un senso di coerenza della vita e delle relazioni attraverso la terapia, dando un senso ed un significato stabile e unitario al passato, presente e futuro.

Leggi l’articolo completo sul mio blog: https://enricorazzetti.it/2021/03/19/6-principi-comuni-ai-diversi-approcci-psicoterapeutici/

Una grande conquista per la nostra categoria! Congratulazioni a Iacopo Melio e al Consiglio che ha approvato la figura d...
10/03/2021

Una grande conquista per la nostra categoria! Congratulazioni a Iacopo Melio e al Consiglio che ha approvato la figura dello Psicologo di Assistenza Primaria.

NUOVA VITTORIA! ♥️

Durante la mia campagna elettorale ho da subito voluto instaurare un legame con tante ragazze e ragazzi appassionati, a partire dai Giovani Democratici della sezione di Firenze Città dove ero candidato: una vera fucina di idee e proposte che ritengo fondamentali, oggi più che mai, per tornare a sperare in una buona politica partecipata, dal basso, fatta dalle nuove generazioni non solo per le nuove generazioni.

Tra le nostre chiacchierate, abbiamo spesso parlato di una loro proposta ricorrente, quella riguardante lo “psicologo di assistenza primaria”, una figura di prossimità che possa rendere il servizio psicologico pubblico e accessibile alle fasce più deboli della popolazione.

Con piacere annuncio che ieri, in Consiglio regionale, abbiamo approvato all’unanimità una risoluzione riguardante proprio questa professione, impegnandoci a renderla attiva.
Un grande risultato che potrà tutelare ulteriormente la salute mentale di tutte e tutti i cittadini, diritto fondamentale oggi più che mai messo a dura prova.

Grazie a tutti i miei colleghi per questo segnale di unione e grazie ai Giovani Democratici di Firenze Città per l’importante stimolo datoci!

01/12/2020
🔹Un articolo scritto tempo fa per il blog dell'Istituto di Terapia Cognitiva e Comportamentale riguardo i benefici dell'...
23/07/2020

🔹Un articolo scritto tempo fa per il blog dell'Istituto di Terapia Cognitiva e Comportamentale riguardo i benefici dell'esercizio fisico sull'umore. Sempre attuale! 💪

È noto da tempo che il movimento e l’attività fisica rappresentano un toccasana per il nostro organismo, sia per il benessere fisico che per il benessere mentale. Le crescenti evidenze in merito a tali benefici hanno spinto vari studiosi ad interrogarsi sulle ragioni che stanno alla base dei cam...

"Di relazioni interpersonali, sociali e del complesso sistema di sentimenti, emozioni e passioni che le riguarda ci parl...
09/07/2020

"Di relazioni interpersonali, sociali e del complesso sistema di sentimenti, emozioni e passioni che le riguarda ci parla la psicologia, la sociologia e l'antropologia. Entrare in relazione permette di soddisfare i propri bisogni più profondi: identità, riconoscimento, appartenenza, intimità. E sono le relazioni che abbiamo, e la loro qualità, a determinare non solo il nostro posto nella società, ma anche buona parte della nostra felicità e della nostra soddisfazione". Ecco un articolo interessante di Annamaria Testa che porta a riflettere sul modo in cui siamo in relazione con il mondo , con l'ecosistema, con il tempo, con le realtà virtuali e altro ancora.

Il covid-19 ha alterato gran parte del sistema di relazioni su cui si regge il mondo così come lo conosciamo. L’opportunità di ricucirle e riequilibrarle ce l’abbiamo adesso. Leggi

🔹 Spesso capita di lasciarsi tentare dall’idea di rimandare gli impegni, spinti dalla convinzione che esista un momento ...
22/06/2020

🔹 Spesso capita di lasciarsi tentare dall’idea di rimandare gli impegni, spinti dalla convinzione che esista un momento migliore per occuparsene o di avere a disposizione molto tempo. La tendenza alla procrastinazione può però rivelarsi estremamente controproducente e può diventare un’abitudine difficile da sradicare. Ecco alcuni consigli per conoscerla e combatterla. ⤵️

Come fare per vincere la tendenza a procrastinare? Ecco alcuni consigli per evitare di posticipare continuamente i propri impegni...

"Sto cominciando a rendermi conto che buona parte di quella che prima chiamavo operosità era in realtà dispersività..."
21/04/2020

"Sto cominciando a rendermi conto che buona parte di quella che prima chiamavo operosità era in realtà dispersività..."

Costretto come tutti al lockdown, per il momento ho la sensazione stranamente rilassante di passare le giornate come dovrei. Leggi

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Chi sono

Sono uno psicologo clinico specializzato in Psicoterapia Cognitivo-Comportamentale, iscritto all’Albo degli Psicologi del Veneto (n. 9438).

Durante gli studi universitari ho conseguito la Laurea Triennale a Parma in Scienze del comportamento e delle relazioni interpersonali e sociali, e successivamente la Laurea Magistrale in Psicologia clinica presso l’Università degli Studi di Padova.

A Padova ho proseguito la mia formazione post-universitaria con un tirocinio professionalizzante, il superamento dell’esame di stato e la Scuola di Specializzazione in Psicoterapia presso l’Istituto di Terapia Cognitiva e Comportamentale (ITC).

Nel corso degli anni ho svolto tirocini e collaborazioni con vari centri e strutture. Tra questi il Centro Gruber di Bologna, gli Istituti Penitenziari di Parma, l’IRCSS di Brescia, l’ITC e il Centro Interattivamente di Padova. Tra il 2014 e il 2016 ho svolto attività di ricerca e incarichi di didattica integrativa presso il Dipartimento di Psicologia Generale (DPG) di Padova.