Arte del Fare

Arte del Fare Informazioni di contatto, mappa e indicazioni stradali, modulo di contatto, orari di apertura, servizi, valutazioni, foto, video e annunci di Arte del Fare, Psicoterapeuta, Via Bosco Pedrocchi 45, Padua.

Redazione culturale e Centro di Formazione dell'accademia di Gestált LA BOTTEGA, fondata nel 2006 da Mimmo Ciavarelli, esponente Senior della Gestált Therapy Tradizionale.

Le parole per dirlo - Racconto n. 7Mi manchiDi Mimmo Ciavarelli Le parole d’amore nascondono insidie di cui gli amanti s...
09/04/2026

Le parole per dirlo - Racconto n. 7

Mi manchi

Di Mimmo Ciavarelli

Le parole d’amore nascondono insidie di cui gli amanti sono poco consapevoli. Un pensatore affronta la questione della mancanza della persona amata da una prospettiva inusuale. Seguirlo in questa storia non mancherà di stupirci.

Piero era un gran pensatore. Si muoveva tra i concetti come un pesce nell'acqua. Disinvolto, senza mai essere banale, era capace di guizzi improvvisi e sempre molto acuti. A patto di non lesinare il tempo e non aver fretta, era sempre stimolante ascoltarlo e ragionare con lui. Quella mattina, mentre si parlava di comunicazione, cacciò all'improvviso un concetto nuovo: la manipolazione linguistica degli affetti. "Le frasi d'amore che ci si scambia tra innamorati - disse - spesso non sono che mosse di scacchi. Prendi la classica apertura amorosa del 'mi sei mancato', in genere seguita dalla scontata risposta difensiva 'anche tu', o talvolta da quella più aggressiva 'tu a me di più'. Invece che dichiarazioni d'amore, non ti sembrano più una schermaglia di sottili rimproveri per non essere dove si dovrebbe, o dove desidereremmo che l'altro fosse? Il desiderio, trasformato in mancanza, perde il protagonismo del soggetto, e diviene un passivo complemento di termine. Un ambiguo gioco di prestigio intellettuale che trasferisce la responsabilità della frustrazione, adombrando la necessità di un risarcimento. Questo la dice lunga sull'amore mercantile, non trovi?" Ero sul punto di perdermi, come tutti, avevo sempre usato certe espressioni senza vederci nulla di male e mi sembrava eccessiva tanta attenzione, quando un provvidenziale squillo del telefono mi diede modo di congedarmi senza sembrare scortese. Qualche giorno dopo, però, la conversazione con Piero si rivelò qualcosa di più di un mero gioco intellettuale. Il mio anziano padre, che ero andato a trovare al rientro da una mia trasferta di qualche giorno, con fare commosso, mi disse: "Mi sei mancato moltissimo" che, anziché intenerirmi, mi disturbò, anche se gli risposi: "Anche tu papà." Quelle mie parole, così appropriate, mi suonarono però false: in realtà ero stato benissimo nella lontananza. Pur essendogli affezionato, non mi era mancato davvero. Mi sentii doppiamente colpevole, e in più, la sua reazione mi sconcertò, perchè alla mia risposta si illuminò tutto, e la soddisfazione gli comparve in viso. Mi incuriosii e gli chiesi cosa lo facesse star bene. "Mi sono sentito importante per te."
Anche se non ne aveva l'aria, mi fu chiaro che mi stava rimproverando per avergli procurato il dolore della mancanza con la mia assenza. Il mio disagio colpevole davanti a questa accusa era la sua vendetta; e l'importanza che mi aveva estorto costringendomi a mentire, era il suo trofeo. Ecco perché avevamo avuto due reazioni diverse davanti alla stessa frase pronunciata da entrambi: lui era felice, mentre io turbato. 'Mi sei mancato', non era infatti nelle sue intenzioni una dichiarazione d'amore, ma di risentimento; era una richiesta di risarcimento, più che un'espressione sentimentale.
Che farne di tutto questo? Alzai le spalle rinunciando a ogni spiegazione. Mi bastava aver capito. Non avrei mai più usato o accettato quelle parole alla leggera: Piero aveva ragione.


07/04/2026

INCURSIONI GESTALTICHE - 2. Gli errori

La seconda, di una serie di incursioni su temi di filosofia gestaltica.
Seguendo la prassi dell'improvvisazione come disciplina di presenza, si parla degli errori.

Versione integrale sul canale Youtube di Mimmo Ciavarelli

con Mimmo Ciavarelli Dott.ssa Ambra Ciavarelli Andrea D'Agostino Psicologo

Chiunque osservasse dall’esterno una persona che sta pensando a qualcosa che non c’è, si renderebbe conto immediatamente...
02/04/2026

Chiunque osservasse dall’esterno una persona che sta pensando a qualcosa che non c’è, si renderebbe conto immediatamente che presenta tutti i segni fisici del ritiro in se stesso: questa è la sua realtà, non i suoi pensieri. Al contrario, un uomo che è in contatto, nella percezione e nel pensiero, con quel che lo circonda, è visibilmente diverso, ha una realtà psicofisica differente.

Tratto dalla puntata 3 di Gestalt Food – La Gestalt è disciplina del qui ed ora di Mimmo Ciavarelli disponibile sul suo canale Youtube

Le parole per dirlo - Racconto n. 6Il viaggio che non c'era bisogno di faredi Dott.ssa Ambra CiavarelliIl racconto di un...
31/03/2026

Le parole per dirlo - Racconto n. 6

Il viaggio che non c'era bisogno di fare

di Dott.ssa Ambra Ciavarelli

Il racconto di un viaggio esotico diventa motivo di un’incomprensione feconda tra due amici. E, d’altronde, non c’è peggior ignorante di chi non vuol sapere.

Era una tipetta eclettica, curiosa e dall’aspetto gioviale. Solo una lieve tensione, appena percettibile fra il trapezio e il deltoide, tradiva un’inquietudine, un’insofferenza inespressa, forse un peso di cui liberarsi.
Con una grande valigia, dal cui lato sporgeva un oggetto di legno, simile a un piccolo totem, attendeva l’amico al bar della stazione. Avrebbero bevuto il solito caffè al solito tavolino, rituale consueto del ritorno dai suoi esotici viaggi intercontinentali, o come lei amava chiamarli, esplorazioni migranti. Da questi periodi all’estero tornava sempre carica di novità e di sensazionali scoperte, oltre che di strabilianti racconti.
In queste occasioni lui, l’amico, un uomo piuttosto chiuso e poco propenso agli spostamenti, la ascoltava attento, facendole domande e spargendo, qui e lì, le sue osservazioni, mai banali. Lo faceva con attenzione, ed era per lui come viaggiare per procura, pur nella comodità della propria routine, per imparare senza rischiare, per condividere pensieri che forse mai avrebbe fatto senza lo stimolo di quei racconti. Insomma, quel caffè assieme, subito dopo la tournee, era l’occasione d’incontro fra l’attore e il suo critico più affezionato, nel retro di un camerino. Entrambi si misuravano generosamente, lontano da sguardi indiscreti e onestamente, per quanto un attore e un critico possano esserlo.
“Te lo dico sempre, sempre. Ascolta chi ne sa più di te e prendi da loro il più possibile – gli disse lei con occhi aperti e seri - Non fare come certe persone, vittime del proprio narcisismo, che piuttosto che riconoscere un po’ di ignoranza o una falla nelle loro conoscenze, s’inventano tuttologi in grado di tener testa a premi Nobel - La voce della donna iniziava ad alzarsi, come ogni volta che s’entrava nel vivo di un ragionamento - A questo giro, da Ipazy c’era un giovane medico. Ascolta qua, una roba incredibile. Alla fine del rituale, tra i fumi del fungo esoterico, e dopo essersi esibito in convulsioni estatiche, è rimasto dritto dritto come un palo in contemplazione dell’orizzonte. Ci ha raccontato di aver incontrato il suo Ego, gonfio e grosso in forma di gorilla che si batteva il petto. Ha detto di averlo picchiato tre volte in testa prima di vederlo cadere al suolo davanti ai suoi occhi. Una pace gioiosa e soddisfatta traspariva dal suo corpo liberato e ormai trasfuso di vera e orgogliosa umiltà. Ho visto Ipazy osservarlo con aria sorniona di chi sa cose che a noi sfuggono e ce le mostrava soddisfatto.
“E tu - fece lui – Tu, che hai visto?”
“Una piccola ape laboriosa – rispose lei – l’ho osservata volarmi intorno e mi è sembrata vederla sorridere. Una sensazione bella e inquietante. Le ho teso la mano e lei si è posata docile sul palmo. Non ti nascondo che ho pianto. Mai le avrei fatto del male, né lei a me.”
“Ah, bello. E l’orgoglio dell’ape dov’era? – chiese l’amico con voce ferma e interessata - sì, dov’era?”
“Ma che razza di domanda è? - chiese la donna con una certa stizza – Sono anni che lavoro affinché il mio Ego mi appaia sempre più piccolo e sempre meno tronfio. Ho smesso anche di fingere interesse per i discorsi degli altri solo per coglierli in contropiede, per sentirmi vigliaccamente migliore, quando mi sento sotto attacco.
“Come ora?” aggiunse l’amico.
Lei lo ignorò e proseguì’: “Ho fatto anni di terapia con esperti nel campo, numerose esperienze di ritiro mistico guidato, almeno tre workshop di therapeutic reportage – di colpo si fermò imbarazzata, come se solo allora avesse compreso la domanda dell’amico, per riprendere subito con un dolcissimo sorriso – Andrè, voglio dire - usando una voce ostentatamente melliflua – non è che sono guarita dall’orgoglio, sia chiaro, ma ormai ho una certa consapevolezza che mi permette di attingere e confrontarmi anche con chi ne sa più di me. L’ho conquistata sul campo.”
“Con Ipazy?” soggiunse lui.
I due si fermarono a guardarsi. Fu lui alla fine a interrompere il silenzio.
“Certo Lara, figurati. Ti ringrazio dei tuoi racconti e delle opportunità che mi dai, io che non ho il coraggio di muovermi da questa città soffocante. La mia è stata una domanda ingenua, di chi il mondo è più abituato a osservarlo, che a interpretarlo. E Forse ho solo domande ingenue - continuò – per esempio, come fai a trovare sempre qualcuno che ne sa più di te su cose che dovresti sapere già?”
“Che intendi dire? A me sembra di farlo e basta - disse lei, con un impulso di onesto interesse – e poi perché dovrei sapere già cosa ignoro di me?”
“Cara amica, sono anni che ti vedo trovare ovunque qualcuno che ha qualcosa da dire più di te, o che conosce le pieghe del tuo inconscio meglio di te, o le tue motivazioni per evitare il suicidio - gli occhi di lei iniziarono fulminei a muoversi fra i tabelloni della stazione, per coprire l’umido che le saliva dal cuore – Così, in cerca di ragioni esotiche ai tuoi desideri e alla tua fatica di vivere - si sbracò finalmente Andrea - vesti gli abiti tradizionali orientali più strampalati, ma continui a non distinguere un asino da un cavallo! Tutto quello che i tuoi mentori sanno più di te è quello che vedono: i goffi sforzi di un’ignoranza esibita.”
Lara trattenne il fiato. La tensione muscolare era finalmente visibile. Raggiunse l’apice, per poi sciogliersi in una sonora e fragorosa risata.
“Ho sputtanato di nuovo la tredicesima, vero?” Le risate dei due amici si persero nel fragore della stazione affollata.
“Ora, un’ultima domanda, Lara. Cosa spinge il sapiente ad accettare l’impostura, e l’ignorante la creduloneria? La presunta sapienza nell’unico campo di tua pertinenza, e di converso la presunta ignoranza di chi non accetta di esserne padrone, è oltremodo sospetta e andrebbe indagata. Non trovi?”
I due amici si abbracciarono con affetto. I treni, dal canto loro, proseguivano l’incessante andirivieni.

Solo quel che accade nel presente del luogo dove sto, è reale. Quello che chiamiamo passato o futuro, sono solo ricordi ...
18/03/2026

Solo quel che accade nel presente del luogo dove sto, è reale. Quello che chiamiamo passato o futuro, sono solo ricordi o anticipazioni di ciò che è stato o sarà reale, ma non lo è ora. Così come, avere una percezione distorta di quel che ci circonda, è fantasia. I malesseri esistenziali, basati sul rimpianto di ciò che è stato, sulla paura di ciò che sarà o su una scarsa coscienza di dove sto davvero, hanno, inevitabilmente, una sola vera cura: la disciplina del qui e ora.

Tratto dalla puntata 3 di Gestalt Food – La Gestalt è disciplina del qui ed ora di Mimmo Ciavarelli disponibile sul suo canale Youtube

Le parole per dirlo - Racconto n. 5Qui e oradi Mimmo CiavarelliUn terapeuta che dorme sveglia il suo paziente. Il sorris...
12/03/2026

Le parole per dirlo - Racconto n. 5

Qui e ora

di Mimmo Ciavarelli

Un terapeuta che dorme sveglia il suo paziente. Il sorriso di entrambi li porta nell’unica dimensione della coscienza: il qui e ora.

Da un buon quarto d'ora stavo parlando del mio problema e di ciò che mi era di nuovo accaduto in settimana. Ero concentrato e fissavo la parete alla mia destra, senza guardarla realmente ma seguendo le mie immagini interiori. D'un tratto fui distolto da un lieve sibilo proprio davanti a me. Distolsi lo sguardo dalla parete su cui era incollato e vidi che il mio terapeuta si era addormentato e iniziava a russare. Chissà da quanto tempo stavo parlando da solo. Provai dapprima a tossire, ma poi lo chiamai, anche un pò infastidito. Aprì gli occhi e, per nulla turbato, mi salutò: "Ah, bene, sei tornato. Ti stavo aspettando, quando mi sono appisolato." "Ma se è un quarto d'ora che ti parlo - gli risposi - sono sempre stato qui." "No, ora sei qui; prima dov'eri? -soggiunse guardandomi severo". Capii che non era uno scherzo e la domanda era seria. "Ero nei miei pensieri e cercavo di riordinarli - dissi - Qui c'era il mio corpo e io ero altrove, ma sapevo che ti stavo parlando." "E come mai non mi vedevi? - mi incalzò" "Eri nel mio pensiero, sapevo che tu, proprio tu, stavi di fronte ad ascoltarmi" "Ma se dormivo, tu hai solo fantasticato che ti stessi ascoltando. Mi pensavi, non mi guardavi" "E dunque? - gli dissi interdetto- cosa c'è di tanto strano? Semmai chiediti perché invece di ascoltarmi ti sei addormentato" Mi sorrise bonario: "Non parlo con chi non c'è, ne va della mia onorabilità professionale. Potrei essere accusato di assecondare un delirio o peggio di condividerlo" All'improvviso capii e ci mettemmo a ridere insieme di gusto. "Bene - aggiunse - ora che sei qui, che ne è del tuo problema? Ma attento a rispondermi onestamente, senza andar via di nuovo. Ecco, rispondimi ora e da qui." Lo guardai serio e, stupito, mi ascoltai dirgli che ora non c'era nessun problema. "Allora, in questo momento sei guarito -sentenziò - e lo sarai tutte le volte che torni dai tuoi giri" Ridemmo ancora insieme a quest'ovvietà.

Reticenza e linguaggioQualunque sistematica trattazione della Gestalt, separata dall’esperienza che la attua, ne inficia...
10/03/2026

Reticenza e linguaggio

Qualunque sistematica trattazione della Gestalt, separata dall’esperienza che la attua, ne inficia la comprensione, perché la visione gestaltica si riveste di atteggiamento per mostrarsi e rivela la sua realtà nella prassi. Parlare di Gestalt richiede, quindi, la contemporaneità della presenza di pensiero, atteggiamento e prassi. Come trasferire tutto questo in un linguaggio? Certamente, si potrebbe tenere presente che ogni concetto, scritto o pronunciato, va declinato e completato in queste tre dimensioni compresenti e contemporanee; ma, purtroppo, né la parola, né la scrittura cui la psicologia ci ha abituato, può fornire l’esperienza di questa simultanea presenza. Lo stesso vecchio Fritz, negli ultimi anni, divenne sempre più restio a spiegazioni, teorizzazioni, concettualizzazioni della sua visione, affidandosi a linguaggi contaminati, molto diversi da quelli “tecnici”. Ne fu prova il suo ultimo libro - “In and out the garbage pail” (Dentro e fuori il secchio dell’immondizia): un misto di poesia, pensieri sparsi, brandelli di autoterapia, aforismi, racconti, auto confessioni, paradossi, ironia – che sancì il definitivo strappo con la cultura delle “teorie”. Il suo scritto segnò, infatti, il ritorno alla filosofia pratica delle antiche scuole di pensiero, nelle quali i maestri subordinarono sempre la parola alle esigenze di una trasmissione che, simultaneamente, doveva incarnarla e valicarla.

Tratto da "Fiori di montagna" di Mimmo Ciavarelli

Il qui e ora non è, per il terapeuta gestaltico, un concetto di un tempo e di un luogo, ma è uno stato di coscienza, un ...
03/03/2026

Il qui e ora non è, per il terapeuta gestaltico, un concetto di un tempo e di un luogo, ma è uno stato di coscienza, un modo di vivere la realtà di quel momento, una disciplina.

Tratto dalla puntata 3 di Gestalt Food – La Gestalt è disciplina del qui ed ora di Mimmo Ciavarelli disponibile sul suo canale Youtube

LO SPAZIO DEL PRESENTELo spazio è tutto ciò che occorre alla Gestált. Il resto è presenza.Si è concluso ieri, presso la ...
01/03/2026

LO SPAZIO DEL PRESENTE
Lo spazio è tutto ciò che occorre alla Gestált. Il resto è presenza.
Si è concluso ieri, presso la sede padovana della Bottega,
il Workshop esperienziale Gestált Space di Arte del Fare condotto da Mimmo e Ambra Ciavarelli.

Le parole per dirlo - Racconto n. 4Gentile come uno scorpionedi Guido FerraCapita, a volte, che uno specchio risolva que...
27/02/2026

Le parole per dirlo - Racconto n. 4

Gentile come uno scorpione

di Guido Ferra

Capita, a volte, che uno specchio risolva questioni, con un giudizio che non prende parte, ma dissolve le questioni, restituendo a ciascuno ciò che gli spetta per ciò che è, piuttosto che per ciò che crede di essere.

Odio la mia paziente. Ho i miei buoni motivi. È aggressiva e vuole controllare tutto. Mette bocca su come conduco la psicoterapia, critica
cosa dico, come parlo; dubita delle “recensioni professionali” presenti sul web che mi riguardano, insinuando che siano state scritte da amici compiacenti. Addirittura, alla fine dell’ultima seduta, mi ha detto che non voleva andar via, sostenendo che come terapeuta non avrei dovuto guardar l’orologio. Ha poi iniziato a farmi i conti in tasca, avendo da ridire sull’onorario, a suo parere esoso in rapporto alla mia esperienza: converrete, un vero incubo. Soffre d’ansia e si sente oppressa, non si concede nessuna emozione al di fuori di quelle che ha rigidamente previsto, e l’angoscia la assale sin dal mattino. Dopo la prima seduta, già avevo voglia di mollarla. Nell’ultima, come vi ho raccontato, gli attacchi sono arrivati, un vero colpo basso, a incontro finito. Così non mi sono trattenuto ed ho sbottato: “Mi devi rispettare, non mi puoi trattare così! Ora basta! ” Senza scomporsi e con fare sardonico, lei mi ha risposto: “Beh, ora che fai? Perdi il controllo? Urli? Non sei più auto-ironico come al solito?” Torno a casa con una br**ta sensazione. Lei è pessima, ha torto. Io anche, perché ho sbagliato a cedere alla rabbia. Io ho ragione, e ho diritto di mollarla. Tuttavia, sento che la dovrei tenere, perché se mi infastidisce così tanto, mi da l’opportunità di esplorare il mio coinvolgimento. Certamente ho avuto le mie ragioni a sbroccare, e sono stato autentico a mostrare la mia frustrazione, ma dubito che l’autenticità possa essere considerata un valore, se non serve a migliorare una relazione. Un po mi co***lo con questi argomenti, e un po’ mi tormento. Tenerla mi sembra f***e, mollarla mi appare vigliacco. Mah, ne parlerò in supervisione. Prima, magari, proverò un altro sistema: apro un libro di aforismi a me caro a caso, e nello sceglierne il primo che capita, deciderò che quello sarà la risposta al mio dilemma. Mi capita questo: “Il vero giudizio non è mai una misura che da ragione o torto, ma una luce che dissolve.” Là per là non lo capisco, per cui decido di meditarlo un pochino. La mia paziente ha la natura di uno scorpione. Mi sovviene la storia in cui proprio uno scorpione chiede aiuto ad una tartaruga per attraversare il fiume, ma poi la punge velenosamente, e alle sue rimostranze gli risponde che ognuno ha la sua natura, lui quella di pungere e l'altro quello di essere votato alla solidarietà gentile. Ecco, io avrei la natura di una tartaruga paziente e generosa, lui quella velenosa e cattiva. Non posso cambiare natura io, né lei può cambiare la sua. Bene, ma il giudizio basato sulla professionalità dedita alla cura e comprensione del paziente, e ancor meno quello sulle diverse nature riesce a dissolvere il conflitto del mio non saper che fare: la mollo contraddicendo i doveri professionali e la mia natura, o la tengo, sopportando l'insopportabile?
Occorre un nuovo giudizio che dissolva il conflitto, mi suggerisce l'aforisma, ma non so quale. Mi alzo dalla poltrona in cui sono sprofondato in meditazione, e passo davanti allo specchio che mi rimanda la mia immagine corrucciata. Mi fermo, la guardo e vedo uno scorpione. Esprimo un nuovo giudizio, ancora in forma ipotetica: "E se fossi anche io uno scorpione? E se non volessi ammetterlo?" Ripercorro, in un moto di sincerità, la mia vita da bastian contrario, e mi scopro invidioso di chi, senza bisogno di argomenti e giustificazioni, sfacciatamente si concede il disprezzo e la vendetta immotivata. Capisco di colpo perché mi impedisco una reazione verso chi mi attacca, perché argomento giudizi che mi bloccano, e mi irretiscono e mi trattengono nel conflitto, anziché risolverlo. Motivi professionali o di presunte nature. Ma qui si tratta solo di comportamenti! Semplicemente non mi va di non essere dalla parte di chi mi somiglia. Voglio essere per lui quello che vorrei che altri fossero per me: delle docili vittime. Ma lo specchio non perdona e mi costringe ad un nuovo giudizio: "Se mi chiedi aiuto, lo farò, professionalmente e umanamente, alle mie condizioni. E se chiedo aiuto, lascerò all'altro il porre condizioni." La luce dello specchio ha dissolto il dilemma.

La Gestalt è più della somma delle sue parti.La Gestalt è dunque, fondamentalmente, una disciplina di legame tra dimensi...
25/02/2026

La Gestalt è più della somma delle sue parti.

La Gestalt è dunque, fondamentalmente, una disciplina di legame tra dimensioni che in essa trovano più la realizzazione di un prodotto, che di una somma. La Gestalt è così più di ciò che la compone: nella dimensione del pensiero, è soprattutto una visione, un modo di capire il mondo; nella dimensione dell’agire, un atteggiamento, un modo di porsi consequenziale a tale visione e nella dimensione applicativa, una prassi coerente con le prime due premesse. Questi tre aspetti, nessuno dei quali codificato con precisione, costituiscono un intreccio indissolubile, piuttosto che l’uno il proseguimento dell’altro. E proprio l’invisibile filo che li lega forma il canone invisibile ma reale, di una tradizione di riconoscibile appartenenza per gli psicoterapeuti gestaltici che, quasi mai si rassomigliano nell’azione o nello stile; ma sono assimilati nell’essenza del loro saper essere. Come jazzisti che, pur adoperando stilemi e sonorità diverse, mantengono l’appartenenza attraverso il rigore di “fondamentali” profondamente custoditi nelle radici delle loro sonorità, nel modo come esse interpretano il mondo e nell’atteggiamento con cui sono suonate. Nessuno spartito ne rivelerà il segreto, perché esso abita nel cuore, nella testa e nelle mani sapienti di chi suona, vive ed è suonato dalla sua stessa musica.

Tratto da "Fiori di montagna" di Mimmo Ciavarelli

Indirizzo

Via Bosco Pedrocchi 45
Padua
35124

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