13/02/2026
A volte un braccio bloccato non è un guasto meccanico. È un’armatura. È il corpo che tenta di "tenere insieme" i pezzi di un dolore troppo grande.
Una paziente di 45 anni si presenta in studio con un dolore al braccio destro che dura da tre mesi. Una tensione continua che le impedisce di alzare la spalla oltre i 45 gradi.
Gli esami (Eco e RMN) parlavano chiaro: “lieve flogosi del sovraspinoso”. Nulla che potesse giustificare un blocco così severo.
Durante la valutazione osteopatica, non emergeva nessuna causa strutturale proporzionale a quel dolore. È lì che ho ipotizzato una componente neurofasciale e viscero-somatica. Il problema non era "nella" spalla, ma "attraverso" la spalla.
Ho iniziato a lavorare sulle strutture profonde toraco-addominali. Seguendo il test di ascolto, le mie mani si sono concentrate sul peritoneo posteriore.
Perché proprio il peritoneo posteriore?
Quando il peritoneo si "arrabbia" (per un'infiammazione o un'irritazione), manda subito una segnalazione d'allarme per dire che qualcosa non va. Questa segnalazione viaggia lungo il nervo frenico.
Il nervo frenico corre veloce dall'addome verso l'alto, attraversa il torace e arriva dritto alla centralina nel collo. Il problema è che, proprio in quella stessa centralina, arrivano anche i cavi che portano i messaggi dalla pelle e dai muscoli della spalla.
Quando il segnale di dolore dal peritoneo arriva alla centralina, crea una sorta di "interferenza" o cortocircuito. Il cervello, che riceve migliaia di messaggi dalla spalla ogni giorno ma quasi mai dal peritoneo, si confonde. Guarda la centralina che lampeggia e pensa: "Ah, questo segnale viene sicuramente dalla spalla!".
Così, anche se il vero problema è nell'addome, tu senti male alla spalla. È un piccolo "errore di traduzione" del nostro cervello, che ci fa sentire un dolore lontano dal punto in cui è nata la scintilla.
Mentre lavoro sul peritoneo, la paziente esclama:
Mi manca l'aria, come se avessi attacchi di panico, sento una bolla gigante che si muove dentro di me!”
Nei giorni successivi, il dolore al braccio inizia a scendere, ma accade qualcosa di profondo: compaiono ansia e attacchi di panico.
In anamnesi emerge un vissuto mai elaborato:
UNA GRAVIDANZA PERSA 8 anni fa.
Quella "bolla" era l'energia di un lutto che chiedeva di essere finalmente ascoltato.
Nelle sedute successive abbiamo integrato il lavoro sul peritoneo con la neurodinamica sul nervo scapolare e il trattamento cranio-sacrale per modulare il nervo vago.
Durante il lavoro sul nervo, le sensazioni addominali tornavano, legate al ricordo del bambino perso. Ma lei, con un coraggio immenso, mi diceva:
“Dottore, andiamo avanti. Anche se soffro, sento che ora sto finalmente meglio.”
Dopo 4 sedute in 3 mesi, il risultato è andato oltre ogni aspettativa:
✅ Recupero completo dell’elevazione del braccio;
✅ Scomparsa totale del dolore;
✅ Stabilizzazione emotiva profonda.
Il commento finale della paziente è il senso del mio lavoro:
“Tutti mi dicono che sono cambiata anche caratterialmente... ma io non capisco come sia possibile!”
È possibile perché quando il corpo smette di proteggere un dolore antico, l’anima torna finalmente a respirare. L’osteopatia è ascolto.