04/01/2026
Perché tante persone colpevolizzano le vittime invece di offrire solidarietà davanti a tragedie come questa?
Questo meccanismo riguarda tutti. Non solo “gli haters”.
Quando accade un evento drammatico, improvviso, la prima cosa che va in pezzi non è la razionalità.
È una convinzione inconscia che il mondo sia un luogo più o meno prevedibile e che noi siamo al sicuro.
Dal punto di vista psicologico, giudicare le vittime diventa un modo esorcizzare questo passaggio prendendo distanza emotiva e recuperando un’apparente sensazione di controllo, volta a ridurre l’ansia e il dolore che ne derivano.
Non per capire.
Per non sentire troppo.
Quando pensiamo:
• “A me non succederebbe”
• “Io mi sarei comportato diversamente”
• “Hanno sbagliato”
stiamo tracciando un confine simbolico tra noi e chi ha sofferto.
Quel confine serve a proteggerci, perché riconoscerci ed empatizzare con gli altri, significherebbe accettare che potrebbe accadere anche a noi!
A smentire però questi falsi presupposti ci pensa la psicologia delle emergenze spiegando come nelle situazioni di pericolo il panico sia raro.
Molto più comune è il ritardo, l’esitazione, il cercarsi con gli sguardi, il voler capire cosa stia davvero succedendo, conformandosi a ciò che ci succede attorno.
Non è stupidità.
È il cervello umano sotto stress davanti ad una situazione insolita nella quale non sa come comportarsi, data la straordinarietà dell’evento!
Per quanto riguarda noi…
Ricordiamoci che Nei momenti peggiori della nostra vita l’unica cosa che può lenire le sofferenze è la Solidarietà umana e la vicinanza e il calore delle altre persone.
Diventare grandi significa riconoscere questi meccanismi assurdi della mente e scegliere di non seguirli.
Accorgersi che, davanti a certi eventi, la risposta più matura non è il giudizio, ma il rispetto!
L’unica verità purtroppo è che
alcune tragedie non sono prevedibili e colpevolizzare le vittime non ci proteggerà dalla prossima… ci allontanerà soltanto.