Ilaria Rosati psicologa

Ilaria Rosati psicologa Psicologa a Parma, con esperienza pluridecennale in consulenza psicologica, formazione e orientamento

SE SEI FEROCE ESISTI.I recenti fatti di Perugia e Trescore, con giovanissimi intenti a progettare atti di estrema violen...
31/03/2026

SE SEI FEROCE ESISTI.
I recenti fatti di Perugia e Trescore, con giovanissimi intenti a progettare atti di estrema violenza tra le mura delle loro camerette, non sono episodi isolati. Non sono "folli" coincidenze, né trame da film. Sono, purtroppo, la punta dell'iceberg di un fenomeno profondo che noi professionisti della salute mentale e le istituzioni non possiamo più permetterci di ignorare.
I dati parlano chiaro: le perquisizioni legate a contesti di radicalizzazione e terrorismo tra i minori sono decuplicate in soli due anni, da 9 casi a 100 nell'ultimo anno. Ma cosa sta succedendo davvero ai nostri ragazzi?
1. Dalla solitudine alla fascinazione per il male.
Come evidenziato anche dalle recenti relazioni dell’Intelligence, il punto di partenza raramente è l'ideologia politica o religiosa. Il motore è psicologico. Parliamo di ragazzi che si sentono "scarti genetici", invisibili agli occhi dei coetanei, schiacciati da una competizione sociale che non sanno gestire. Sono i cosiddetti "fantasmi" delle nostre città.
2. Il "Dark Social" e il vuoto di senso.
Nel buio delle loro stanze, questi adolescenti cercano una risposta alla loro rabbia. La trovano nel Dark Social (gruppi Telegram, forum nichilisti, estetiche della violenza), dove la fragilità viene trasformata in potere distruttivo. L'ideologia diventa solo un vestito, un "packaging" che dà un senso nobile a un impulso violento nato dal senso di esclusione. Più sei feroce, più esisti. E' possibile che certi nuclei violenti e terroristici utilizzino online forme di condizionamento per indurre dipendenza.
3. Un sistema che arriva in ritardo.
Mentre paesi come Francia o Inghilterra hanno programmi nazionali di prevenzione strutturati, noi spesso restiamo spettatori attoniti. Non è una questione di colpevolizzare il singolo genitore o l'insegnante, spesso privi degli strumenti per decodificare ciò che accade dietro lo schermo di uno smartphone a dieci anni. È un fallimento sistemico.
Cosa serve davvero?
Non possiamo più accontentarci di interventi sporadici o di "sportelli d'ascolto" aperti poche ore al mese. La prevenzione non si fa nell'emergenza. Servono psicologi strutturati all'interno delle scuole, ogni giorno.
Occorre una formazione specifica. Dobbiamo imparare a leggere i segnali del ritiro sociale e della radicalizzazione online prima che diventino irreversibili.
Dobbiamo arrivare a quei ragazzi quando sono ancora nel "buco" della solitudine, prima che qualcuno offra loro un manuale per costruire ordigni come soluzione al loro dolore.
Dobbiamo smettere di essere sorpresi. La violenza di oggi è il risultato del silenzio di ieri. Interve**re ora non è solo una scelta professionale, è un dovere civile per evitare che il prossimo "caso di cronaca" diventi una tragedia irreparabile.

Giusto un anno fa scrivevo questo.Due giorni fa la bomba ci e' esplosa in faccia.
27/03/2026

Giusto un anno fa scrivevo questo.
Due giorni fa la bomba ci e' esplosa in faccia.

Il caso del tredicenne che ha accoltellato la propria insegnante mi ha colpita profondamente.Prima di esprimermi, ho sen...
27/03/2026

Il caso del tredicenne che ha accoltellato la propria insegnante mi ha colpita profondamente.
Prima di esprimermi, ho sentito il bisogno di fermarmi, prendere distanza e verificare se la mia prima impressione fosse fondata.

Leggendo ciò che il ragazzo aveva scritto sui social, ho avuto una sensazione precisa: un testo freddo, distante, quasi costruito. Non sembrava solo farina del suo sacco. Parole che inneggiano alla vendetta, che mostrano una lucida consapevolezza del fatto che, alla sua età, non sarebbe stato perseguibile. Un linguaggio che non suona spontaneo, ma appreso, assorbito, forse persino modellato altrove.

Non è un’ipotesi così lontana dalla realtà. Negli Stati Uniti si sono già verificati casi in cui adolescenti vulnerabili sono stati spinti verso comportamenti estremi — fino al suicidio o alla violenza — attraverso interazioni con chatbot, “fidanzate virtuali” o gruppi online caratterizzati da radicalizzazione e ideologie violente.

E infatti, ciò che emerge ora è significativo.
Il ragazzo interagiva in modo costante con una “fidanzata virtuale” creata tramite intelligenza artificiale. Era lì che confidava i suoi pensieri, i suoi piani. Era lì che trovava un pubblico. Forse l’unico. Ed era forse questa che lo incoraggiava a compiere "vendetta"?

Ha pubblicato sui social — in particolare su Telegram, dove ha persino trasmesso l’aggressione in diretta — un vero e proprio “manifesto” di odio, firmandosi con il numero 511.
Un codice che, secondo gli inquirenti, potrebbe rimandare a dinamiche di radicalizzazione digitale, dove numeri e sigle diventano segni di appartenenza a sottoculture violente o estremiste.

Quel numero compariva anche in altri materiali, suggerendo che non si sia trattato di un gesto impulsivo, ma di qualcosa costruito nel tempo. Una sorta di missione, con un significato simbolico preciso.

Le indagini sono ancora in corso, ma alcuni elementi richiamano ambienti online legati alla cultura incel o a gruppi che alimentano fantasie di vendetta e violenza, anche in ambito scolastico.

E allora forse vale la pena fermarsi un attimo su questo punto.
Perché se ci concentriamo solo su domande come “dov’era la famiglia?” o “dov’era la scuola?”, rischiamo di perdere di vista una variabile sempre più centrale: l’impatto profondo che certi ambienti digitali possono avere sulla mente di un adolescente, soprattutto quando si trova in una condizione di fragilità psicologica e sociale.
In altri post ho parlato ampiamente della cultura Incel e delle chatbot, perchè queste sottoculture sono presenti da anni in Italia e nessuno li prende in considerazione quando si tratta di affrontare o preve**re problemi di questa portata. Nei commenti trovate i link ai post in cui ho trattato l'argomento .
Non si tratta di sostituire una responsabilità con un’altra.
Ma di ampliare lo sguardo. Per comprendere davvero.

27/03/2026

Una sentenza emessa a Los Angeles è destinata a incidere profondamente sul dibattito sulle piattaforme digitali: Google e Meta sono state ritenute responsabili nel favorire dinamiche di dipendenza dai social media tra i giovani.

«Segna un passaggio molto importante perché sposta per la prima volta il focus dalla responsabilità dei contenuti alla responsabilità del design delle piattaforme. Parliamo di sistemi che a livello cerebrale agiscono sui circuiti della ricompensa favorendo un uso ripetitivo e in alcuni casi anche problematico. Nei minori, che hanno evidentemente capacità di autoregolazione ancora in sviluppo, l'impatto può essere più forte e può associarsi ad ansia, ritiro sociale o sintomi depressivi», ha dichiarato ad Adnkronos Salute Valentina Di Mattei, referente del Gruppo di lavoro Intelligenza Artificiale del CNOP e Presidente dell’Ordine degli psicologi di Milano.

«Tuttavia, è importante sempre non semplificare: non esiste un rapporto automatico e lineare di causa-effetto tra sociale e patologia. La salute mentale è sempre il risultato di più fattori, che sono fattori personali, familiari e sociali. Quello che questa sentenza però introduce è un principio di responsabilità condivisa. Le piattaforme non sono più neutrali, ma sono degli ambienti che possono influenzare attivamente i comportamenti e questo apre un tema centrale anche in Europa: la necessità di regole chiare, trasparenza sugli algoritmi e una maggiore tutela soprattutto dei minori», ha concluso Valentina Di Mattei.

«Una sentenza che fa la storia, i colossi digitali rispondono dei danni alla salute mentale dei minorenni. Questo processo, definito ”bellwether”, era un caso pilota da cui dipendevano migliaia di cause simili. La giuria ha stabilito che il design delle piattaforme, dallo scorrimento infinito agli algoritmi che massimizzano il tempo di permanenza, è in grado di compromettere la salute mentale dei più giovani», ha aggiunto Luca Bernardelli, componente del Gruppo di lavoro Intelligenza Artificiale e dello Staff di presidenza Area Psicologia Digitale, IA e Nuove Tecnologie del CNOP.

In molte culture, la terza età rappresenta una fase della vita profondamente valorizzata: un tempo di riconoscimento, in...
27/03/2026

In molte culture, la terza età rappresenta una fase della vita profondamente valorizzata: un tempo di riconoscimento, in cui esperienza e saggezza diventano risorse centrali, sia a livello personale che sociale.

Per molte donne, questo passaggio può coincidere anche con una trasformazione significativa della propria identità, inclusa la sfera affettiva e sessuale. Libere da alcune pressioni e condizionamenti, possono riscoprire una dimensione più autentica e consapevole di sé.

Questo peroiodo quindi, non è soltanto un momento di bilancio, ma anche un’opportunità:
• per affermare il valore della propria storia e delle competenze maturate
• per ricevere riconoscimento e rispetto nel contesto sociale
• per aprirsi a nuove forme di espressione personale, inclusa una sessualità più libera e autodeterminata

Un tempo di continuità, ma anche di possibile rinascita.
Questo è il concetto centrale che desideriamo diffondere a tutte le donne.
Con Il Giardino delle Esperidi - erboristeria D.ssa Ilaria Pezziga
Erica rosati nutrizionista
Giovanni Alpi Osteopata
Matteo Canetti nutrizionista

Grazie a



Pomeriggio speciale in biblioteca. 📚 Grazie a chi è passato a trovarci, all'assessore Anna Gherardi  e al Comune di Coll...
26/03/2026

Pomeriggio speciale in biblioteca. 📚 Grazie a chi è passato a trovarci, all'assessore Anna Gherardi e al Comune di Collecchio! La vostra energia in un luogo così antico è stata il regalo più bello.
Con Il Giardino delle Esperidi - erboristeria D.ssa Ilaria Pezziga
D.ssa Erica Rosati nutrizionista
Dott. Matteo Canetti nutrizionista
Dott. Giovanni Alpi Osteopata

La procrastinazioneE' spesso dalle persone abbinata alla incapacita' di gestire il tempo. Gli studenti, ma anche i lavor...
26/03/2026

La procrastinazione
E' spesso dalle persone abbinata alla incapacita' di gestire il tempo.
Gli studenti, ma anche i lavoratori,mi dicono:"Sono disorganizzato/a. Aiutami a programmare. Lavoro o studio solo sotto scadenza, quando di tempo non ne ho piu'
Aiutami a gestire il tempo."
Non valgono da soli corsi di time management o per la gestione degli obiettivi, perche' trattano solo la punta dell'iceberg.
Cosa c'e' sotto l'iceberg?
👇Scarsa autoefficacia: ho poca fiducia di poter gestire gli avvenimenti, i problemi, i miei obiettivi, che infine lascio perdere. Non e' pigrizia.
👇Evitamento: ho cosi' paura di non poter sostenere un possibile fallimento che preferisco non tentare nemmeno.
👇Produco cosi' degli alibi, delle scusanti a volte molto razionali e legittime che non fanno intravedere la vera radice del problema.
In effetti la procrastinazione e' tipica delle persone intelligenti.
🧠Procrastinando innesco un circolo vizioso che mi rende frustrato, dato che non presidio ne' gli avvenimenti, ne' i miei obiettivi. Di conseguenza mi deprimo e peggioro la procrastinazione.
E' per questo che con gli studenti lavoro per ricostruire autostima e autoefficacia in modo che imparino a gestire efficacemente un piano settimanale di studio.

25/03/2026

Spesso pensiamo al peggio perche' sperare ci fa paura.
IR

Se ti dicono che sono usciti da una relazione con un o una narcisista, ma tengono ancora i contatti, telefonicamente o s...
24/03/2026

Se ti dicono che sono usciti da una relazione con un o una narcisista, ma tengono ancora i contatti, telefonicamente o sui social, i casi sono
👇O non sono mai usciti veramente da quella relazione
👇O la relazione non era con un/a narcisista
👇O il/la narcisista ce l'hai davanti
👇O racconta bugie
👇O sei davanti a un dipendente emotivo.
Perche' una relazione con un/a narcisista non si chiude semplicemente. Nemmeno se ci sono figli di mezzo. Ci si deve salvare, interrompendo ogni contatto e mantenendo, in alcuni migliori casi, una messaggistica distante per la gestione dei figli. Per il resto ci si distanzia per salvarsi. Non auguri di compleanno o Natale, non cuoricini e like sui post.
Questi sono segnali che indicano che il ciclo della manipolazione non si è interrotto.
✨️In sintesi
Chi è vittima di un narcisista sviluppa una vera dipendenza biochimica. Se mantengono i contatti, sono ancora "agganciati" sperando in una validazione che non arriverà mai. E per il narcisista, l'ex che risponde ai messaggi o mette "like" è una riserva di energia pronta all'uso (il cosiddetto hoovering).

Quando il legame non viene interrotto drasticamente, ci troviamo solitamente davanti ad alcuni scenari critici.
1 Mancato svincolo emotivo. La relazione non è mai finita davvero. Esiste ancora un "legame traumatico" (trauma bonding) che tiene la vittima ancorata al predatore.
2 Incongruenza diagnostica. Se è possibile mantenere un rapporto amichevole e civile, è probabile che la controparte non presentasse tratti di narcisismo patologico, ma semplici criticità caratteriali.
3 Inversione dei ruoli. La narrazione del vittimismo potrebbe essere essa stessa una strategia manipolatoria messa in atto da chi abbiamo di fronte.
4 Dinamiche di mistificazione. Il racconto della rottura non corrisponde alla realtà dei fatti; si nega l'evidenza per mantenere inalterata l'immagine di se' o dell'altro.
5 Dipendenza Affettiva. Siamo in presenza di una personalità dipendente che non riesce a recidere il cordone ombelicale, accettando le "briciole" pur di non affrontare il vuoto dell'abbandono.
Salvarsi significa distanziarsi.

Musica e neuroscienze.🧠🎶
20/03/2026

Musica e neuroscienze.
🧠🎶

𝟮𝟮 𝗺𝗮𝗿𝘇𝗼 𝗼𝗿𝗲 𝟭𝟱:𝟬𝟬 – ultimo di tre appuntamenti della serie 𝗠𝘂𝘀𝗶𝗰𝗮 𝗲 𝗡𝗲𝘂𝗿𝗼𝘀𝗰𝗶𝗲𝗻𝘇𝗲 della rassegna Sounds & Stories

“𝗜𝘁 𝗱𝗼𝗻’𝘁 𝗺𝗲𝗮𝗻 𝗮 𝘁𝗵𝗶𝗻𝗴 𝗶𝗳 𝗶𝘁 𝗮𝗶𝗻’𝘁 𝗴𝗼𝘁 𝘁𝗵𝗮𝘁 𝘀𝘄𝗶𝗻𝗴”: 𝗰𝗼𝗺𝗲 𝗳𝗮 𝗶𝗹 𝗻𝗼𝘀𝘁𝗿𝗼 𝗰𝗲𝗿𝘃𝗲𝗹𝗹𝗼 𝗮𝗱 𝗮𝗻𝗱𝗮𝗿𝗲 𝗮 𝗿𝗶𝘁𝗺𝗼

Dai circuiti più profondi del cervello ai movimenti spontanei del corpo, il ritmo emerge come una forma di organizzazione del tempo che ci spinge a sincronizzarci, a muoverci, a prevedere ciò che sta per accadere.

Ma cosa significa davvero “andare a tempo”? Quali meccanismi neurali permettono al cervello di trasformare un suono in azione, e perché alcune strutture ritmiche ci fanno ve**re voglia di muoverci più di altre?

A queste domande proveremo a rispondere durante il seminario neuroscientifico dedicato al ritmo, con Arturo Nuara, neurologo e neuroscienziato dell’Università di Parma, che ci accompagnerà in un percorso tra percezione, movimento e previsione, alla scoperta dei “metronomi” nascosti nel nostro cervello.

👤 Il dott. 𝗔𝗿𝘁𝘂𝗿𝗼 𝗡𝘂𝗮𝗿𝗮 è neurologo e neuroscienziato, specializzato in Neurofisiopatologia e dottore di ricerca in Neuroscienze.
Ha svolto attività di ricerca presso il San Raffaele di Milano, l’Istituto di Neuroscienze del CNR e l’Università di Parma, occupandosi dei meccanismi neurali che guidano l’acquisizione delle abilità motorie.
Si dedica alla diagnosi e alla neuroriabilitazione, con un approccio innovativo che integra stimolazione cerebrale non invasiva, osservazione dell’azione e utilizzo della musica per il recupero delle funzioni neuromotorie.
www.arturonuara.com

📍Via Leonardo Sciascia 4/a, Parma (parcheggio gratuito)
🕒15:00 (durata della lezione ca. 3 ore)
📩 Prenotazione obbligatoria: concerti@jazzonparmaorchestra.it
🎟 Ingresso gratuito, posti limitati
👉 Tutte le info: www.jazzonparmaorchestra.it/soundsandstories

SOUNDS & STORIES
Novembre 2025 – Aprile 2026
Un luogo dove il jazz si ascolta, si racconta e si intreccia con le storie delle persone e con le voci della scienza.

La rassegna è realizzata con il contributo di Fondazione Cariparma, Città di Parma, con il sostegno di Autodop Srl e Anasazi Grafica e Pubblicità e con il parocinio di Associazione Nazionale scuole Jazz e musiche audiotattili

Indirizzo

Via Trento N°57
Parma
43122

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 20:00
Martedì 09:00 - 20:00
Mercoledì 09:00 - 20:00
Giovedì 09:00 - 20:00
Venerdì 09:00 - 17:00

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