Dottssa Sandra Viana

Dottssa Sandra Viana Veterinaria con 10 anni di esperienza nel comportamento felino.
+2000 gatti seguiti.

Affidate i vostri gatti a me per cure professionali e amorevoli. 🐱

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La paura nel gatto è un’emozione normale: serve a proteggerlo. Ma quando diventa paura eccessiva, frequente o “sempre ac...
17/02/2026

La paura nel gatto è un’emozione normale: serve a proteggerlo. Ma quando diventa paura eccessiva, frequente o “sempre accesa”, non è più solo timidezza o carattere. È uno stato di allerta che può trasformarsi in stress cronico e compromettere davvero il benessere del micio.

Molti tutori mi dicono: “È fatto così, è timido”. A volte sì. Ma altre volte i segnali raccontano altro, come nel caso di Micia:

- si nasconde per gran parte della giornata
- evita il contatto e controlla tutto con ipervigilanza
- con ospiti o novità va “in tilt”
- può smettere di mangiare per 1–2 giorni
- e, pur di non uscire dal nascondiglio, può non raggiungere la lettiera → p**ì o feci fuori

Questi non sono “capricci”. Sono strategie di sopravvivenza.

Un gatto che vive nella paura è come se avesse il corpo sempre pronto alla fuga: aumenta l’arousal, si alza la soglia di reattività e diventa difficile “tornare calmo”. Nel tempo questo può portare a:

- peggioramento dell’appetito (fino al digiuno da stress)
- eliminazioni inappropriate (bisogni fuori lettiera)
- riduzione di gioco, esplorazione e socialità
- irritabilità, fobie, compulsioni
- maggiore fragilità emotiva: basta poco per scatenare una reazione

E soprattutto: la casa, che dovrebbe essere il posto più sicuro, può diventare un ambiente percepito come minaccioso.

La soluzione non è “forzarlo ad abituarsi”. Con la paura eccessiva, forzare spesso peggiora. Un percorso efficace lavora su tre pilastri:

1) Sicurezza e routine
2) Desensibilizzazione e condizionamento
3) Supporto farmacologico (quando serve)

Immagina di sentirti in pericolo, inerme e sempre sul chi vive, proprio nel posto in cui dovresti sentirti più al sicuro: casa.

Ti sembra normale che i tuoi gatti debbano vivere così? Se la risposta è no, parliamone: la paura si può capire e gestire con un piano su misura.

📩 Scrivimi in DM per capire da dove partire.

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Quando un gatto fa p**ì fuori lettiera, la tentazione è cercare “la soluzione giusta” e provarle tutte: aumentare le let...
15/02/2026

Quando un gatto fa p**ì fuori lettiera, la tentazione è cercare “la soluzione giusta” e provarle tutte: aumentare le lettiere, cambiare sabbia, usare feromoni. E spesso queste azioni sono sensate.

Il punto è che, se il problema nasce da stress, conflitto sociale o insicurezza territoriale, non sempre basta aggiungere risorse: serve capire come sono distribuite, chi le controlla, dove avvengono gli incroci e se il gatto ha davvero un’area percepita come sicura.

In medicina comportamentale felina, la p**ì fuori lettiera non è mai “dispetto”. È un segnale. Può indicare dolore o patologia (e per questo la prima cosa è sempre una valutazione veterinaria completa), ma quando le cause infettive o strutturali non spiegano il quadro, allora dobbiamo leggere l’eliminazione inappropriata come linguaggio: un modo per dire “qui non mi sento al sicuro”, “non ho controllo”, “sto vivendo pressione”.

E qui arriva un tema che sento spesso: “È anziano, ormai non si può fare molto.”
No. L’età non è una scusa per non gestire il problema. Anche i gatti adulti e senior possono migliorare, apprendere nuove routine, costruire nuove associazioni e ritrovare stabilità, se l’intervento è strutturato e rispettoso della loro biologia. Non si tratta di “addestrare” un gatto, ma di creare le condizioni perché il suo sistema nervoso smetta di essere in allerta: prevedibilità, accessi chiari, risorse non contese, percorsi che evitano conflitti, e una gestione della coabitazione che riduca la pressione sociale.

Se hai la sensazione di aver provato di tutto, può darsi che non serva fare “di più”, ma fare diverso: partire da una valutazione clinica, osservare i trigger, leggere le dinamiche del gatto e intervenire su ambiente, routine e sicurezza percepita. Anche dopo anni, anche in età avanzata.

Scrivimi “LETTIERA” se vuoi capire da dove iniziare in modo strutturato e clinico.

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10/02/2026

Il tuo gatto chiede cibo in continuazione?
Miagola, ti segue ovunque, sembra non essere mai sazio…
E tu inizi a sentirti in colpa o a pensare di non nutrirlo abbastanza.

In molti casi non è fame vera, ma un segnale di disequilibrio emotivo.
Nei gatti il comportamento alimentare è profondamente legato alle emozioni e al sistema nervoso.

La fame è regolata principalmente da due ormoni:
• Grelina, che stimola l’appetito
• Leptina, che segnala la sazietà

Quando però un gatto vive stress, ansia, frustrazione o noia cronica, entra in gioco anche il cortisolo, l’ormone dello stress.

Il cortisolo può interferire con la leptina (riducendo la sensazione di sazietà) e aumentare la grelina, portando il gatto a chiedere cibo anche senza un reale bisogno energetico.

In queste situazioni il cibo diventa una strategia di compensazione emotiva.

Mangiare stimola il rilascio di dopamina e altri neurotrasmettitori del piacere, creando sollievo momentaneo.

Se l’ambiente è povero di stimoli o emotivamente instabile, il gatto può iniziare a usare il cibo per gestire ansia, solitudine o frustrazione, sviluppando un comportamento sempre più ripetitivo e compulsivo.

I fattori scatenanti più comuni sono:
• cambiamenti ambientali o di routine
• solitudine prolungata
• mancanza di arricchimento ambientale
• competizione con altri animali
• noia cronica

Il risultato è un circolo vizioso:
più stress → più richiesta di cibo → possibile sovrappeso → maggiore sedentarietà → ulteriore disagio emotivo.

Per questo la soluzione non è dare meno cibo
e non è nemmeno “resistere ai miagolii”.

La vera soluzione è riorganizzare il sistema affinché la fame torni ad essere fisiologica e non emotiva:

- routine prevedibile
- arricchimento alimentare
- stimolazione predatoria
- gestione dello stress ambientale
- strategia alimentare coerente

Con la visita comportamentale felina costruiamo insieme un percorso su misura per aiutare il tuo gatto a ritrovare equilibrio emotivo e migliorare il suo benessere psicofisico, senza forzature e senza sensi di colpa.

📌 Link in bio per saperne di più.

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Ciao a-mici, piacere e benvenuti a questa pagina.Sono Sandra Viana, medica veterinaria, e mi occupo di medicina comporta...
04/02/2026

Ciao a-mici, piacere e benvenuti a questa pagina.

Sono Sandra Viana, medica veterinaria, e mi occupo di medicina comportamentale felina 🐈‍⬛

Il mio lavoro nasce dall’ascolto: del gatto, della sua storia, delle sue emozioni e del contesto in cui vive.

Credo profondamente che ogni gatto sia un individuo unico, con bisogni fisici ed emotivi che meritano rispetto, tempo e uno sguardo attento.

La visita comportamentale felina è il cuore della mia attività: supporto i tutori nella comprensione profonda del comportamento del loro gatto e nella gestione di stress, ansia, difficoltà relazionali, convivenze complesse e disagi che spesso vengono sottovalutati o normalizzati.

Lavoro con un approccio evidence-based, personalizzato e integrato, affiancando alla clinica comportamentale strumenti come agopuntura veterinaria, supporti mirati e consulenze nutrizionali, quando indicati, per favorire il benessere globale del gatto.

Il mio obiettivo non è “correggere” un comportamento, ma costruire un dialogo autentico tra gatto e famiglia, rafforzando la relazione e accompagnando ogni percorso con cura, empatia e continuità.

Perché non è mai “solo un gatto”.
Ed è sempre una relazione che merita attenzione

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31/01/2026

Il tuo gatto non è fatto per bere dalla ciotola. E no, non è un problema di pigrizia.

Il gatto, dal punto di vista etologico ed evolutivo, discende da specie adattate a vivere in ambienti aridi.
Questo significa una cosa fondamentale: non è programmato per bere grandi quantità di acqua come fanno altre specie.

In natura, la maggior parte dell’idratazione proveniva dalle prede, ricche di acqua.

Per questo:
lo stimolo della sete è poco sviluppato
anche quando beve spesso, la quantità ingerita può non essere sufficiente,inoltre, la sua lingua, per anatomia, permette l’assunzione di piccole quantità per ogni leccata.

Ma non è solo una questione di comportamento.
Anche i reni del gatto sono fisiologicamente programmati per trattenere i liquidi, producendo urine molto concentrate.

Un adattamento prezioso in natura, ma che nella vita domestica moderna può diventare un fattore di rischio, soprattutto in presenza di:
- alimentazione prevalentemente secca
- scarsa assunzione spontanea di acqua

Ecco perché il cibo umido completo e di qualità, offerto ogni giorno, non è un extra ma una vera strategia di prevenzione:

- contribuisce all’idratazione quotidiana e aiuta a proteggere nel tempo reni e vie urinarie.

È importante anche:

-offrire acqua fresca e pulita ogni giorno
- distribuirla in più punti della casa
- scegliere zone tranquille, lontana dalla lettiera
- valutare l’uso di fontanelle, spesso preferite perché l’acqua è in movimento

Ricorda: il gatto non beve come il cane.
Il gatto “mangia” l'acqua.

Hai mai osservato come e dove il tuo gatto preferisce bere?

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Indirizzo

Viale Arcella, 2 Ter
Padua

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 19:00
Martedì 09:00 - 19:00
Mercoledì 09:00 - 19:00
Giovedì 09:00 - 19:00
Venerdì 09:00 - 19:00
Sabato 09:00 - 13:00

Sito Web

https://www.sandraviana.it/, http://www.instagram.com/sandravetcat

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