Marco Ferrara Fisioterapista

Marco Ferrara Fisioterapista Il corpo cerca l’armonia e coglie ogni opportunità per liberarsi da un utilizzo inadeguato.

Ecco un esempio lampante delle potenzialità del nostro organismo. 🤗👏🏻👏🏻👏🏻
06/02/2026

Ecco un esempio lampante delle potenzialità del nostro organismo. 🤗👏🏻👏🏻👏🏻

Le dissero che, essendo cieca e avendo la sclerosi multipla, non avrebbe mai realizzato neanche il sogno più semplice… ma lei non crede né nelle cose semplici né in quelle impossibili. Ora colleziona tre medaglie olimpiche, nonostante le sfide fisiche e sensoriali, infrangendo barriere, gareggiando tra i migliori e usando guide che la aiutano in pista. Al di là dei suoi traguardi, la sua storia è un’ispirazione sulla capacità di superare gli ostacoli e sulla resilienza: come un’atleta ha affrontato una malattia cronica e ha trasformato ogni caduta in una dichiarazione di coraggio.

Il piede ha immense potenzialità inespresse ma latenti che, adeguatamente stimolate a livello centrale, potranno poi rei...
06/02/2026

Il piede ha immense potenzialità inespresse ma latenti che, adeguatamente stimolate a livello centrale, potranno poi reintegrarsi in qualità di risposte automatiche.
Il piede “moderno” è penalizzato da millenni di adattamento costrittivo ma il suo sistema di controllo, quando inalterato a livello strutturale, è sempre pronto a recuperare!

Questo schema non parla di sensibilità. Parla di previsione.

Il piede non manda informazioni al cervello per “farti sentire il terreno”, ma per ridurre il rischio di caduta nei prossimi istanti. Ogni recettore lavora come un sensore di stabilità: misura variazioni, non dolore. Il sistema nervoso non ascolta, calcola.

Anticipa. Decide quanta libertà concedere al movimento.

Qui nasce l’errore più comune: interpretare rigidità, instabilità o dolore come segni di malfunzionamento. In realtà spesso indicano il contrario: il sistema sta aumentando il controllo perché ha smesso di fidarsi. Meno variabilità, più tensione, movimenti più prevedibili. Non è un difetto. È una strategia di sicurezza.

Ed è per questo che l’idea dell’esercizio perfetto per la propriocezione non regge. Ripetere sempre lo stesso stimolo viene rapidamente ignorato. Stimoli troppo intensi vengono letti come minaccia. Il sistema si adatta solo quando riceve variabilità gestibile, non quando viene forzato.

Dal punto di vista meccanico sembra che il corpo “cammini”. Dal punto di vista funzionale sta evitando il collasso. Quando il controllo aumenta, non è perché il corpo è debole. È perché il contesto è diventato prevedibile in modo sbagliato.. oppure imprevedibile nel momento sbagliato.

Il movimento non è qualcosa da dominare. È qualcosa con cui il sistema negozia continuamente. E quando questa negoziazione salta, il dolore diventa una soluzione logica, non un errore.

02/02/2026

Il problema è che spesso lo affermano le persone, come a voler spiegare quanto la loro condizione sia fisiologica e senza possibilità d’essere affrontata in maniera funzionale ad un miglioramento dei disturbi che le affliggono. Un nocebo spesso auto-indotto o che ripete un cliché culturale consolidato.
Ed è li che dovrebbero entrare in gioco le nostre competenze per dimostrare, con risultati inoppugnabili quanto, contrariamente ai timori o alla passiva accettazione, sia ancora possibile esprimere, anche in parte, quel potenziale latente che ognuno di noi conserva. 🤗

Il farmacista non è un “venditore” qualsiasi.Ricordiamolo e scegliamo consapevolmente. 🤗
22/01/2026

Il farmacista non è un “venditore” qualsiasi.
Ricordiamolo e scegliamo consapevolmente. 🤗

Ogni paziente è diverso🫂
Per questo esistono le preparazioni galeniche: medicinali realizzati su misura, direttamente dal farmacista, in collaborazione con il medico💊

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Quando i pazienti focalizzano l’attenzione sul dolore, ignorando i miglioramenti funzionali anche se evidenti ed obietti...
22/01/2026

Quando i pazienti focalizzano l’attenzione sul dolore, ignorando i miglioramenti funzionali anche se evidenti ed obiettivi, li rassicuro dichiarando che il dolore, quando non è cronicizzato, è un alleato che dobbiamo ascoltare per scegliere al meglio le strategie da intraprendere: una sorta di guida seppur fastidiosa, in grado di indicarci la strada, adattando le nostre scelte al dialogo che necessariamente dobbiamo instaurare nei suoi confronti.

24/12/2025
La “sentenza” della cervicale verticalizzata è una delle più ricorrenti, e viene spesso demonizzata a giustificazione di...
20/12/2025

La “sentenza” della cervicale verticalizzata è una delle più ricorrenti, e viene spesso demonizzata a giustificazione di un’infinità di disturbi. Stemperare i danni da nocebo resta una delle priorità di chi si occupa della salute delle persone. 🙂

Ed eccoci nuovamente alle porte del fine settimana, per un nuovo episodio di "Patologie Spiritose: tra curiosità e leggerezza!"

Oggi parliamo di un referto molto frequente nelle radiografie del collo: la verticalizzazione cervicale.Tranquilli: non significa che il collo si stia trasformando in un palo della luce.. ma che ha perso un po’ della sua naturale eleganza!

Cos’è e dov’è?

La colonna cervicale ha una curva fisiologica chiamata lordosi, che serve ad assorbire i carichi e distribuire le forze. Quando questa curva si riduce o scompare, si parla di verticalizzazione: il tratto cervicale diventa più “dritto” del normale. È una variazione posturale, non una malattia. E soprattutto: non è irreversibile!

Curiosità divertente

La verticalizzazione cervicale è una delle “diagnosi” più abusate nei referti.
Molti pazienti la leggono e pensano: “Oddio, ho il collo storto!”
In realtà potrebbe essere semplicemente.. la posizione in cui hai messo la testa quando ti hanno fatto la radiografia

Come si sviluppa?

Ci sono vari motivi per cui la lordosi cervicale si riduce temporaneamente: tensione muscolare (soprattutto trapezio, scaleni, elevatore della scapola), posture prolungate al computer o al telefono, contratture dovute al dolore, stress e respirazione alta e piccoli traumi o colpi di frusta.

In molti casi è un meccanismo protettivo: il corpo “irrigidisce” la zona per evitare movimenti dolorosi.

Nella vita quotidiana

La verticalizzazione cervicale può essere associata a rigidità del collo, mal di testa, fastidio a girare la testa, tensione alle spalle e formicolii alle braccia (più raramente).

Molti pazienti riferiscono di avere la sensazione di “testa pesante”, come se la cervicale fosse sempre sotto sforzo.

Parole complicate, spiegate semplici

Lordosi cervicale: la curva naturale del collo.

Raddrizzamento: riduzione temporanea della curva.

Biomeccanica cervicale: come si muove e distribuisce i carichi il collo.

Accenni di fisioterapia

La fisioterapia non “riporta la curva indietro come una molla”, ma lavora su ciò che davvero conta: funzione, movimento e carico.

Gli obiettivi sono migliorare il movimento cervicale, ridurre la tensione muscolare, lavorare sulla respirazione diaframmatica e toracica, riequilibrare scapole, spalle e tratto toracico, rieducare la postura in modo dinamico, NON rigido.

Spesso, quando i tessuti si rilassano e il dolore si riduce, la curva.. ritorna da sola.

Curiosità scientifica

Una verticalizzazione cervicale si osserva anche nel 50% dei soggetti asintomatici. Non predice artrosi, ernie o problemi futuri. È più correlata alla tensione muscolare che alla struttura ossea. Molti studi sottolineano che è un reperto radiologico, non una patologia.

Conclusione

La verticalizzazione cervicale non è un verdetto, ma un segnale: il collo sta lavorando un po’ troppo “in difesa”. Con movimento, respirazione e fisioterapia mirata, ritrova elasticità e funzionalità.. e smette di fare il palo della luce! 😁

A sabato prossimo per il prossimo episodio! 🤗

Grazie per la condivisione Dr. Francesco Garritano!
15/12/2025

Grazie per la condivisione Dr. Francesco Garritano!

In questi mesi, parlando con tante persone in studio e anche durante i miei eventi, mi sono reso conto di una cosa curiosa:
quasi tutti associano il “non riesco a dimagrire” solo alle calorie, al metabolismo lento o allo stress 🤯.
Quasi nessuno pensa alla circolazione linfatica.
E invece, in tantissimi casi, è proprio lì che si nasconde il vero blocco.
Quando la linfa rallenta, il corpo cambia modo di funzionare: si gonfia, trattiene, si infiamma… e dimagrire diventa complicato anche se mangi bene 🌿.

La circolazione linfatica è un po’ la “fognatura elegante” del corpo: porta via scorie, liquidi, proteine, residui metabolici e tutto ciò che non deve ristagnare nei tessuti.
Ma se questo sistema rallenta, il gonfiore non è un semplice gonfiore: è un linguaggio biologico che ci sta dicendo qualcosa 📢.

💡 Curiosità scientifica:
Il sistema linfatico trasporta ogni giorno 2–4 litri di liquidi, e più del 70% dei grassi alimentari passa attraverso la linfa sotto forma di chilomicroni prima di entrare nel sangue.
Se la linfa è lenta → anche il metabolismo dei grassi rallenta.

Quando la linfa non drena bene succedono tre cose fondamentali:
1. aumenta l’infiammazione di basso grado 🔥
2. si accumulano liquidi e tossine → gonfiore “resistente”
3. peggiora la sensibilità insulinica, perché il corpo vive in una condizione di carico metabolico continuo

E non è tutto.
Oggi sappiamo che il sistema linfatico dialoga direttamente con il metabolismo:
i vasi linfatici hanno recettori per ormoni che regolano fame, sazietà e ripartizione del grasso, come la leptina.
Tradotto: se la linfa è congestionata, i segnali ormonali arrivano male 🔄.

In diversi studi, quando i vasi linfatici non drenano bene, il tessuto adiposo diventa più infiammato e tende addirittura ad “espandersi”.
Non perché mangi troppo… ma perché il corpo è in una condizione di stagnazione metabolica.

E allora attenzione:
se ti senti gonfia, pesante, con gambe dure, caviglie segnate, addome “spugnoso”, stanchezza e difficoltà a dimagrire… il problema potrebbe essere linfatico, non calorico 🚫🍽.

Cosa aiuta davvero a rimettere in moto questo sistema?

* Movimento ritmico (camminata veloce, cyclette, rebound) 🚶‍♀️
* Respirazione diaframmatica 🌬
* Idratazione costante 💧
* Ridurre zuccheri e ultraprocessati
* Sonno profondo 😴
* Spazzolamento a secco, massaggi linfatici, pressoterapia
* Curare il microbiota 🦠
(perché il 50–60% della linfa arriva dall’intestino!)

💡Il sistema linfatico risponde molto rapidamente: quando la linfa ricomincia a scorrere, le persone notano in pochi giorni gambe più leggere, giro vita che si asciuga, pelle più tonica, energia più stabile.

Ed è per questo che in studio lo ripeto sempre:
“Non puoi dimagrire realmente se il tuo corpo è congestionato”.
Prima si libera… e poi si asciuga.
È fisiologia, non magia.

Dott. Francesco Garritano
Biologo Nutrizionista – Laureato in Chimica e Tecnologia Farmaceutiche ed in Scienze della Nutrizione
Divulgatore scientifico e autore

📚 Bibliografia essenziale

– Mihara M. et al., “The lymphatic system and obesity”, Nat Rev Endocrinol.
– Zawieja D.C., “Lymphatic physiology and the pathophysiology of lymphatic failure”, Microcirculation.
– Blum K.S., Proulx S.T., “Lymphatic system: development and role in health”, Annu Rev Cell Dev Biol.
– Scallan J.P. et al., “Lymphatic function and lipid metabolism”, Physiology (Bethesda).
– Escobedo N. et al., “Lymphatic dysfunction in metabolic disorders”, Cell Metabolism.
– Mortimer P., “Lymphatic health and fluid balance”, J Physiol.

Quindi, bisogna reagire: l’attività fisica è fondamentale, non serve ammazzarsi di fatica ma mettere in circolo l’ossige...
21/10/2025

Quindi, bisogna reagire: l’attività fisica è fondamentale, non serve ammazzarsi di fatica ma mettere in circolo l’ossigeno ed eliminare le tossine!
Per il resto, ci sono tanti approcci in psicoterapia ma, a mio avviso, il più adeguato è quello della Mindfulness, ma ricordate di consultare esclusivamente personale sanitario, cioè psicoterapeuti specializzati, per essere sicuri di non aprire porte che potrebbero mostrare qualcosa che non si è ancora pronto ad affrontare.
My 2cents. 🙂

Malgrado utilizzi tecniche notoriamente “differenti”, sia riguardo gli stimoli sui tessuti che in merito agli esercizi c...
18/10/2025

Malgrado utilizzi tecniche notoriamente “differenti”, sia riguardo gli stimoli sui tessuti che in merito agli esercizi che propongo per dare stabilità ai risultati ottenuti durante i trattamenti, alla base delle mie scelte resta sempre il ragionamento clinico e, principalmente, la volontà di poter essere d’aiuto a chi si rivolge alle mie cure, assumendone la responsabilità, senza per questo cadere nella trappola di chi si crede “tuttologo”, perché sono perfettamente consapevole dei miei limiti tanto quanto del mio ruolo professionale. 🙂

Complimenti per questo articolo veramente esaustivo e, soprattutto, scevro da concetti “virali”, copiati alla meno peggi...
14/10/2025

Complimenti per questo articolo veramente esaustivo e, soprattutto, scevro da concetti “virali”, copiati alla meno peggio da chi non abbia approfondito seriamente i principi base della MTC.
È stupefacente pensare come una cultura talmente differente dalla nostra, già millenni or sono sia riuscita a creare un corpus medico talmente vicino a quanto la scienza più avanzata stia lentamente ratificando.
Ovviamente non bisogna fare di tutta l’erba un fascio, ma va riconosciuta una profondità concettuale a dir poco strabiliante considerate le limitatezze tecnologiche dell’epoca d’oro della MTC.
Come poter utilizzare simili concetti di “vuoto” e “pieno” (traducendo liberamente dal cinese “impedenza e conduttanza”), essenziali nella MTC, riuscendo a sfruttarli a nostro vantaggio nei trattamenti che proponiamo, è una sfida giornaliera che mira ad integrare il ragionamento clinico tipico della nostra medicina (partendo dalle scienze basilari per la sua conoscenza, la fisica e la chimica appunto), con l’applicazione pratica mirata a stimolare l’organismo in maniera funzionale ai nostri obiettivi terapeutici.
Grazie per la condivisione!
🤗👏🏻👏🏻👏🏻

✍️ Caro collega oggi ti propongo un nuovo articolo del blog sulla terapia manuale assistita.

👨‍⚕️ MERIDIANI ENERGETICI: COSA SONO (e 2 segreti sconosciuti)

✳️ In questo articolo viene finalmente svelata la vera natura dei meridiani energetici della MTC e la fondamentale correlazione con la biofisica nel corpo umano.

👉 Qui trovi l’articolo completo (sarò felice di sapere cosa ne pensi e qual è la tua esperienza in merito): https://fascialfull.com/meridiani-energetici-cosa-sono/

In Occidente, almeno per la stragrande maggioranza delle persone, la “fame” resta principalmente legata a fattori emotiv...
10/10/2025

In Occidente, almeno per la stragrande maggioranza delle persone, la “fame” resta principalmente legata a fattori emotivi e di consuetudine, il che rende il digiuno consapevole una vera e propria strategia di ribellione, oltre che salutistica.

💣 DIGIUNO. IL GRANDE INGANNO DEL CIBO: IL SEGRETO NASCOSTO DEL PERCHÉ LE MULTINAZIONALI NON VOGLIONO CHE TU SMETTA DI MANGIARE (LETTERALMENTE)
Vuoi sapere perché il soliti "esperti" te lo sconsigliano?
No, gli studi scientifici non c'entrano nulla.
E no, il motivo non lo troverai nei giornaloni.
I motivi sono solo legati al limite biologico che nessuna pubblicità potrà mai superare:
👉 un essere umano può ingerire, in media, solo circa 700 kg di cibo all’anno.
Non di più. È fisiologia, non opinione.
Questo significa che le grandi aziende alimentari hanno un problema enorme: non possono aumentare le vendite facendo mangiare di più.
E l’incremento dell’1% annuo della popolazione mondiale non basta a far crescere i profitti.
Così hanno dovuto cambiare completamente strategia.
Non vendono più “cibo”:
👉 vendono emozioni, ideologie, status, abitudini… e dipendenza.
Ecco i loro veri meccanismi di marketing.
1️⃣ NON TI FANNO MANGIARE DI PIÙ, TI FANNO PAGARE DI PIÙ
Poiché non possono aumentare i chili venduti, devono aumentare il prezzo per caloria.
Come?
Creano linee “fit”, “protein”, “bio”, “gluten-free”, “plant-based”, “functional”.
Stesse materie prime industriali (spesso peggiori), ma storytelling premium.
→ Ti vendono l’illusione di salute, a prezzo triplo.
2️⃣ CREANO DIPENDENZA CHIMICA (BLISS POINT)
Zucchero + grasso + sale = picco dopaminico perfetto.
Le aziende investono milioni in laboratori per trovare la formula che ti fa dire “ne voglio ancora”.
Non è appetito: è addiction controllata.
Il cervello non distingue più cibo da droga.
Risultato: consumi ripetuti, fidelizzazione inconsapevole, obesità garantita.
3️⃣ MOLTIPLICANO LE OCCASIONI DI CONSUMO
“Colazione, spuntino, merenda, pre-allenamento, post-allenamento, snack della sera…”
Se non puoi farli mangiare più a pranzo e cena, li fai mangiare SEMPRE.
Ogni ora della giornata deve essere monetizzata.
→ La fame diventa marketing.
4️⃣ NASCONDONO L’INFLAZIONE: MENO CIBO, STESSO PREZZO
La “shrinkflation”: confezioni più piccole, stesse grafiche, stesso prezzo.
Oppure “mini versioni”, “snack pack”, “edizioni speciali”.
Risultato: paghi di più per meno cibo, senza accorgertene.
5️⃣ CREANO FALSI NEMICI E MODE “SALUTISTICHE”
Per continuare a vendere, ogni 2-3 anni devono inventarsi un nuovo colpevole e un nuovo eroe:
• “Senza grassi” (anni ’90)
• “Senza zucchero” (anni 2000)
• “Ricco di proteine” (2010)
• “Plant-based” (2020+)
• “Sostenibile” (oggi)
Demonizzano un alimento, ti vendono la “soluzione industriale”.
È lo stesso cibo, solo ribrandizzato per giustificare nuovi margini di profitto.
6️⃣ CONTROLLANO LA NARRAZIONE SCIENTIFICA
Le aziende finanziano studi, “esperti nutrizionisti”, influencer e testate.
Così orientano la percezione pubblica.
Hai presente frasi come:
“Una bibita al giorno non fa male se fai sport”
“I cereali del mattino aiutano la concentrazione”
“Le barrette proteiche sono perfette per la linea”
Tutti messaggi scritti nei loro uffici marketing, non in un laboratorio di biologia umana.
7️⃣ I FALSI BRAND INDIPENDENTI
Pensi di scegliere tra mille marche?
In realtà, l’80% dei marchi globali appartiene a 5 gruppi:
Nestlé, PepsiCo, Unilever, Danone, Mondelez.
Sembrano competitor, ma sono lo stesso cartello travestito da varietà.
Così ogni tuo acquisto finisce sempre nelle stesse tasche.
8️⃣ IL NUOVO BUSINESS: IL CIBO SINTETICO
Quando il mercato del “naturale” è saturo, arriva quello del “biotech”:
• carne coltivata,
• latte sintetico,
• proteine del pi***lo,
• “bevande cognitive”.
Dietro la facciata “etica” (green, cruelty-free, sostenibile) si nasconde il vero obiettivo: brevettare il cibo e controllare geneticamente la filiera.
9️⃣ IL NEMICO NUMERO UNO: IL DIGIUNO INTERMITTENTE ⏳
E se un giorno decidi di non mangiare?
Se inizi a fare digiuno intermittente e ti rendi conto che puoi vivere benissimo anche senza 5 pasti al giorno?
Ecco, quello è il vero problema per loro.
Perché il digiuno rompe tutto il loro modello economico.
Chi digiuna 16 ore al giorno riduce automaticamente della metà le occasioni di consumo.
Non compra snack.
Non beve bibite zuccherate.
Non ha bisogno di spuntini.
E soprattutto…
ritrova il controllo della fame vera, quella biologica, non quella imposta dal marketing.
Capisci cosa significa per le aziende?
Ogni ora in cui non mangi è un’ora in cui non generi profitto.
E infatti, guarda caso, appena il digiuno intermittente ha cominciato a diffondersi…
sono partiti gli articoli allarmistici.
Nel 2024 e 2025 i giornali di mezzo mondo hanno urlato:
“Digiunare 16 ore al giorno aumenta del 91% (o addirittura del 235%) il rischio di morire per malattie cardiovascolari!”
Una frase devastante.
Perfetta per far paura.
Perfetta per far smettere la gente di digiunare.
A riportarla è stato anche Dario "calorie" Bressanini, nel suo reel Instagram e in un video tratto dal suo libro.
Nel video cita due studi osservazionali su circa 20.000 persone seguite per 8 anni, che mostrano un’associazione statistica tra finestre di alimentazione inferiori a 8 ore e un rischio cardiovascolare più alto.
Ma — e qui sta il punto che nessuno ha ripreso — Bressanini stesso dice chiaramente che questi studi non dimostrano causalità, che non distinguono chi digiuna per scelta da chi salta pasti per stress o povertà e che, come sempre, i dati vanno interpretati con cautela.
Nonostante questo, le testate e i social hanno tagliato la parte prudente e tenuto solo la frase “+91% rischio di morire”.
Così il messaggio si è trasformato in un titolo perfetto per il mainstream:
👉 “Il digiuno fa morire.”
E ovviamente non poteva mancare la voce “ufficiale” della medicina televisiva, Matteo Bassetti. In una puntata di Dritto & Rovescio Bassetti ha dichiarato che “Chi pratica il digiuno intermittente ha un rischio maggiore di morire per malattie vascolari rispetto a chi mangia normalmente.”
E ha aggiunto di essere “contento di non praticarlo”.
Ancora una volta, il messaggio è chiaro: non importa se il dato è parziale, se lo studio è osservazionale, se la correlazione è debole.
L’importante è piantare il seme della paura.
Perché se inizi a credere che digiunare possa farti male, torni subito al tuo biscotto integrale, alla tua merendina “fit”, alla tua colazione “sana”... e l’industria torna a respirare.
Ma la scienza vera dice altro.
Le revisioni sistematiche più recenti mostrano che il digiuno intermittente:
migliora la sensibilità insulinica,
riduce la pressione,
abbassa i trigliceridi e il colesterolo LDL,
e aiuta a ridurre l’infiammazione sistemica.
In altre parole, fa esattamente l’opposto di ciò che l’industria vuole farti credere.
Non solo non “fa morire”, ma è uno dei pochi strumenti naturali capaci di resettare il metabolismo e restituirti libertà fisiologica.
Ed è proprio questo che dà fastidio.
Perché un corpo che sa funzionare bene senza mangiare di continuo è un corpo che non compra più snack, barrette, energy drink, “meal replacement” e merendine proteiche.
È un corpo libero.
E un uomo libero non è un buon consumatore.
Per questo demonizzano il digiuno.
Perché ogni ora in cui non mangi è un’ora in cui non guadagni loro niente.
Il digiuno intermittente non è pericoloso per il cuore.
È pericoloso per i loro affari.

🔥 Chi ha capito questo, ha già vinto.
Chi no, continuerà a chiedersi perché “ha sempre fame” e “non dimagrisce mai”, mentre il marketing ringrazia e sorride.

Indirizzo

Via Rosolino Pilo, 36
Palermo
90139

Telefono

091328535

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Chi sono

Pratico la libera professione come fisioterapista da circa ventotto anni, proponendo un mio personale approccio, basato sulle mie esperienze di studio avute, principalmente, fuori dall'Italia.

La passione per la mia professione è nata dall'esperienza diretta col trauma e dall' istintiva voglia di superarne le conseguenze psico-fisiche, poiché sono fermamente convinto che, per quanto possa sembrare avvilente, l'esperienza traumatica ci conceda l'opportunità di confrontarci con la nostra vera natura, riuscendo, così, a metterci in relazione con la parte più profonda del nostro essere, quella appunto in grado di farci decidere come reagiremo alle esperienze negative.

Il corpo è in grado di reagire ai traumi in maniera funzionale, basti pensare a quante volte ci siamo "sbucciati le ginocchia" da bambini; purtroppo la nostra cultura ci ha abituati a delegare anche questo compito, motivo per il quale, il più delle volte, sentiamo il bisogno di un aiuto, di un catalizzatore in grado di focalizzare la nostra capacità di reazione; è questo il compito di un terapeuta, una figura in grado di assumersi la responsabilità di questo ruolo, che faccia prendere coscienza delle proprie capacità latenti a quanti, coraggiosamente, si rivolgeranno a lui per affrontare positivamente sia le proprie esperienze traumatiche che i disagi del quotidiano che li affliggono.