05/01/2026
"Il bello genera salute": la lezione del professor Ungar per le RSA del futuro
Le parole del geriatra fiorentino agli Stati Generali della Terza Età di Vicenza confermano l'approccio di AltaVita-IRA: ambienti luminosi, socialità e umanità sono elementi terapeutici fondamentali
"Gli anziani, soprattutto se molto malati, devono stare nei posti belli, non nei posti brutti, perché il bello genera salute, il brutto genera malattia."
Con questa affermazione tanto semplice quanto rivoluzionaria, il professor Andrea Ungar, docente di geriatria all'Università di Firenze e past president della Società italiana di gerontologia e geriatria, ha sintetizzato, durante il convegno "Stati Generali della Terza Età", tenutosi a Vicenza lo scorso novembre, una visione della cura che va ben oltre l'aspetto puramente medico.
L'architettura come terapia
Le parole di Ungar trovano riscontro concreto anche in AltaVita-IRA, con la filosofia dietro al palazzo Giusto Antonio Bolis di Selvazzano Dentro, menzionato come "best work" al Premio Internazionale di Architettura "Barbara Cappochin" del 2011.
Non si tratta di un vezzo estetico: gli ambienti luminosi, moderni e funzionali hanno un impatto diretto sul benessere psicofisico degli ospiti. Come evidenziato dal professor Ungar, un ambiente adeguato può fare la differenza tra il mantenimento dell'autonomia e la progressiva perdita di capacità.
La socialità come cura
Un altro punto centrale dell'intervento del geriatra riguarda l'importanza della socialità: "Quando il paziente si trova con altri degenti, mangia di più", ha spiegato Ungar, sottolineando come i refettori comuni e gli spazi di incontro non siano optional ma strumenti terapeutici.
Questa visione è pienamente integrata nel modello assistenziale di AltaVita-IRA, dove i Centri Diurni come "Monte Grande" e "Casa Famiglia Gidoni" offrono quotidianamente attività finalizzate al mantenimento delle capacità socio-relazionali, permettendo agli ospiti di trascorrere la giornata in compagnia e di mantenere un tessuto di relazioni significative.
L'apertura ai familiari
"L'ospedale è del paziente", ha affermato con forza Ungar, criticando le strutture che limitano drasticamente le visite dei parenti. La solitudine, ha spiegato il professore, "genera demenza e tumori, perché provoca stress e infiammazione."
Per questo motivo, nelle RSA di AltaVita-IRA l'accessibilità per i familiari è considerata un elemento fondamentale del percorso di cura, non un disturbo da regolamentare rigidamente.
L'approccio umano ed empatico
Forse il passaggio più toccante dell'intervento di Ungar riguarda la dimensione umana della cura: "Serve una medicina molto umana. Sorridiamo, stiamo insieme a queste persone, toccandole, con empatia."
Questa filosofia si riflette nell'équipe multidisciplinare di AltaVita-IRA, dove medici geriatri, infermieri, psicologi, fisioterapisti, assistenti sociali ed educatori lavorano in stretto coordinamento per garantire un approccio olistico alla persona anziana.
Un modello sostenibile
Il professor Ungar ha concluso il suo intervento con un messaggio di speranza: "Tutto ciò è possibile, perché lo possiamo fare risparmiando dei soldi. Non è impossibile e non è utopico." Per un auspicabile scenario futuro dove (come indicato da Ungar) si superi definitivamente l'ageismo e si riconosca agli anziani il diritto di vivere in ambienti che generano salute, circondati da persone che sanno prendersi cura non solo del corpo, ma anche dell'anima.