Ottavia Consulenze

Ottavia Consulenze Studio associato
Dott.sse Marianna Quattrocchi e Marianna Di Rosa

25/09/2022

Il frastuono mediatico che ha accompagnato la vicenda nel corso di tutta una estate non è soltanto il frutto, ho pensato, della curiosità indiscreta dei media. Quello cui ci mette di fronte la crisi vissuta da due persone cui in apparenza non mancava nulla per essere felici, infatti, è qualcosa che ci riguarda tutti, l’importanza fondamentale della coppia per l’equilibrio psicologico delle persone che nella coppia hanno creduto.
La gravità di un lutto, diceva Freud, non dipende da quello che si perde ma dalla importanza degli investimenti affettivi che sono stati fatti sull’oggetto della perdita. La crisi di un matrimonio in cui si è creduto ed in cui ci si è coinvolti tanto come nel caso di Francesco ed Ilary e come in tanti altri casi dovrebbe essere considerata dunque come un lutto. Cui si può reagire in tanti modi. Con la fuga ( in altre storie più o meno finte, in altre vite più o meno illusorie ) ma soprattutto la rabbia perchè per fare fronte al dolore, per non incontrarsi con il dolore proprio e con il dolore dei figli che soffrono e ti guardano e vorrebbero capire, la difesa più semplice è quella di cercare qualcuno che ti dia ragione e ti aiuti ad attribuire all’altro (alla sua violenza o ai suoi tradimenti) la colpa di quello che è accaduto e sta accadendo.
Si può arrivare alla violenza fisica e all’omicidio, la cronaca ce lo ribadisce ogni giorno, sull’onda di queste emozioni e di queste passioni. E più spesso si arriva però, quando le persone sono un pò più organizzate dal punto di vista psicologico, al Tribunale Civile dove la violenza è verbale ma spesso ugualmente cieca e senza riguardi per i danni che produce sui protagonisti della lite e soprattutto sui figli. Tornando a Totti e ad Ilary, c’è qualcuno che pensa che ci sia rischio di non essere sufficientemente ricco per uno dei due dopo la separazione? A me è accaduto spesso di vedere, quando le coppie in crisi sono ricche o famose, che gli scontri sui soldi, sulle case, sull’immagine dell’altro, amplificati dai media e sobillati, come spesso purtroppo accade, da avvocati a mio avviso poco professionali, servono, da una parte e dall’altra, a veicolare il risentimento, la rabbia e magari l’odio. Con ricadute pesanti sui figli, soprattutto sui più piccoli.
Il lavoro che faccio da tanti anni insieme a tanti altri con le coppie e con le famiglie mi permette di dire oggi con serenità e senza presunzione che, silenzioso e privato, basato sull’ascolto e sulla capacità di accogliere e dare parole al dolore di tutti, il tribunale della terapia è molto piu’ adatto ad affrontare la crisi di una famiglia in lutto di quello, chiassoso e violento del conflitto civile. Se ne esce con l’idea di una separazione davvero consensuale, a volte, o con l’idea, altre volte di un tentativo di riprovarci. Con l’umiltà sempre però di chi riesce a riflettere su se stesso oltre che sulle colpe dell’altro.
Riusciranno anche Ilary e Totti a riflettere su una possibilità di questo tipo ? Io sul serio me lo auguro perchè cosi, da lontano, mi fanno simpatia e un po’ di tenerezza. Pur essendo io da sempre un laziale convinto. Al di là del caso particolare, tuttavia, riusciremo mai noi, gli psicoterapeuti che credono nelle risorse della coppia e della famiglia, a rendere popolare e credibile la nostra proposta ?

05/09/2022
14/06/2022
13/06/2022

La sofferenza emotiva: cuori spezzati e non cervelli rotti

I comportamenti, sintomatici e non sintomatici, che ci vengono più naturali nel corso della vita adulta sono collegati a schemi che abbiamo appreso durante la nostra crescita, nel rapporto con le persone più importanti della nostra vita, soprattutto infantile: schemi cui i nostri comportamenti si collegano seguendo tre fondamentali processi di copia. Il primo di tali processi è quello di “essere come l’altro era“, ed è chiamato imitazione, perché la persona si comporta come si comportava la sua figura significativa: identificandosi con quella. Il secondo processo di copia, la ricapitolazione, è quello di chi si comporta come se lui fosse ancora un bambino di fronte a un altro significativo ancora presente che ha il controllo della situazione della sua vita. Il terzo processo di copia, l’introiezione, è quello di chi tratta se stesso adesso come è stato trattato allora.
I processi di copia sono universali, li usiamo tutti. Copiamo sia i comportamenti normali sia quelli anormali: non c’è differenza, ciò che cambia è ciò che viene copiato. I comportamenti caratteristici delle persone che soffrono di un disturbo emotivo, sono quelli che fanno vivere male loro stessi e/o gli altri e sono la conseguenza in qualche modo naturale, nell’età adulta, di situazioni relazionali in cui a soffrire è stato il bambino. La biologia naturale ci riconosce che siamo esseri viventi il cui compito principale è quello di sopravvivere e vivere. In ragione di questo il nostro primo istinto sarà quello di metterci in salvo, imparando a riconoscere ciò che per noi costituisce una forma di sicurezza e di salvezza e ciò che invece rappresenta una minaccia. Rabbia, ansia e depressione hanno sempre una funzione, sono delle “cose positive“ per noi, perciò dobbiamo comprenderne la funzione, capire cosa stanno facendo per noi.
Questi comportamenti “normali“ hanno una funzione adattiva, diventano sintomi se sono incongrui al contesto. I sintomi non sono i segnali di qualcosa che non funziona o che si è rotto nella persona, ma rappresentano un tentativo estremo di adattamento; non si manifestano mai come entità isolate, ma appartengono a una catena di eventi che inizia con la percezione di una minaccia. Dobbiamo sempre chiederci cosa spinge una persona a mantenere attivi i suoi sintomi, a mantenere quelle condotte apprese fin da piccolo anche da adulto, nonostante i tanti guai che gli procurano. Questo fenomeno è dovuto al desiderio di gratificare, di ottenere il riconoscimento e l’approvazione delle figure di attaccamento, mettendo in atto i processi di copia e ubbidendo alle norme che, secondo il soggetto, loro hanno stabilito per lui. Così facendo si sente più vicino ai suoi genitori e più rassicurato: è la vicinanza psichica di cui ha bisogno! L’obiettivo della psicoterapia consiste nell’aiutare le persone a sviluppare quella base sicura interna che consente la differenziazione amichevole dalle rappresentazioni interiorizzate nel momento in cui si trova di fronte alla percezione di una minaccia o di una condizione di sicurezza, liberando dalla tirannia dei messaggi sbagliati e confusi che provengono dall’attivazione delle rappresentazioni interne. La rabbia, l’angoscia e la depressione che in modo così regolare vengono vissute e provocate dalle persone che soffrono di disturbi emotivi, debbono essere curate come la manifestazione clinica di una sofferenza legata a “cuori spezzati“, non come sintomi di un malfunzionamento del cervello.

05/04/2022

Coppie: lamentela vs richiesta

All’inizio le relazioni sono fantastiche perché accettiamo il partner così com’è. La novità e la sfida all’inizio stimolano un alto livello di dopamina nel cervello, cosa che temporaneamente accresce la nostra capacità di soprassedere alle mancanze del partner. Poi, alla lunga, man mano che intervengono routine, comodità e familiarità, ci assumiamo il compito di cercare di migliorare il partner, di aggiustarlo, di correggerlo o cambiarlo in qualche modo. Questo è un veleno lento che uccide la passione e l’amore. Desiderare di migliorare qualcuno sembra amore ma non lo è. Cambiare noi stessi per fare ciò che è giusto invece di cercare di cambiare il nostro partner, smetterla con le critiche, scoprire il perdono, sono espressioni di vero amore. Quando in una relazione ci lamentiamo, è perché non ci piace qualcosa e vogliamo che il partner cambi in modo da poter ottenere ciò che vogliamo. Va bene desiderare maggior supporto, ma lamentarsi non è il modo migliore per ottenerlo. Ogni lamentela ha in sé una richiesta. Ma quando ci lamentiamo, le nostre richieste danno più l’impressione di essere pretese. Più spingiamo il partner a cambiare, più sarà restio ad ascoltarci a reagire in modo produttivo. Riformulando le nostre lamentele sottoforma di richieste non di pretese, possiamo trasmettere il medesimo messaggio in un modo più positivo. Per rendere una richiesta ancora più efficace e positiva, potrebbe essere utile usare frasi brevi. Più parole usate, più resistenza incontrerete nel partner. Ecco alcuni esempi di come riformulare le vostre lamentele in forme di richieste brevi, usando meno parole possibili per fornire ragioni e giustificazioni alla vostra richiesta:

-Lamentela: “Continui a dimenticarti di portare fuori la spazzatura“. Richiesta: “Ti ricorderesti di portare fuori la spazzatura? Inizia a puzzare quando resta per più di qualche giorno“.
-Lamentela: “Hai lasciato di nuovo la cucina in disordine“.
Richiesta: “Metteresti in ordine la cucina?“.
-Lamentela:”Non hai risposto al telefono neanche questa volta. Non riesco mai a parlare con te“.
Richiesta: “Oggi quando esci ti ricorderesti di lasciare acceso il telefono così posso chiamarti? Vorrei davvero sentirti durante il giorno“.
-Lamentela:”Continui a lasciare i vestiti sul pavimento in camera da letto“.
Richiesta: “Cercherai di ricordarti di raccogliere i vestiti dal pavimento in camera da letto?“.
-Lamentela: “Continui a correggermi davanti ad altre persone e questa cosa non mi piace“.
Richiesta: “Ti dispiacerebbe non correggermi in pubblico? Se non è davvero importante, preferirei lo facessi in privato“.

All’inizio può essere faticoso, ma può risparmiare un sacco di tensione e, alla fine, richiede molto meno tempo. Altri esempi di frasi che esprimono richieste, senza far sentire il partner sotto attacco e, di conseguenza, rifiutante, sono:

-“L’altro giorno hai dimenticato di portare fuori la spazzatura. Apprezzo davvero quando non devo essere io a farlo e so che non sempre te ne dimentichi. Mi piace quando te ne ricordi. Grazie, ti amo“.
-“L’altro giorno il bancone della cucina era così appiccicoso dopo che hai preparato il frullato. Mi piace quando ti ricordi di pulire. So che non succede sempre. Grazie, ti amo“.
-“L’altro giorno sei arrivato a cena con mezz’ora di ritardo. Non ti ho visto per tutto il giorno e non sapevo doveri. Mi piace quando tieni il telefono acceso così posso chiamarti se stai facendo tardi. So che non sempre tardi e che spesso tieni il telefono acceso. Mi preoccupo quando non riesco a contattarti. Grazie, ti amo“.
-“L’altro giorno ho raccolto da terra tutti i tuoi vestiti degli ultimi tre giorni. La camera da letto è un aspetto più bello quando raccogli i vestiti. So che non sempre li lasci sul pavimento è che fai tanto per me in altri modi, ma mi piacerebbe che ti ricordassi di raccoglierli.grazie, ti amo“.
-“L’altra sera, alla festa del nostro amico, mi stavo divertendo un sacco. Ho provato imbarazzo quando hai cominciato a correggermi davanti agli altri. Apprezzo il tuo amore e apprezzerei anche che non mi correggessi in pubblico. So che avevi buone intenzioni e di certo non è una cosa che accade sempre. Grazie, ti amo“.
-“Questa settimana, in diverse occasioni, la luce in soggiorno è rimasta accesa. So che spesso lo spegni ma non sempre. Mi piace girare per casa senza dover spegnere tutte le luci. Sto cercando di non sprecare energia perché le bollette della luce diventano sempre più care. Grazie, ti amo”.

Far conoscere al partner i propri bisogni è importante, ma lo è ancora di più apprezzare ciò che fa nel modo giusto. Le donne si sentono più apprezzate quando sono ascoltate e rispettate, gli uomini si sentono più apprezzati quando ricevono una reazione positiva alle loro parole e azioni e, quando possibile, una reazione neutra ai loro errori. Quando una donna sorvola sugli errori di un uomo Holly minimizza, lui si sente ancora più apprezzato. E quando il partner riceve già numerosi messaggi di apprezzamento, trova più facile ascoltare e rispondere alle richieste che gli vengono rivolte.

Liberamente tratto da J. Gray

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Martedì 15:00 - 19:00
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