17/02/2026
La paura nel gatto è un’emozione normale: serve a proteggerlo. Ma quando diventa paura eccessiva, frequente o “sempre accesa”, non è più solo timidezza o carattere. È uno stato di allerta che può trasformarsi in stress cronico e compromettere davvero il benessere del micio.
Molti tutori mi dicono: “È fatto così, è timido”. A volte sì. Ma altre volte i segnali raccontano altro, come nel caso di Micia:
- si nasconde per gran parte della giornata
- evita il contatto e controlla tutto con ipervigilanza
- con ospiti o novità va “in tilt”
- può smettere di mangiare per 1–2 giorni
- e, pur di non uscire dal nascondiglio, può non raggiungere la lettiera → p**ì o feci fuori
Questi non sono “capricci”. Sono strategie di sopravvivenza.
Un gatto che vive nella paura è come se avesse il corpo sempre pronto alla fuga: aumenta l’arousal, si alza la soglia di reattività e diventa difficile “tornare calmo”. Nel tempo questo può portare a:
- peggioramento dell’appetito (fino al digiuno da stress)
- eliminazioni inappropriate (bisogni fuori lettiera)
- riduzione di gioco, esplorazione e socialità
- irritabilità, fobie, compulsioni
- maggiore fragilità emotiva: basta poco per scatenare una reazione
E soprattutto: la casa, che dovrebbe essere il posto più sicuro, può diventare un ambiente percepito come minaccioso.
La soluzione non è “forzarlo ad abituarsi”. Con la paura eccessiva, forzare spesso peggiora. Un percorso efficace lavora su tre pilastri:
1) Sicurezza e routine
2) Desensibilizzazione e condizionamento
3) Supporto farmacologico (quando serve)
Immagina di sentirti in pericolo, inerme e sempre sul chi vive, proprio nel posto in cui dovresti sentirti più al sicuro: casa.
Ti sembra normale che i tuoi gatti debbano vivere così? Se la risposta è no, parliamone: la paura si può capire e gestire con un piano su misura.
📩 Scrivimi in DM per capire da dove partire.
www.sandraviana.it