Arte del Fare

Arte del Fare Informazioni di contatto, mappa e indicazioni stradali, modulo di contatto, orari di apertura, servizi, valutazioni, foto, video e annunci di Arte del Fare, Psicoterapeuta, Via Bosco Pedrocchi 45, Padua.

Redazione culturale e Centro di Formazione dell'accademia di Gestált LA BOTTEGA, fondata nel 2006 da Mimmo Ciavarelli, esponente Senior della Gestált Therapy Tradizionale.

Le parole per dirlo - Racconto n. 4Gentile come uno scorpionedi Guido FerraCapita, a volte, che uno specchio risolva que...
27/02/2026

Le parole per dirlo - Racconto n. 4

Gentile come uno scorpione

di Guido Ferra

Capita, a volte, che uno specchio risolva questioni, con un giudizio che non prende parte, ma dissolve le questioni, restituendo a ciascuno ciò che gli spetta per ciò che è, piuttosto che per ciò che crede di essere.

Odio la mia paziente. Ho i miei buoni motivi. È aggressiva e vuole controllare tutto. Mette bocca su come conduco la psicoterapia, critica
cosa dico, come parlo; dubita delle “recensioni professionali” presenti sul web che mi riguardano, insinuando che siano state scritte da amici compiacenti. Addirittura, alla fine dell’ultima seduta, mi ha detto che non voleva andar via, sostenendo che come terapeuta non avrei dovuto guardar l’orologio. Ha poi iniziato a farmi i conti in tasca, avendo da ridire sull’onorario, a suo parere esoso in rapporto alla mia esperienza: converrete, un vero incubo. Soffre d’ansia e si sente oppressa, non si concede nessuna emozione al di fuori di quelle che ha rigidamente previsto, e l’angoscia la assale sin dal mattino. Dopo la prima seduta, già avevo voglia di mollarla. Nell’ultima, come vi ho raccontato, gli attacchi sono arrivati, un vero colpo basso, a incontro finito. Così non mi sono trattenuto ed ho sbottato: “Mi devi rispettare, non mi puoi trattare così! Ora basta! ” Senza scomporsi e con fare sardonico, lei mi ha risposto: “Beh, ora che fai? Perdi il controllo? Urli? Non sei più auto-ironico come al solito?” Torno a casa con una br**ta sensazione. Lei è pessima, ha torto. Io anche, perché ho sbagliato a cedere alla rabbia. Io ho ragione, e ho diritto di mollarla. Tuttavia, sento che la dovrei tenere, perché se mi infastidisce così tanto, mi da l’opportunità di esplorare il mio coinvolgimento. Certamente ho avuto le mie ragioni a sbroccare, e sono stato autentico a mostrare la mia frustrazione, ma dubito che l’autenticità possa essere considerata un valore, se non serve a migliorare una relazione. Un po mi co***lo con questi argomenti, e un po’ mi tormento. Tenerla mi sembra f***e, mollarla mi appare vigliacco. Mah, ne parlerò in supervisione. Prima, magari, proverò un altro sistema: apro un libro di aforismi a me caro a caso, e nello sceglierne il primo che capita, deciderò che quello sarà la risposta al mio dilemma. Mi capita questo: “Il vero giudizio non è mai una misura che da ragione o torto, ma una luce che dissolve.” Là per là non lo capisco, per cui decido di meditarlo un pochino. La mia paziente ha la natura di uno scorpione. Mi sovviene la storia in cui proprio uno scorpione chiede aiuto ad una tartaruga per attraversare il fiume, ma poi la punge velenosamente, e alle sue rimostranze gli risponde che ognuno ha la sua natura, lui quella di pungere e l'altro quello di essere votato alla solidarietà gentile. Ecco, io avrei la natura di una tartaruga paziente e generosa, lui quella velenosa e cattiva. Non posso cambiare natura io, né lei può cambiare la sua. Bene, ma il giudizio basato sulla professionalità dedita alla cura e comprensione del paziente, e ancor meno quello sulle diverse nature riesce a dissolvere il conflitto del mio non saper che fare: la mollo contraddicendo i doveri professionali e la mia natura, o la tengo, sopportando l'insopportabile?
Occorre un nuovo giudizio che dissolva il conflitto, mi suggerisce l'aforisma, ma non so quale. Mi alzo dalla poltrona in cui sono sprofondato in meditazione, e passo davanti allo specchio che mi rimanda la mia immagine corrucciata. Mi fermo, la guardo e vedo uno scorpione. Esprimo un nuovo giudizio, ancora in forma ipotetica: "E se fossi anche io uno scorpione? E se non volessi ammetterlo?" Ripercorro, in un moto di sincerità, la mia vita da bastian contrario, e mi scopro invidioso di chi, senza bisogno di argomenti e giustificazioni, sfacciatamente si concede il disprezzo e la vendetta immotivata. Capisco di colpo perché mi impedisco una reazione verso chi mi attacca, perché argomento giudizi che mi bloccano, e mi irretiscono e mi trattengono nel conflitto, anziché risolverlo. Motivi professionali o di presunte nature. Ma qui si tratta solo di comportamenti! Semplicemente non mi va di non essere dalla parte di chi mi somiglia. Voglio essere per lui quello che vorrei che altri fossero per me: delle docili vittime. Ma lo specchio non perdona e mi costringe ad un nuovo giudizio: "Se mi chiedi aiuto, lo farò, professionalmente e umanamente, alle mie condizioni. E se chiedo aiuto, lascerò all'altro il porre condizioni." La luce dello specchio ha dissolto il dilemma.

La Gestalt è più della somma delle sue parti.La Gestalt è dunque, fondamentalmente, una disciplina di legame tra dimensi...
25/02/2026

La Gestalt è più della somma delle sue parti.

La Gestalt è dunque, fondamentalmente, una disciplina di legame tra dimensioni che in essa trovano più la realizzazione di un prodotto, che di una somma. La Gestalt è così più di ciò che la compone: nella dimensione del pensiero, è soprattutto una visione, un modo di capire il mondo; nella dimensione dell’agire, un atteggiamento, un modo di porsi consequenziale a tale visione e nella dimensione applicativa, una prassi coerente con le prime due premesse. Questi tre aspetti, nessuno dei quali codificato con precisione, costituiscono un intreccio indissolubile, piuttosto che l’uno il proseguimento dell’altro. E proprio l’invisibile filo che li lega forma il canone invisibile ma reale, di una tradizione di riconoscibile appartenenza per gli psicoterapeuti gestaltici che, quasi mai si rassomigliano nell’azione o nello stile; ma sono assimilati nell’essenza del loro saper essere. Come jazzisti che, pur adoperando stilemi e sonorità diverse, mantengono l’appartenenza attraverso il rigore di “fondamentali” profondamente custoditi nelle radici delle loro sonorità, nel modo come esse interpretano il mondo e nell’atteggiamento con cui sono suonate. Nessuno spartito ne rivelerà il segreto, perché esso abita nel cuore, nella testa e nelle mani sapienti di chi suona, vive ed è suonato dalla sua stessa musica.

Tratto da "Fiori di montagna" di Mimmo Ciavarelli

La Gestalt non è eclettismo confuso: quello sì che sarebbe pericoloso. E’ una reale sperimentazione convinta e coerente ...
18/02/2026

La Gestalt non è eclettismo confuso: quello sì che sarebbe pericoloso. E’ una reale sperimentazione convinta e coerente che il mondo è tondo ed è uno: qualunque direzione si prenda, persino quelle ritenute sbagliate, se prese nel modo giusto, portano dappertutto.

Tratto dalla puntata 2 di Gestalt Food – La Gestalt è pratica del paradosso di Mimmo Ciavarelli disponibile sul suo canale Youtube

Le parole per dirlo – Racconto n. 3EUREKADI ANDREA D'AGOSTINO La pigrizia e il perfezionismo dovrebbero essere due nemic...
14/02/2026

Le parole per dirlo – Racconto n. 3

EUREKA

DI ANDREA D'AGOSTINO

La pigrizia e il perfezionismo dovrebbero essere due nemici, ma spesso collaborano segretamente. Almeno fino a che non compare Lui.

Erano giorni che ripensavo a quel lavoro che mi avevano commissionato e che avevo accettato. Ero bloccato e mi sembrava di essere tornato indietro. Un tempo avevo spesso grande difficoltà a portare a termine ciò che decidevo di fare. Tutto di me, in quei momenti sembrava opporvisi ed ero capace di trovare mille scuse per rinviare il compito che pure mi ero dato. Ero pigro e svogliato all'atto del fare, quanto ero stato entusiasta al momento di accettarlo. Di quella gioia rimaneva solo uno spasmodico bisogno di perfezione, che come si sa è proprio il peggior nemico del fare. E più urgeva in me l'ingiunzione di far bene, più mi sottraevo al compito nell'animo. Diventavo un vero campo di battaglia per uno scontro titanico che mi lasciava spossato, inerme e doppiamente colpevole: mi sentivo, contemporaneamente, incapace e fannullone: due colpe in un solo corpo. Anni di terapia avevano smussato questo lato del mio carattere ed ora pensavo di non soffrirne più. Era possibile che quel problema ormai superato e accantonato si stava presentando ancora una volta? Non sarebbe dovuto essere andato via, dopo i miei ripetuti sforzi per modificare quella vecchia abitudine? Doveva esserci qualche altra spiegazione che sfuggiva alla mia comprensione. Probabilmente questa volta il problema non ero io. Indubbiamente le circostanze erano a me avverse. Avevo oggettivamente poco tempo, ecco, sì, oggettivamente. Lavoravo molto e la mia famiglia stava attraversando un periodo che richiedeva un mio maggiore coinvolgimento. Non era mia intenzione non portare a termine quel compito ma proprio non potevo, stavolta. Mentre ripassavo nella mia mente queste ragioni, sentii il mio sedere avanzare nella seduta del divano. Una chiara sensazione di comodità aumentava. Il corpo diventava lentamente sempre più morbido, quasi soddisfatto. Questa distensione favoriva intanto l'affievolirsi della tensione mentale del rompicapo e già vedevo avanzare un nuovo pensiero, più rilassante e comodo. La mia mano stava per avanzare verso il mio smartphone per completare il rilassamento con immagini da scrollare a caso, quando: "Eureka! - esclamai tra me e me." Mi ero appena reso conto dell'allineamento dei miei pianeti e dell'eclissi che stavano per provocare. Per delle leggi anatomiche a me ancora oscure, i miei pensieri avevano causato uno scivolamento del mio fondoschiena, e questo favoriva il rilassamento emotivo che a sua volta spegneva il pensiero. Che perfezione in questo magnetico meccanismo di autoregolazione. Ma stavolta me ne ero accorto! Intanto, il mio compito restava irrealizzato sulla scrivania. Carico della mia intuizione, mi raddrizzai sorridendo. Ora c'ero Io, la variabile che nessun automatismo può condizionare. Mi sistemai alla scrivania, e rapidamente portai a termine il mio compito con leggerezza ed efficacia.

La Gestalt come filosofia incarnataChi ha conosciuto il vecchio maestro e la sua Gestalt, ne ha ammirata soprattutto la ...
11/02/2026

La Gestalt come filosofia incarnata

Chi ha conosciuto il vecchio maestro e la sua Gestalt, ne ha ammirata soprattutto la feconda prassi. Tuttavia, e spesso senza saperlo, ha goduto anche dell’implicita filosofia incarnata nei sapienti gesti di arte terapeutica. Questa simbiosi tra tecnica, presenza e pensiero, una sorta di filosofia agita e provocata o di azione filosofica, di cui la Gestalt si fa artefice, appare come il definitivo superamento della diade teoria e prassi, che da sempre ha caratterizzato gli approcci terapeutici: da un lato uno schema teorico, soprattutto interpretativo e diagnostico; e dall’altro, un insieme di tecniche a esso coerente e indirizzato alla cura. Al suo posto, è promossa una filosofia dell’ovvio, sganciata da modelli di normalità e con vocazione pratica allo sviluppo del potenziale umano, piuttosto che al suo riadattamento: una visione esistenziale che vede proprio nel desiderio di cura dell’uomo il principale elemento di sofferenza, di tortura e di sequestro permanente di buona parte dell’energia vitale e creativa; oltre che di deresponsabilizzazione per “quello che è”, in nome di quel che “vorrebbe o dovrebbe essere”. Con la Gestalt si emancipa la “differenza” dalla “devianza” con cui la identifica una cultura della psicoterapia votata alla cura della sofferenza, piuttosto che al suo sviluppo.

Tratto da "Fiori di montagna" di Mimmo Ciavarelli

Preferiamo abitare in un mondo superficiale che ci illudiamo di poter decifrare, anche se pieno di delusioni e sofferenz...
08/02/2026

Preferiamo abitare in un mondo superficiale che ci illudiamo di poter decifrare, anche se pieno di delusioni e sofferenze inaspettate, piuttosto che vivere in un mondo troppo complesso e mutevole, per essere interpretato e previsto; un mondo, che potrebbe solo essere vissuto: e vivere, può essere veramente spaventoso.

Tratto dalla puntata 2 di Gestalt Food – La Gestalt è pratica del paradosso di Mimmo Ciavarelli

👉 Link al video https://youtu.be/tZYgEOPbSXk?si=Ieo7QXjV1oYn02x0

Le parole per dirlo – Racconto n. 2FARSI PIACERE CIÒ CHE NON PIACEDI MIMMO CIAVARELLIIl racconto tocca il tema dei confl...
04/02/2026

Le parole per dirlo – Racconto n. 2

FARSI PIACERE CIÒ CHE NON PIACE

DI MIMMO CIAVARELLI

Il racconto tocca il tema dei conflitti caratteriali. La soluzione proposta, solo apparentemente paradossale, mostra come favorire il processo di ristrutturazione, spontaneo e istantaneo, del campo in cui il conflitto si muove, condizione essenziale per la sua dissoluzione.

Qualche tempo fa, durante un viaggio in treno piuttosto noioso, m'imbattei in un curioso personaggio, un uomo di una certa età dall'aria gioviale. Seppur silenzioso, non dava l'idea di voler stare sulle sue, così, per passare il tempo, attaccai bottone. Come accade a volte con gli estranei disponibili, ci trovammo a parlare di argomenti di un certo tipo. "La felicità, caro Signore - gli dissi - sta tutta nel riuscire sempre a fare quel che ci piace". Lui mi guardò sorridendo come si fa con un bimbo che ha appena scoperto com'è il mondo: "Caro Signore - mi rispose con distaccata condiscendenza - Seppure ci riuscisse potrebbe sì essere felice, ma non completamente". "Perchè mai? -gli chiesi" Mi rispose prontamente: "Perché la sua presunta felicità sarebbe solo la dimostrazione che Lei non è libero. - Poi, abbassando la voce, fin quasi ad un sussurro - Chi non è libero non potrà mai essere veramente felice." Lo guardai sorpreso, e gli chiesi una spiegazione, che lui condensò in una frase che mi colpì oltremodo: "Vede, se Lei vuol essere felice, deve imparare a farsi piacere ciò che non Le piace." Sbigottito, mi lanciai in reiterate richieste di chiarimento di quello che mi sembrava lì per lì uno scherzetto, un paradosso. Per essere felice avrei dovuto imparare a non esserlo. Ma il brav'uomo, sempre con gentilezza, evase tutte le successive domande, rifiutandosi di fornire alcuna spiegazione alla sua affermazione. La mia stazione era ormai in vista e lo salutai raccattando il mio piccolo bagaglio. Scesi un po' turbato, ma fui ben presto catturato dalla mia vita quitidiana, scordando quell'incontro così inusuale. Solo tempo dopo mi ritrovai a ripensare a quelle parole che mi sembrarono nascondere qualcosa di meno banale di quel che sembravano. Stavo rincasando, quando sentii lungo le scale qualcuno che canticchiava allegramente. Era l'uomo delle pulizie intento a lavare i gradini, uno dopo l'altro, seguendo un ritmo evidente, con maestria ed efficacia. Un lavoro sicuramente faticoso e noioso, che tuttavia, e per me del tutto immotivatamente, mi sembrava gradire. Era questo che il mio compagno di viaggio voleva intendere? Ma no, mi risposi, a lui questo compito piaceva, non ne capivo il perchè, ma era evidente che stava solo seguendo la sua inclinazione e il suo diletto. Non avrebbe mai sofferto mentre eseguiva quel compito. Io invece non mi immaginavo affatto di poter fare quelle cose allegramente. Entrai a casa e mi diressi lentamente nel mio studio dove mi aspettava il solito disordine di carte e libri che affollavano senza motivo la mia scrivania. Ecco una cosa che assolutamente non mi piaceva: riordinare tutto quel trambusto. Non lo avevo mai voluto fare, né mi piaceva che altri lo facessero per me. Anche io in fondo seguivo la mia natura, sopportandone con malanimo e con lamenti, tutte le conseguenze. Mentre fissavo tutto quel disordine fui colto da uno strano e nuovo desiderio. Mi stava venendo voglia di riordinare tutto, ma non come una ineluttabile necessità, il cui unico esito, lo sapevo, sarebbe stato il procrastinare o il farlo solo superficialmente, o peggio di malavoglia. No, stavolta il desiderio di metter mano al caos che dilagava sullo scrittoio ingoiando con tenacia ogni angolo ancora libero non retrocedeva, anzi diventava ancor più grande. Cosa mi succedeva? Stavo desiderando ciò che non mi piaceva con una forza sconosciuta. Ogni resistenza sembrava svanita e, senza quasi accorgermene, cominciai a metter ordine. Dapprima timidamente, quasi toccando a caso gli oggetti, poi, con sempre più lena. Il desiderio non retrocedeva, anzi aumentava man mano che il lavoro procedeva, fino a trasformarsi in un vero piacere. Cominciai anche a canticchiare, proprio come l'uomo delle pulizie mentre lavava le scale. Passai molte ore, scordandomi del tempo che scorreva, e quando ebbi finito, mi allontanai dalla scrivania per ammirare l'opera compiuta. Mi sentivo un'artista che finalmente ha completato la sua creazione e la contempla soddisfatto. Una strana gioia mi prese e sentivo lacrime di commozione affacciasi ai miei occhi. Avevo compreso. Come era tutto semplice e ovvio: ero libero. Uscii dallo studio che era sera. Andai nel salotto e uscii sul balcone per prendere una boccata d'aria. Respirai a fondo e in silenzio ringraziai il mio sconosciuto compagno di viaggio. Mi aveva fatto dono della chiave della vita.

Il 16 17 e 18 Gennaio 2026 si è tenuto a Vò (Padova) il Training Workshop invernale del progetto Gestalt Road di Mimmo C...
30/01/2026

Il 16 17 e 18 Gennaio 2026 si è tenuto a Vò (Padova) il Training Workshop invernale del progetto Gestalt Road di Mimmo Ciavarelli presso "La tana del tasso"

Secondo la visione gestaltica, la struttura della realtà è paradossale e ogni disagio esistenziale deriverebbe dal non r...
26/01/2026

Secondo la visione gestaltica, la struttura della realtà è paradossale e ogni disagio esistenziale deriverebbe dal non riuscire a sopportare questa verità. La cura, che la Gestalt propone per queste sofferenze, consiste nell’imparare a praticare il paradosso.

Tratto dalla puntata 2 di Gestalt Food – La Gestalt è pratica del paradosso di Mimmo Ciavarelli

👉 Link al video https://youtu.be/tZYgEOPbSXk?si=Ieo7QXjV1oYn02x0

Il successo della GestaltIl successo della Gestalt therapy sta tutto nella sua evidente efficacia. La rapidità con cui i...
15/12/2025

Il successo della Gestalt

Il successo della Gestalt therapy sta tutto nella sua evidente efficacia. La rapidità con cui il vecchio Fritz era in grado di portare in luce e dissolvere conflitti, smascherare copioni e restituire genuinità improvvisa all’uomo che aveva davanti, destò meraviglia in tutti coloro che avevano abitudine agli interminabili percorsi analitici e alle terapie a puntate. Il suo regno fu il grande salone di Esalen, nella bellissima tenuta che Michael Murphy aveva voluto destinare al “Centro per lo sviluppo del potenziale umano”, che sorgeva a Big Sur, in California, affacciata sull’oceano. Era lì che Fritz teneva le sue sessioni di gruppo: il “mio circo”; come soleva chiamarlo. In quel salone si ammassavano, a volte, fino a cento persone che, a turno, calcavano le assi del suo palcoscenico e sedevano sulla “sedia calda” che li avrebbe, di lì a poco, liberati dai loro autoinganni e dalle auto torture nevrotiche. Quando posso guarire? Ora e qui: sembra rispondere la Gestalt; smascherando, nel presente della relazione, le pretese di ciò che vorrebbe esser considerata malattia e rifiutando la complicità con l’inganno di chi si propone, al contempo, creatore e vittima dei suoi sintomi. Certo, queste “guarigioni istantanee” così spettacolari, non vanno confuse con un processo di maturazione che solo la vita e il tempo può favorire; ma dimostravano, comunque, la possibilità istantanea per ogni uomo di ritrovare la strada di se stesso e delle sue intatte potenzialità.

Tratto da "Fiori di montagna" di Mimmo Ciavarelli

09/12/2025
Le parole per dirlo – Racconto n. 1LA CHIAVEdi Guido FerraLa distrazione è un difetto o un’esercizio di libertà? In ques...
06/12/2025

Le parole per dirlo – Racconto n. 1

LA CHIAVE

di Guido Ferra

La distrazione è un difetto o un’esercizio di libertà? In questo racconto, in modo sorprendente, ma ovvio, si scioglie l’enigma e si dissolvono i conflitti grazie a una chiave.

Sono distratto, questo me lo ripeto da molti anni. Sempre con la testa tra le nuvole a inseguire qualche interessantissimo pensiero, mi trovo spesso nei guai per le tante cose p***e. Patenti da duplicare, portafogli lasciati in luoghi inusitati, chiavi tragicamente dimenticate in oscuri meandri, oppure lavate in lavatrice, o lasciate in casa e rammentate solo dopo aver chiuso la porta. A questi accadimenti seguono infallibilmente autoaccuse, mea culpa, assoluzioni, solenni promesse di cambiamento, tentativi di correzione, tutti inutili. Infatti, il male è difficile da eradicare perché porta il mio nome. Veniamo dunque a sabato scorso. Rincasando con l'auto, poco prima della mezzanotte, mi appresto a parcheggiare. Penso: “Che fortuna avere trovato questo garage, il prezzo è buono, praticamente è sotto casa, il personale è gentile. Poche regole, anzi solo una: lasciare le chiavi in auto dopo averla parcheggiata”. Ovvio, dato che i posti non sono assegnati, ma cambiano con le esigenze di ingressi ed uscite dei clienti, e può essere sempre possibile doverla spostare anche durante la notte. Ammetto che un paio di volte ho dimenticato anche questa semplice regola. Perso nella consueta nuvola di pensieri, in quei casi, ho eseguito automaticamente la sequenza di gesti che ripeto dappertutto, ma che in garage erano assolutamente da evitare: ho sfilato le chiavi dal quadro, mettendo il volante in posizione di blocco, per poi, con le malcapitate in tasca, dirigermi tranquillamente a casa. Certo, ora non lo faccio più. Sono stato richiamato, con gentilezza in quelle occasioni, ho chiesto scusa ed ho capito la lezione. Basta solo stare più attenti! Con questi pensieri, sabato, dopo aver parcheggiato, torno a casa, e dopo un po' vado a letto. Verso le sei del mattino il campanello della mia porta sembra impazzito. Qualcuno lo sta suonando convulsamente. Mi sveglio, tutto insonnolito. Sbircio il cellulare sul comodino e vedo che mi segnala trentadue chiamate p***e. Mia madre in fin di vita? Controllo: sono tutte di Mario-Garage. Capisco di colpo e mi precipito alla porta. Apro, è Mario: “Dottò, vi siete ancora una volta portato le chiavi”. Ancora in pigiama, controllo nella tasca del giubbotto. Ha ragione. Farfuglio un “mi dispiace - mentre le recupero e gliele do”. Lui va via. Torno a letto, mortificato, dispiaciuto. Ora basta, vanno presi provvedimenti seri, stavolta. Non posso continuare così. Decido di elaborare una soluzione che mi inchiodi, e che mi impedisca di farlo ancora. Devo costringermi all'attenzione! La mia colpa deve avere una conseguenza, devo assumerne la piena responsabilità. Così, più tardi, verso le otto e mezza, decido di scrivere al garagista: “Mi dispiace molto, Mario, non lo rifarò più. Per assicurarle che questo avvenga davvero, mi impegno, qualora accadesse di nuovo, a pagarle, oltre alla mensilità in corso, altre due in sovrapprezzo, come multa”. Alle otto e trentotto Mario-Garage mi risponde: “Dottò, ma quando mai. Non vi preoccupate. Facciamo la copia delle chiavi e me la date a me, così stiamo tranquilli”.
Rimango di sasso, poi mi metto a ridere. La soluzione di Mario mi sorprende perché è ovvia, perfetta, a prova di errore: “Come ho fatto a non pensarci?” Mette in scacco la mia distrazione, senza cambiarla, e senza punirla. “Che succederà la prossima volta? Niente”. La vera soluzione non può che avere questa estetica.

Indirizzo

Via Bosco Pedrocchi 45
Padua
35124

Notifiche

Lasciando la tua email puoi essere il primo a sapere quando Arte del Fare pubblica notizie e promozioni. Il tuo indirizzo email non verrà utilizzato per nessun altro scopo e potrai annullare l'iscrizione in qualsiasi momento.

Contatta Lo Studio

Invia un messaggio a Arte del Fare:

Condividi

Share on Facebook Share on Twitter Share on LinkedIn
Share on Pinterest Share on Reddit Share via Email
Share on WhatsApp Share on Instagram Share on Telegram

Digitare