07/02/2026
Giornata Nazionale contro il Bullismo e il Cyberbullismo
In questa giornata dedicata a un fenomeno così complesso e multifattoriale scegliamo di fermarci a riflettere su un aspetto determinante e spesso trascurato: l’esempio degli adulti e la cultura diffusa che avvolge i nostri bambini e adolescenti molto prima che si parli esplicitamente di bullismo.
Il bullismo non nasce all’improvviso. È lo specchio di un clima sociale in cui la forza sembra contare più della delicatezza, la rapidità più dell’ascolto, la competizione più della cooperazione. Anche la scuola, a volte suo malgrado, assorbe questa impostazione: tutto corre veloce, tutto si misura, tutto sembra richiedere di “stare al passo”. Chi ha ritmi diversi, chi porta fragilità, sensibilità particolari o neurodivergenze, rischia di percepire la propria differenza come un errore. E in quel terreno si insinua facilmente l’esclusione. Chi vive in un contesto dove regnano violenza, prevaricazione, solitudine affettiva e trascuratezza emotiva rischia di farsi forte con la forza e con la sopraffazione del più debole. E in questo terreno possono attecchire gli atti di bullismo.
I ragazzi osservano gli adulti in ogni spazio della loro vita: nelle famiglie, nelle piazze digitali, nel dibattito pubblico. E in questo tempo storico, segnato da conflitti e guerre che ridisegnano il mondo, da una preoccupante deriva antidemocratica, da narrazioni polarizzate e da diffuse manifestazioni di intolleranza, il modello degli adulti non sempre è un approdo rassicurante. Basta scorrere i social per vedere come gli stessi adulti si parlino spesso con rabbia, odio, disprezzo, alimentati dall'invisibilità dietro uno schermo, con quella logica del “prevalere” che poi ritroviamo amplificata nelle relazioni tra i ragazzi.
In un clima simile, la gentilezza sembra quasi fuori moda, scambiata per fragilità. E invece è proprio lì che sta la vera forza: nella capacità di restare umani anche quando intorno si alimenta la durezza; nella scelta di non ferire quando sarebbe più facile farlo; nel riconoscere valore a chi procede diversamente da noi. La gentilezza è un atto adulto, consapevole e profondamente coraggioso.
Non si può negare che il primo terreno di prevenzione è proprio quello che costruiamo noi adulti, tutti: il modo in cui ci esprimiamo, le parole che scegliamo, la capacità di dissentire senza distruggere, la disponibilità a vedere l’altro senza incasellarlo. È questo che permette ai ragazzi di crescere in un contesto capace di rispetto, e non soltanto di giudizio. Fondamentale la presenza di adulti capaci di ascoltare autenticamente e di osservare in profondità, quello che uno sguardo, un gesto può dire a scuola e in famiglia.
Ma gli adulti, genitori ed insegnanti, non possono essere lasciati soli in questo difficile ruolo. Occorre un'intera comunità educante di adulti, inclusi i decisori politici, responsabili. Ed è per questo che l’educazione emotiva e sessuo-affettiva nelle scuole, sin dalla prima infanzia, deve essere affidata a professionisti competenti, a psicologi opportunamente formati. Perché aiutare i bambini a riconoscere le emozioni, i confini, le differenze, il senso delle relazioni, è forse l’investimento più importante che possiamo immaginare per il loro, e per il nostro, futuro.